Io non so - anche se spesso il dubbio mi viene - se il Papa preferirebbe un mondo di fanatici islamici, come argomenta Gregorj, o un mondo completamente agnostico. Forse è un'esagerazione, forse no: io non leggo nella mente delle persone, e a dir la verità l'argomento mi interessa poco e non leggo in genere neanche ciò che le persone scrivono a riguardo.
Però esistono validi motivi per ritenere che in generale, una persona religiosa abbia molto di più in comune con un'altra persona di differente fede, piuttosto che con un agnostico come me.
Fino a pochi secoli fa il Cristianesimo era l'unica "ideologia*" dell'Occidente, cioè l'unico insieme di credenze, miti, valori, idee, ideali che giocava un ruolo centrale nella vita e nella cultura dei paesi occidentali.
Le cose hanno cominciato a cambiare con i "Lumi": nelle parole di Glucksmann ("La terza morte di Dio"), si è sostituito a Dio qualcos'altro, ma si è lasciato il trono di Dio dov'era. In sostanza, concetti come assolutezza, perfezione, onnipotenza sono rimasti, ma a riempire il vuoto lasciato da Dio si sono create nuove divinità: la ragione, il popolo, la democrazia, la scienza, la razza, la classe, l'ambiente.
La mentalità fideistica è rimasta, ma Dio è stato trasferito dall'aldilà all'aldiquà, con esiti infausti (si pensi alle tre rivoluzioni socialiste: Francese, Bolscevica e Nazista e ha tutto il sangue che hanno fatto scorrere, o a tutte le idiozie che sono state dette e credute in nome della Ragione e della Scienza).
Io preferisco di gran lunga un assoluto impalpabile ad uno contingente: meglio spostare la sete di assoluto sull'invisibile che nella storia. Peccato che la mentalità fideistica si presta naturalmente ad essere usata come strumento di potere: il passaggio tra credere all'autorità che parla di cose invisibili a credere all'autorità che parla di cose visibili non è un "quantum leap", ma una questione di grado. L'obbedienza e l'abitudine a credere senza pensare (senza pensare ai fondamenti, ovviamente, al resto ovviamente ci si pensa, anche se secondo gli atei razionalisti non è vero) non può quindi facilmente essere neutralizzata dallo spostare questi desideri oltre la Storia, perché chi ha il potere cercherà di capitalizzarlo per ottenere vantaggi nella Storia. Si pensi a questo articolo di Quagliarello sul diritto naturale, tentativo di trasformare un mito (il diritto naturale) in potere politico reale.
Ora supponiamo che ci sia una rivoluzione antropologica: domani tutti gli uomini diventano come me. Si perde completamente interesse per l'invisibile e l'indimostrabile (ovviamente si può avere interesse per l'invisibile dimostrabile e per l'indimostrabile visibile), non si accetta nulla come atto di Fede (ovviamente è necessario avere "ipotesi di lavoro" e una "teoria della giustizia" per poter agire nel mondo reale), e si usa la ragione al massimo grado (fermo restando che la ragione di per sé può veramente poco quando si tratta di giudizi di valore, che sono necessari).
In questo modo, non solo Dio, non solo le divinità artificiose create negli ultimi secoli, ma il suo stesso "trono", cioè l'idea stessa di assoluto, di perfezione, di onnipotenza, verrebbe a mancare: una volta che questi concetti diventano frutto di un'astrazione che esiste solo nelle nostre menti, di fatto la base culturale della religione (il platonismo) sparirebbe.
E' molto più probabile che un comunista diventi cattolico piuttosto che lo diventi un agnostico, di conseguenza è verosimile che la Chiesa preferisca un mondo di religioni e/o ideologie (non faccio differenza tra le due cose) piuttosto che un mondo post-platonico come quello che esiste solo nella mia testa (e in quella di Glucksmann, e di diversi lettori di questo blog).
Non so se è antropologicamente possibile una tale rivoluzione. Forse ha ragione il cattolico Chesterton, quando dice che "il problema di non credere in Dio non è il non credere più in nulla, ma il credere a tutto". Forse gli uomini hanno bisogno di credere in qualcosa, Dio, l'ambiente, o la patria che sia.
Per un liberale non è necessario (e a me non me ne frega niente) che tutto questo venga a mancare: per un liberale basta che queste costruzioni astratte non uccidano altri uomini: va bene che si creda in Maometto, ma che non si punisca l'apostasia; che si dia retta al Papa, ma che non si discriminino i valdesi; che si creda all'uguaglianza, ma che non la si imponga per legge. L'importante non è non credere, ma non commettere crimini (anche se certi crimini necessitano di una fede strabiliante per poter essere compiuti).
Però è logicamente possibile che si possa fare a meno di questi concetti, e un mondo del genere sarebbe terribile per chi cerca di convincere gli altri dell'esistenza di assoluti. In questo senso, reputo probabile che piuttosto di vivere in un mondo di agnostici, le autorità religiose preferiscano le altre ideologie e le altre religioni.
* Per ideologia intendo un sistema di valori e di teorie sul mondo sociale. Non c'è nulla di sminuente a chiamare "ideologia" la religione. Ovviamente la religione dice di essere anche altro, e per chi ci crede indubbiamente lo è, ma non è quest'altro che mi interessa. A me interessa il potere di muovere gli uomini, che istintivamente reputo pericoloso (ma non sempre è così, ovviamente).
