Il giusnaturalismo libertario
I ragionamenti di Rothbard e Hoppe presuppongono giudizi di valore e quindi non sono fondati sulla pura ragione. Nella fattispecie, il ragionamento di Rothbard parte da due assiomi etici: che le norme devono essere uguali per tutti, perché l’alternativa è la “moralità degli Hohenzollern” dell’”io comando tu obbedisci” (assioma di isonomia), e che devono essere compatibili con la sopravvivenza della specie umana (assioma di sopravvivenza). Lo status logico di questi due assiomi è evidente: sono giudizi di valore, e in quanto tale arbitrari. Il ragionamento di Hoppe soffre dello stesso problema.
Entrambe le linee di argomentazione hanno almeno un’ulteriore problema: tendono a considerare il diritto solo sotto forma di norme generali, e questo è un ulteriore giudizio di valore. Si consideri l’argomento di Rothbard secondo cui una volta che una proprietà è “trasformata col lavoro” allora non può essere più espropriata: in realtà è possibile concepire innumerevoli regole, ed eccezioni a regole, riguardo questo principio, che non violano né il principio di isonomia né quello di sopravvivenza (e infatti siamo vivi pur senza esserlo in una società libertaria). Rothbard si limita a criticare il comunismo in base al giudizio di valore che la legge deve essere compatibile con la sopravvivenza della società, e l’elitismo in base al giudizio di valore che la legge deve essere uguale per tutti. Ad esempio, “ogni venti anni la terra si ridistribuisce mediante il lancio del dado”, “una terra lasciata incolta diventa res nullius dopo tot anni”, “l’uso delle miniere di columbite-tantalite è deciso dall’ONU”, “ogni anno bisogna dare l’otto per mille della rendita fondiaria ai poveri”. Tutte queste teorie non sono incompatibili con gli assiomi di sopravvivenza ad ed isonomia.
L’economista Buiter diceva tempo fa riguardo la politica monetaria che è errato non accettare una soluzione temporanea solo perché una tale soluzione non ha senso nel lungo termine: è possibile prendere un’aspirina se si ha la febbre, anche se non cura la febbre. Idem per la visione del diritto di Rothbard e Hoppe: nel mondo di Crusoe e Venerdì che considerano c’è spazio solo per norme semplici e senza eccezioni, e nell’insieme di tali ordinamenti giuridici, che contiene solo tre elementi (comunismo, elitismo e libertarismo), scelgono il terzo in base ai due principi etici di cui sopra.
Può anche piacere, sul piano normativo, il sistema ideologico che così si viene a creare, ma quel che conta per il nostro argomento è che si basa su assiomi arbitrari. Se una persona volesse l’egalitarismo, ad esempio, potrebbe benissimo violare i due principi di cui sopra, e di certo non farebbe nulla di irrazionale. Ma se non è irrazionale, non è la ragione a dover, e a poter, decidere cosa è giusto: siamo noi.
Rothbard, “The ethics of liberty”: “Let us set aside for a moment the corollary but more complex case of tangible property, and concentrate on the question of a man's ownership rights to his own body. Here there are two alternatives: either we may lay down a rule that each man should be permitted (i.e. have the right to) the full ownership of his own body, or we may rule that he may not have such complete ownership. If he does, then we have the libertarian natural law for a free society as treated above. But if he does not, if each man is not entitled to full and 100 percent self ownership, then what does this imply? It implies either one of two conditions: (1) the "communist" one of Universal and Equal Other ownership, or (2) Partial Ownership of One Group by Another-a system of rule by one class over another. These are the only logical alternatives to a state of 100 percent self-ownership for all. Let us consider alternative (2); here, one person or group of persons, G, are entitled to own not only themselves but also the remainder of society, R. But, apart from many other problems and difficulties with this kind of system, we cannot here have a universal or natural-law ethic for the human race. … What then of alternative (I)? …Can we picture a world in which no man is free to take any action whatsoever without prior approval by everyone else in society? Clearly no man would be able to do anything, and the human race would quickly perish.”
Hoppe, “The ethics and economics of private property”: “Whether or not persons have any rights and, if so, which ones, can only be decided in the course of argumentation (propositional exchange). Justification - proof, conjecture, refutation - is argumentative justification. Anyone who denied this proposition would become involved in a performative contradiction because his denial would itself constitute an argument. … From the undeniable acceptance - the axiomatic status - of this apriori of argumentation, two equally necessary conclusions follow. ... By implication, only if both parties in a conflict are capable of engaging in argumentation with one another, can one speak of a moral problem and is the question of whether or not there exists a solution to it a meaningful question. ... Argumentation between Crusoe and Friday requires that both have, and mutually recognize each other as having, exclusive control over their respective bodies (their brain, vocal chords, etc.) as well as the standing room occupied by their bodies. ... Furthermore, it would be equally impossible to engage in argumentation and rely on the propositional force of one’s arguments if one were not allowed to own (exclusively control) other scarce means (besides one’s body and its standing room). If one did not have such a right, then we would all immediately perish and the problem of justifying rules - as well as any other human problem - would simply not exist.”
Il relativismo etico
Se l’uomo per sua natura deve scegliere, necessariamente dovrà scegliere in base a determinati giudizi di valore. Se due persone entrano in conflitto perché le loro rispettive azioni sono incompatibili, necessariamente almeno una delle due intenzioni individuali deve fallire.
Il relativismo etico è l’illusione che si possa non scegliere, ma come disse un funzionario inglese ad un suddito indiano, “voi avete l’abitudine di costruire una pira per bruciarci le vedove, noi abbiamo l’abitudine di costruire una forca ed ammazzarci gli assassini delle vedove”. Il relativismo etico non ha nulla da dire a riguardo, come del resto a riguardo di qualsiasi azione di qualsiasi individuo: rifiutandosi di decidere, è del tutto sterile.
È fallace la logica di chi, dall’impossibilità di fondare su base razionale una morale, deriva che ogni cosa va bene, “anything goes”: questo argomento è usato sia, con favore, dai relativisti, sia, criticamente, dagli “assolutisti”, ma è sbagliato. Il relativismo coerente non dice che bisogna preferire “alcool droga e rock ‘n roll” ad una vita più sana: non dice nulla, e basta.
La legge del più forte
La legge del più forte è frutto di un altro non sequitur: siccome è ovvio che il diritto vigente è tale in quanto forte, visto che è impossibile che qualcosa si imponga per la sua debolezza, si vuole dedurre da ciò che la forza è l’unica cosa che conta per determinare il diritto.
In realtà, la forza è un’azione umana, e l’azione umana è sempre orientata ad un obiettivo e richiede giudizi di valore: dietro la forza c’è sempre un insieme di giudizi di valore che muove le azioni degli individui coinvolti. Dire che la legge è la legge del più forte non affronta la questione centrale in cui invece necessariamente si imbatte ogni homo agens: a quale causa devo dare il mio contributo, magari infinitesimo? La forza ha sempre origine nelle idee: è l’obbedienza delle masse che crea le basi per ogni sistema di potere, come del resto affermato da la Boetie già nel XVI secolo.