Secondo lo psicologo Pinker, la violenza nella società umana ha una tendenza a diminuire nel corso della storia, ma in maniera frattale: in media diminuisce, ma ci sono "cicli", con diversissime durate temporali, che interrompono il trend anche bruscamente. Una delle più rimarchevoli interruzioni del trend è stato il XX secolo, perlomeno nella prima metà (per la seconda metà dobbiamo ringraziare le armi atomiche e la vereconda "cupio dissolvi" europea).
Uno degli aspetti salienti del XX secolo, e uno degli argomenti del libro in questione, sono le guerre di sterminio, iniziate in Europa alla fine degli anni '10 (in Turchia: sterminio degli Armeni), i campi di concentramento per i civili (inventati dagli inglesi nella seconda guerra Boera, a cavallo tra XIX e XX secolo): tutto ciò non sembra che un ritorno ai primordi della storia umana, quando i nemici sconfitti non venivano sfruttati ma schiavizzati, per confiscare le loro terre*.
Del libro non posso parlare, perchè non l'ho letto. Ma i temi in questione si trovano anche in "Omnipotent Government" di Mises: Perchè gli stermini etnici? Perchè il nazionalismo? Perchè la guerra totale? Il XX secolo è stato il trionfo del totalitarismo, democratico o autoritario che sia, e vi siamo ancora completamente immersi°.
Supponiamo che in una società unita da una sola organizzazione politica esistano almeno due gruppi diversi (su base linguistica, etnica, religiosa...), e che lo stato si occupi soltanto di gestire i principi di giustizia, sia estremamente decentrato, e leggero al limite dell'invisibilità. In questo caso, l'incentivo ad impadronirsi del potere è piccolo, e l'incentivo a difendersi dal potere altrui pure. Lo stato non ha molte leve per avvantaggiare chi lo comanda, o al massimo può avvantaggiare una ristrettissima elite.
Fermo restando che le azioni umane sono influenzate non dai fatti ma dalle opinioni su di essi (i.e., sono mediate da un'attività mentale), un sistema di questo tipo non offre incentivo alla clanizzazione dei gruppi e alla lotta per il potere (se non nei limiti in cui è possibile instaurare un sistema di potere successivamente).
Supponiamo ora che la giustizia possa essere amministrata in maniera asimmetrica, che lo stato possa imporre l'etnocidio culturale tramite istruzione obbligatoria, che le risorse in mano allo stato crescano smisuratamente, che il potere legislativo si impadronisca del diritto e lo sfrutti per appagare i gruppi di pressione... insomma, supponiamo che lo stato passi da liberale a totalitario (democratico o meno che sia, non cambia molto).
Gli incentivi a federarsi tra simili per conquistare il potere, a sfruttare le minoranze perdenti per generare rendite parassitarie; gli strumenti per attaccare e distruggere, sia culturalmente che militarmente, le minoranze, sono ora molto più forti.
Se l'accumulazione di potere è un rischio perenne, in un sistema totalitario il problema viene amplificato enormemente. Come si può pensare che i gruppi minoritari verranno rispettati?
Se a questo sistema di incentivi aggiungiamo un'ideologia egalitaria che tende a vedere col fumo negli occhi le particolarità etniche, culturali, religiose, linguistiche, o magari di ceto, e se supponiamo che l'onnipresente tendenza all'estensione e alla concentrazione del potere mini l'autorità delle strutture "pre-politiche" locali, come mostrano Jouvenel e Kuehnelt-Leddihn, ne esce fuori una miscela altamente hobbesiana e conflittuale§.
Il risultato lo abbiamo visto: è la storia del XX secolo. Speriamo che le armi nucleari continuino a tenere lo spettro del nostro recente passato lontano dal nostro prossimo presente: le cause della feralità della nostra storia recente sono tutte vive e vegete. Certo, gli stermini etnici hanno creato un'Europa molto omogenea sul piano etnico-religioso-linguistico (a livello nazionale), ma l'immigrazione, la crisi dello stato sociale e probabilmente anche la lotta di potere all'interno di una UE che presto o tardi diventerà più potente potrebbero ripristinare le condizioni per una conflittualità sociale a livelli inimmaginabili. Sarebbe quasi da sperare che la Russia torni una super-potenza...
* E' divertente notare che ci sono diversi metodi di sfruttamento con differenti livelli di efficienza dal punto di vista del padrone. Lo sterminio è quello meno efficiente, perchè distrugge la forza-lavoro e consente solo di appropriarsi della terra; la schiavitù è migliore, ma non è molto incentivante per lo schiavo; la servitù, facendo pagare solo una parte del reddito, dà più incentivi per impegnarsi. Il non plus ultra dello sfruttamento è però il fisco, che, a differenza della servitù, non limita il servo ad un solo lavoro (la terra), consentendo un'allocazione più efficiente delle risorse. Tra tutte le architetture di fisco, la flat tax potrebbe essere l'ottimo dal punto di vista degli incentivi a lavorare, perchè non toglie al lavoratore il reddito extra... semmai si arriverà ad una forma fiscale di questo tipo, non sarà quindi perchè i politici si sono convertiti al liberalismo.
° La mia teoria dell'armento umano, che spiega il significato politico della Curva di Laffer, spiega anche perchè, nonostante l'onnipotenza dello stato, ancora vediamo tracce di libertà d'azione individuale nelle nostre società. Per i dettagli, si legga il mio post "La ribellione delle mucche". La modernità non ha più una struttura istituzionale adatta a preservare la libertà, e quindi il pemanere di questa rappresenta un'apparente stranezza che merita una spiegazione... questa è la migliore che ho: le società troppo totalitarie sono inefficienti e i rispettivi stati, quindi, deboli, almeno nel lungo termine.
§ Che l'entità delle guerre dipenda dalla capacità di mobilitazione degli stati è evidente: con l'introduzione della coscrizione obbligatoria durante la Rivoluzione Francese le guerre sono diventate questioni di vita o di morte per decine o centianaia di milioni di persone. Come fa notare Jouvenel in "On Power", non c'è nulla che faccia pensare che le questioni su cui combattere siano diventate più importanti: le perdite in guerra sono quindi deadweight losses (costi inutili dovuti a fallimenti istituzionali) dovute al paradosso del prigioniero (che prende il nome di Logica di Potenza). Non vedo molta differenza tra la politica interna ed estera da questo punto di vista. Si noti come il paradosso del prigioniero renda impossibile l'ottenimento di una soluzione ottimale (pace) tramite uscita unilaterale dal gioco.
categoria:unione europea, politica interna, liberalismo















