sabato, 06 giugno 2009
Il primo presidente nero degli Stati Uniti d'America sarà difficilmente distinguibile dall'ultimo presidente bianco degli Stati Uniti d'America, a parte ovviamente nela retorica, che è del resto l'unica caratteristica che distingue ancora destre e sinistre in giro per il mondo (la domanda che dovrebbe porsi l'elettore razionale è "preferisco farmi fregare con slogan di destra o con slogan di sinistra?"). Obama ne è perfettamente consapevole, e infatti non passa giorno che non urli al mondo quanto è diverso dal suo predecessore: se lo fosse, avrebbe bisogno di dirlo?

Oggi mi sono illuso d'essermi sbagliato per circa un minuto, quando ho letto il titolo di un articolo Reuters di Andy Sullivan: "USA, 'zar' antidroga dice stop a 'guerra alle droghe'". Dal titolo m'ero illuso che Obama avesse deciso di piantarla con questa stupidaggine pazzesca della 'guerra alla droga', che ha avuto come risultati, finora:
  1. L'incremento della popolazione carceraria USA fino all'1% della popolazione (in Italia 0.1%);
  2. L'arricchimento dei narcos sudamericani e dei gruppi terroristi che si finanziano con la droga, come le FARC;
  3. Enormi problemi interni per paesi pieni di ricchi narcotrafficanti come Colombia e Messico;
  4. Enormi spese per una guerra inutile, anzi dannosa, e che non può essere vinta.
Mi ero sbagliato. Leggiamo:

"Il responsabile dell'amministrazione Obama per le politiche sulla droga ha in programma di investire più denaro per la cura delle tossicodipendenze e sminuisce la retorica della "guerra alla droga" nell'ambito della strategia complessiva antidroga degli Usa".

Notoriamente, i forzieri del Tesoro USA esplodono di soldi da buttare al cesso.

"Ma non vi aspettate che la Casa Bianca legalizzi la marijuana, spiega lo "zar" Gil Kerlikowske in un'intervista a Reuters".

Non sia mai... poi si potrebbe pensare che Obama sia veramente diverso da Bush.

"L'Fbi ha smesso di fare irruzione negli stabilimenti autorizzati dallo stato che distribuiscono marijuana per scopi medici"

Il che è una buona idea: si vede che alla FBI non avevano altro da fare che molestare i medici.

"Kerlikowske dice che spera di abbandonare la retorica militare al centro della politica Usa sin da quando 40 anni fa il presidente Nixon dichiarò la 'guerra alla droga'. 'Dovremmo smettere di usare la metafora della guerra alla droga', dice Kerlikowske, un poliziotto di carriera che ha guidato il settore di 'politica per le comunità' del Dipartimento di Giustizia sotto la presidenza Clinton. 'Le persone la considerano come una guerra contro di loro, e francamente non siamo in guerra con la gente di questo Paese'".

Conosco persone che dopo un litro di superalcolici dicono cose meno prive di senso. Il dipendente di Obama,in puro stile Obama, intendeva dire, quindi: "Fermiamo la 'guerra alla droga': chiamiamola in altro modo perché il nome è brutto". Obama: la politica ridotta a marketing.

"Tuttavia, anche Kerlikowske punta a interrompere il traffico attraverso il confine messicano che vede andare verso nord la droga e verso sud armi e denaro".

Bello. Costruiamo un muro enorme, per assumere qualche operaio edile disoccupato dopo la bolla immobiliare, e riempiamolo di ispettori neo-assunti del Department of Homeland Security, per ridurre la disoccupazione ulteriormente. Poi, per distinguersi (verbalmente) da Bush, basterà dire "Noi non costruiamo muri come gli israeliani". L'ideale del bispensiero sarebbe scrivere sul muro "This is not a wall": he can.
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categoria:usa
giovedì, 30 aprile 2009
"In modern times the most generous use of such laws1 has been in the field of economic, health, and safety regulations, though it is not uncommon also to impose a stict criminal liability in areas having to do with the possession of narcotics, gambling apparatus, and prohibited liquors. Strict criminal liability has never achieved respectability in our2 law. ... There is however no mystery about the reason for their continued and perhaps expanding appearance in modern legislation: they serve mightily the convenience of the prosecutor. Their apparent injustice, he is likely to assure us, is removed by "selective enforcement." Though theoretically such laws are a trap for the innocent, it is only the real villains who are pursued in practice. As for them, their being brought to justice is greatly facilitated because the government in making out its case is relieved from aving to prove intent or fault, a particlarly difficult task when complicated regulatory measures are involved. ... The conveniences of what has been called "jawbone enforcement" - it might less charitably be called "enforcement by blackmail" - became widely known during the hectic days of World War II, when overworked administrators of complex economic regulations had to find some way of simplifying their task. ... Fortunately, influential and persuasive voices have recently3 been raised against this evil and the other abuses that go with strict criminal liability".

