Interessantissimo articolo di un economista svedese di scuola Austriaca (Stefan Karlsson) sul mito svedese. L'articolo ripercorre la storia economica della Svezia sin dall'Ottocento.
Prima del 1850 circa, la Svezia era un paese povero. Negli anni '60 dell'Ottocento, però, vi furono diverse riforme di libero mercato e la Svezia entrò nella Rivoluzione Industriale. Inoltre, dal 1809 la Svezia non è stata invischiata in guerre, cosa che ha consentito al paese di evitare distruzione di uomini e mezzi su scala enorme negli ultimi 200 anni. Dal 1870 al 1950 il reddito pro-capite svedese crebbe a ritmi impressionanti, e la Svezia divenne un paese con reddito pro capite elevatissimo.
Negli anni '30 del XX secolo, però, il governo svedese imitò le politiche sociali interventiste dei vari Roosevelt, Mussolini, Hitler... i socialdemocratici volevano trasformare la Svezia in una "folkhem", un termine di origine fascista che significa "casa del popolo". Negli stessi anni, la Svezia iniziò un programma eugenetico che non sembra avesse molto da invidiare al suo omologo nazista.
Dagli anni '50 alla metà degli anni '70 le politiche si fecero via via più invasive, e la spesa pubblica superò il 50% del PIL nel 1975. Negli anni '70 si aggiunsero anche molte regolamentazioni anti-mercato (cioè, anti-libertà), e ulteriori tasse. Le ovvie nefaste conseguenze di tali politiche costrinsero il governo ad impiegare politiche di svalutazione monetaria, che causarono però elevati livelli di inflazione dei prezzi.
Il centrodestra riuscì alla fine addirittura a vincere le elezioni. Ma siccome era una maggioranza statalista e rissosa, persero subito dopo (ogni riferimento alla Casa della Libertà è ovviamente causale...).
Di svalutazione in svalutazione, l'inflazione continuò a crescere. La deregolamentazione del settore finanziario, necessaria ad aumentare l'efficienza in questo fondamentale mercato, amplificò l'effetto nefasto delle politiche inflazionistiche, accelerando ulteriormente l'inflazione, la svalutazione e le bolle speculative (immobili e mercati finanziari).
Per affrontare il problema, nel 1985 si eliminarono le politiche di controllo dei cambi, e le tasse cominciarono a diminuire. Siccome il boom generato dall'inflazione è un processo instabile che genera inevitabilmente depressioni, la Svezia entrò in recessione negli anni '90. A questo punto, le precarie condizioni del bilancio e della politica monetaria posero le condizioni per una forte instabilità nei cambi.
Minori tasse, minori controlli sui cambi, banche deregolamentate, privatizzazioni e deregolamnetazioni nei settori della vendita a dettaglio, delle telecomunicazioni e dei voli e la riduzione della spesa pubblica aiutarono l'economia a riprendersi.
Un aspetto molto interessante dell'articolo è quello relativo alla disoccupazione.
A proposito di come lo stato distrugge le famiglie, traduco letteralmente: "Inoltre, le casalinghe sono molto rare in Svezia. A causa degli incentivi creati dal sistema svedese di assistenza sociale, di ispirazione femminista, le madri in genere lasciano i loro bambini ai centri di assistenza giornaliera del governo. Anche se si crede che le madri che si curano dei propri bambini sono vittime dell'oppressione patriarcale, non si può negare che la cura dei bambini richiede molta fatica, e solo coloro che si occupano della cura dei bambini altrui sono considerati occupati. Spostando la cura dei bambini dalle famiglie al settore pubblico, il governo esagera ulteriormente il tasso di occupazione".
La disoccupazione ufficiale è del 5-5.5%. Questo dato non include molti che sono pagati per NON lavorare. Inoltre, molte persone che hanno avuto per lunghi periodi benefici di malattia non sono considerate disoccupate, anche se non lavorano. Basta questo per far aumentare all'8% la disoccupazione stimata. Se si sommano anche i prepensionamenti e altre forme di assistenza, come i lavori "socialmente (in)utili" pare si sfori il 25% (del resto, ci sono 540,000 prepensionati, contro circa 300,000 disoccupati ufficiali).
Inutile far notare che la disoccupazione tra gli stranieri, in linea con la solidarietà implicita nello "stato sociale", è superiore al 50%.
La situazione economica è migliorata negli ultimi anni, anche a causa di un cambiamento di politica economica: l'inflation targeting (una politica avvocata dai cosiddetti NUKE, new-keynesians).
Sfortunatamente, la deregolamentazione ha avvantaggiato così tanto i consumatori, riducendo i prezzi, che l'inflazione si è abbassata a livelli che fanno preoccupare i banchieri centrali. Per targetare l'inflazione, la massa monetaria cresce a ritmi superiori alla media europea (Maggio 2006: +11.5% di non so cosa, probabilmente M3). Stranamente, il boom economico inflazionistico avvantaggerà l'attuale governo, perchè si avvicinano le elezioni. Prima o poi, però, questa inflazione avrà effetti ciclici.
Penso si possa riassumere la situazione, citando di nuovo l'articolo: "L'intera storia dei successi del modello economico svedese è una frode".