PS La prima frase era sbagliata e l'ho cambiata, c'era scritto che Gregorj diceva il contrario di quello che dice.
Però esistono validi motivi per ritenere che in generale, una persona religiosa abbia molto di più in comune con un'altra persona di differente fede, piuttosto che con un agnostico come me.
Fino a pochi secoli fa il Cristianesimo era l'unica "ideologia*" dell'Occidente, cioè l'unico insieme di credenze, miti, valori, idee, ideali che giocava un ruolo centrale nella vita e nella cultura dei paesi occidentali.
Le cose hanno cominciato a cambiare con i "Lumi": nelle parole di Glucksmann ("La terza morte di Dio"), si è sostituito a Dio qualcos'altro, ma si è lasciato il trono di Dio dov'era. In sostanza, concetti come assolutezza, perfezione, onnipotenza sono rimasti, ma a riempire il vuoto lasciato da Dio si sono create nuove divinità: la ragione, il popolo, la democrazia, la scienza, la razza, la classe, l'ambiente.
La mentalità fideistica è rimasta, ma Dio è stato trasferito dall'aldilà all'aldiquà, con esiti infausti (si pensi alle tre rivoluzioni socialiste: Francese, Bolscevica e Nazista e ha tutto il sangue che hanno fatto scorrere, o a tutte le idiozie che sono state dette e credute in nome della Ragione e della Scienza).
Io preferisco di gran lunga un assoluto impalpabile ad uno contingente: meglio spostare la sete di assoluto sull'invisibile che nella storia. Peccato che la mentalità fideistica si presta naturalmente ad essere usata come strumento di potere: il passaggio tra credere all'autorità che parla di cose invisibili a credere all'autorità che parla di cose visibili non è un "quantum leap", ma una questione di grado. L'obbedienza e l'abitudine a credere senza pensare (senza pensare ai fondamenti, ovviamente, al resto ovviamente ci si pensa, anche se secondo gli atei razionalisti non è vero) non può quindi facilmente essere neutralizzata dallo spostare questi desideri oltre la Storia, perché chi ha il potere cercherà di capitalizzarlo per ottenere vantaggi nella Storia. Si pensi a questo articolo di Quagliarello sul diritto naturale, tentativo di trasformare un mito (il diritto naturale) in potere politico reale.
Ora supponiamo che ci sia una rivoluzione antropologica: domani tutti gli uomini diventano come me. Si perde completamente interesse per l'invisibile e l'indimostrabile (ovviamente si può avere interesse per l'invisibile dimostrabile e per l'indimostrabile visibile), non si accetta nulla come atto di Fede (ovviamente è necessario avere "ipotesi di lavoro" e una "teoria della giustizia" per poter agire nel mondo reale), e si usa la ragione al massimo grado (fermo restando che la ragione di per sé può veramente poco quando si tratta di giudizi di valore, che sono necessari).
In questo modo, non solo Dio, non solo le divinità artificiose create negli ultimi secoli, ma il suo stesso "trono", cioè l'idea stessa di assoluto, di perfezione, di onnipotenza, verrebbe a mancare: una volta che questi concetti diventano frutto di un'astrazione che esiste solo nelle nostre menti, di fatto la base culturale della religione (il platonismo) sparirebbe.
E' molto più probabile che un comunista diventi cattolico piuttosto che lo diventi un agnostico, di conseguenza è verosimile che la Chiesa preferisca un mondo di religioni e/o ideologie (non faccio differenza tra le due cose) piuttosto che un mondo post-platonico come quello che esiste solo nella mia testa (e in quella di Glucksmann, e di diversi lettori di questo blog).
Non so se è antropologicamente possibile una tale rivoluzione. Forse ha ragione il cattolico Chesterton, quando dice che "il problema di non credere in Dio non è il non credere più in nulla, ma il credere a tutto". Forse gli uomini hanno bisogno di credere in qualcosa, Dio, l'ambiente, o la patria che sia.
Per un liberale non è necessario (e a me non me ne frega niente) che tutto questo venga a mancare: per un liberale basta che queste costruzioni astratte non uccidano altri uomini: va bene che si creda in Maometto, ma che non si punisca l'apostasia; che si dia retta al Papa, ma che non si discriminino i valdesi; che si creda all'uguaglianza, ma che non la si imponga per legge. L'importante non è non credere, ma non commettere crimini (anche se certi crimini necessitano di una fede strabiliante per poter essere compiuti).
Però è logicamente possibile che si possa fare a meno di questi concetti, e un mondo del genere sarebbe terribile per chi cerca di convincere gli altri dell'esistenza di assoluti. In questo senso, reputo probabile che piuttosto di vivere in un mondo di agnostici, le autorità religiose preferiscano le altre ideologie e le altre religioni.
* Per ideologia intendo un sistema di valori e di teorie sul mondo sociale. Non c'è nulla di sminuente a chiamare "ideologia" la religione. Ovviamente la religione dice di essere anche altro, e per chi ci crede indubbiamente lo è, ma non è quest'altro che mi interessa. A me interessa il potere di muovere gli uomini, che istintivamente reputo pericoloso (ma non sempre è così, ovviamente).
PS La prima frase era sbagliata e l'ho cambiata, c'era scritto che Gregorj diceva il contrario di quello che dice.
postato da: Libertarian alle ore 12:06 | Permalink | commenti (7)
categoria:storia, islam, liberalismo, filosofia politica
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