domenica, 20 luglio 2008
In un articolo sul Corsera Giavazzi riflette su alcune scelte del governo. Su alcuni aspetti tecnici no so cosa dire, ma purtroppo almeno per il resto ha ragione su tutta la linea.

1. Alla "vecchia teoria" (Tremonti dixit) secondo cui parte di una tassa sui produttori si può scaricare sui consumatori, Tremonti non ha saputo opporre, come al solito, nulla. La sua speranza, sicuramente molto ben fondata, è che tanto di economia nessuno capisce nulla.

2. Su Robin, ICI e pressione fiscale non so che dire, non ho dati per esprimermi.

3. La Lega dimostra ancora una volta di essere molto interessata a creare feudi al Nord dove i propri membri possono farla da padroni. Il che potrebbe, per eterogenesi di fini, avere anche qualche effetto positivo: ad esempio, riducendo i trasferimenti verso Sud si indebolisce probabilmente la Mafia. Ma rimane il fatto che è un partito contrario alla concorrenza, al libero mercato, e quindi all'efficienza, che è parte di ciò che manca al sistema Italia per ripartire. Alla fine loro cercano la poltrona, non certo il bene del paese, e neanche del Nord-Italia: questa non è una critica, perchè a volte si fa del bene senza volerlo. In questo caso, però, non vedo come.

4. Su Alitalia, avevo già detto che nessuno sarà mai così idiota da comprarsela senza qualche concessione governativa. Per il semplice fatto che Alitalia è un caso senza speranze. Si pensava che Airone, una società con un fatturato inferiore alle perdite di Alitalia, volesse semplicemente il monopolio su alcune tratte locali e molto lucrose, come Milano-Roma. L'idea di Giavazzi, che dietro ci sia di più, come concessioni a costruttori e ad appaltatori pubblici, anche se non ho elementi per confermarla, mi sembra molto più realistica. Alla fine qualcuno deve pagare, e in democrazia è sempre la società intera.

Mala tempora currunt.
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categoria:politica interna, casa della libertà
venerdì, 11 luglio 2008
In questo periodo sto linkando più del solito, anche se ormai ho un buon inventario di miei post da spedire. Il motivo è che si parla più spesso di argomenti che mi interessano ed è relativamente facile trovare notizie ed articoli molto interessanti, e a volte anche divertenti...

TASSE

Il governo Berlusconi sta mantenendo la promessa del DPEF di aumentare le tasse, ovviamente quelle nascoste, non quelle ben visibili. Non era la promessa elettorale, ma chi ci credeva, tanto? Già nella precedente legislatura aveva fatto cose simili, ad esempio aumentando le tasse sui brevetti (perchè, notoriamente, l'Italia è un paese che innova molto, e quindi non ha bisogno di ricerca e sviluppo). Stavolta, introducendo tasse sulla raffinazione di petrolio (per danneggiare ulteriormente l'offerta), e, come rivela Phastidio, aumentando le tasse sulle assicurazioni sulla vita (danneggiando quindi le pensioni future degli italiani). Mala tempora currunt.

SPECULAZIONE

I successivi link sono presi da Phastidio (credo, ne ho aperti duecento diversi contemporaneamente e qualcuno magari l'ho preso da altre parti).

Un articolo di Tabellini sulla speculazione: "Le cause dello shock esterno sono note: la crescita delle economie emergenti ha creato un eccesso di domanda di materie prime. Ciò non è imputabile solo a un naturale processo di convergenza dei Paesi che escono dal sottosviluppo. Vi sono anche distorsioni sistematiche nella politica economica di questi Paesi. Da un lato, in Asia e Medio Oriente la politica monetaria è troppo espansiva. Per tenere fissa la parità col dollaro, molte economie emergenti stanno creando troppa liquidità e troppa inflazione domestica. Dall'altro, la domanda di materie prime è artificialmente sostenuta da sussidi energetici elargiti dai Governi. Queste distorsioni non sono un dato di fatto immutabile. Europa e Usa possono adoperarsi perché vengano rimosse. È questo il fronte esterno su cui dovrebbe concentrarsi l'azione del Governo invece di preoccuparsi della "speculazione"."

