Gallino, professore di Sociologia a Torino, ha scritto un libro contro tutte le riforme del mercato del lavoro degli ultimi anni. Il libro è ovviamente scritto dal punto di vista sociologico, e infatti il maggiore difetto è la carenza di argomenti economici validi.
Il libro inizia con una stima dell'estensione del "precariato", inteso (condivisibilmente) come ogni forma di contratto di lavoro non a tempo pieno e a tempo indeterminato, che è largamente maggiore di tutte le stime fatte da altre fonti, arrivando fino a circa 8 milioni di persone. Bisogna dire che almeno 2 di questi milioni sono dovuti al fatto che si considerano tra i precari anche i lavoratori in nero (cosa che indubbiamente ha senso). Non capisco molto di stime statistiche su popolazioni e sinceramente non sono molto convinto dei numeri forniti, ma non ho molto da dire a riguardo. Uno degli argomenti usati è che stimare una probabilità pari allo 1% su una popolazione di 40,000,000 di persone (quindi un insieme di 400,000) a partire da una sottopopolazione di sole 100,000 (il sottoinsieme ISTAT) non fornisce stime credibili, e per quel poco che ne so la cosa non mi torna molto.
Il libro drammatizza molto il concetto di flessibilità, come se ogni cambiamento del lavoro fosse una tragedia umana: la cosa molto più realistica è che cambiare lavoro è un problema solo se i salari sono bassi e la probabilità di non trovare lavoro presto è bassa. Ma sono esattamente i due tipi di problemi che se l'Italia non avesse avuto politiche economicamente folli per trent'anni non avrebbe. Sicuramente esistono dei costi nel cambiare lavoro, ma la mentalità della rigidità a tutti i costi equivale ad una mentalità di inefficienza e declino a tutti i costi. Si analizzano poi alcune delle cause della domanda di maggiore flessibilità, come cambiamenti di organizzazione industriale e una maggiore concorrenza internazionale (aggiungerei un maggiore dinamismo tecnologico), e l'analisi è condivisibile.
Il primo problema principale del libro è che vuole convincere il lettore che il mercato del lavoro italiano era un paradiso prima che le cattive multinazionali, Treu e Biagi intervenissero (con estrema, per non dire eccessiva, secondo me, moderazione) per danneggiare i lavoratori.
Il secondo problema grave è che si vuole convincere il lettore che l'esportazione del diritto del lavoro, così come si è sviluppato in Occidente fino agli anni '70, dai paesi ricchi ai paesi poveri sia la panacea per tutti i mali, sia dei primi che dei secondi.
La prima tesi è fattualmente poco credibile. Se c'era una disoccupazione del 10%, e se al Sud superava il 20%, se la disoccupazione tra i giovani era altissima, la colpa era proprio della rigidità del mercato del lavoro. Chiunque dia un'occhiata anche svogliata ai dati si rende conto che è bastato veramente poco, in termini di riforme, per trasformare un esercito di disoccupati e di lavoratori in nero (creato appunto dai sindacati e dal diritto del lavoro) in un esercito di lavoratori flessibili che perlomeno ora un lavoro, e un minimo di garanzie giuridiche, ce l'hanno. Di certo non è stato sufficiente, e condivido il punto dell'autore secondo cui la maggior parte della differenza l'hanno probabilmente fatta i lavoratori in nero che hanno finalmente ottenuto un contratto legale, ma sicuramente c'è stato un passo avanti: la scelta reale non è tra paradiso e precarietà, ma tra flessibilità e disoccupazione.
La seconda tesi è teoricamente infondata. Se il costo del lavoro in India salisse troppo, la competitività dell'India andrebbe a farsi benedire, i capitali andrebbero altrove, e i lavoratori indiani, oggi come tra trent'anni, continuerebbero a morire di fame. Se invece non fanno follie "sindacali", probabilmente riusciranno ad accumulare i capitali necessari a svilupparsi e ad accrescere la produttività e quindi i salari. Alla fine sarebbe molto più onesto dire "noi temiamo la concorrenza dei cinesi, e quindi i cinesi devono morire di fame", piuttosto che disegnare paradisi di carta avulsi dalla realtà.
Per il resto, alcuni dettagli come "gli investitori non possono chiedere ritorni sull'investimento del 20% se la crescita economica è del 3%" hanno un impatto trascurabile sul libro, però sono indicativi. Il fatto è che anche un'economia perfettamente stazionaria (crescita nulla) in cui occorre rinnovare il capitale investendo ogni anno ad esempio il 25% del prodotto annuo, e che per posticipare tali consumi ha bisogno di premiare il risparmiatore con un rendimento del 10% è del tutto concepibile*.
Più interessante dal punto di vista pratico è quando ci si lamenta che i fondi pensione chiedano rendimenti troppo elevati alle imprese, e che questi andrebbero soggetti a vincoli di impiego del capitale per evitare che i capitali vadano ai paesi poveri in cui le condizioni del lavoro (data la scarsità di capitali) non piacciono all'autore. Ma i fondi pensioni i rendimenti a chi li passano? Ai lavoratori, ovviamente. In sostanza, si dice che bisogna vincolare i capitali in modo che non avvantaggino i paesi poveri, così che continueranno a morire di fame, e in modo che rendano poco, così che le pensioni in futuro saranno inferiori.
Il libro mostra che l'analisi di un problema economico senza una teoria economica è impossibile. Tolta quest'ultima, infatti, rimane il wishful thinking. Il problema del wishful thinking è che il contenuto calorico delle buone intenzioni è nullo: i lavoratori si sfamano con le merci.
* Lo spiego meglio? Supponiamo che c'è un solo investimento, che dura un anno, e che rende in termini di produzione reale il 3%. Quindi investire 1 oggi darà 1.03 tra un anno. Il rendimento degli investimenti è dato dalla differenza tra lo 1.03 tra un anno e il valore attuale delle merci future, che dipende dal tasso di sconto (e quindi dalle preferenze temporali e dal rischio). Se ad esempio 1.03 merci tra un anno valgono oggi 0.9, avremo rendimenti degli investimenti del 15% circa. Che la crescita riduca il costo del risparmiare è verosimile, ma che sia necessaria a spiegare i rendimenti è falso.
categoria:economia, politiche sociali, giustizia sociale















