venerdì, 21 dicembre 2007
Una settimana fa ho avuto una segnalazione su un cittadino italiano detenuto in Marocco e arrestato in Pakistan, Abou Elkassim Britel. Non sono chiari i fatti, trattandosi forse di un arresto della CIA, non correttamente classificato come extraordinary rendition, cioè sequestro di persona di nascosto, in quanto avvenuto non contro la volontà del Paese ospitante. Difficile capire cosa, se, è successo, difficile distinguere il segnale dal rumore, cioè i fatti dalle illazioni, che possono provenire da qualsiasi fazione.

Però, in generale, in relazione alle garanzie giuridiche, c'è un problema in qualche modo legato alle discussioni sulle carceri di pochi giorni fa: il diritto pubblico, nella fattispecie le garanzie processuali del diritto penale, non esiste per fare un favore ai delinquenti: esiste per difendere la società dall'abuso della coercizione da parte delle autorità. Così mi sono ricordato di un paper del Cato, Power Surge:

"President Bush and his lawyers say that terrorists are “enemy combatants” and that enemy combatants are not entitled to the protections of the Bill of Rights. The defect in the president’s claim is circularity. A primary function of the trial process is to sort through conflicting evidence in order to find the truth. Anyone who assumes that a person who has merely been accused of being an unlawful combatant is, in fact, an enemy combatant, can understandably maintain that such a person is not entitled to the protection of our constitutional safeguards. The flaw, however, is that that argument begs the very question under consideration."

In poche parole, non ha logicamente senso restringere le garanzie processuali ai criminali, perchè essendo una persona considerabile colpevole soltanto dopo il processo, togliere queste agli accusati significa presupporli colpevoli prima che l'accusa stessa venga provata: in poche parole, le garanzie processuali si possono togliere, ma sia agli innocenti che ai colpevoli. Il due process of law serve proprio per accertare i fatti, se la colpevolezza fosse certa a priori, il processo non servirebbe a nulla.

Nel caso specifico non so che dire: fondamentalmente si tratta di un cittadino italiano detenuto all'estero, non di un extraordinary rendition. Però la restrizione delle garanzie giuridiche negli USA rimane, anche se l'esempio forse non c'entra nulla (odio le questioni di fatto, le teorie sono così belle e facilmente analizzabili, i fatti sono manipolabili a piacere!)... il paralogismo del "sono nemici (vel criminali vel delinquenti)... quindi il processo non serve (quasi)" invece, qualcosa c'entra...
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categoria:usa , giustizia
mercoledì, 19 dicembre 2007
Supponiamo che i criminali condannati possano decidere in quale carcere scontare la pena, e che le carceri non vengano finanziate tramite tasse, e quindi debbano finanziarsi grazie al lavoro dei detenuti stessi, che in parte, in un sistema penale basato sulla restituzione alle vittime anzichè sulla retribuzione dei carnefici, potrebbero anche essere costretti a lavorare per le vittime, oltre che per pagarsi vitto e alloggio.

Supponiamo che ci sia libera entrata nel mercato delle carceri, e che queste siano responsabili per le evasioni, dovendo risarcire le vittime dei danni compiuti dagli evasi, in modo da incentivarle a non essere troppo lassiste, e, nel caso di accordo tra criminale e carcere per inscenare un'evasione, i responsabili del carcere siano comunque punibili (ostacolando il tentativo di creare carceri per mafiosi gestiti da mafiosi).

In quest'ottica, la libertà ne giova perchè lo stato ha una funzione in meno; il contribuente ne giova perchè risparmia sulle tasse; l'efficienza economica ne giova perchè costi e benefici vengono gestiti dal mercato in maniera concorrenziale; la vittima ne giova perchè viene risarcita.

E i carcerati? Starebbero molto meglio.

Innanzitutto, a differenza dei lavori forzati, il cui scopo non è produrre ma punire, criminali e carcerieri hanno interesse a fare lavori produttivi, e quindi anche socialmente utili. Poi, è prevedibile che le carceri con condizioni di vita peggiori sarebbero automaticamente scartate dagli "inquilini". Eventuali inefficienze del mercato verrebbero corrette dalla concorrenza e dall'ingresso di nuove imprese: è infatti inverosimile che un criminale che produce 10€/h venga pagato con 1€/h, a meno che i costi fissi non siano 9€, ovviamente.

