lunedì, 23 marzo 2009
Boldrin e Phastidio discutono del PDL e di Libertiamo, il primo asserendo che Libertiamo è un movimento inutile, una foglia di fico che servirà solo a giustificare le politiche illiberali del PDL, il secondo che difende Libertiamo pur senza difendere una sola politica del PDL.

Riflessioni sparse:
  1. Io riluttantemente alle elezioni ho annullato la scheda: per abitudine votavo a destra ma mi sono reso conto che non avevo alcun motivo di farlo e molti per non farlo. In retrospettiva, i miei voti precedenti erano frutto di immaturità. Dopo circa un anno di governo direi che ho cambiato idea: non sono più riluttante, e l'annullamento della scheda credo diventerà una mia abitudine sistematica.
  2. Se dividiamo - convenzionalmente - i temi politici in "economici" ed "etici", abbiamo che il PDL e il PD sono identici economicamente (anzi: le poche riforme - incomplete e riluttanti - che sono state fatte le ha fatte il PD, tranne la riforma Biagi); mentre il PD è più liberale sul piano etico, anche se poi la cosa rimane su carta, visto che il PD è composto in gran parte di gente che preferisce astenersi piuttosto che fare qualcosa per le proprie idee (quando il precedente governo Berlusconi reintrodusse il reato di possesso di droghe leggere, il PD non lo abolì quando andò al governo; e mentre Berlusconi fa votare leggi contro la proprietà privata dei corpi umani, il PD si astiene ignominosamente).
  3. La cultura liberale in Italia non c'è e non serve stupirsi se non ci sono politiche liberali. Non bisogna fare gli schifiltosi: va bene fare propaganda da soli, va bene farla nel PDL, va bene farla nel PD. L'importante è che sia chiaro cosa è il liberalismo - che è l'esatto contrario del PDL: altrimenti si è solo degli utili idioti, come dice Boldrin. Se una goccia di liberalismo oggi filtra attraverso il PDL, domani attraverso il PLI, dopodomani attraverso il PD, tanto di guadagnato:gutta cavat lapidem. Ma se questo stillicidio viene perpetrato a danno della credibilità del liberalismo, permettendo al PDL di farsene interprete con le sue politiche clericali e corporative, allora il gioco non vale la candela. Non è il tempo di essere educati: occorre urlare che il governo fa schifo, e che l'unico governo buono è un governo morto (degli altri si deve, a priori, diffidare).
  4. Il PDL si sta trasformando in un partito. La cosa probabilmente ha una sua logica: Forza Italia non è che un'emanazione di Berlusconi, e non ha struttura territoriale, tranne vari circoli di discussione che più o meno contano come i liberali - cioè niente. AN è invece un partito. Quando Berlusconi uscirà dalle scene il PDL sarà terra di nessuno, e forse seminare e prepararsi all'evento - che potrebbe avere conseguenze epocali (improbabile) per l'Italia, dall'interno del PDL ha qualche senso.
  5. Nessuno sa come rendere l'Italia un paese liberale, e quindi nessuno può dire di avere la soluzione in tasca e può permettersi di dire "No, col PDL no", "No, da soli no", "No, con il PD no". Alla fine molto probabilmente la battaglia è persa, ma ogni strategia che non sia un'assurdità andrebbe impiegata, basta che non sia controproduttiva: spacciare il PDL per liberale è controproduttivo, e questo è l'unico rischio che vedo con Libertiamo. L'assemblea fondativa mi è sembrata abbastanza chiara sul non voler commettere questo errore, e ciò è un buon segno.
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categoria:politica interna, casa della libertà
lunedì, 09 marzo 2009
Mi si dice che a Porta a Porta Tremonti abbia detto: "dagli anni '90 in poi, gli Stati hanno rinunciato a fare gli Stati e la politica monetaria. La politica ha ceduto la sua sovranita' al mercato e ai banchieri, i quali hanno iniziato a stampare, a fianco della moneta buona, moneta cattiva basata sul niente"

E' pericoloso avere un Ministro dell'Economia che crede in queste cose, e ancora più pericoloso se le dice senza crederci (com'è molto probabile che sia).
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categoria:casa della libertà
domenica, 15 febbraio 2009
Il fusionismo è la dottrina politica in base alla quale i liberali possono ottenere qualcosa di buono dalla politica alleandosi con i conservatori. La cosa suona strana perché, per definizione, i conservatori conservano, e nelle attuali società occidentali ci sono moltissime cose che vanno cambiate, e non molto da conservare.

