giovedì, 30 aprile 2009
"In modern times the most generous use of such laws1 has been in the field of economic, health, and safety regulations, though it is not uncommon also to impose a stict criminal liability in areas having to do with the possession of narcotics, gambling apparatus, and prohibited liquors. Strict criminal liability has never achieved respectability in our2 law. ... There is however no mystery about the reason for their continued and perhaps expanding appearance in modern legislation: they serve mightily the convenience of the prosecutor. Their apparent injustice, he is likely to assure us, is removed by "selective enforcement." Though theoretically such laws are a trap for the innocent, it is only the real villains who are pursued in practice. As for them, their being brought to justice is greatly facilitated because the government in making out its case is relieved from aving to prove intent or fault, a particlarly difficult task when complicated regulatory measures are involved. ... The conveniences of what has been called "jawbone enforcement" - it might less charitably be called "enforcement by blackmail" - became widely known during the hectic days of World War II, when overworked administrators of complex economic regulations had to find some way of simplifying their task. ... Fortunately, influential and persuasive voices have recently3 been raised against this evil and the other abuses that go with strict criminal liability".

Lon Fuller, "The morality of law".

Al di là dei dettagli, di cui capisco poco, è sorprendente che non sia considerato autoevidente che i limiti al potere politico impliciti nelle garanzie processuali, nei vincoli alla forma del diritto, eccetera, servono ad assicurare la sicurezza dei cittadini dall'arbitrio dell'unica organizzazione con cui hanno a che fare quotidianamente che può mettere in pericolo la vita di decine di milioni di loro4. Quando si dice che c'è conflitto tra sicurezza e libertà si commette un'imprecisione: la libertà è la sicurezza (in questo caso ottenuta mediante diritti giuridici) dal potere. Non ci sarebbe bisogno di vincoli ai tribunali e ai legislatori se questi fossero onniscienti e infinitamente buoni, esattamente come non ci sarebbe bisogno del diritto penale5 in una società di angeli: ma siccome nessuna delle due ipotesi è vera, occorrono delle regole per difendersi dai criminali, dagli altri stati, e anche dal proprio stato. Come questo possa essere tradotto in "libertà vs sicurezza" non riesco a capire. Il trade-off semmai è tra efficacia nel contrastare il crimine ed efficacia nel contrastare gli abusi del potere: un trade-off tra due forme di sicurezza, quindi.

1 Strict criminal liability: quando qualcuno commette un reato penale senza avere colpa.

2 Quella americana.

3 Scritto nel 1964.

4 Il che suona retorico, però è banalmente vero.

5 La frase di Fuller non si riferisce al diritto penale nel senso "liberale" del termine, cioè alla punizione di chi viola i diritti altrui (life, liberty & property) con la forza o la frode. Si riferisce al processo di espansione del diritto penale che era servito - a partire dalla WWII, dice Fuller, ma immagino che si potrebbe partire dal New Deal, data l'epopea delle regolamentazioni - a imporre meglio i diktat di agenzie regolative e altre conseguenze dello sviluppo del "welfare-warfare State". Il mio ragionamento è più generale.
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categoria:usa , giustizia, liberalismo
giovedì, 05 febbraio 2009
Supponiamo che ad ogni crimine corrisponda un diritto di risarcimento verso la vittima, che quest'ultima può esigere dal criminale se riesce a prenderlo e a dimostrarne la colpevolezza, e che il diritto sia trasferibile.

Questo era più o meno il funzionamento dei sistemi penali originari in molte civiltà, e fino al Medioevo è stato abbastanza frequente nel Nord Europa. Con lo sviluppo dello stato moderno il Diritto Penale è passato dall'essere una componente del Diritto Privato ad essere una componente del Diritto Pubblico.

Libri come "The Enterprise of Law" di Bruce Benson mostrano come questa idea insuale possa essere utile per migliorare la situazione degli attuali sistemi penali. Io non ricordo molto bene il libro, che lessi quasi due anni fa, ma sono sicuro che gli argomenti che tratterò sono ispirati alla sua lettura.

Supponiamo che l'individuo C(riminale) provochi volontariamente delle lesioni ad un altro individuo, V(ittima), e che questo reato, date le lesioni subite da V, sia punito dall'ordinamento con un ammenda di 50,000€.