Lon Fuller, "The morality of law".

Al di là dei dettagli, di cui capisco poco, è sorprendente che non sia considerato autoevidente che i limiti al potere politico impliciti nelle garanzie processuali, nei vincoli alla forma del diritto, eccetera, servono ad assicurare la sicurezza dei cittadini dall'arbitrio dell'unica organizzazione con cui hanno a che fare quotidianamente che può mettere in pericolo la vita di decine di milioni di loro4. Quando si dice che c'è conflitto tra sicurezza e libertà si commette un'imprecisione: la libertà è la sicurezza (in questo caso ottenuta mediante diritti giuridici) dal potere. Non ci sarebbe bisogno di vincoli ai tribunali e ai legislatori se questi fossero onniscienti e infinitamente buoni, esattamente come non ci sarebbe bisogno del diritto penale5 in una società di angeli: ma siccome nessuna delle due ipotesi è vera, occorrono delle regole per difendersi dai criminali, dagli altri stati, e anche dal proprio stato. Come questo possa essere tradotto in "libertà vs sicurezza" non riesco a capire. Il trade-off semmai è tra efficacia nel contrastare il crimine ed efficacia nel contrastare gli abusi del potere: un trade-off tra due forme di sicurezza, quindi.

1 Strict criminal liability: quando qualcuno commette un reato penale senza avere colpa.

2 Quella americana.

3 Scritto nel 1964.

4 Il che suona retorico, però è banalmente vero.

5 La frase di Fuller non si riferisce al diritto penale nel senso "liberale" del termine, cioè alla punizione di chi viola i diritti altrui (life, liberty & property) con la forza o la frode. Si riferisce al processo di espansione del diritto penale che era servito - a partire dalla WWII, dice Fuller, ma immagino che si potrebbe partire dal New Deal, data l'epopea delle regolamentazioni - a imporre meglio i diktat di agenzie regolative e altre conseguenze dello sviluppo del "welfare-warfare State". Il mio ragionamento è più generale.
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categoria:usa , giustizia, liberalismo
giovedì, 19 marzo 2009
Supponiamo che un'economia ricca abbia un tasso di risparmio bassissimo e un settore finanziario ipertrofico. Supponiamo che sullo stesso pianeta ci sia un'economia povera, con un tasso di risparmio altissimo.

Cosa succederà alla distribuzione dei redditi nel primo paese?
  1. ll primo paese, che chiameremo U (lettera scelta arbitrariamente), ha bisogno di risparmi per fare investimenti, e siccome non ci sono risparmi nazionali avrà bisogno di importare capitali.
  2. Il secondo paese, che chiameremo C (lettera altrettanto casuale), ha sufficienti risparmi da esportare in U, e quindi finanziare la crescita di U.
  3. Esportare capitali ed esportare merci sono la stessa cosa, perché esportare senza importare significa esportare a credito, cioè fare credito: il capital account e il current account sono identici per motivi contabili.
  4. Siccome C produrrà merci ad alta intensità di lavoro, si crea un effetto sostituzione: il lavoro di bassa qualità in U viene domandato di meno.
  5. Siccome U produce servizi finanziari che impiegano lavoratori di alto profilo, la domanda di questi aumenta.
  6. Siccome la domanda di lavoratori di basso profilo in U scende e quella di lavoratori di alto profilo sale, ci sarà un aumento del differenziale salariale, con una riduzione del reddito relativo delle classi medio-basse.
Credo che questo spieghi diverse cose, anche se poi in realtà bisogna considerare una serie di effetti che in parte compensano questi meccanismi: l'importazione di beni a basso costo avvantaggia soprattutto le classi basse, e una politica monetaria espansiva finanziata coi risparmi esteri può essere usata per incanalare risorse verso ad esempio l'edilizia popolare, come hanno fatto Fannie e Freddie per diversi anni, probabilmente provocando in parte un declino dei lending standards.

