Locke scriveva che lo stato è necessario perché nelle dispute tra privati il giudice terzo è fondamentale per poter applicare le regole di giustizia. C'è un piccolo non sequitur nel ragionamento, comunque: è vero che l'imparzialità è un desideratum fondamentale del giudizio giuridico, ed è vero che nelle dispute tra due privati l'unica soluzione credibile passa per un tribunale terzo rispetto alle parti in causa. Però due conseguenze non derivano da queste premesse: il primo non sequitur è che la parte terza non necessariamente deve essere lo stato, come dimostra l'esistenza tra l'altro delle corti di arbitrato, la seconda è che non c'è nulla che garantisca che lo stato sia terzo rispetto alle parti in causa.
Mentre il primo non sequitur è abbastanza ovvio, il secondo si presta a riflessioni più approfondite. In primis, la terzietà dello stato dipende dall'estensione dello stesso, in quanto uno stato che fa una cosa ha automaticamente interessi in questa, e quindi non può essere terzo in particolari casi, mentre uno stato che fa mille cose ha automaticamente interessi in ogni ambito della vita sociale, e quindi non è praticamente mai terzo: l'aspirazione alla terzietà quindi è inversamente proporzionale all'estensione del dominio della politica, in qualche modo.
In secundis, è possibile migliorare la terzietà dello stato, ad esempio vincolando la burocrazia e la polizia a regole certe, introducendo corti non statuali (come le giurie americane, magari), istituendo un ordine di giudici o autorità indipendenti. Si tratta comunque solo di pagliativi, in quanto lo spirito di corpo aleggerebbe comunque, ad esempio tra i magistrati, rendendo difficile punire penalmente un giudice, anche quando si macchia di gravi violazioni nei suoi doveri professionali o anche commette reati nella sua vita privata. Lo stesso ovviamente vale per i corpi di polizia, visto che si avrà una tendenza ad occultare prove a sfavore degli agenti o a crearne a favore, potendo chi indaga influenzare appunto le indagini.
Fermo restando quindi l'aspirazione alla terzietà, rimane il fatto che è un problema aperto: non esiste un sistema giuridico in cui il problema dell'imparzialità è automaticamente risolto, e lo stato di per sé non è la soluzione al problema (e comunque non è un problema solo dello stato, come potrebbe argomentare un anarchico).
Ho parlato di aspirazione perché Lon Fuller, nel suo "La moralità del diritto", parla apertamente di etica dell'aspirazione: i cittadini di un paese che vuole dirsi civile devono aspirare a tante cose, tra cui la terzietà dei giudici nelle cause tra privati (e, cosa molto più difficile da ottenere, la terzietà nelle cause tra privati e il settore pubblico).
L'idea lockiana di un giudice terzo è, appunto, un'aspirazione, e non un dato di fatto: non è una proprietà dei sistemi giuridici statali, e, anzi, è un problema che si intensifica man mano che lo stato cresce rispetto alla società e l'ambito del diritto legislato si espande a dismisura.
Mentre il primo non sequitur è abbastanza ovvio, il secondo si presta a riflessioni più approfondite. In primis, la terzietà dello stato dipende dall'estensione dello stesso, in quanto uno stato che fa una cosa ha automaticamente interessi in questa, e quindi non può essere terzo in particolari casi, mentre uno stato che fa mille cose ha automaticamente interessi in ogni ambito della vita sociale, e quindi non è praticamente mai terzo: l'aspirazione alla terzietà quindi è inversamente proporzionale all'estensione del dominio della politica, in qualche modo.
In secundis, è possibile migliorare la terzietà dello stato, ad esempio vincolando la burocrazia e la polizia a regole certe, introducendo corti non statuali (come le giurie americane, magari), istituendo un ordine di giudici o autorità indipendenti. Si tratta comunque solo di pagliativi, in quanto lo spirito di corpo aleggerebbe comunque, ad esempio tra i magistrati, rendendo difficile punire penalmente un giudice, anche quando si macchia di gravi violazioni nei suoi doveri professionali o anche commette reati nella sua vita privata. Lo stesso ovviamente vale per i corpi di polizia, visto che si avrà una tendenza ad occultare prove a sfavore degli agenti o a crearne a favore, potendo chi indaga influenzare appunto le indagini.
Fermo restando quindi l'aspirazione alla terzietà, rimane il fatto che è un problema aperto: non esiste un sistema giuridico in cui il problema dell'imparzialità è automaticamente risolto, e lo stato di per sé non è la soluzione al problema (e comunque non è un problema solo dello stato, come potrebbe argomentare un anarchico).
Ho parlato di aspirazione perché Lon Fuller, nel suo "La moralità del diritto", parla apertamente di etica dell'aspirazione: i cittadini di un paese che vuole dirsi civile devono aspirare a tante cose, tra cui la terzietà dei giudici nelle cause tra privati (e, cosa molto più difficile da ottenere, la terzietà nelle cause tra privati e il settore pubblico).
L'idea lockiana di un giudice terzo è, appunto, un'aspirazione, e non un dato di fatto: non è una proprietà dei sistemi giuridici statali, e, anzi, è un problema che si intensifica man mano che lo stato cresce rispetto alla società e l'ambito del diritto legislato si espande a dismisura.
















). Oggi, con la crisi, quell'Italia forse starebbe con la disoccupazione al 15%: la disoccupazione da rigidità, infatti, anche se aumenta lentamente (per omissione di assunzione e non per commissione di licenziamento), tende a persistere, cosa che è chiamata "isteresi".