Se C viene preso e condannato, dovrà dare 50,000€ a V come risarcimento. Questo significa che V ha 50,000€ di incentivi materiali, e ovviamente tutti i naturali incentivi morali, per acciuffare C e portarlo davanti ad un tribunale, cercare le prove, e provocarne la condanna.

Il diritto al risarcimento è un diritto trasferibile: è del tutto pensabile che V, che magari è povero e non sa nulla di diritto, non abbia le conoscenze, le amicizie e i fondi per perseguire C. Ma ha una dote potenziale di 50,000€. Quello che potrebbe accadere in una società del genere è che V venda all'individuo P(rocuratore) il diritto di rifarsi su C, e P si occupi di trovare C, portarlo in tribunale, cercare le prove, farlo condannare, esigere il risarcimento.

Potrebbe accadere che V venda questo diritto a 30,000€, e che P abbia 20,000€ di incentivi a mandare avanti l'azione penale (probabilmente la probabilità di ottenere il risarcimento è un po' inferiore al 60%). Questo è un risultato più efficiente: garantisce che la specializzazione e la divisione del lavoro faccia cercare prove a chi sa cercarle, faccia cercare delinquenti a chi sa cercarli, e faccia gestire l'accusa a chi sa gestirla. In pratica, P potrebbe dare a (G)iustiziere il compito di cercare C, all'individuo S(scientifica) il compito di cercare le prove, e mantenere per sé solo l'azione penale in senso proprio. Si creerebbero agenzie specializzate che comprerebbero diritti e fornirebbero servizi di mercato dalle vittime per punire i colpevoli.

Questo sistema a me pare molto promettente, e molto più liberale del sistema attuale, dove le vittime pagano le tasse per pagare l'azione penale, il vitto e l'alloggio del delinquente, eccetera, senza prendere un euro (più o meno). In pratica, cornuti e mazziati (ovviamente le vittime guadagnano indirettamente dall'eventuale dissuasione che l'azione penale induce).

L'unico problema che mi è venuto in mente è il conflitto di interesse: se ho 5,000€ di interessi a punire chi commette una fattispecie di reato ridicola, come, per esempio, "guidare senza cinture di sicurezza", ho tutto l'interesse ad espandere a dismisura il diritto penale, rendendelo ipertrofico e autoritario; oppure, ho tutto l'interesse a corrompere la giuria (ovviamente è già così, non è che il sistema attuale è a prova di corruzione) per ottenere una condanna anche in assenza di prove.

Insomma: se si riesce a trovare un meccanismo che non stimoli la creazione di reati inesistenti (magari della grande famiglia dei "crimini senza vittime"), e che incentivi la ricerca della verità e non la ricerca a tutti i costi del colpevole, l'idea del Wehrgeld mi sembra veramente buona. Consentirebbe un uso efficiente delle risorse legate all'azione penale, dall'arresto alla condanna, e consentirebbe a tutti i poveri un accesso egalitario al processo penale, semplicemente vendendo i propri diritti di ricompensa.

La proliferazione di reati credo sia una conseguenza della legislazione e quindi un fenomeno relativamente recente. Di certo, se mettessimo il Wehrgeld oggi, prima di aver preso a colpi di accetta il Diritto Penale, ci sarebbe qualche problema. Un sistema di common law dove non si può creare una fattispecie di reato dall'oggi al domani, mista ad un sistema di giurie in concorrenza tra loro che premi la credibilità (chi pagherebbe per una giuria corrotta?) potrebbero risolvere il problema, ma la cosa si fa complicata*...

* Pare ci sia una sezione de "La ricchezza delle nazioni" di Adam Smith che dice che i tribunali inglesi funzionavano bene perché erano in concorrenza tra loro: tutti volevano attrarre cause e per farlo avevano bisogno di una solida reputazione e di bassi costi di servizio, probabilmente. Non ho capito come dovrebbe funzionare questo: diciamo che la domanda di giuria dovrebbe essere per i forcaioli da parte dell'accusa e per i lassisti da parte della difesa. Se la giuria è decisa dall'accusa si avranno troppe condanne, e se è decisa dalla difesa troppe assoluzioni. La soluzione ideale è che sia accusa che difesa debbano convergere su un tipo di giuria che prediliga i fatti, ma non ho mai capito come ciò si suppone accada.

PS Ecco cosa è il Wergeld.
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categoria:giustizia, libertarismo
martedì, 03 febbraio 2009
Vabbè. Nessuno capirà il riferimento del titolo*.