Il fusionismo ha avuto successo negli anni '80 con Reagan, negli USA, e la Thatcher, in Gran Bretagna, e negli anni '90 con Aznar, in Spagna. Sicuramente ha raggiunto alcuni obiettivi liberali, come dimostra il fatto che alcuni problemi strutturali di questi paesi, come la bassa crescita e l'elevata disoccupazione, si sono di molto ridimensionati dopo la cura.

Si noti, preliminarmente, che questi sono anche i tre paesi (almeno tra i più grandi) ad avere le crisi finanziarie più gravi: questo è probabilmente dovuto al fatto che un mercato più libero è più sensibile all'effetto manipolativo delle politiche del credito, in quanto in un paese come l'Italia è molto più difficile creare credito o finanziare nuove attività. In sostanza, si è trattato di un liberismo incompleto, in quanto nei paesi "neoliberisti" si ha più crescita e più instabilità; mentre in quelli che non hanno avuto alcuna riforma, semplicemente, la crescita si è semplicemente bloccata.

Al di là di questi dettagli, il fusionismo, per quanto possa aver raggiunto qualche obiettivo interessante in passato, è ormai morto e sepolto. I conservatori attuali non sono Reagan, Aznar o la Thatcher: sono Bush, Cameron, Sarkozy e Berlusconi (della Merkel non so che dire, e questo è sicuramente un grave difetto della mia analisi).

I liberal-conservatori dell'epoca del successo del fusionismo erano almeno in parte dei liberali: non lo sono stati fino in fondo, ad esempio non con la spesa pubblica, non con la riforma dello stato sociale, non con il debito pubblico, non con la politica del credito, e a volte non con la libertà di commercio internazionale, ma lo sono stati almeno in parte. All'epoca aveva senso turarsi il naso e ottenere che una parte della propria agenda venisse preso in considerazione.

Oggi ci sono due problemi.

Il primo è che i conservatori attuali non hanno nulla di liberale: Bush ha riempito al testa dei suoi elettori con la "ownership society" e il "capitalismo compassionevole", ma è stato uno statalista convinto; Berlusconi ormai ha più interesse ad obbedire al Vaticano che non a liberare le energie produttive di questo paese; Sarkozy rappresenta tutto quello che un liberale deve disprezzare in un politico: provincialismo (anche se su scala nazionale), interventismo economico, demagogia anti-liberista; Cameron per fortuna dei suoi concittadini non è ancora andato al potere, ma la sua immagine di ambientalista interventista non lascia certo ben sperare.

Il secondo è che il frutto avvelenato del primo fusionismo, i compromessi che forse all'epoca erano stati necessari, ora rischiano di mettere in pericolo quel poco che dal punto di vista liberale il fusionismo aveva ottenuto. Le consequenze economiche del Neoliberismo a metà sono infatti state la finanziarizzazione, l'instabilità economica, la deindustrializzazione, l'iperconsumismo e l'irresponsabilità fiscale.

I liberali, in nome del fusionismo, rischiano quindi di difendere posizioni illiberali, come quella di Berlusconi sull'eutanasia; di difendere passate riforme economiche che avevano difetti esiziali (come tagliare le tasse senza tagliare le spese, o liberalizzare i mercati finanziari senza liberalizzare la creazione di credito); e difendere coalizioni di governo che hanno da tempo dimenticato cosa è il libero mercato.