Si noti anche che:
  1. Se non ci fosse C, U non potrebbe crescere, avrebbe dei tassi reali enormi ed economicamente starebbe in stallo o in contrazione.
  2. Se questo provocasse una riduzione dei consumi in U, U potrebbe ricominciare a crescere, ma siccome non avrebbe bisogno di importare capitali, i finanziamenti andrebbero ad avvantaggiare la produzione locale, e quindi i redditi bassi.
Nel lungo termine vincerà C, che si industrializzerà per produrre merci da vendere a U, e i lavoratori ricchi (oltre al settore finanziario per intero) di U. Non c'è nulla in questo ragionamento che dimostri che tale struttura economica debba essere instabile: se lo è o meno dipende da altri fattori (come la politica monetaria, ad esempio).
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categoria:economia, usa , cina
domenica, 15 febbraio 2009
Il fusionismo è la dottrina politica in base alla quale i liberali possono ottenere qualcosa di buono dalla politica alleandosi con i conservatori. La cosa suona strana perché, per definizione, i conservatori conservano, e nelle attuali società occidentali ci sono moltissime cose che vanno cambiate, e non molto da conservare.

Il fusionismo ha avuto successo negli anni '80 con Reagan, negli USA, e la Thatcher, in Gran Bretagna, e negli anni '90 con Aznar, in Spagna. Sicuramente ha raggiunto alcuni obiettivi liberali, come dimostra il fatto che alcuni problemi strutturali di questi paesi, come la bassa crescita e l'elevata disoccupazione, si sono di molto ridimensionati dopo la cura.

Si noti, preliminarmente, che questi sono anche i tre paesi (almeno tra i più grandi) ad avere le crisi finanziarie più gravi: questo è probabilmente dovuto al fatto che un mercato più libero è più sensibile all'effetto manipolativo delle politiche del credito, in quanto in un paese come l'Italia è molto più difficile creare credito o finanziare nuove attività. In sostanza, si è trattato di un liberismo incompleto, in quanto nei paesi "neoliberisti" si ha più crescita e più instabilità; mentre in quelli che non hanno avuto alcuna riforma, semplicemente, la crescita si è semplicemente bloccata.

Al di là di questi dettagli, il fusionismo, per quanto possa aver raggiunto qualche obiettivo interessante in passato, è ormai morto e sepolto. I conservatori attuali non sono Reagan, Aznar o la Thatcher: sono Bush, Cameron, Sarkozy e Berlusconi (della Merkel non so che dire, e questo è sicuramente un grave difetto della mia analisi).

I liberal-conservatori dell'epoca del successo del fusionismo erano almeno in parte dei liberali: non lo sono stati fino in fondo, ad esempio non con la spesa pubblica, non con la riforma dello stato sociale, non con il debito pubblico, non con la politica del credito, e a volte non con la libertà di commercio internazionale, ma lo sono stati almeno in parte. All'epoca aveva senso turarsi il naso e ottenere che una parte della propria agenda venisse preso in considerazione.

Oggi ci sono due problemi.

Il primo è che i conservatori attuali non hanno nulla di liberale: Bush ha riempito al testa dei suoi elettori con la "ownership society" e il "capitalismo compassionevole", ma è stato uno statalista convinto; Berlusconi ormai ha più interesse ad obbedire al Vaticano che non a liberare le energie produttive di questo paese; Sarkozy rappresenta tutto quello che un liberale deve disprezzare in un politico: provincialismo (anche se su scala nazionale), interventismo economico, demagogia anti-liberista; Cameron per fortuna dei suoi concittadini non è ancora andato al potere, ma la sua immagine di ambientalista interventista non lascia certo ben sperare.

Il secondo è che il frutto avvelenato del primo fusionismo, i compromessi che forse all'epoca erano stati necessari, ora rischiano di mettere in pericolo quel poco che dal punto di vista liberale il fusionismo aveva ottenuto. Le consequenze economiche del Neoliberismo a metà sono infatti state la finanziarizzazione, l'instabilità economica, la deindustrializzazione, l'iperconsumismo e l'irresponsabilità fiscale.

I liberali, in nome del fusionismo, rischiano quindi di difendere posizioni illiberali, come quella di Berlusconi sull'eutanasia; di difendere passate riforme economiche che avevano difetti esiziali (come tagliare le tasse senza tagliare le spese, o liberalizzare i mercati finanziari senza liberalizzare la creazione di credito); e difendere coalizioni di governo che hanno da tempo dimenticato cosa è il libero mercato.