Diversi giorni fa cinque animali hanno violentato una ragazza vicino Roma. Il timore che se la cavino con pochi mesi di galera, data la disfunzionalità della giustizia italiana, è più che giustificato.

Un sistema funzionante dovrebbe cercare i colpevoli, controllare le prove (da quel che ho sentito sono schiaccianti, ma i processi servono proprio a verificare ciò) e condannare i criminali ad una pena il più vicino possibile al massimo. Per ragioni di law & economics - ma solo per queste+ - sono contrario all'ergastolo, e quasi mi dispiace esserlo (anche perché sono dell'idea che certi reati dovrebbero causare l'ostracismo dalla società, magari tramite lancio in paracadute in Amazzonia, come vorrebbe Hoppe per gli omosessuali e i democratici^).

In Italia si fa di più. Se qualcuno si sforza di mantenere la calma e di rispettare le regole processuali - non le conosco, ma dubito che il pestaggio faccia parte dell'ordinamento - viene "linciata" dall'indignazione di chi evidentemente reputa che il Codice Penale serva a sfogare il sadismo e non a togliere i criminali dalle strade, dissuaderli, compensare le vittime (allo stato attuale non è così, ma in molti ordinamenti giuridici primitivi i reati penali erano considerati danni alle vittime e non ad un'inesistente comunità pubblica), magari (ci credo poco, e ho anche qualche remora) rieducarli.

Mi riferisco al caso della deputata radicale Bernardini, che per aver adombrato la possibilità (tutt'altro che remota) che le carceri italiane non siano luoghi di soggiorno per criminali, ma luoghi di tortura e malversazioni illegali, ha ricevuto una valanga di mail del tipo: "Fai veramente schifo, ti auguro di essere stuprata da un branco di merde come quelle li, ma magari ti piace perche a quanto sei brutta e fai schifo non ti scopa nessuno troia del cazzo, ti auguro pure che ti venga un tumore al cervello (se possibile visto che materia grigia non ne hai molta), e che te ne vada quanto prima tra atroci sofferenze, pregheremo tutti perchè tu muoia. Crepa puttana di merda"

In un paese semicivilizzato, che inneggiava ai linciaggi mediatici (molto) e giudiziario (poco, visto che alla fine i colpevoli dimostrati sono stati una piccola parte) di Tangentopoli§ e alla fucilazione dell'amante di un ex Capo del Governo la cosa non mi stupisce. Mi fa schifo, anche se non quanto gli stupratori, ma non mi stupisce.

Che dire? Impariamo un po' di civiltà: "Excessive bail shall not be required, nor excessive fines imposed, nor cruel and unusual punishments inflicted". Ma forse basterebbe Cesare Beccaria.



* Serenity in Murder, un bel pezzo degli Slayer in "Divine Intervention" (il testo, come si confà agli Slayer, fa schifo)

+ Se si usa il massimo della pena per reati diversi dall'omicidio volontario, si crea un incentivo per i delinquenti a uccidere i testimoni e le loro vittime, così diminuisce la probabilità che vengano arrestati. Se invece la pena è inferiore al massimo, questo calcolo razionale è almeno in parte compensato dal fatto che la pena può peggiorare. Ovviamente si può compensare questo calcolo razionale anche modulando la pena (ad esempio, carcere duro o normale) o la probabilità di essere perseguiti (ma questo richiede di non massimizzare la probabilità di arrestare i non-omicidi, ed è mostruoso, soprattutto in questo caso).

^ Ci tengo a precisare che io non sono hoppiaceo.

§ In un paese civile dubito che si possa interrogare una persona per ore e tenerla in cella finché non fa nomi, senza uno straccio di prove, senza rispettare alcuna procedura, e usando le manette, le celle e i quotidiani nazionali come strumenti di tortura.

PS Qui c'è la lista delle mail. Non tutte sono incivili. Una è addirittura divertente: "Vai aff. te e Caino!". E vabbé, il mio senso dell'umorismo non è correlato con la mia approvazione ideologica...
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categoria:giustizia, politica interna, liberalismo
venerdì, 21 dicembre 2007
Una settimana fa ho avuto una segnalazione su un cittadino italiano detenuto in Marocco e arrestato in Pakistan, Abou Elkassim Britel. Non sono chiari i fatti, trattandosi forse di un arresto della CIA, non correttamente classificato come extraordinary rendition, cioè sequestro di persona di nascosto, in quanto avvenuto non contro la volontà del Paese ospitante. Difficile capire cosa, se, è successo, difficile distinguere il segnale dal rumore, cioè i fatti dalle illazioni, che possono provenire da qualsiasi fazione.