Poi c'è il Newsweek: "Futures contracts enable commercial consumers and producers of commodities to hedge. Airlines can lock in fuel prices by buying oil futures; farmers can lock in a selling price for their grain by selling grain futures. What makes the futures markets work is the large number of purely financial players—"speculators" just in it for the money—who often take the other side of hedgers' trades. But all the frantic trading doesn't directly affect the physical supplies of raw materials. In theory, high futures prices might reduce physical supplies if they inspired hoarding. Commercial inventories would rise. The evidence today contradicts that; inventories are generally low. World wheat stocks, compared with consumption, are near historic lows. Recently the giant mining company Rio Tinto disclosed an average 85 percent price increase in iron ore for its Chinese customers. That was stunning proof that physical supply and demand—not financial shenanigans—are setting prices: iron ore isn't traded on futures markets. The crucial question is whether these price increases are a semi permanent feature of the global economy or just a passing phase as demand abates and new investments increase supply. Prices for a few commodities (lead, nickel, zinc) have receded. Could oil be next? Barron's, the financial newspaper, thinks so."

Washington Post: " The uncertain connection between speculation and price trends is clear in recent history. The Commodity Futures Trading Commission reports how much paper oil is bought and sold by commercial users -- oil companies, refiners -- and how much is bought and sold by speculators. During the first seven months of 2007, speculators as a group tripled the amount of paper oil they owned, buying it from commercial players. But since last August, speculators as a group have not added to their positions -- yet this was when oil prices went skyward."

La Mia Destra parla di future sulle cipolle.
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mercoledì, 09 luglio 2008
In Italia siamo così impegnati a spulciare nella vita sessuale della Carfagna che non ci accorgiamo che, se c'è un Ministro di cui ognuno ha il dovere morale di parlar male, semmai, questo ministro è Tremonti. Forse perchè tra tutti gli "-ismi", preferisco il liber-ismo al moral-ismo, che mi sembra l'apice della mediocrità invidiosetta.

Però devo dire che comincia a farmi pena. Tremonti, intendo. Le sue idee non le difende nessuno: prende elogi, agiografie, lodi... ma nessun argomento decente a favore delle sue tesi. In compenso tutti quelli che lo criticano hanno la vita facile, visto che Tremonti dice cose che non stanno nè in cielo nè in terra. Sembra quasi una vigliaccata, se non fosse che Tremonti, abbia ragione o torto, è l'autorità economica più potente d'Italia, e da qui l'obbligo morale di cui parlavo prima.

A parte gli scherzi, agli ottimi articoli contro Tremonti, che ormai leggo ovunque, aggiungo:

IBL sulla Robin Tax.

Max Neri sulle distorsioni dell'offerta di beni agricoli.

LMD sugli effetti reali della Robin Tax (Uno e Due) e sugli scritti dei tremontiani (Uno e Due), ma ce ne sono molti altri.

Carlo Zucchi sulla speculazione.
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martedì, 08 aprile 2008
Non è una recensione, ho appena cominciato a leggerlo. In compenso posso fare la seguente citazione:

"Rispetto a qualche anno fa, rispetto al vecchio mondo come era prima della globalizzazione, abbiamo certo un po' più di cose materiali, ma stiamo perdendo una cosa fondamentale. Stiamo perdendo la speranza. Abbiamo i telefonini, ma non abbiamo più i bambini."

Io non so se il lettore medio di Tremonti abbia le facoltà intellettive per rendersi conto che la denatalità in Italia è cominciata prima dell'ingresso della Cina nel WTO... nel caso non le avesse, spero legga questo semplice post...

Questa ridicola affermazione fa il paio con quella del precedente "Rischi fatali", in cui si diceva che l'11 Settembre era la reazione del mondo arabo alla globalizzazione neocolonialista...

Giulio Tremonti e Naomi Klein sono la stessa persona con due nomi diversi...

Le paure sono molte: che l'autore sia un potente politico, che i suoi lettori ed elettori lo considerino un importante punto di riferimento politico, che le sue idee divertano l'attenzione dai veri problemi europei ed italiani...

La speranza è che gli italiani si rendano tutti conto della pochezza de suoi argomenti...
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venerdì, 14 marzo 2008
Avevo cominciato a scrivere un commento da ABR sull'astensione alle elezioni, ma mi è venuto troppo lungo. Siccome ogni tanto mi do una regolata, ho deciso di pubblicarlo da me invece di riempire di caratteri ASCII i server altrui. Il commento avrebbe dovuto essere qui. Si veda anche qui. Il pezzo di Giannino di cui parlo è stato linkato in un post ieri.

