L'anno scorso, Giornalettismo pubblicò un commento ad una articolo del Professor Zingales, su L'Espresso, in cui si proponeva una strategia innovativa ed interessante per combattere la diffusione di droghe pesanti.
La mia posizione è che la cosa migliore sarebbe liberalizzare tutte le droghe e contemporaneamente reprimere ogni comportamento antisociale da esse derivato, dalla guida sotto l'effetto di stupefacenti alle minacce ai passanti con le siringhe, considerando l'uso di droga un pesante aggravante nei processi. In questo modo la giustizia e le carceri sarebbero meno occupate ad infastidire persone innocue, i profitti del narcotraffico sparirebbero, e se veramente esistono droghe pericolose, i loro utilizzatori riempirebbero le carceri, che avrebbero più posti disponibili grazie all'abolizione della lotta alla droga (non so quanto dei 2-3 milioni di carcerati USA stiano dentro per droga, ma almeno negli USA la lotta alla droga rappresenta un costo notevole per la giustizia penale). Il mio articolo su Giornalettismo sul Messico, inoltre, dimostra che i costi della lotta alla droga nei paesi produttori possono essere ben maggiori dei costi nei paesi consumatori, anche se non vengono quasi mai presi in considerazione.
Zingales parla di insuccessi delle liberalizzazioni parziali, in Svizzera e Olanda. Non so molto sull'argomento, e non so quanto le informazioni di Wikipedia siano affidabili: si noti comunque che in Olanda si è avuta soltanto una mezza liberalizzazione, del consumo e non della produzione, e limitata alle droghe leggere, mentre in Svizzera non sembra esserci stata alcuna liberalizzazione: l'anno scorso, quando sono stato a Losanna, si stava svolgendo un referendum sull'eroina.
In ogni caso, siccome l'Olanda o la Svizzera non possono influenzare il prezzo globale della droga, la loro liberalizzazione non può avere alcun effetto sui profitti del narcotraffico. Inoltre è naturale che, finché la liberalizzazione rimane localizzata, si attrarranno drogati da tutto il resto del mondo (il che, tra l’altro, fa bene al turismo, almeno nel caso delle droghe leggere, che non hanno alcun tipo di ripercussione sociale). Ciò non accadrebbe se si liberalizzassero le droghe in tutto il mondo: eventuali insuccessi negli esperimenti di liberalizzazione locale, quindi, non confutano le teorie libertarie sulla liberalizzazione.
La proposta di liberalizzazione totale ha due soli difetti, o se vogliamo due assunti critici:
- a. Gli effetti antisociali della droga diminuiscono con l’uscita dei narcotrafficanti dal mercato, cioè non esistono droghe socialmente pericolose in sé, ma i problemi sociali legati alla droga dipendono quasi esclusivamente dal proibizionismo (droga tagliata male, microcriminalità, profitti del narcotraffico),
- b. La domanda di droga non è troppo elastica, altrimenti il mondo si riempirebbe di tossicodipendenti.
L’autore afferma poi che proibire la droga può tenere lontano i minorenni da questa: secondo me è tanto facile comprare sigarette quanto comprare hashish, e chiunque abbia più di 14 anni sa come farlo o conosce persone che sanno come farlo. Una cosa però è certa: non è possibile ridurre a zero la domanda di qualcosa richiesto dai consumatori, che siano sigarette, prostitute, merendine o droga; quindi la liberalizzazione non farà sparire la droga, ma al più la criminalità ad essa associata. Probabilmente il consumo aumenterebbe, a meno che questo consumo non sia dovuto ad effetti di "status symbol" o di rivolta contro le proibizioni sociali (entrambe le cose mi sembrano improbabili, ma per un divertente excursus, c’è la mia teoria alla Dornbrusch dell’overshoot della domanda di cocaina, che ho sottomesso al Review of Paperopoli’s Economics).
Il ragionamento di Zingales vale se:
- Ci si droga soltanto se si ottengono le prime dosi gratis,
- I profitti si fanno solo dopo che si è diventati tossicodipendenti.
In queste condizioni, se lo stato desse gratis la droga a tutti i tossicodipendenti, sparirebbero i profitti da droga (2), e quindi gli incentivi ad offrire droga gratuitamente (1): la mafia non avrebbe interesse a causare tossicodipendenza, in quanto perderebbe i clienti a vantaggio delle ASL. Ciò ridurrebbe la domanda e farebbe sparire i profitti del narcotraffico.
La proposta presuppone che:
- A. Non ci sia domanda di droga se non da chi è già drogato,
- B. Tutti i drogati siano disponibili a mettersi in una lista per la distribuzione di droghe.
Ma (B) non è vera per tutti i drogati che svolgono un ruolo in società, come i numerosi cocainomani nel mondo dello spettacolo, degli affari e della politica: queste persone non si metterebbero mai in lista alla ASL, quindi continuerebbero a comprare droga, di alta qualità, ad alto prezzo, dai narcotrafficanti, che continuerebbero a fare profitti.
D'altra parte, non sono del tutto convinto di (A): le persone si drogano perché la droga fa star bene, fa sentire in paradiso, fa sentire potenti, allontana i problemi e le responsabilità. Si tratta di preferenze temporali: stare da dio oggi ma stare male domani. Inoltre, anche se la mafia non offrisse più droga gratuitamente, basterebbe investire poche centinaia di euro in droghe per diventare tossicodipendenti e avere droga gratis a vita dalle ASL.
Per capire se la mafia ne verrebbe ridimensionata, bisognerebbe conoscere la domanda di droga dell'upper class rispetto a quella totale: se i profitti vengono principalmente da calciatori e manager, la proposta di Zingales non influenzerà i ricavi del narcotraffico; altrimenti il narcotraffico avrà un mercato molto ridotto. Penso che la massa di tossicodipendenti poveri complessivamente abbia una domanda sufficientemente grande da fornire gran parte dei profitti ai narcotrafficanti, anche perché i diserbanti per tagliare la droga costano poco. Quindi probabilmente i narcotrafficanti perderebbero ricavi: è la Legge di Pareto, che dice che il numero di ricchi diminuisce sovra-linearmente con la ricchezza…
Altri due vantaggi della proposta sono che sparirebbe la droga tagliata male, uno dei principali problemi causati dal proibizionismo, probabilmente causa di buona parte delle morti per droga; e la microcriminalità da droga, in quanto non ci sarebbe bisogno di rubare per comprarsi le dosi (salvo droghe socialmente pericolose in sé).
Insomma, la proposta di Zingales ha qualche vantaggio rispetto allo status quo, in cui in pratica guadagnano solo i narcotrafficanti, ma continuo a preferire la liberalizzazione totale. Quest'ultima, però, è molto difficile se fatta da un singolo paese: se tutto il mondo liberalizzasse, sparirebbero i cartelli della droga; ma se la stessa politica venisse adottata soltanto da un piccolo paese, i cartelli rimarrebbero e i drogati si concentrerebbero lì (a meno che non si chiudano le frontiere).
Sul piano etico, mi faccio inoltre problemi a costringere i contribuenti a finanziare il consumo di droga altrui: ritengo fondamentalmente ingiusto costringere delle persone a finanziare politiche che ritengono ingiuste. Ma questo è un altro discorso.