Invece di farsi prendere in giro, i liberali dovrebbero temporaneamente adottare il principio epicureo del "Lathe Biosas", dell'allontanarsi dalla politica attiva, e impegnarsi invece nel cambiamento della dialettica politica verso prospettive più liberali. Il liberalismo non è né di destra né di sinistra, la destra ha tradito e non ha più nulla da offrire.
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categoria:unione europea, usa , politica interna, liberalismo, casa della libertà
mercoledì, 04 febbraio 2009
La polizia americana pare abbia l'abitudine di travestire agenti da spacciatori per indurre persone al consumo di droga e poi arrestarle.

Poi capita che gli agenti travestiti sparino a persone che difendono il proprio giardino dagli spacciatori, e non sia mai che vengano puniti: facevano il loro dovere, riempire le carceri di innocenti e ucciderne qualcuno.

Nel frattempo a furia di sovvenzionare gli spacciatori tramite il proibizionismo, in Messico muoiono migliaia e migliaia di persone ogni anno. Inevitabile: i narcos hanno in mano il 5% del PIL, cifra che senza proibizionismo si ridurrebbe allo 0.x, probabilmente.

L'articolo fa una bella lista di tutte le conseguenze nefaste più o meno inintenzionali di una delle guerre più stupide della Storia.

Che succede se gli investimenti di un'azienda vanno male? Che l'azienda deve cambiare strategia o fallire. Che succede se i programmi governativi vanno male? Che il programma viene esteso perché non ci si è investito abbastanza. Poi non stupitevi se i programmi governativi fanno quasi sempre più danni che altro. Il potere della classe politica è direttamente proporzionale ai problemi che crea.

Altri esempi?

A furia di intervenire sul mercato del lavoro si è creato un esercito di disoccupati in servizio permanente effettivo. Il risultato? Certo non l'eliminazione delle politiche del lavoro dannose per i lavoratori. Semplicemente, una regolamentazione ancora più rigida (a vantaggio solo di chi un lavoro ce l'ha) e una costosissima pletora di dipendenti pubblici il cui contributo alla ricchezza nazionale a volte è anche negativo (si pensi alle dogane, il cui unico scopo è danneggiare la divisione del lavoro).

A furia di difendere le banche dalle conseguenze delle loro stesse azioni, a furia di tenere su i mercati finanziari e inondarli di liquidità ad ogni piccolo problema, a furia di manipolare il mercato per minimizzare i rischi individuali (massimizzando quelli sociali, tramite moral hazard), i mercati finanziari stanno allo sfacelo. Soluzione? Ancora più stato, ancora più interventi, ancora più potere politico.

E pensare che è da questo sistema che la gente si aspetta la soluzione di tutti i problemi. Congrats!
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categoria:usa , liberalismo
mercoledì, 05 novembre 2008
E' difficile immaginare come l'Amministrazione Obama potrà essere peggiore dell'Amministrazione Bush, ma probabilmente è solo mancanza di fantasia: chi avrebbe immaginato un governo tedesco peggiore di quello della Repubblica di Weimar?