Invece di farsi prendere in giro, i liberali dovrebbero temporaneamente adottare il principio epicureo del "Lathe Biosas", dell'allontanarsi dalla politica attiva, e impegnarsi invece nel cambiamento della dialettica politica verso prospettive più liberali. Il liberalismo non è né di destra né di sinistra, la destra ha tradito e non ha più nulla da offrire.
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categoria:unione europea, usa , politica interna, liberalismo, casa della libertà
giovedì, 12 febbraio 2009
C'è una cosa che potrebbe essere ancora più grave del fatto che il Governo sta strumentalizzando il caso Englaro per far passare una legge che impedirà alle persone di decidere cosa fare della propria vita.

Ora vuole tenere al guinzaglio la Corte dei Conti, l'istituzione costituzionale che si occupa di controllare l'onestà della Pubblica Amministrazione (che latita), e che pare abbia protestato per alcune porcate - di non so chi - su Alitalia (vedi PPS). La Corte dei Conti si occupa anche del bilancio pubblico, che viene il dubbio Berlusconi voglia assaltare, magari per combattere la crisi economica (e si cautela preventivamente).

Insomma: prima di diventare la prima teocrazia d'Europa, il Governo si sta impegnando su cose meno improbabili: farci diventare il paese più corrotto di lingua neolatina (per essere il più corrotto d'Europa ci vuole poco, meglio aggiungere tutta l'America Latina).

Ci vorrebbe qualche parlamentare che lo fa cadere, queste cose sono troppo gravi. Ma purtroppo grazie alla recente riforma in Parlamento parei ci siano soltanto yesman... teniamoci questo governo per altri 4 anni... o speriamo che anche Obama cerchi armi chimiche da qualche parte. :-)

PS Che poi la Corte dei Conti costa tanto e produce poco, come tutta la P.A. italiana, mi sembra probabile, come si è detto nei giorni passati. Ma rendere il suo organo di controllo un'emanazione del Presidente del Consiglio non migliorerà certo le cose.

PPS Qui si dice: "Il pg (procuratore generale della Corte dei Conti), inoltre, tra i casi di limitazione dell'attività di verifica della magistratura contabile, indica anche la norma con la quale si è esclusa la responsabilità di amministratori, componenti del collegio sindacale e dirigenti preposti alla redazione di documenti contabili di Alitalia e società controllate per fatti successivi al 18 luglio 2007, giorno in cui fallì la gara avviata dal precedente governo."
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categoria:politica interna, liberalismo, casa della libertà
giovedì, 20 novembre 2008
Sono ormai 14 anni che Berlusconi è in politica.
  • Nel 1994 pareva volesse rivoluzionare l'Italia, trasformando e modernizzando il paese in senso liberale: non se ne fece nulla, anche se non per colpa sua.
  • Nel 2001 si presentò con una piattaforma molto più consevatrice, ma sul piano della retorica c'era ancora molto liberalismo: non successe nulla, in ogni caso.
  • Nel 2008 si è presentato senza neanche più la retorica del liberalismo, e diciamo che finora ha mantenuto le promesse liberali del suo programma: nessuna.
Non si può non concludere che - dal punto di vista liberale - la carriera politica di Berlusconi sia stata un fallimento completo. Pur non essendo un loro ardente sostenitore*, in Italia figure come Thatcher e Reagan pare che non ce le meritiamo.

Forse un politico non va giudicato per quello che fa, ma anche per quello che dice: spargere idee è l'unica cosa seria che si possa fare con la politica. In fin dei conti, nessuno può pensare di poter riuscire a riformare seriamente il mercato del lavoro - i sindacati sono più potenti dei disoccupati, o il sistema pensionistico - gli anziani beneficiari sono tanti e attivi, i giovani sono pochi e non sono molto coscienti del problema. Però spargere le idee aiuta, almeno nel lungo termine.

Invece no: Berlusconi sul piano culturale è stato completamente assente: in Forza Italia mi stupirei se ci fossero più intellettuali che veline. L'intero centrodestra italiano non esiste culturalmente, se non per sporadiche e piccole iniziative, del tutto irrilevanti. Si può dire sicuramente lo stesso della sinistra, ma io non seguo il motto "mal comune mezzo gaudio".