Però, in generale, in relazione alle garanzie giuridiche, c'è un problema in qualche modo legato alle discussioni sulle carceri di pochi giorni fa: il diritto pubblico, nella fattispecie le garanzie processuali del diritto penale, non esiste per fare un favore ai delinquenti: esiste per difendere la società dall'abuso della coercizione da parte delle autorità. Così mi sono ricordato di un paper del Cato, Power Surge:

"President Bush and his lawyers say that terrorists are “enemy combatants” and that enemy combatants are not entitled to the protections of the Bill of Rights. The defect in the president’s claim is circularity. A primary function of the trial process is to sort through conflicting evidence in order to find the truth. Anyone who assumes that a person who has merely been accused of being an unlawful combatant is, in fact, an enemy combatant, can understandably maintain that such a person is not entitled to the protection of our constitutional safeguards. The flaw, however, is that that argument begs the very question under consideration."

In poche parole, non ha logicamente senso restringere le garanzie processuali ai criminali, perchè essendo una persona considerabile colpevole soltanto dopo il processo, togliere queste agli accusati significa presupporli colpevoli prima che l'accusa stessa venga provata: in poche parole, le garanzie processuali si possono togliere, ma sia agli innocenti che ai colpevoli. Il due process of law serve proprio per accertare i fatti, se la colpevolezza fosse certa a priori, il processo non servirebbe a nulla.

Nel caso specifico non so che dire: fondamentalmente si tratta di un cittadino italiano detenuto all'estero, non di un extraordinary rendition. Però la restrizione delle garanzie giuridiche negli USA rimane, anche se l'esempio forse non c'entra nulla (odio le questioni di fatto, le teorie sono così belle e facilmente analizzabili, i fatti sono manipolabili a piacere!)... il paralogismo del "sono nemici (vel criminali vel delinquenti)... quindi il processo non serve (quasi)" invece, qualcosa c'entra...
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categoria:usa , giustizia
mercoledì, 19 dicembre 2007
Supponiamo che i criminali condannati possano decidere in quale carcere scontare la pena, e che le carceri non vengano finanziate tramite tasse, e quindi debbano finanziarsi grazie al lavoro dei detenuti stessi, che in parte, in un sistema penale basato sulla restituzione alle vittime anzichè sulla retribuzione dei carnefici, potrebbero anche essere costretti a lavorare per le vittime, oltre che per pagarsi vitto e alloggio.

Supponiamo che ci sia libera entrata nel mercato delle carceri, e che queste siano responsabili per le evasioni, dovendo risarcire le vittime dei danni compiuti dagli evasi, in modo da incentivarle a non essere troppo lassiste, e, nel caso di accordo tra criminale e carcere per inscenare un'evasione, i responsabili del carcere siano comunque punibili (ostacolando il tentativo di creare carceri per mafiosi gestiti da mafiosi).

In quest'ottica, la libertà ne giova perchè lo stato ha una funzione in meno; il contribuente ne giova perchè risparmia sulle tasse; l'efficienza economica ne giova perchè costi e benefici vengono gestiti dal mercato in maniera concorrenziale; la vittima ne giova perchè viene risarcita.

E i carcerati? Starebbero molto meglio.

Innanzitutto, a differenza dei lavori forzati, il cui scopo non è produrre ma punire, criminali e carcerieri hanno interesse a fare lavori produttivi, e quindi anche socialmente utili. Poi, è prevedibile che le carceri con condizioni di vita peggiori sarebbero automaticamente scartate dagli "inquilini". Eventuali inefficienze del mercato verrebbero corrette dalla concorrenza e dall'ingresso di nuove imprese: è infatti inverosimile che un criminale che produce 10€/h venga pagato con 1€/h, a meno che i costi fissi non siano 9€, ovviamente.