Il post di ABR sostiene di votare solo al Senato per garantire un governo forte e "protestare" alla Camera. A che servirebbe una maggioranza forte al Senato? A implementare il programma del PDL: Keynesismo, protezionismo, clericalismo, rendite ai gruppi di pressione, spese sociali a gogò e deficit pubblico?

Stiamo in un Paese dove Ferrara dice in TV che il liberismo consiste nel creare deficit pubblici enormi a Otto e Mezzo e nessuno lo corregge. C'è un serio problema di immagine, quindi.

Perso per perso, e non c'è nulla che i liberali possano fare, quindi comunque vadano le cose perdono, meglio approfittare dell'improvvisa ospitalità del Corriere della Sera, di cui parlava Giannino, per far capire a qualche elettore cosa è effettivamente il liberalismo. Se continuiamo a confonderlo con la PdL, i liberali non conteranno mai un cavolo. Questo è un beneficio di lungo periodo, anche se improbabile.

In passato questo beneficio di lungo termine era forse compensato dal beneficio di breve termine di poter andare al governo e fare qualche riformina liberale ogni tanto. In passato forse aveva senso votare Forza Italia. C'era un trade-off tra un peso miserrimo nel breve termine, e una confusione culturale (liberalismo = CdL) nel lungo termine: la scelta era una questione di preferenze temporali e di avversione al rischio. Ora non più. Rimane solo la confusione culturale.

Ci sono due schieramenti con gli stessi valori, gli stessi programmi, gli stessi slogan. Non sarà così quando governeranno? Certamente: in campagna elettorale si dice ciò che la gente vuole sentire; al governo si fa quello che i politici vogliono fare. Ma con questo? Il Berlusconi post elezioni sarà migliore del Berlusconi pre. Ma vale lo stesso per Veltroni.

Far passare per purismo o perfettismo tutto ciò non è corretto. Non è la disponibilità ai compromessi che manca: è che votare il PDL è elemosina. Conosco dei liberali-libertari per cui il purismo gioca un ruolo, ne conosco parecchi. Ma come non voteranno ora, non votavano in passato. La differenza è che ora anche chi è disposto a turarsi il naso non ha più motivi per farlo.

E' per questo che non capisco nè gli argomenti di Giannino nè quelli di ABR. Non c'è neanche un motivo per interessarsi all'esito delle prossime elezioni.
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categoria:politica interna, casa della libertà
giovedì, 13 marzo 2008
El Boaro ha fatto una serie di post sulle elezioni, che in linea di massima condivido (non avendo perso tempo a leggere i programmi non sono molto informato, come mio solito). Pare che il numero di astensionisti tra i liberali sia cospicuo. Ottimo. Si veda anche il sondaggio su Neolib.

Da Jinzo si parla di votare il PLI: non l'ho mai nè votato, nè apprezzato, ma correndo da solo si evita di aiutare il sedicente Popolo della Libertà, visto che si presenta da solo. Non ho avuto il tempo di informarmi sul che vogliono, quindi in linea di massima rimango per l'astensione. Personalmente, non capisco nè condivido questa fissazione ossessivo-compulsiva di votare per forza qualcuno...

ABR continua a credere che le differenze tra Destra e Sinistra siano rilevanti. In realtà, nelle campagne elettorali passate c'erano slogan liberali che, sebbene si sarebbe potuto facilmente prevedere che non sarebbero mai diventate politiche liberali, potevano forse spargere effettivamente idee liberali. Ora sono spariti anche gli slogan: proprio mentre scompare il democristiano Casini, con Berlusconi che fa finta che era lui la palla al piede, sparisce anche ogni traccia di liberalismo dal programma del PDL.

