Retore mi ha chiesto un commento all'articolo di Nico Valerio "Siamo per il mercato? Allora vendiamoci mogli, figlie e sorelle".
Mi sono sforzato di non essere inutilmente sarcastico. Forse non mi sono impegnato abbastanza, ma ho fatto del mio meglio
Il titolo rivela una certa confusione concettuale, e proprio sui principi più elementari del liberalismo: mogli, figlie e sorelle non sono, infatti, proprietà di nessuno, se non di loro stesse, quindi non si vede cosa ci sia da vendere. Questa confusione tra mercificazione e liberalismo è un artificio retorico che Valerio usa per evitare di argomentare le sue tesi.
1. "Gli Stati Uniti sono ritenuti uno dei Paesi maggiormente liberisti e fautori dell'iniziativa privata al mondo"
Un po' per colpa dei nazisti, un po' per colpa dei comunisti, il binomio libertà-USA sembra solido come una roccia. Inutile dire che è quasi del tutto infondato.
Che gli USA abbiano avuto i loro Jefferson e i loro Mencken non lo nego. Che abbiano anche avuto, e soprattutto, i loro Hamilton, i loro F. D. Roosevelt, i loro Greenspan e i loro G. W. Bush e statalisti similari è ancora più evidente, purtroppo.
Per dirlo in termini più semplici: rispetto all'Europa Continentale, solo un gulag può sembrare illiberale. Questo non significa che gli USA siano l'apoteosi del liberalismo, visto e considerato anche che, in almeno un ambito, la politica monetaria, sono addirittura più socialisti di noi.
2. "Eppure, hanno una presenza di organizzazioni pubbliche e servizi inquisitorii e repressivi di grande efficienza e severità"
Sull'efficacia di organizzazioni inquisitorie come la FDA non mi pronuncio. Ha sicuramente tutti i numeri per essere un lupanare di corrotti, visto l'importante peso politico di questa congrega di burocrati.
E' il legame tra le proposizioni "c'è negli USA" e "è liberale" che è assurdo. La schiavitù, la segregazione razziale, il New Deal, le affirmative action e altro sterco statalista sono cose americane, ad esempio. Forse più del cheeseburger.
3. "dove ci sono tutte le libertà, si sa, ci sono anche tutti i limiti possibili. Anzi, ad ogni libertà corrispondono dei limiti molto severi"
Il "dove" si riferisce agli USA, probabilmente. Comunque, questa affermazione è banale: anche il più infantile degli anarco-capitalisti sa che i limiti della libertà esistono, e sono rappresentati, guarda caso, proprio dai diritti di proprietà privati. Ma, se si esplicitasse questa ovvietà, il discorso di Valerio salterebbe.
4. "il mercato libero è accompagnato e temperato, in un tutt'uno razionale"
Razionale? Prima la FDA era efficiente perchè era la FDA. Ed era liberale perchè americana, ovviamente. Ora abbiamo che il temperamento del mercato forma un mistico "tutt'uno razionale". Mi sfugge qualcosa.
5. "Sono le forme, le regole, i diritti, insomma i famosi "limiti liberali", che trasformano l'anarchismo barbarico dei nostri progenitori nel raffinato liberalismo di oggi"
La libertà non è licenza... Locke, "Secondo Trattato"... è l'ABC del liberalismo... la cosa è così ovvia che non si capisce chi si sta criticando... c'è qualche liberale che lo nega?
6. "sta avendo un notevole seguito nel Centro-destra [...] un forte pamphlet di Novello Papafava in cui si teorizza che la cosa più efficace per la conservazione della natura sarebbe semplicemente... privatizzarla."
Il pamphlet, in realtà, è un libro. E pure ben scritto. E interessante. E argomentato. Bene. A differenza dell'articolo di Valerio.
7. "i neocatecumeni mercatisti all'ultimo sangue se la prendono con l'ambiente, cioè con le nostre radici culturali, quella Natura che insieme con l'Arte rappresenta la nostra vera, unica, immagine di popolo, la nostra inimitabile identità"
"Blut und boden", come dicevano i... nazisti. Cosa c'entri con le privatizzazioni non è spiegato. Il neocatecumeno del mercatismo (la stessa parola con cui Tremonti difende il suo protezionismo illiberale), al secolo Happytrails, cosa avrà fatto mai di male?
8. "subdola invenzione della ecologia di mercato"
Potrebbe sembrare che questo mio articolo sia troppo aggressivo. E non si tratta, in genere, del mio stile. Ma è l'articolo di Valerio che mi irrita.
Non si mostra un solo argomento che è uno, contro i liberali veri (come Novello Papafava, il cui libro - pamphlet, nella terminologia valeriana - "Proprietari di sè e della natura", Liberilibri è estremamente interessante).
Non riesco a concepire che chi non riesce a introdurre un solo argomento in un intero articolo si possa permettere di dare del superficiale, del volgare, del cretino e del pamphlettista a qualcun'altro. E senza neanche sognarsi di analizzarne le tesi. Che rimangono salde e nascoste dietro una valanga di ingiurie e di sproloqui.
9. "per una società - soprattutto se liberale, cioè evoluta - non tutto è commerciabile, non tutto è vendibile e acquistabile"
Ma dai... ma non mi dire... e sono proprio sicuro che Papafava ha usato proprio questo argomento: tutto deve essere mercificato. Non avrà certo detto che la proprietà pubblica è fonte di inefficienze ed esternalità, che le privatizzazioni possono risolvere il problema della tragedy of the commons, che la proprietà privata può essere la soluzione a molti problemi ambientali...
State certi che nel libro di Papafava c'è scritto solo che dovete vendervi vostra madre, magari a tranci al mercato rionale. Questo è quello che si deduce dalle sottili argomentazioni di Valerio, perlomeno.
10. "il Parco nacque come privato per poi diventare pubblico. Un gruppo di volenterosi mecenati prese in affitto dai Comuni, privatamente, un terzo dell'attuale Parco, che poi fu ingrandito ed eretto a Ente pubblico"
Assurdo. Valerio dimostra che il libero mercato può creare aree protette, magari con qualche campagna di sensibilizzazione, e... quindi dov'è il ragionamento? Dov'è lo sfruttamento arbitrario e mercificatorio della natura di cui si parlava prima? Cavolo, ora abbiamo pure le riserve naturali private... gli anarco-capitalisti saranno fieri di tutto ciò.
P.S. Il mio commento al sito è breve ma esplicativo del mio stato d'animo: "Fammi capire. Il tuo argomento contro le idee di Papafava è che l'autore è un pamphlettista, volgare, elitista, cretino... e sicuramente qualche altro colorito aggettivo mi è sfuggito. C'è qualche argomento che non ho preso in considerazione? Ho per caso saltato la confutazione dell'argomento della tragedy of the commons, ad esempio, o la critica di un qualsiasi altro tema della sterminata letteratura dell'ecologia liberale? Scusa il sarcasmo, che non è in genere nel mio stile, ma nel tuo articolo vedo un difetto di argomenti e un eccesso di ingiurie."
Aggiornamento: Valerio ha risposto al mio commento da lui. E' bello dialogare con un interlocutore così raffinato: io sarei infantile perchè non sono d'accordo con lui, e perchè so distinguere tra argomenti e offese. Confesso che sono abbastanza irritato, non tanto per le offese, visto che ognuno si esprime come può, ma per la mancanza di argomenti, che mi dà l'impressione di perdere il mio tempo. QUI