Ipotizziamo (non ci credo, ma non costa nulla far finta che sia vero) che Berlusconi avesse veramente intenzione di cambiare l'Italia in senso liberale, e che l'abbia tuttora. Purtroppo è stato incapace di ottenere risultati, sia per il totale disinteresse per qualsiasi forma di prodotto culturale che non sia il conto economico di un'azienda, sia per l'inaffidabilità (per non dire l'inguardabilità) dei suoi alleati - fuori e dentro la fu Forza Italia.

Se volesse tuttora realizzare questo progetto, probabilmente c'è un solo modo per realizzarlo, o perlomeno provarci (visto che, tranne forse nel '94, non c'ha mai neanche provato):
  1. Pubblicare sulle sue case editrici, e distribuire in tutte le librerie, pubblicizzare su tutti i giornali e le televisioni la cultura liberale. Ad esempio, pubblicando tutte le opere di Mises, Hayek, Locke, Tocqueville, Jefferson, Constant, Bastiat, Friedman, Buchanan, Leoni, Madison, de Jouvenel (e chi più ne ha più ne metta).
  2. Finanziare studi su come tagliare le tasse, riformare il diritto privato, riformare il mercato del lavoro, cambiare la scuola e le università, salvare il sistema pensionistico, migliorare i servizi pubblici. E quando dico "riformare" intendo "privatizzare".
Se come politico liberale è stato finora - e lo sarà anche in futuro, prevedibilmente - un totale fallimento, c'è ancora qualcosa che può fare, usando le sue televisioni per qualcosa di più profondo del soliloqui di Emilio Fede.
* Per me l'attuale avanzata del socialismo non è che la naturale conseguenza di alcune contraddizioni del reaganismo, nei campi fiscale e monetario. Ha lasciato il lavoro a metà, e quello che ha costruito non ha retto la prova dei tempi, né avrebbe potuto.
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categoria:politica interna, casa della libertà
martedì, 30 settembre 2008
In politica c'è una brutta abitudine argomentativa. Bisogna assolutamente educare le masse al ragionamento e all'analisi...

Molta discussione politica comincia con una sintomatologia corretta, elencando una serie di problemi effettivamente esistenti, magari con qualche aggiunta di problemi inesistenti ogni tanto (ovviamente può esistere anche la politica basata su problemi del tutto inesistenti).

Si passa ad una terapia che consiste automaticamente nell'aumentare e impiegare in maniera più intensiva e meno vincolata il potere politico di una qualche autorità.

Tra le due cose ci dovrebbe essere una cosa che si chiama diagnosi: la diagnosi richiede una teoria e lunghe argomentazioni, è sicuramente noiosa per l'elettorato, ma fondamentale per passare dai sintomi alla cura.

Il campione italiano della mancanza di argomentazioni è sicuramente Tremonti. In due libri e tante interviste che ho letto non si trova un argomento che sia uno. Solo sarcasmo, associazioni di idee, luoghi comuni.

Nel mio ultimo articolo su Giornalettismo faccio notare che un tale stile argomentativo è pericoloso perché può facilmente essere impiegato per sfruttare le passioni e l'ignoranza delle masse per aumentare il potere dei politici. Bisogna assolutamente educare le masse al ragionamento e all'analisi...

Si badi bene: non dico che Tremonti necessariamente non sia convinto di quello che dice o sia un demagogo. Ma se è convinto di quello che dice almeno provi a difenderlo argomentativamente. Altrimenti come distinguerlo da Naomi Klein?

Fame e sete di potere
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categoria:teoria politica, casa della libertà
domenica, 20 luglio 2008
In un articolo sul Corsera Giavazzi riflette su alcune scelte del governo. Su alcuni aspetti tecnici no so cosa dire, ma purtroppo almeno per il resto ha ragione su tutta la linea.

1. Alla "vecchia teoria" (Tremonti dixit) secondo cui parte di una tassa sui produttori si può scaricare sui consumatori, Tremonti non ha saputo opporre, come al solito, nulla. La sua speranza, sicuramente molto ben fondata, è che tanto di economia nessuno capisce nulla.