Faccio una breve lista di pro e di contro alle varie opzioni. Ho sottolineato quelle che per me sono rilevanti e pertinenti.
  • Non voto
PRO: si risparmia mezz'ora almeno di procedure elettorali
PRO: si può stare geograficamente lontani dal proprio domicilio, magari in un viaggio turistico o al mare
CONTRO: nessuno
  • voto bianco
PRO: nessuno
CONTRO: un Presidente di seggio corrotto può far votare chi vuole lui
CONTRO: bisogna andare a fare la fila ai seggi
  • voto nullo
PRO: è divertente scrivere parolacce sulla scheda, e ci si può sfogare liberamente
CONTRO: bisogna andare a fare la fila ai seggi
  • voto senza speranza (tipo il PLI)
PRO: c'è la remota possibilità che ci si accorga che molte (si fa per dire) persone schifano entrambe gli schieramenti
CONTRO: bisogna andare a fare la fila ai seggi
CONTRO: si legittima la democrazia rappresentativa
  • voto al PDL
PRO: nessuno
CONTRO: bisogna andare a fare la fila ai seggi
CONTRO: si contribuisce ad eleggere uno schieramento illiberale, keynesiano, protezionista e clericale.
CONTRO: ci si fa prendere per i fondelli da Berlusconi per l'ennesima volta
CONTRO: si continua a difendere l'abuso che il PDL fa del termine libertà, usato a sproposito per politiche che sono l'esatto contrario del liberalismo.
CONTRO: bisogna andare a fare la fila ai seggi
CONTRO: si legittima la democrazia rappresentativa
  • voto al PD
PRO: nessuno
CONTRO: si contribuisce ad eleggere la solita teppa parassitaria affezionata al potere e tanto brava a gestirlo illudendo gli elettori di farlo nel loro interesse.
CONTRO: bisogna andare a fare la fila ai seggi
CONTRO: si legittima la democrazia rappresentativa

Ci si può dire che astenendosi, o annullando la scheda, o votando il PLI ci si "estrania dalla lotta". Ma lotta di chi, e per chi? Not in my name. Il PDL non mi rappresenta, non sono clericale, non sono keynesiano, non sono protezionista. E odio Tremonti.

Come si vede per le sottolineature, sono indeciso tra non voto, voto sprecato (PLI) e voto nullo. Se mi viene in mente qualcosa di particolarmente volgare da scrivere sulla scheda, penso proprio che ricorrerò al voto nullo: non l'ho mai fatto, ma deve essere sicuramente divertente scrivere qualcosa come "Fate un favore all'Italia: suicidatevi tutti quanti. La corda per impiccarvi non mettetela in conto al contribuente, che pur sarà felice di finanziare questa nuova politica.". Poi magari sarà una bella giornata, ma siccome c'è una mia amica che torna da Berlino in quel weekend quasi sicuramente non potrò andare al mare...

Si può anche dire che votare nullo, votare PLI o non votare non serve a niente. Bene. Perchè c'è qualcosa di utile che si può fare? Non scherziamo... non ho detto che sono contento di come vanno le cose, ho detto che non posso far nulla per migliorarle.
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domenica, 28 ottobre 2007
Lo schifo che fa l'attuale governo non deve far dimenticare che faceva schifo, forse in molti campi di meno, anche il precedente. Per fortuna che i deputati della CDL non perdono occasione di ricordarcelo, votando addirittura forme di esproprio proletario. Fatemi un piacere: cambiate nome... che c'entra la Libertà con voi?
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categoria:politica interna, casa della libertà
martedì, 12 giugno 2007
Si dice che Berlusconi abbia un conflitto di interessi, e di questi tempi lo stato (ora nelle mani del CSX) sta cercando di porre rimedio a questa incresciosa situazione. L'ironia del fatto che il CSX abbia interesse esso stesso nel mettere i bastoni tra le ruote a Berlusconi (la cui armata Brancaleone non ha speranza senza di lui) passa però inosservata, magari proprio per via dell'accecamento indotto dall'invidia.

Come si fa a credere in un'idiozia simile? O, più precisamente, come si fa a pensare che esistano politici, lobby e partiti che non abbiano interessi da difendere? Che differenza c'è tra Alitalia e Berlusconi, a parte il fatto che la prima probabilmente costa al contribuente molto di più?

L'errore ha radici profonde nel pensiero politico. Che io sappia, il primo a commetterlo è stato John Locke. Locke, infatti, giustifica l'esistenza dello stato, inter alia, affermando che nelle dispute tra uomini serva un giudice terzo. E dove, di grazia, trovarne uno? Cosa significa "terzo"? E' ovvio che nessun uomo è terzo rispetto alla società in cui vive, e al massimo può essere disinteressato in qualche caso specifico: in una causa tra due parti, forse, ma non certo in una disputa politica.

Il mito del giudice terzo, cioè della giustizia spersonificata e rappresentata dallo stato, poteva aver senso all'epoca di Locke, applicata all'attività delle corti, che si occupano di fatti particolari, e non ai parlamenti moderni, che si occupano di cose generali; poteva aver senso perchè la magistratura non era nè una parte della burocrazia, nè un sistema di potere pilotato dall'alto dai suoi sistemi centralizzati di auto-governo*.