Posto quindi che per il peggio c'è sempre tempo, riassumiamo i risultati degli otto anni di Amministrazione Bush:
  1. Una politica estera con pochi risultati ottenuti e molti interrogativi aperti. Chi sarà l'egemone globale tra 30 anni, se ce ne sarà uno? Che succede in Afghanistan? Chi ha vinto in Iraq, oltre ovviamente all'Iran? Lo sforzo globale contro il terrorismo è compatibile con le risorse economiche USA, che nel lungo termine saranno relativamente inadeguate all'attuale ruolo di leadership americano?
  2. Una situazione economica disastrata. Le basi del disastro sono precedenti a Bush, visto che risalgono a Reagan (Greenspan) e a Clinton (Fannie e Freddie). In ogni caso, Bush non ha perso occasione per non cambiare rotta, cosa che, se avesse voluto, avrebbe potuto certamente fare.
  3. Una politica sociale statalista e fondamentalmente insostenibile. Il ruolo dello stato nella spesa sanitaria USA passerà dal 40% al 50% negli ultimi anni, grazie alla social-democrazia repubblicana: le spese aggiuntive si aggirano sulle centinaia di miliardi di dollari l'anno. Con i baby-boomer in agguato sarebbe stato necessario (già molti anni fa) cominciare a prepararsi stringendo la cinghia, ma si è preferito illudersi di vivere nel Paese della Cuccagna. Non parliamo di politica fiscale.
  4. La situazione dei diritti civili è peggiorata con l'inizio della guerra al terrorismo, con moderati permessi di perpretare forme moderate di tortura (per quelle non moderate ci pensano gli alleati), una riduzione dei diritti giuridici degli imputati (al momento quasi esclusivamente per gli stranieri: quanto ci vorrà per ridurre anche quelle dei cittadini americani?), e campi di prigionia internazionali che, pur decisamente più igienici di una caverna afgana, sono comunque un orrore per il diritto.
  5. Il ruolo che lo stato deve avere nell'"ideologia americana" è decisamente aumentato: finiti i tempi del limited government (finiti più o meno negli anni '10 del XX secolo, se non prima), gli americani s'erano illusi di essere ancora liberali grazie a qualche buona riforma di Reagan. Come da molto tempo da me affermato, quelle riforme erano incomplete e non potevano finire in nessun altro modo che con la crisi finanziaria ed economica attuale. Obama forse è il figlio di questo ritorno del biggovernmentismo, ma sicuramente il fallimento della politica del "mercati liberi + credito manipolato" di Reagan e Greenspan è la principale causa dell'attuale riflusso (insieme ad Al Qaeda, ovviamente).
E' vero che sulla carta Obama potrebbe riuscire a fare peggio in ogni singolo punto che ho sottolineato, tranne nelle libertà civili. E magari aggiungere qualche assurdità liberal, magari un aumento dei salari minimi (i disoccupati tanto non se ne accorgeranno) o qualche legge contro chi afferma che Obama non è WASP (i politicamente corretti potrebbero vietare che lo si dica, anche se è ovvio che Obama non è una vespa! Sulla fronte ha scritto Hope and Change, non "Piaggio"). In politica estera si corre il rischio, al contrario, d'essere imbelli, ma staremo a vedere: comunque forse è meglio essere imbelli che overstretched, il primo errore ha meno conseguenze nel lungo termine. Io spero che la demagogia elettoralistica degli ultimi mesi sia stata solo un modo per riempire gli elettori di stupidaggini, come fanno sempre tutti i politici, e che non lascerà traccia nell'operato dell'Amministrazione.

Nel 2000 Bush fu eletto chiacchierando di ownership society e altre mezze promesse liberali che si sono rivelate tutte fandonie: i Big Government Republicans meritavano di perdere. I Big Government Democrats avranno ora almeno 4 anni per meritare altrettanto. Sono sicuro che non perderanno l'occasione, ma non credete che ci saranno cambiamenti radicali.

Pur con un programma veramente inguardabile, il vero problema di Obama è che il suo carisma cementerà la tendenza ideologica contraria a (quel poco che rimane del) liberalismo che già con l'Amministrazione Bush è stata molto evidente. Con tutti questi problemi, ci mancava pure un leader carismatico intriso di culto della personalità. E non c'è cosa che odio di più.

I tempi in cui dei Presidenti USA si poteva non conoscere il nome, perché tanto non avevano nulla da fare, sono tramontati da oltre un secolo. Il resto è democrazia totalitaria, european style.
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categoria:economia, usa , politica internazionale
venerdì, 18 luglio 2008
Rispondendo a LibertySoldier ho scritto un post. Mi si chiedeva perchè gli USA si sono cacciati in certi casini.

Perchè la Federal Reserve ha di fatto messo in moto una gigantesca macchina per distruggere gli Stati Uniti? Perchè la Germania guglielmina ha messo in moto una gigantesca macchina per autodistruggersi nella Prima Guerra Mondiale?

Fosse stato Bernanke la causa del problema, avrei detto che Bernanke è un idiota e avrei trovato una spiegazione plausibile, in poco tempo. Ma la causa diretta della situazione attuale è Greenspan: e quest'ultimo non era un idiota, sapeva quello che faceva. C'è chi dice che l'ha fatto apposta: ha dato ai politici ciò che i politici si aspettavano da lui.

Torniamo indietro a Volcker, il predecessore di Greenspan: caso più unico che raro, ad inizio anni '80 Volcker riuscì a causare una recessione per risolvere i problemi strutturali dell'economia che si erano venuti a creare con l'uscita dalla gold window da parte di Nixon nel 1971. L'economia USA aveva bisogno di una recessione, e l'ebbe, risolvendo inter alia il problema dell'inflazione dilagante. La cosa è stata politicamente costosa, e questo rende l'atto di Volcker tanto improbabile quanto encomiabile.

In quegli anni Reagan cominciava a fare alcune importanti riforme. Gli USA si ritrovarono con un'economia più libera, con minori tasse, un mercato del lavoro più efficiente, e mercati dei capitali più svincolati da controlli e regolamentazioni. Ma non fece nulla dal punto di vista della spesa, che anzi continuò a salire, e accumulò un deficit e un debito pubblico niente male.

