Un amico mi ha chiesto come si fa a convincere la gente a capire che la maggior parte delle politiche danneggia la maggior parte della popolazione. Gli ho detto che è impossibile, perché i governati sono razionalmente ebeti e i governanti governano nel loro interesse. Questo post spiega la mia visione delle democrazie totalitarie viventi e delle (pessime) prospettive del liberalismo.
La libertà è un bene pubblico: i benefici del combattere per la libertà sono pubblici mentre i costi sono privati, e quindi ci sarà necessariamente un'insufficiente offerta di liberali.
L'informazione politica è un bene pubblico: l'elettore informato beneficia gli altri tanto quanto sé stesso, quindi ci sarà un'insufficiente domanda (e dunque offerta) di informazione sui temi politici.
La ragionevolezza politica è un bene pubblico: l'elettore ragionevole beneficia gli altri tanto quanto sé stesso, quindi ci sarà un'epidemia di credenze false e irrazionali tra gli elettori.
La politica è troppo complessa: l'ignoranza e l'irrazionalità razionali sono rese più gravi dall'enorme numero di temi di cui si occupa la politica nelle nostre società iperpoliticizzate (totalitarie in senso lato), dove nessuno anche volendo è in grado di giudicare l'insieme delle politiche.
Qualsiasi sistema politico di tipo democratico offre margini di manovra libera notevoli ai politici: siccome gli elettori sono disinformati e irragionevoli, non possono controllare i propri sedicenti rappresentanti.
I margini di manovra dei politici possono prendere la forma di investimenti in credenze irrazionali: in media, cioè, i politici cercheranno di inculcare credenze favorevoli al mantenimento e all'estensione del proprio potere.
I margini di manovra dei politici e l'ignoranza e l'irrazionalità dei governanti genera necessariamente due classi: chi prende decisioni e chi le subisce, l'elite e il popolo, chi trae vantaggio dalla politica e chi ne subisce le conseguenze senza capire e senza saperlo.
Ne risulta che la politica socialdemocratica è stabile nel breve e nel medio periodo: ciò è nell'interesse dell'elite, mentre il popolo è razionalmente ebete.
Ne risulta anche che la politica socialdemocratica tende naturalmente ad espandersi e a rafforzarsi: ciò è nell'interesse dell'elite, mentre opporsi a questo processo richiede investimenti in "liberalismo" che sono un bene pubblico.
L'unico modo per privatizzare i benefici della lotta politica è arrivare al potere: in sostanza, si combatte non per difendersi dal potere, ma per poterlo ottenere.
La rivoluzione paga solo i rivoluzionari: i rivoluzionari saranno quasi sempre almeno altrettanto sociopatici o comunque totalitari dell'elite precedente.
La democrazia tende a creare problemi a costi diffusi: più i costi sono socializzati e meno incentivi privati ad opporsi ci sono.
La democrazia tende a creare problemi di lungo termine: posticipare il redde rationem è sempre preferito all'affrontare il problema perché l'orizzonte temporale dei politici è basso.
I problemi a costi diffusi e di lungo termine sono difficili da affrontare e si aggravano nel tempo: inflazione, crisi finanziarie, disoccupazione, parassitismo, lobbyismo, sistemi pensionistici non sostenibili, danni alla crescita economica, consumo di capitale e caos legislativo sono esempi abbastanza universali dei problemi creati dalle democrazie.
Le politiche a benefici diffusi tendono a generare pressioni lobbystiche: la democrazia tende a generare spontaneamente parassitismo e a degenerare naturalmente in una società di mendicanti che di mestiere fanno gli elettori, o i mediatori di voti.
Nel lungo termine il potere non paga: creando problemi difficilmente rintracciabili e di lungo termine, tenderà a causare disastri e a minare le proprie stesse fondamenta.