Di certo l'idea non è applicabile allo stato moderno, totalitario e centralizzato. Come è possibile pensare che solo Berlusconi abbia interessi, mentre CGIL, Coop, MPS, Fiat, Alitalia non li abbiano? Perchè Prodi, al di là della sua carriera passata di ossequiente difensore dei cosiddetti "Poteri Forti", dovrebbe essere diverso? Perchè i DS dovrebbero rispondere diversamente da FI all'ambiente politico circostante?

Se Locke aveva qualche motivo per supportare la finzione dello stato come "giudice terzo" rispetto alla società, la realtà politica contemporanea non offre più buone ragioni per mantenere questa credenza, ma i politici hanno ovviamente buoni motivi per fingere di crederci. L'idea dello stato spersonalizzato, che lo stato "siamo noi", che il debito pubblico "lo dobbiamo a noi stessi", che l'interesse dello stato coincida con quello della società, e che lo stato e la società siano in definitiva la stessa cosa, sono alla base del pensiero politico contemporaneo, o perlomeno dei pregiudizi di massa riguardo la politica.

Lo stato reale è un sistema di controllo delle risorse e delle persone che permette ad alcuni di avvantaggiarsi a danno di altri. Uno stato totalitario, dal potere, cioè, illimitato, ha molte più opportunità da offrire ai gruppi di pressione, e quindi è "vittima", si fa per dire, molto più facilmente, dei "conflitti di interesse". D'altra parte, un Parlamento che fa le leggi, de facto ex nihilo, ha molto più capacità di soddisfare le brame dei gruppi di interesse che non un sistema di Tribunali in competizione che giudicano casuisticamente, come nella Common Law. Se Locke aveva torto a metà, oggi il torto è totale.

Lo stato non cambia la sua natura se un tizio va direttamente al potere o se si limita a fare pressioni da fuori. Solo chi crede che lo stato sia un ente impersonale può veramente credere che il conflitto di interessi sia un problema solo di Berlusconi. Tolta la metafisica della politica, non rimane nulla.

* Si veda Bagarotto, "Tenera è la legge: molle creta nelle mani dei giudici", Liberilibri, per una critica del CSM e una difesa della vera indipendenza della Magistratura, che è anche indipendenza dagli altri magistrati, e quindi assenza di auto-governo democratico-corporativo.
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domenica, 04 febbraio 2007
Il fenomeno delle ronde nel Nord-Est, di origine leghista, fa riflettere. Al di là dei soliti squadristi "Disobbedienti", che si confermano essere uno dei fenomeni politici più vergognosi di questo paese, il fatto che dei cittadini si organizzino per proteggersi, coadiuvando uno stato che non si sa quanto sia effettivamente presente, e che sembra essere, comprensibilmente, più interessato a spillar soldi al contribuente che non a difendere quest'ultimo dai ladri* ha implicazioni di un certo interesse.

A. Sono giuste?

I cittadini hanno il diritto di difendersi. Questo significa che deve essere del tutto lecito rispondere ad un'aggressione sparando all'aggressore. A maggior ragione, ronde di cittadini disarmati che infastidiscano i criminali sono perfettamente legittime. C'è da chiedersi se esista un bisogno reale di maggiore sicurezza, ma non so nulla su ciò che succede a 500Km da casa mia...

B. Servono?

Credo di poter affermare che esistano tre tipi di fenomeni sociali che tendono ad avere una certa persistenza temporale: le tradizioni, che la gente ripete perchè c'è abituata, e che a volte, ma non necessariamnete, possono avere una certa utilità; le imprese, che rispondono ad una domanda di mercato, e la cui esistenza e sopravvivenza derivano direttamente dalla loro utilità; e le politiche, la cui capacità di sopravvivere alla propria utilità è leggendaria. Le ronde potrebbero entrare a far parte della prima categoria, altrimenti saranno un fenomeno transitorio, magari tenuto in vita da qualche rito celtico.

C. Sono pericolosi?

I liberali non sono contro l'uso della forza in sè, ma contro l'uso della forza per finalità diverse dalla legittima difesa. Il che è un modo involuto per dire che non è la forza, ma l'aggressione, che va contro i principi del liberalismo. Tutto sta quindi nell'osservare il fenomeno: vietarlo a priori significa vietare la legittima difesa; mentre chiudere un occhio significa creare una situazione di anomia, cioè di guerra civile.