Immaginiamo quindi un'economia dove si vengono all'improvviso a liberare efficienze produttive prima tarpate da idiozie politiche, con un'inflazione bassa grazie a Volcker, e un'economia appena rimessa in carreggiata, mercati finanziari (estremamente sensibili alla politica monetaria per motivi strutturali) deregolamentati e resi più efficienti e competitivi. E un governo che, non avendo saputo mettere freno allo stato sociale, e avendo accresciuto lo stato militare, aveva bisogno di deficit elevati per finanziarsi.

Tutto ciò congiurava per una politica monetaria lassista, che avrebbe impedito il crowding out degli investimenti dovuti al deficit pubblico, che non avrebbe causato inflazione perchè i mercati erano diventati più efficienti, e che sarebbe stata molto ma molto più efficace che in precedenza grazie alle deregulation e la disinflazione.

Si è arrivati a fine anni '80, e col crollo del muro di Berlino l'economia mondiale è cresciuta di molto. Anche questo garantiva ritorni di efficienza, e prezzi bassi. Poi c'è stata la Cina, che ha avuto le stesse conseguenze, ma quantitativamente molto maggiori.

Si è continuato così a pompare. A creare bolle. A distorcere l'economia. Finchè non si è arrivati ad una situazione in cui chi si ferma è perduto, e chi va avanti è perduto uguale.

Ormai i costi di una politica di ritorno alla  normalità sarebbero enormi, e nessuno è disposto a pagarli. Meglio chiudere gli occhi e posticipare il problema.

Non me la sento però di dare la colpa solo ai politici. Anche gli economisti hanno giocato la loro parte.

Nell'amministrazione Reagan c'erano molti supply-siders, per cui la manipolazione della politica monetaria, e i deficit fiscali, non hanno alcun effetto deleterio sull'economia, ma anzi stimolano la crescita. Sono demagoghi senza speranza, ma sono stati, almeno in certi momenti, importanti politicamente.

Inoltre, il paradigma dominante di politica monetaria è attualmente l'inflation targeting, per cui se l'inflazione è costante, non ci sono problemi economici. Questa idea è tanto idiota quanto quella secondo cui negli anni '20 non c'erano problemi perchè i prezzi erano costanti. Shock produttivi positivi come la deregulation o l'avvento della Cina hanno tenuti bassi i prezzi, anche in presenza di distorsioni economiche su scala globale estremamente pericolose. Ma gli inflation targeters non si sono accorti di nulla.

Congratulazioni a tutti, quindi.
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categoria:economia, usa
martedì, 26 febbraio 2008
Il tema della secessione è tornato alla ribalta delle cronache per via dei problemi in Kosovo. Cosa stia succedendo, o, meglio, perchè stia succendo non è proprio chiaro. Le interpretazioni sono diverse, e c'è chi dice:
  • E' un errore della politica estera della NATO, andata fuori controllo per leggerezza;
  • E' frutto del moralismo della politica estera americana;
  • Così faremo pagare a Putin il casino che sta facendo con l'Iran.
Ho le idee confuse, e nei limiti in cui non lo sono, è merito delle discussioni con Wellington. In linea di massima, però, un pizzicarsi tra grandi potenze mi sembra una spiegazione realistica: la speranza è che i pizzicotti diano vita ad accordi senza che si arrivi all'uso della forza.

Quindi credo che l'interpretazione più realistica sia: la Russia rompe da anni, e gli USA e l'Europa si stanno attrezzando per ridurla a più miti consigli. Ogni strategia di frizione che si basi sul buonsenso delle parti è rischiosa, soprattutto in politica, dove il buonsenso non è di casa; ma questa spiegazione mi sembra molto più realistica delle altre.

Il problema di questa strategia è che nessuno rischierebbe anche un solo uomo per il Kosovo, a meno che non sia serbo, kosovaro, o... russo. Per questo motivo non riesco ad escludere che si tratti di una situazione parzialmente andata oltre le intenzioni.