Essendo un mercato libero, nessuno può guadagnare tanto senza attirare la concorrenza, e le risorse produttive tendono ad essere pagate per il loro contributo marginale alla produzione e impiegate ove siano maggiormente utili. Ad esempio, un ingegnere in carcere per un attentato terroristico islamico potrebbe essere impiegato per progettare grattacieli (anche per far contento Dante col contrappasso) anzichè per spaccare le pietre col piccone, o per insegnare fluidodinamica (con tanto di teoremi dell'ebreo R. von Mises)...

Ovviamente, imparare mestieri e abituarsi a fare lavori utili è anche un buon modo per reintegrarsi in società: non è impensabile che un ex-carcerato diventi un dipendente della struttura carceraria, una volta sviluppato know-how nelle sue mansioni, o che comunque trovi una sua collocazione nella società (anche se ovviamente avrà seri problemi di reputazione). Un criminale socialmente reintegrato è verosimilmente meno pericoloso (ovviamente, ciò non vale per gli psicopatici, come nel caso dell'esempio precedente).

C'è un problema con la retribuzione, comunque: in un sistema basato su restituzione, chi paga la pena viene liberato, e quindi c'è un trade-off tra permanenza in carcere e produttività, che incentiva il criminale a lavorare. La scelta è tra lavorare di più e essere liberato prima o rimanere in carcere più a lungo e rilassarsi sull'amaca tra le quattro mura (per risparmiare sull'alloggio). In un sistema retributivo, invece, la pena è indipendente dal lavoro svolto. Ma, anche qui, il carcerato può scegliere il posto dove lo fanno lavorare di meno (per coprire solo i costi di gestione, cioè pagare vitto e alloggio) o, se non è l'ergastolo o ha figli, far arrivare un assegno mensile alla famiglia o farsi pagare una pensione, o farsi una reputazione con la beneficenza, eccetera*.

Inoltre c'è un vantaggio di trasparenza: le carceri che devono farsi pubblicità non possono rinchiudere i detenuti in un pozzo petrolifero come nel film di Cage e Travolta, perchè hanno una reputazione, da resort turistici per lavoratori forzati, da difendere. La probabilità di abusi probabilmente sarebbe molto minore che nel sistema attuale, soprattutto se la doppia morale del "posso picchiarti a sangue perchè sono un poliziotto e quindi al di sopra della legge" e "sono il giudice e ti tengo al fresco quanto mi pare" sparisse.

* Potrebbe darsi che un sistema in cui gran parte dei criminali viene reintegrata, non ci sono finti criminali in carcere perchè droga, azzardo e prostituzione non sarebbero punite, non ci sono luoghi pubblici dove i criminali possono mescolarsi nell'anonimato tra le persone "perbene", e la legittima difesa è considerata assolutamente normale... la retribuzione sarebbe quasi del tutto inutile, e la restituzione basterebbe. Reintegrare il reintegrabile ed escludere il recidivo dalla società, o semplicemente sparargli (nel caso sia legittima difesa) potrebbero bastare.
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categoria:giustizia, libertarismo
mercoledì, 24 ottobre 2007
(che non significa "prendi il tutù")

Rispetto per i diritti individuali e rispetto per i diritti collettivi delle minoranze non sono certamente la stessa cosa, soprattutto quando questi diritti collettivi, veri o presunti, includono il diritto dei mariti sardi di picchiare le proprie mogli, come nella recente sentenza di un tribunale in Germania.

Tempo fa dissi che c'era un modo semplicissimo per capire se un "moderato", nel senso di un tipo che parla con toni moderati, sia o meno un integralista: metterlo alle corde interrogandolo senza remore sui temi scottanti che differenziano le persone normali dagli integralisti.

Il Times m'ha copiato l'idea... ha posto 16 domande ai progressisti... per vedere se hanno principi o sono solo dei relativisti (parola che non significa nulla, a parte per intendere che non conoscono la risposta a certi problemi, come del resto non la conosce nessuno, solo che gli assolutisti fanno finta di conoscerla).