Essendo un mercato libero, nessuno può guadagnare tanto senza attirare la concorrenza, e le risorse produttive tendono ad essere pagate per il loro contributo marginale alla produzione e impiegate ove siano maggiormente utili. Ad esempio, un ingegnere in carcere per un attentato terroristico islamico potrebbe essere impiegato per progettare grattacieli (anche per far contento Dante col contrappasso) anzichè per spaccare le pietre col piccone, o per insegnare fluidodinamica (con tanto di teoremi dell'ebreo R. von Mises)...

Ovviamente, imparare mestieri e abituarsi a fare lavori utili è anche un buon modo per reintegrarsi in società: non è impensabile che un ex-carcerato diventi un dipendente della struttura carceraria, una volta sviluppato know-how nelle sue mansioni, o che comunque trovi una sua collocazione nella società (anche se ovviamente avrà seri problemi di reputazione). Un criminale socialmente reintegrato è verosimilmente meno pericoloso (ovviamente, ciò non vale per gli psicopatici, come nel caso dell'esempio precedente).

C'è un problema con la retribuzione, comunque: in un sistema basato su restituzione, chi paga la pena viene liberato, e quindi c'è un trade-off tra permanenza in carcere e produttività, che incentiva il criminale a lavorare. La scelta è tra lavorare di più e essere liberato prima o rimanere in carcere più a lungo e rilassarsi sull'amaca tra le quattro mura (per risparmiare sull'alloggio). In un sistema retributivo, invece, la pena è indipendente dal lavoro svolto. Ma, anche qui, il carcerato può scegliere il posto dove lo fanno lavorare di meno (per coprire solo i costi di gestione, cioè pagare vitto e alloggio) o, se non è l'ergastolo o ha figli, far arrivare un assegno mensile alla famiglia o farsi pagare una pensione, o farsi una reputazione con la beneficenza, eccetera*.

Inoltre c'è un vantaggio di trasparenza: le carceri che devono farsi pubblicità non possono rinchiudere i detenuti in un pozzo petrolifero come nel film di Cage e Travolta, perchè hanno una reputazione, da resort turistici per lavoratori forzati, da difendere. La probabilità di abusi probabilmente sarebbe molto minore che nel sistema attuale, soprattutto se la doppia morale del "posso picchiarti a sangue perchè sono un poliziotto e quindi al di sopra della legge" e "sono il giudice e ti tengo al fresco quanto mi pare" sparisse.

* Potrebbe darsi che un sistema in cui gran parte dei criminali viene reintegrata, non ci sono finti criminali in carcere perchè droga, azzardo e prostituzione non sarebbero punite, non ci sono luoghi pubblici dove i criminali possono mescolarsi nell'anonimato tra le persone "perbene", e la legittima difesa è considerata assolutamente normale... la retribuzione sarebbe quasi del tutto inutile, e la restituzione basterebbe. Reintegrare il reintegrabile ed escludere il recidivo dalla società, o semplicemente sparargli (nel caso sia legittima difesa) potrebbero bastare.
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categoria:giustizia, libertarismo
mercoledì, 24 ottobre 2007
(che non significa "prendi il tutù")

Rispetto per i diritti individuali e rispetto per i diritti collettivi delle minoranze non sono certamente la stessa cosa, soprattutto quando questi diritti collettivi, veri o presunti, includono il diritto dei mariti sardi di picchiare le proprie mogli, come nella recente sentenza di un tribunale in Germania.

Tempo fa dissi che c'era un modo semplicissimo per capire se un "moderato", nel senso di un tipo che parla con toni moderati, sia o meno un integralista: metterlo alle corde interrogandolo senza remore sui temi scottanti che differenziano le persone normali dagli integralisti.

Il Times m'ha copiato l'idea... ha posto 16 domande ai progressisti... per vedere se hanno principi o sono solo dei relativisti (parola che non significa nulla, a parte per intendere che non conoscono la risposta a certi problemi, come del resto non la conosce nessuno, solo che gli assolutisti fanno finta di conoscerla).

