Daisy Miller fa finta di non capire la distinzione tra morale e diritto, così ho scritto un post a riguardo. La distinzione tra morale e diritto è molto semplice (per un liberale), anche se mi rendo conto che per un cattolico, come per un socialista o un conservatore, è difficile.
(1) Tecnicamente la morale e il diritto sono giudizi di valore. Esattamente come ontologicamente "uccidere tutti gli ebrei" e "aiutare le vecchiette ad attraversare la strada" sono sempre giudizi morali, dire che una cosa è giusta, dire che è lecita, dire che è buona, dire che è bella è sempre un giudizio di valore.
(2) Dato il peculiare ruolo che ha il diritto in una società, possiamo dire che il diritto ha una peculiarità: riguarda l'uso della coercizione. Quando io dico che una cosa è un mio diritto, intendo dire che ho il diritto di difenderla o di farla difendere dalle istituzioni. Dichiarare una cosa illegale significa che è lecito usare la coercizione contro chi la fa. Insomma: il diritto è l'insieme dei giudizi di valore vigenti in una società relativi all'uso della forza.
(3) Per un liberale, l'uso della forza è legittimo in pratica solo per autodifesa. Se cioè la controparte lede la mia vita, la mia libertà o la mia proprietà contro la mia volontà, io ho il diritto di difendermi o farmi difendere. Ad esempio, la posizione liberale ortodossa sull'eutanasia è che una persona ha il diritto di decidere della propria vita, a differenza della posizione cattolica che è "Welby deve soffrire così la mia coscienza è a posto" (semplificando le cose).
(4) La linea di distinzione tra morale e diritto è soggettiva. Ad esempio, nell'Islam l'apostasia è un problema giuridico, in quanto infatti è punita con la morte. Nell'Occidente non è neanche un problema morale, perché ce ne sbattiamo altamente, ma di certo non è giuridico.
(5) Per i socialisti, i conservatori e i cattolici l'ambito del diritto è in genere pressoché illimitato: può essere giuridicamente rilevante essere valdesi (la discriminazione contro di loro fu eliminata dallo Statuto Albertino), lo stato deve redistribuire la ricchezza, lo stato deve rapire i giovani e farli diventare bravi soldati (sempre per semplificare).
(6) Anni fa ci un dibattito sulla neutralità del libertarismo, in cui un tizio attaccava i libertari dicendo che non è vero che i libertari sono eticamente neutrali. Ma è ovvio: nessuna ideologia può essere eticamente neutrale, perché sono tutte fondate su giudizi di valore.
(7) En passant, il porre standard irraggiungibili e criticare gli altri per non essere all'altezza degli standard è uno stratagemma argomentativo molto frequente. Ad esempio, il giusnaturalista / assolutista etico / positivista dirà "il tuo sistema filosofico non dice cosa è lecito / giusto / vero e lascia le persone senza guida". La risposta corretta è "Il tuo sistema filosofico fa finta di aver risolto questi problemi, ma visto alla luce del tuo stesso standard è fallace, perché parli di razionalità senza poter essere perfettamente razionale". In queste situazioni la risposta filosofica ottima è abbassare gli standard.
(8) Il liberalismo e il libertarismo hanno in realtà una caratteristica di "massima neutralità", se così vogliamo dire: ogni stile di vita, religione, opinione, gusto è legittimo, purché sia compatibile con i diritti di proprietà altrui. In pratica, mentre per vivere bene in una teocrazia cattolica bisogna essere cattolici, oppure si è costretti a sorbirsi i sermoni, si è giuridicamente inferiori, si è bruciati sul rogo oppure si vive in un ghetto (esempi storici ovvi), in un paese liberale non serve avere determinate opinioni in ogni ambito, basta essere d'accordo sulla "limitata" utilizzabilità della coercizione, ed essere moralmente in grado di coordinarsi e di cooperare con i propri simili.
(9) Una distinzione interessante tra giudizi di valore può essere di tre livelli. I valori che riguardano la coercizione riguardano il diritto. I valori che una persona rispettosa di sé e degli altri ritiene importanti per una buona vita, ma che non riguardano la coercizione, sono la morale (rispetto, responsabilità, lungimiranza, ragionevolezza...). I valori che sono puramente privati e che non si ritengono socialmente rilevanti formano l'estetica (non ritengo che una persona sia irresponsabile se ascolta Gigi D'Alessio anziché i Monstrosity). La distinzione è soggettiva: per un libertino la morale è minimale, per un liberale è minimale il diritto (la distinzione è fondamentale).