Ogni tanto succede che la classe politica si riforma: finge di essere liberale per salvare le propri prospettive di lungo termine, ma tendenzialmente questo avviene in maniera insufficiente, o nascondendo i problemi nel lungo termine (Neoliberalismo e Reaganismo).
Siccome la politica tende ad evitare costi privati, alcune garanzie giuridiche sono stabili: nessuno vuole essere torturato e si opporrebbe se ciò avvenisse, purtroppo esistono infiniti altri metodi per sfruttarlo a beneficio dell'elite.
Il mercato sopravvive solo perché è efficiente, e quindi consente all'elite di massimizzare la base imponibile e di mantenere intatti o rafforzare i rapporti di forze con gli altri stati.
Il liberalismo è morto, con l'esclusione di alcune garanzie giuridiche, alcune tecniche costituzionali e un certo margine di libertà economica.
Nessuno ha interesse a combattere per la libertà, e gli unici che hanno interesse a fare opposizione lo fanno per raggiungere il potere e poter sfruttare le masse.
Il liberalismo è fondamentale perché la socialdemocrazia crea problemi esiziali nel lungo termine, ma nessuno se ne accorgerà prima che sarà troppo tardi.
L'interesse dell'elite a conservare lo status quo può posticipare il redde rationem e moderare lo sfruttamento delle masse e ridurre l'inefficienza della politica.
In ogni società, ci sarà almeno tanta libertà quanta è nell'interesse dell'elite al potere.
In una società liberale, ci sarà più libertà perché il popolo si oppone al potere: allo stato attuale nessuno lo fa, o quasi.
Non esiste nessuna soluzione politica ai problemi politici, perché gli elettori razionalmente non se ne preoccupano, o chiedono semplicemente prebende, mentre le soluzioni politiche passano nelle mani dell'elite e quindi sono nel loro interesse.
La democrazia e la libertà sono nemiche naturali: la prima tende a far considerare la seconda inutile, la seconda deve opporsi alle tendenze totalitarie della prima.
La democrazia ha vinto, il liberalismo è morto, e almeno nel breve-medio termine l'equilibrio politico socialdemocratico attuale è stabile.
La libertà è un bene pubblico: i benefici del combattere per la libertà sono pubblici mentre i costi sono privati, e quindi ci sarà necessariamente un'insufficiente offerta di liberali.
L'informazione politica è un bene pubblico: l'elettore informato beneficia gli altri tanto quanto sé stesso, quindi ci sarà un'insufficiente domanda (e dunque offerta) di informazione sui temi politici.
La ragionevolezza politica è un bene pubblico: l'elettore ragionevole beneficia gli altri tanto quanto sé stesso, quindi ci sarà un'epidemia di credenze false e irrazionali tra gli elettori.
La politica è troppo complessa: l'ignoranza e l'irrazionalità razionali sono rese più gravi dall'enorme numero di temi di cui si occupa la politica nelle nostre società iperpoliticizzate (totalitarie in senso lato), dove nessuno anche volendo è in grado di giudicare l'insieme delle politiche.
Qualsiasi sistema politico di tipo democratico offre margini di manovra libera notevoli ai politici: siccome gli elettori sono disinformati e irragionevoli, non possono controllare i propri sedicenti rappresentanti.
I margini di manovra dei politici possono prendere la forma di investimenti in credenze irrazionali: in media, cioè, i politici cercheranno di inculcare credenze favorevoli al mantenimento e all'estensione del proprio potere.
I margini di manovra dei politici e l'ignoranza e l'irrazionalità dei governanti genera necessariamente due classi: chi prende decisioni e chi le subisce, l'elite e il popolo, chi trae vantaggio dalla politica e chi ne subisce le conseguenze senza capire e senza saperlo.
Ne risulta che la politica socialdemocratica è stabile nel breve e nel medio periodo: ciò è nell'interesse dell'elite, mentre il popolo è razionalmente ebete.
