Un sistema meccanico - se ricordo bene i miei due esami di meccanica del 2002-2003 - è iperstatico se i vincoli sono così numerosi che il sistema non può muoversi, e anche se se ne rimuove qualcuno non è possibile il movimento.
Ad esempio, una porta aperta non è statica (infatti si gira se viene spinta); una porta chiusa è statica ma non iperstatica perché basta rimuovere il perno della maniglia per aprirla; una porta chiusa con due serrature è iperstatica.
L'Italia è iperstatica: ci sono tanti di quei problemi strutturali che non è possibile che il sistema riesca a crescere e ad adattarsi in maniera ragionevolmente efficiente.
Consideriamo ad esempio il sistema del mercato del lavoro: a partire dall'inizio del XXI secolo la disoccupazione è stata di fatto dimezzata grazie alle riforme che sono state introdotte. Questo dimostra che la teoria economica era corretta (non che ce ne fosse bisogno). Nonostante ciò, non c'è stata alcuna ripresa economica e/o aumento di efficienza e quindi del ritmo di crescita economica. Probabilmente quindi esiste più di un vincolo che rende impossibile la crescita economica (o anche solo il mantenimento dello standard di vita, probabilmente).
Del resto, le riforme hanno mantenuto l'inefficiente staticità del lavoro ipergarantito, e il costo dei cambiamenti strutturali è stato pagato dai cosiddetti precari, politicamente impotenti, che prima erano disoccupati tout court, e ora almeno un lavoro ce l'hanno (molti probabilmente sono passati dal lavoro in nero al lavoro ufficiale grazie appunto alla flessibilità introdotta dalle nuove forme contrattuali).
Il problema di un sistema iperstatico è che nessuna riforma presa singolarmente può essere sufficiente, e, peggio ancora, che ogni riforma parziale può essere considerata "fallimentare" non perché sbagliata, ma perché non può fare effetto senza le riforme complementari necessarie. Ad esempio, una porta con due serrature non può essere aperta con una sola chiave, e non è certo colpa della chiave se la porta rimane chiusa dopo la "riforma". Insomma: l'iperstaticità si presta al populismo conservatore dello status quo.
Quali vincoli impediscono all'Italia di crescere?
1. Il mercato del lavoro è passato da rigido e inefficiente, a duale, parzialmente flessibile e quindi più efficiente per gli ex disoccupati e molti ex occupati sine die, e rigido come prima per le categorie privilegiate, come gli operai delle grandi imprese e degli enti pubblici. Le riforme hanno dimezzato la disoccupazione, ma di per sé non hanno creato crescita.
2. I mercati finanziari sono asfittici, sottosviluppati e inefficienti. Molte risorse vengono canalizzate non da un meccanismo di mercato, ma da decisioni burocratiche, probabilmente slegate da ogni considerazione di efficienza (si pensi agli aiuti al Sud, che in decenni di politiche per il Meridione non sono mai serviti a nulla). Il punto è che in un sistema di piccole e medie imprese la finanza convenzionale serve a poco: non ci si può quotare in Borsa con cinque dipendenti. L'unica soluzione è un sistema bancario funzionante (se...) e il private equity (sogni...), o un mercato del credito strutturato (non va più molto di moda) che garantisca accesso economico e rapido a investimenti altrimenti illiquidi.
3. Il sistema pensionistico sposta una quantità enorme di risparmi dagli investimenti produttivi al consumo (dei prepensionati), di fatto riducendo la dotazione di capitale del paese e quindi impedendo la crescita dei salari. Occorre aumentare l'età pensionabile, e canalizzare le risorse verso il settore privato attraverso un sistema finanziario decente, che al momento non abbiamo.
4. La spesa pubblica e il debito pubblico hanno lo stesso effetto del sistema pensionistico, con l'ulteriore difetto che spesso non si capisce a cosa serva, essendo essenzialmente un modo per prendere i soldi degli italiani e finanziare impiegati pubblici assunti per prendere voti alle elezioni. Siccome l'impiego pubblico è stata la risposta all'inefficienza del mercato del lavoro indotta dalla rigidità legislativa e sindacale, l'unico modo per tagliare la spesa è rendere il mercato del lavoro migliore e poi mandare nel settore privato un paio di milioni di persone...
5. Il sistema giuridico fa pena, spesso non si conoscono i propri diritti di proprietà, e in caso di dubbio occorre aspettare anni e anni per capire chi possiede cosa, e quindi chi può impiegare una risorsa. Se l'esito delle leggi fosse prevedibile, e se ci fosse la possibilità di non ricorrere ai tribunali pubblici, probabilmente sarebbe molto meglio per tuttti (tranne che per gli avvocati).
6. La burocrazia è lenta e inefficiente, e una parte non trascurabile del bilancio delle imprese, soprattutto piccole e medie, è sprecata in queste cose inutili.
7. La tassazione è elevata, tale da scoraggiare l'investimento produttivo: occorrerebbe ridurre considerevolmente soprattutto l'IRAP e l'IRES.
8. Si dice che si fa poca ricerca in Italia. E' vero. Ma bisogna considerare che la ricerca che si fa è spesso di cattiva qualità: le Università non hanno alcun tipo di incentivi a fare cose utili, e quindi moltissime risorse umane sono sprecate. Non serve aumentare i fondi per la ricerca se non si ha la volontà di fare ricerca.
9. L'innovazione e l'adattamento economico si basano sulla funzione imprenditoriale. In Italia ci sono imprenditori? Sicuramente sì, ma la maggior parte ha solo esperienza di piccolissime aziende: la grande industria italiana è in massima parte una lobby, e difficilmente si può considerare che questa diventi innovativa, imprenditoriale, dinamica. Al momento sono un pozzo senza fondo di privilegi economici e/o un sostituto dello stato sociale.
10. In Italia c'è una mentalità di conservazione del singolo posto di lavoro incompatibile con la razionalità, l'efficienza, il dinamismo, la crescita. Bisogna passare da un sistema che difenda il singolo posto di lavoro (pubblico o della grande industria, visto che gli altri non sono protetti) ad uno che aiuti il lavoratore a riadattarsi e ad andare dove è veramente produttivo.
La lista è incompleta? Certamente. Il problema è trovare un sottonsieme di vincoli la cui eliminazione congiunta sia in grado di smuovere il paese. La differenza con la teoria delle strutture è che i sistemi sociali hanno tempi di risposta anche notevoli, e quindi processi di selezione come quelli necessari a dare le risorse agli imprenditori veri prenderanno anni e anni. Ma se non si comincia non si uscirà mai dalla palude.