  1. E' tollerabile che i musulmani siano omofobici per via della loro cultura?
  2. E' giusto rendere illegali i matrimoni forzati per le donne?
  3. E' accettabile insistere che una donna indossi il velo?
  4. L'antisemitismo è una reazione legittima alla politica israeliana e americana?
  5. Si può permettere al regime di Ahmadinejad in Iran di acquisire la bomba nucleare?
  6. Puoi essere il difensore del popolo, se questo non ha alcuno strumento per liberarsi di te?
  7. Può essere giustificabile il carcere per i nemici politici?
  8. Al Qaeda si può considerare una legittima organizzazione di resistenza in Iraq?
  9. Ayan Hirsi Ali è troppo critica dell'Islam?
  10. Avrebbe dovuto il governo olandese farla espatriare per sicurezza?
  11. E' giusto che Salman Rushdie abbia scritto quello che ha scritto sul Corano nei Versetti Satanici?
  12. La libertà di parola, la libertà di radunarsi, la libertà di culto (e di ateismo) sono diritti umani universali?
  13. E' una tradizione culturale accettabile quella di condannare a morte gli apostati?
  14. Va bene bandire i membri di altre religioni da siti sacri come la Mecca?
  15. I delitti d'onore o le mutilazioni genitali femminili possono essere interpretate nel loro contesto "culturale"? 
  16. E' accettbile invocare la morte di vignettisti perchè le loro vignette non ti fanno ridere?

Le mie risposte da liberale estremista sono:

  1. No. Se per intolleranza si intende la coercizione.
  2. Sì. Un contratto forzato non è valido, mai.
  3. No. Se per "insistere" si intende la coercizione.
  4. No. Ma in questo caso gli integralisti islamici stanno in "buona" compagnia.
  5. Il pericolo evidente, ma nessun principio può dimostrare che alcuni possono e altri no.
  6. No. Non mi fido dei leader democratici, figuriamoci degli altri...
  7. No. A meno che non intendiamo riferirci a terroristi, e quindi a reati specifici contro cose e persone.
  8. No. E' una delle principali cause prossime di morti e instabilità.
  9. No. Non so chi sia, ma non esiste il "troppo critico".
  10. No. Al di là di come reagire ad una minaccia, il problema è la minaccia e non il minacciato.
  11. Sì. E' uno scrittore, scrive. Tutto qui.
  12. Sì.
  13. No.
  14. Sì. Decide il proprietario.
  15. No. L'omicidio è omicidio; la mutilazione è mutilazione*.
  16. No.

E a quegli utilitaristi che dicono che il diritto solo occasionalmente ha a che fare con la morale, che vadano a far ridere i polli...

Comunque, come progressista non vado male, ho sbagliato solo un paio di risposte...

Per l'originale, si veda qui.

* Ci si può chiedere lo stesso per la circoncisione. La differenza è che, a differenza della mutilazione di un braccio e del clitoride, non ha alcuna conseguenza invalidante per il soggetto (se non si sbagliano a tagliare).
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categoria:giustizia, islam, liberalismo
sabato, 27 maggio 2006

La aspettavo da mesi: la giustizia italiana si è finalmente decisa ad usare gli strumenti del codice penale per tappare la bocca ad un blogger, con una bella metrata di nastro isolante anti-libertà-di-espressione...

E' infatti arrivata la prima sentenza di diffamazione in primo grado per un blogger, come ci informa Liberista.

Non so di quale orrendo crimine si sia macchiato il Generale Zucov, autore del blog "Il Bolscevico Stanco": la news non lo riporta, e nel blog non ci sono tracce della storia.

Ancora una volta: li vogliamo eliminare o no i reati legati all'uso della cavità orale e delle tastiere? O vogliamo continuare ad avere la spada di Damocle di una serie di reati la cui unica raison d'etre è l'intimidazione dei cittadini?

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categoria:giustizia, politica interna, liberalismo
venerdì, 19 maggio 2006

La parola "Giustizia" indica due cose:

  • Un insieme di giudizi di valore su come dovrebbe essere l'ordine giuridico,
  • Un insieme di istituzioni che amministrano l'ordine giuridico.

L'uso della stessa parola per due concetti diversi ha provocato molte confusioni: i liberali non possono però commettere l'errore di non riuscire a concepire che le istituzioni della giustizia (cioè "giustizia" nella seconda accezione) possono essere ingiuste (nella prima accezione).

La parola "giustizia" e la parola "legge" sono state impiegate per difendere ogni tipo di abuso, prevaricazione e ingiustizia.

Un caso famoso di giustizia ingiusta viene oggi ricordato da Morningsinflorence: il caso Tortora.

Anch'io ritengo che la giornata di ieri, 18 Maggio, giorno della morte di Enzo Tortora, andrebbe consacrata al ricordo delle vittime della giustizia ingiusta.

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categoria:giustizia, liberalismo