Per proporre una soluzione bisogna avere un problema. Nessuno propone soluzioni alla salute fisica: si cercano soluzioni alle malattie. Quindi il titolo è da interpretare: non propongo soluzioni al commercio internazionale, perchè questo è naturale, benefico, fondamentale... chi è contro la globalizzazione dovrebbe prima di tutto dimostrare perchè scambiare tra Cina e USA è un male, mentre scambiare tra Bologna e Roma non lo è... ma si renderà conto che, così facendo, diventerebbe un agricoltore autosufficiente che lavora 16 ore al giorno per mangiare patate e vestire di stracci. Il problema sono le distorsioni monetarie, che purtroppo hanno una dimensione globale.
Veniamo all'analisi di due finte soluzioni: il protezionismo e l'esportazione del consumismo (sarà la nuova frontiera dei neocon?*). In entrambe i casi il problema è di confondere la malattia con i sintomi: mentre un enorme indebitamento può indicare forti squilibri macroeconomici, di per sè non prova che ci sia un problema: esistono anche forti indebitamenti del tutto sostenibili. Invece il protezionismo e il consumismo globale cercano di attenuare un sintomo (la globalizzazione), senza curare il problema (la politica monetaria).
Cominciamo dal primo: il protezionismo. E' vero che, se gli USA chiudono le frontiere a merci e risparmi cinesi, di colpo il trade deficit va a zero (le partite correnti no, a meno di rigettare il debito, cosa che però farebbe probabilmente sparire il dollaro come moneta). Ma a che pro?
Il problema USA nasce dall'assenza di risparmi, cioè dal fatto che tutto il PIL USA è speso in consumi privati e spesa pubblica. Senza risparmi cinesi (si fa per dire: vengono da tutto il mondo, soprattutto dall'Estremo Oriente, e Cina e Giappone la fanno da padrone) l'economia USA non potrebbe andare avanti, a meno che ovviamente non diminuiscano consumi e spesa pubblica social-militare a vantaggio dei risparmi, e quindi degli investimenti.
Il protezionismo avrebbe due effetti: ridurrebbe la quantità di risparmi a disposizione degli USA, sia per consumare a credito sia per investire nella dotazione di capitale americana, con conseguente rialzo dei tassi di interesse reali e crisi economica; inoltre ridurrebbe la domanda di dollari all'estero, che verrebbero usati difficilmente ancora come riserva (a che pro, se non potrebbero essere usati per comprare merci negli USA?), con conseguente picco dell'inflazione. In poche parole, un serio protezionismo USA creerebbe un circolo vizioso di maggiori tassi e maggiore inflazione, da cui la Fed, pompando ulteriore liquidità, non potrebbe uscirne facilmente, senza una domanda di dollari estera e una fonte di risparmi esteri a tener bassi prezzi e interessi.
La seconda soluzione è analoga: se la Cina o il Giappone smettessero di risparmiare, non avrebbero risparmi da fornire agli USA, e quindi il trade deficit si ridurrebbe. Che scoperta... ma verrebbero a mancare anche in questo caso una fonte di domanda di dollari e una fonte di risparmi reali, con conseguente spirale interessi/prezzi. Insomma: un trade deficit può indicare tante cose, tra cui un eccesso di risparmi esteri e un eccesso di consumi americani (o nè l'uno nè l'altro), ma se è il risparmio che si va a combattere, le cose peggiorano. Infatti il risparmio, domestico o estero che sia, è la base della crescita, molto più importante di quanto il modello di Solow, credibile come i maghi delle TV private, possa far pensare.
Forse si può salvare questa proposta con un ragionamento contorto: se protezionismo e consumismo globale distruggeranno il mostro di Jeckyll Island e tutte le altre Banche Centrali, magari ci accorgeremmo del problema subito, invece di aspettare con ansia il momento in cui sarà troppo tardi per pensarci... che dire... l'ultima volta che è successa una cosa del genere, Hitler e Roosevelt sono andati al potere. Non mi pare tutt 'sta grande idea...
Provocare un male oggi per evitare una tragedia domani sulla carta è un bene: è ciò che si fa quando ci si opera oggi per evitare una malattia in futuro. Si chiama prevenzione. Ma politicamente non ci sono le basi: i liberali perderebbero, e il Potere se ne avvantaggerebbe. Anche questa difesa d'ufficio di soluzioni mal concepite, quindi, è da scartare.
Non si possono eliminare le conseguenze degli errori passati. Si può però fare qualcosa per renderle meno tragiche. Libero mercato ovunque, lavoro, capitali, commercio internazionale. E recessione oggi, subito dopo la totale liberalizzazione+, anzichè crisi totale e permanente domani.
Problemino: ciò distruggerebbe tutta la struttura bancaria e finanziaria come noi la conosciamo, butterebbe sul lastrico milioni di lavoratori e debitori insolventi (chi ha fatto un mutuo, mica solo le banche e le grandi imprese!). Come evitare questo non l'ho ancora pensato. Se volete anche voi salvare il mondo, tornate sul mio blog periodicamente, magari mi viene in mente una soluzione.

* Ma poi, i neocon esistono? Siccome mi sono beccato del neocon ripetutamente, sembra una parola senza significato specifico, come "nazista", "fascista", eccetera.
+ La liberalizzazione ridurrebbe i costi di transizione (non transazione) e di riequilibrio della struttura produttiva. In poche parole, se si ha un leone alle spalle, non si può far sparire il leone, ma si possono indossare scarpe migliori per provare a scappare.
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