Però Wellington m'ha fatto leggere un articolo che conferma la terza interpretazione: gli USA vogliono regalare una portaerei all'India. Quindi, ad occhio, direi che le cose stanno così:
  • A1 La Russia minaccia di sospendere forniture di gas naturale;
  • A2 Uccide spie in pubblico;
  • A3 Avvelena politici avversari;
  • A4 Si lamenta se i suoi vicini temono la sua politica e vogliono essere protetti dalla NATO;
  • A5 Aiuta l'Iran, anche nel programma nucleare.
A questo punto la risposta occidentale è:
  • B1 Allargare la NATO in Europa Orientale;
  • B2 Danneggiare la Serbia;
  • B3 Allontanare l'India dalla Russia;
  • B4 Danneggiare l'industria militare russa.
La spiegazione sembra realistica, però mi aspetterei anche:
  • C1 Mettere il naso nella politica russa cercando di aiutare gli oppositori di Putin;
  • C2 Ridurre l'esposizione europea alle non affidabili forniture di gas russe;
  • C3 Aiutare la Cecenia, popolo massacrato dall'Armata R(u)ssa negli ultimi venti anni;
  • C4 Dipingere Putin come un dittatore (non è che ci voglia molto).
Lo scopo della strategia è: tu smettila con A1-A5, noi la smettiamo con B1-B4, e non facciamo C1-C4. Uno scambio di pretese alla Bruno Leoni, diciamo. Può funzionare, a patto che ci sia sufficiente buonsenso tra le parti per realizzare che il muro contro muro è molto più costoso dell'indifferenza reciproca.

Sarebbe anche opportuno che l'Occidente concentrasse i motivi di frizione con la Russia solo a pochi temi importanti, tipo non mettere in pericolo la sicurezza dell'Europa, soprattutto Orientale e non aiutare l'Iran, ed evitare frizioni gratuite, a meno che non sia un "tit for tat" come quello visto ora (a parer mio, la guerra in Serbia del 1999 era una frizione gratuita e difficilmente giustificabile alla luce di costi e benefici).

Un altro potenziale problema è accordare i fini (contenere la Russia) coi mezzi (in questo caso, provocando frizioni su vari teatri e proponendo uno scambio leoniano), invece che limitarsi a fare moralismo senza uno scopo (tipo "Boicottiamo le Olimpiadi a Pechino"), che è costoso e privo di benefici reali. Siccome la retorica moralista serve all'opinione pubblica ma non è in genere una spiegazione dei fatti della politica internazionale, si potrebbe anche trascurare, ma potrebbe influenzare la politica attraverso l'opinione pubblica, quindi meglio mettere le cose in chiaro.

Ovviamente le liste A, B e C sono incomplete... è possibile allungarle ad libitum.

Comunque, normativamente, sono contento per i kosovari, un po' meno per le enclavi serbe.

PS Mi piace molto anche che ritorni alla ribalta una recente guerra (Serbia, 1999) dove l'ONU è stata bypassata da tutti i paesi europei (la Russia avrebbe messo il veto e l'ONU si sarebbe bloccata), che solo pochi anni dopo (Iraq, 2003) hanno finto di credere nella legittimità della stessa organizzazione per opporsi alla politica estera USA. Come sembre, distinguere i fatti dalla retorica è difficile: l'ONU non sembra essere un attore della politica internazionale, ma più che altro un artificio retorico.

PPS Corollario: considerando che l'unico problema di sicurezza reale per l'Europa è la Russia, può darsi che il rafforzamento della Russia negli ultimi anni stia portando ad un riavvicinamento del mondo occidentale, che si era diviso sulla questione iraqena. Per questo parlo di politica occidentale.
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categoria:usa , politica internazionale
venerdì, 21 dicembre 2007
Una settimana fa ho avuto una segnalazione su un cittadino italiano detenuto in Marocco e arrestato in Pakistan, Abou Elkassim Britel. Non sono chiari i fatti, trattandosi forse di un arresto della CIA, non correttamente classificato come extraordinary rendition, cioè sequestro di persona di nascosto, in quanto avvenuto non contro la volontà del Paese ospitante. Difficile capire cosa, se, è successo, difficile distinguere il segnale dal rumore, cioè i fatti dalle illazioni, che possono provenire da qualsiasi fazione.

Però, in generale, in relazione alle garanzie giuridiche, c'è un problema in qualche modo legato alle discussioni sulle carceri di pochi giorni fa: il diritto pubblico, nella fattispecie le garanzie processuali del diritto penale, non esiste per fare un favore ai delinquenti: esiste per difendere la società dall'abuso della coercizione da parte delle autorità. Così mi sono ricordato di un paper del Cato, Power Surge:

"President Bush and his lawyers say that terrorists are “enemy combatants” and that enemy combatants are not entitled to the protections of the Bill of Rights. The defect in the president’s claim is circularity. A primary function of the trial process is to sort through conflicting evidence in order to find the truth. Anyone who assumes that a person who has merely been accused of being an unlawful combatant is, in fact, an enemy combatant, can understandably maintain that such a person is not entitled to the protection of our constitutional safeguards. The flaw, however, is that that argument begs the very question under consideration."

