Dopo una laurea di primo livello, una di secondo e un dottorato in Ingegneria non potevo smettere di fare esami perché ormai è un'abitudine. Così mi sono iscritto ad un corso di un anno alla LSE, livello undergraduate, facendo gli esami di microeconomia, macroeconomia, econometria e finanza quantitativa.
Oggi ho dato l'ultimo, e anche se saprò solo tra due mesi i risultati, sono moderatamente ottimista, visto che ad occhio a tutti e quattro gli esami ho fatto tutto tranne, in un paio di casi, qualche dettaglio. C'è da dire che non sono abituato ad esami chiacchierosi e poco matematici, quindi magari avrò perso qualche punto per aver parlato troppo o troppo poco, magari mi è sfuggito qua e là un dettaglio importante, eccetera. Oggi stavo dimenticando di scrivere l'"equazione" per la funzione di distribuzione empirica, che è così banale che non pensavo fosse importante (prima di ricordare i "consigli per l'esame"). Così ho scritto l'equazione, che diceva che la probabilità che x sia minore di a è considerata pari al numero di realizzazioni di x minori di a diviso per il numero di punti.
Il corso è forse inutile, a meno che non si voglia fare un master serio in economia e finanza, cosa che non ho il tempo per fare. In ogni caso, l'economia mi piace e ho imparato qualcosa di divertente, come fare backtesting condizionato di un modello Value-at-Risk stimando parametri di modelli di Markov.
Le facoltà di Economia funzionano molto diversamente da quelle di Ingegneria: da noi (Ingegneria) le basi che si danno sono solide, e si tende a fornire più basi di quante se ne usino (sto ancora cercando di capire cosa ci farò mai con la teoria dei tensori lineari, visto che si usano solo in meccanica, che io sappia, e forse anche in elettromagnetismo).
La cosa è schizofrenica perché l'economia avanzata è quantitativa tanto quanto l'ingegneria: per capire un modello di ciclo economico reale bisogna studiare equazioni funzionali, processi stocastici, condizioni di ottimalità intertemporali, punti fissi di funzioni non lineari... il risultato è, immagino, che il pover studente post-graduate di economia deve farsi (magari da solo) un corso avanzato di analisi matematica, statistica e algebra lineare nell'intermezzo tra laurea di primo livello e inizio dei corsi specialistici.
Gli esami undergraduate che ho fatto si dividono in tre categorie: i così banali da essere completamente inutili (macroeconomia), i semplici ma interessanti, e più o meno facilmente approfondibili a livello avanzato (microeconomia ed econometria) e più o meno del tutto incomprensibili senza un'adeguata base (finanza quantitativa): poco male, io le basi le avevo.
Un po' di riflessioni seguiranno sui vari corsi. Però mi chiedo: fare corsi senza avere le basi, o corsi introduttivi che non forniscono la base per corsi avanzati, non è un modo di procedere che mi sembra abbia molto senso. Probabilmente però è anche la colpa della divisione tra undergraduate e graduate: i primi sono un'estensione del liceo che poco ha a che fare con l'università. Ne deduco che probabilmente anche Ingegneria farà la stessa fine, per via del 3+2.
Un ingegnere e un economista laureati secondo me si distinguono per queste cose:
1. Il primo sa leggere la letteratura accademica della sua materia, il secondo potrebbe avere seri problemi, se è undergrad;
2. Il primo, da undergrad, studia cose che poi studierà meglio dopo; il secondo, da undergrad, studia altro (soprattutto a macroeconomia);
3. Il primo ha più basi di quante gliene servono; il secondo deve transustanziarsi per passare da undergrad a postgrad, e potrebbe avere problemi anche con alcuni corsi undegrad (come finanza quantitativa).
4. Entrambi, se vedono un mercato, è molto probabile che non ci capiscano nulla; il secondo forse si salva a livello postgrad, ma immagino che con tutta la fatica di studiare statistica e analisi non avrà tempo per dedicarsi all'economia.
5. Il primo vedrò i suoi compagni morire al primo anno, con analisi e fisica; il secondo - che probabilmente ha anche anticorpi più deboli - può arrivare ad un "degree" undergrad senza porsi questioni complicate sulla densità dei numeri razionali (altra cosa che non so a cosa mi servirà mai); poi, tra terzo e quarto anno, quando sta per morire, ha già un titolo per andare a lavorare.