Ne risulta anche che la politica socialdemocratica tende naturalmente ad espandersi e a rafforzarsi: ciò è nell'interesse dell'elite, mentre opporsi a questo processo richiede investimenti in "liberalismo" che sono un bene pubblico.
L'unico modo per privatizzare i benefici della lotta politica è arrivare al potere: in sostanza, si combatte non per difendersi dal potere, ma per poterlo ottenere.
La rivoluzione paga solo i rivoluzionari: i rivoluzionari saranno quasi sempre almeno altrettanto sociopatici o comunque totalitari dell'elite precedente.
La democrazia tende a creare problemi a costi diffusi: più i costi sono socializzati e meno incentivi privati ad opporsi ci sono.
La democrazia tende a creare problemi di lungo termine: posticipare il redde rationem è sempre preferito all'affrontare il problema perché l'orizzonte temporale dei politici è basso.
I problemi a costi diffusi e di lungo termine sono difficili da affrontare e si aggravano nel tempo: inflazione, crisi finanziarie, disoccupazione, parassitismo, lobbyismo, sistemi pensionistici non sostenibili, danni alla crescita economica, consumo di capitale e caos legislativo sono esempi abbastanza universali dei problemi creati dalle democrazie.
Le politiche a benefici diffusi tendono a generare pressioni lobbystiche: la democrazia tende a generare spontaneamente parassitismo e a degenerare naturalmente in una società di mendicanti che di mestiere fanno gli elettori, o i mediatori di voti.
Nel lungo termine il potere non paga: creando problemi difficilmente rintracciabili e di lungo termine, tenderà a causare disastri e a minare le proprie stesse fondamenta.
Ogni tanto succede che la classe politica si riforma: finge di essere liberale per salvare le propri prospettive di lungo termine, ma tendenzialmente questo avviene in maniera insufficiente, o nascondendo i problemi nel lungo termine (Neoliberalismo e Reaganismo).
Siccome la politica tende ad evitare costi privati, alcune garanzie giuridiche sono stabili: nessuno vuole essere torturato e si opporrebbe se ciò avvenisse, purtroppo esistono infiniti altri metodi per sfruttarlo a beneficio dell'elite.
Il mercato sopravvive solo perché è efficiente, e quindi consente all'elite di massimizzare la base imponibile e di mantenere intatti o rafforzare i rapporti di forze con gli altri stati.
Il liberalismo è morto, con l'esclusione di alcune garanzie giuridiche, alcune tecniche costituzionali e un certo margine di libertà economica.
Nessuno ha interesse a combattere per la libertà, e gli unici che hanno interesse a fare opposizione lo fanno per raggiungere il potere e poter sfruttare le masse.
Il liberalismo è fondamentale perché la socialdemocrazia crea problemi esiziali nel lungo termine, ma nessuno se ne accorgerà prima che sarà troppo tardi.
L'interesse dell'elite a conservare lo status quo può posticipare il redde rationem e moderare lo sfruttamento delle masse e ridurre l'inefficienza della politica.
In ogni società, ci sarà almeno tanta libertà quanta è nell'interesse dell'elite al potere.
In una società liberale, ci sarà più libertà perché il popolo si oppone al potere: allo stato attuale nessuno lo fa, o quasi.
Non esiste nessuna soluzione politica ai problemi politici, perché gli elettori razionalmente non se ne preoccupano, o chiedono semplicemente prebende, mentre le soluzioni politiche passano nelle mani dell'elite e quindi sono nel loro interesse.
La democrazia e la libertà sono nemiche naturali: la prima tende a far considerare la seconda inutile, la seconda deve opporsi alle tendenze totalitarie della prima.
La democrazia ha vinto, il liberalismo è morto, e almeno nel breve-medio termine l'equilibrio politico socialdemocratico attuale è stabile.
postato da: Libertarian alle ore 11:53 | Permalink | commenti (4)
categoria:liberalismo, libertarismo, teoria politica
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