2. Su Robin, ICI e pressione fiscale non so che dire, non ho dati per esprimermi.

3. La Lega dimostra ancora una volta di essere molto interessata a creare feudi al Nord dove i propri membri possono farla da padroni. Il che potrebbe, per eterogenesi di fini, avere anche qualche effetto positivo: ad esempio, riducendo i trasferimenti verso Sud si indebolisce probabilmente la Mafia. Ma rimane il fatto che è un partito contrario alla concorrenza, al libero mercato, e quindi all'efficienza, che è parte di ciò che manca al sistema Italia per ripartire. Alla fine loro cercano la poltrona, non certo il bene del paese, e neanche del Nord-Italia: questa non è una critica, perchè a volte si fa del bene senza volerlo. In questo caso, però, non vedo come.

4. Su Alitalia, avevo già detto che nessuno sarà mai così idiota da comprarsela senza qualche concessione governativa. Per il semplice fatto che Alitalia è un caso senza speranze. Si pensava che Airone, una società con un fatturato inferiore alle perdite di Alitalia, volesse semplicemente il monopolio su alcune tratte locali e molto lucrose, come Milano-Roma. L'idea di Giavazzi, che dietro ci sia di più, come concessioni a costruttori e ad appaltatori pubblici, anche se non ho elementi per confermarla, mi sembra molto più realistica. Alla fine qualcuno deve pagare, e in democrazia è sempre la società intera.

Mala tempora currunt.
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categoria:politica interna, casa della libertà
venerdì, 11 luglio 2008
In questo periodo sto linkando più del solito, anche se ormai ho un buon inventario di miei post da spedire. Il motivo è che si parla più spesso di argomenti che mi interessano ed è relativamente facile trovare notizie ed articoli molto interessanti, e a volte anche divertenti...

TASSE

Il governo Berlusconi sta mantenendo la promessa del DPEF di aumentare le tasse, ovviamente quelle nascoste, non quelle ben visibili. Non era la promessa elettorale, ma chi ci credeva, tanto? Già nella precedente legislatura aveva fatto cose simili, ad esempio aumentando le tasse sui brevetti (perchè, notoriamente, l'Italia è un paese che innova molto, e quindi non ha bisogno di ricerca e sviluppo). Stavolta, introducendo tasse sulla raffinazione di petrolio (per danneggiare ulteriormente l'offerta), e, come rivela Phastidio, aumentando le tasse sulle assicurazioni sulla vita (danneggiando quindi le pensioni future degli italiani). Mala tempora currunt.

SPECULAZIONE

I successivi link sono presi da Phastidio (credo, ne ho aperti duecento diversi contemporaneamente e qualcuno magari l'ho preso da altre parti).

Un articolo di Tabellini sulla speculazione: "Le cause dello shock esterno sono note: la crescita delle economie emergenti ha creato un eccesso di domanda di materie prime. Ciò non è imputabile solo a un naturale processo di convergenza dei Paesi che escono dal sottosviluppo. Vi sono anche distorsioni sistematiche nella politica economica di questi Paesi. Da un lato, in Asia e Medio Oriente la politica monetaria è troppo espansiva. Per tenere fissa la parità col dollaro, molte economie emergenti stanno creando troppa liquidità e troppa inflazione domestica. Dall'altro, la domanda di materie prime è artificialmente sostenuta da sussidi energetici elargiti dai Governi. Queste distorsioni non sono un dato di fatto immutabile. Europa e Usa possono adoperarsi perché vengano rimosse. È questo il fronte esterno su cui dovrebbe concentrarsi l'azione del Governo invece di preoccuparsi della "speculazione"."