In poche parole, non ha logicamente senso restringere le garanzie processuali ai criminali, perchè essendo una persona considerabile colpevole soltanto dopo il processo, togliere queste agli accusati significa presupporli colpevoli prima che l'accusa stessa venga provata: in poche parole, le garanzie processuali si possono togliere, ma sia agli innocenti che ai colpevoli. Il due process of law serve proprio per accertare i fatti, se la colpevolezza fosse certa a priori, il processo non servirebbe a nulla.

Nel caso specifico non so che dire: fondamentalmente si tratta di un cittadino italiano detenuto all'estero, non di un extraordinary rendition. Però la restrizione delle garanzie giuridiche negli USA rimane, anche se l'esempio forse non c'entra nulla (odio le questioni di fatto, le teorie sono così belle e facilmente analizzabili, i fatti sono manipolabili a piacere!)... il paralogismo del "sono nemici (vel criminali vel delinquenti)... quindi il processo non serve (quasi)" invece, qualcosa c'entra...
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categoria:usa , giustizia
mercoledì, 28 novembre 2007
Su invito di Sgembo, entro anch'io in Ron Paul 2008, l'aggregatore italiano per Ron Paul. Why?

  1. Ho risposto sì perchè m'hanno invitato. Ma se fosse stato un Howard Dean 2008, avrei rifiutato, quindi che cavolo di risposta è?
  2. Perchè Ron Paul è l'unico repubblicano che mette in primo piano i temi della libertà, quando il GOP, immemore della Old Right dei Thirties, è diventato un partito social-democratico, impegnato com'è a spenderee e spandere con finalità socialiste e militariste.
  3. Perchè gli USA si trovano con dei notevoli problemi strutturali, principalmente di origine economica, e solo mettere in primo piano il tema della libertà può portare ad una soluzione.
  4. In un mondo diviso tra due partiti, l'uno socialista e fiero di esserlo, l'altro socialista senza sapere di esserlo, che vincano i Democratici o i Repubblicani è indifferente. Ci sono pochi dubbi che Clinton abbia fatto meno danni di Bush Sr, che Blair sia decisamente migliore di Cameron, e che un governo F. De Benedetti (infatti non è stato presentato alle elazioni) sarebbe migliore di un governo Tremonti. A questo punto la scelta migliore è l'astensione, perchè, a fronte di un beneficio netto nullo della vittoria delle due alternative, si risparmiano i costi per recarsi alle urne. Con Ron Paul, almeno, sarebbe diverso.
  5. Perchè, anche se le probabilità di superare le primarie sono nulle, la possibilità di sensibilizzare la gente concentrandosi su certi temi non è trascurabile.
  6. L'unico difetto di Ron Paul è quello di essere libertario anche in politica estera: il fatto è che anche in questo campo non può fare nulla di peggio di ciò che ha fatto Bush. Certamente, parlare di isolazionismo in un mondo dove per fare il periplo del globo servono poche ore (per un ICBM molto meno), riferendosi a dottrine adeguate quando furono proposte, 200 anni fa, non è realistico. D'altra parte, ritirarsi almeno parzialmente da M.O., E.O. e UE avrebbe una serie di effetti benefici, come porre gli europei di fronte alla necessità di difendersi dalla Russia, cosa che li renderebbe più utili come alleati nel medio-lungo termine; eliminare le ragioni di frizione in Arabia Saudita; spaventare tutto l'E.O. e farlo avvicinare agli USA per timore della Cina, e risparmiare un sacco di soldi, con conseguente maggiore sostenibilità di lungo termine del ruolo USA attuale. Il fatto è che a Ron Paul ragionamenti come questi (fondati o infondati che siano: sicuramente sono semplicistici) non dicono nulla: e questo è un problema, perchè uno dei task più importanti della Casa Bianca è decidere la politica estera. Ma, ripeto, peggio di Bush non risco a immaginare nulla.
  7. Infine, c'è il problema del gold standard: introdurlo tra cinquant'anni significa attendere che che l'attuale sistema monetario distrugga tutto. Introdurlo oggi significa che la conseguente e inevitabile recessione colpirà la credibilità del gold standard per il resto della storia umana. Non si sa se è peggio attendere la malattia per non sprecare la cura o curare la malattia col rischio che l'opinione pubblica dia al medico la colpa.
postato da: Libertarian alle ore 10:32 | Permalink | commenti (11)
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