  1. E' tollerabile che i musulmani siano omofobici per via della loro cultura?
  2. E' giusto rendere illegali i matrimoni forzati per le donne?
  3. E' accettabile insistere che una donna indossi il velo?
  4. L'antisemitismo è una reazione legittima alla politica israeliana e americana?
  5. Si può permettere al regime di Ahmadinejad in Iran di acquisire la bomba nucleare?
  6. Puoi essere il difensore del popolo, se questo non ha alcuno strumento per liberarsi di te?
  7. Può essere giustificabile il carcere per i nemici politici?
  8. Al Qaeda si può considerare una legittima organizzazione di resistenza in Iraq?
  9. Ayan Hirsi Ali è troppo critica dell'Islam?
  10. Avrebbe dovuto il governo olandese farla espatriare per sicurezza?
  11. E' giusto che Salman Rushdie abbia scritto quello che ha scritto sul Corano nei Versetti Satanici?
  12. La libertà di parola, la libertà di radunarsi, la libertà di culto (e di ateismo) sono diritti umani universali?
  13. E' una tradizione culturale accettabile quella di condannare a morte gli apostati?
  14. Va bene bandire i membri di altre religioni da siti sacri come la Mecca?
  15. I delitti d'onore o le mutilazioni genitali femminili possono essere interpretate nel loro contesto "culturale"? 
  16. E' accettbile invocare la morte di vignettisti perchè le loro vignette non ti fanno ridere?

Le mie risposte da liberale estremista sono:

  1. No. Se per intolleranza si intende la coercizione.
  2. Sì. Un contratto forzato non è valido, mai.
  3. No. Se per "insistere" si intende la coercizione.
  4. No. Ma in questo caso gli integralisti islamici stanno in "buona" compagnia.
  5. Il pericolo evidente, ma nessun principio può dimostrare che alcuni possono e altri no.
  6. No. Non mi fido dei leader democratici, figuriamoci degli altri...
  7. No. A meno che non intendiamo riferirci a terroristi, e quindi a reati specifici contro cose e persone.
  8. No. E' una delle principali cause prossime di morti e instabilità.
  9. No. Non so chi sia, ma non esiste il "troppo critico".
  10. No. Al di là di come reagire ad una minaccia, il problema è la minaccia e non il minacciato.
  11. Sì. E' uno scrittore, scrive. Tutto qui.
  12. Sì.
  13. No.
  14. Sì. Decide il proprietario.
  15. No. L'omicidio è omicidio; la mutilazione è mutilazione*.
  16. No.

E a quegli utilitaristi che dicono che il diritto solo occasionalmente ha a che fare con la morale, che vadano a far ridere i polli...

Comunque, come progressista non vado male, ho sbagliato solo un paio di risposte...

Per l'originale, si veda qui.

* Ci si può chiedere lo stesso per la circoncisione. La differenza è che, a differenza della mutilazione di un braccio e del clitoride, non ha alcuna conseguenza invalidante per il soggetto (se non si sbagliano a tagliare).
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categoria:giustizia, islam, liberalismo
sabato, 27 maggio 2006

La aspettavo da mesi: la giustizia italiana si è finalmente decisa ad usare gli strumenti del codice penale per tappare la bocca ad un blogger, con una bella metrata di nastro isolante anti-libertà-di-espressione...

E' infatti arrivata la prima sentenza di diffamazione in primo grado per un blogger, come ci informa Liberista.

Non so di quale orrendo crimine si sia macchiato il Generale Zucov, autore del blog "Il Bolscevico Stanco": la news non lo riporta, e nel blog non ci sono tracce della storia.

Ancora una volta: li vogliamo eliminare o no i reati legati all'uso della cavità orale e delle tastiere? O vogliamo continuare ad avere la spada di Damocle di una serie di reati la cui unica raison d'etre è l'intimidazione dei cittadini?

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categoria:giustizia, politica interna, liberalismo
venerdì, 19 maggio 2006

La parola "Giustizia" indica due cose:

  • Un insieme di giudizi di valore su come dovrebbe essere l'ordine giuridico,
  • Un insieme di istituzioni che amministrano l'ordine giuridico.

L'uso della stessa parola per due concetti diversi ha provocato molte confusioni: i liberali non possono però commettere l'errore di non riuscire a concepire che le istituzioni della giustizia (cioè "giustizia" nella seconda accezione) possono essere ingiuste (nella prima accezione).

La parola "giustizia" e la parola "legge" sono state impiegate per difendere ogni tipo di abuso, prevaricazione e ingiustizia.

Un caso famoso di giustizia ingiusta viene oggi ricordato da Morningsinflorence: il caso Tortora.

Anch'io ritengo che la giornata di ieri, 18 Maggio, giorno della morte di Enzo Tortora, andrebbe consacrata al ricordo delle vittime della giustizia ingiusta.

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categoria:giustizia, liberalismo