Poi c'è il Newsweek: "Futures contracts enable commercial consumers and producers of commodities to hedge. Airlines can lock in fuel prices by buying oil futures; farmers can lock in a selling price for their grain by selling grain futures. What makes the futures markets work is the large number of purely financial players—"speculators" just in it for the money—who often take the other side of hedgers' trades. But all the frantic trading doesn't directly affect the physical supplies of raw materials. In theory, high futures prices might reduce physical supplies if they inspired hoarding. Commercial inventories would rise. The evidence today contradicts that; inventories are generally low. World wheat stocks, compared with consumption, are near historic lows. Recently the giant mining company Rio Tinto disclosed an average 85 percent price increase in iron ore for its Chinese customers. That was stunning proof that physical supply and demand—not financial shenanigans—are setting prices: iron ore isn't traded on futures markets. The crucial question is whether these price increases are a semi permanent feature of the global economy or just a passing phase as demand abates and new investments increase supply. Prices for a few commodities (lead, nickel, zinc) have receded. Could oil be next? Barron's, the financial newspaper, thinks so."

Washington Post: " The uncertain connection between speculation and price trends is clear in recent history. The Commodity Futures Trading Commission reports how much paper oil is bought and sold by commercial users -- oil companies, refiners -- and how much is bought and sold by speculators. During the first seven months of 2007, speculators as a group tripled the amount of paper oil they owned, buying it from commercial players. But since last August, speculators as a group have not added to their positions -- yet this was when oil prices went skyward."

La Mia Destra parla di future sulle cipolle.
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categoria:economia, casa della libertà
mercoledì, 09 luglio 2008
In Italia siamo così impegnati a spulciare nella vita sessuale della Carfagna che non ci accorgiamo che, se c'è un Ministro di cui ognuno ha il dovere morale di parlar male, semmai, questo ministro è Tremonti. Forse perchè tra tutti gli "-ismi", preferisco il liber-ismo al moral-ismo, che mi sembra l'apice della mediocrità invidiosetta.

Però devo dire che comincia a farmi pena. Tremonti, intendo. Le sue idee non le difende nessuno: prende elogi, agiografie, lodi... ma nessun argomento decente a favore delle sue tesi. In compenso tutti quelli che lo criticano hanno la vita facile, visto che Tremonti dice cose che non stanno nè in cielo nè in terra. Sembra quasi una vigliaccata, se non fosse che Tremonti, abbia ragione o torto, è l'autorità economica più potente d'Italia, e da qui l'obbligo morale di cui parlavo prima.

A parte gli scherzi, agli ottimi articoli contro Tremonti, che ormai leggo ovunque, aggiungo:

IBL sulla Robin Tax.

Max Neri sulle distorsioni dell'offerta di beni agricoli.

LMD sugli effetti reali della Robin Tax (Uno e Due) e sugli scritti dei tremontiani (Uno e Due), ma ce ne sono molti altri.

Carlo Zucchi sulla speculazione.
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categoria:economia, casa della libertà
martedì, 08 aprile 2008
Non è una recensione, ho appena cominciato a leggerlo. In compenso posso fare la seguente citazione:

"Rispetto a qualche anno fa, rispetto al vecchio mondo come era prima della globalizzazione, abbiamo certo un po' più di cose materiali, ma stiamo perdendo una cosa fondamentale. Stiamo perdendo la speranza. Abbiamo i telefonini, ma non abbiamo più i bambini."

Io non so se il lettore medio di Tremonti abbia le facoltà intellettive per rendersi conto che la denatalità in Italia è cominciata prima dell'ingresso della Cina nel WTO... nel caso non le avesse, spero legga questo semplice post...

Questa ridicola affermazione fa il paio con quella del precedente "Rischi fatali", in cui si diceva che l'11 Settembre era la reazione del mondo arabo alla globalizzazione neocolonialista...

Giulio Tremonti e Naomi Klein sono la stessa persona con due nomi diversi...

Le paure sono molte: che l'autore sia un potente politico, che i suoi lettori ed elettori lo considerino un importante punto di riferimento politico, che le sue idee divertano l'attenzione dai veri problemi europei ed italiani...

La speranza è che gli italiani si rendano tutti conto della pochezza de suoi argomenti...
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categoria:politica interna, casa della libertÃ