D. Victimless Crimes

E' purtroppo facile immaginare che, almeno in parte, le ronde andranno ad infastidire persone che non fanno nulla di male, o che sono impegnate in attività innocue: stranieri e prostitute, ad esempio. Proprio perchè la situazione potrebbe degenerare, occorre stare attenti. Il fatto che queste ronde siano organizzate da movimenti politici non riduce il rischio di abusi: basta pensare, ad esempio, a come a Sinistra si tengono stretti gli squadristi. E della Lega si dicono cose simili.

E. Proprietà pubblica...

Vendere droga o prostituirsi sono attività non aggressive e quindi perfettamente lecite, dal punto di vista liberale. Il fatto che la droga faccia male alla salute non è ragione sufficiente per vietarla, e il fatto che un drogato possa essere pericoloso per gli altri è un argomento contro l'essere drogati in luoghi frequentati da altri, semmai, e non contro l'essere drogati in sè. Il problema è che le strade sono pubbliche: nel momento stesso in cui vecchiette e tossici non possono convivere sullo stesso lenzuolo di asfalto, diventa evidente che la "proprietà di tutti" è uno slogan vuoto di significato.

F. Soluzioni di lungo termine

Bisogna ricordare che legalizzare lo spaccio e la prostituzione eliminerebbero gran parte dei crimini legati a queste attività, visto che le prostitute sfruttate sono in primis vittime del perbenismo di chi vieta loro un'attività professionale perfettamente lecita. Lo stesso vale per i drogati, a condizione che non facciano cose pericolose per gli altri. Del resto, sono i perbenisti i responsabili degli alti profitti della criminalità organizzata in questi mercati. La criminalità sarebbe sicuramente minore, infine, se le politiche "sociali" non causassero disoccupazione di massa tra gli stranieri, e se i criminali veri (non i venditori di fumo, quindi), una volta presi, venissero tenuti al gabbio.

* C'è da dire che un certo incentivo a difendere i cittadini lo stato ce l'ha: se un cittadino viene derubato, lo stato ha meno risorse da spillare.
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categoria:politica interna, casa della libertà
sabato, 16 dicembre 2006
Gianni Baget Bozzo ha scritto un articolo su Il Giornale di ieri, dal titolo "La morte non è buona".

Tra tutte gli argomenti contrari ai più elementari principi del liberalismo, quelli dell'articolo di Baget Bozzo appartengono alla categoria più subdola: quelli che si spacciano per liberalismo, facendo appello emotivo all'opposizione contro lo Stato; il tutto condito da salti mortali argomentativi e trucchetti retorici.

"La morte non è buona"

Già dal titolo si capisce che l'autore farà confusione, più o meno intenzionalmente, tra ambito dell'etico e ambito del giuridico. Peccato che, senza questa distinzione, il liberalismo perda ogni significato. Che la morte sia "buona" o meno non è un problema legale: il liberalismo non è Stato Etico, il liberalismo è rispetto della sfera dei diritti individuali, e quindi massima autonomia etica dell'individuo, nel rispetto dei diritti altrui.

"non nel senso della legge naturale, interpretata dal Cristianesimo come fondante diritti inerenti alla persona e antecedenti lo Stato"

Che c'entra il Cristianesimo in tutto ciò? Serve, come vedremo a sostituire il sovrano giuspositivista "Stato" con un altro sovrano giuspositivista, la "Chiesa", interprete di un "diritto naturale" secondo il quale Welby ha l'obbligo giuridico di essere torturato, costretto a "vivere" in una gabbia di cui Baget Bozzo pensa di possedere legittimamente le chiavi.

La "legge naturale" baget-bozziana contiene evidentemente un codicillo secondo il quale ogni individuo deve essere costretto, in base ai "diritti inerenti alla persona", a vivere una vita che considera una maledizione. Esattamente come i prigionieri del KGB che, per non suicidarsi tra una tortura e un'altra, erano imprigionati in celle dalle mura di gomma. Questo è il diritto naturale, Forza Italia Style.

"L'unico diritto è il diritto positivo e si tratta perciò di concessione dei diritti fatti con leggi dello Stato. Ogni problema diviene quindi un problema politico perché si definisce mediante una legge"

E qui veniamo allo pseudo-argomento emotivo di Baget Bozzo: se per eliminare una legge occorre ricorrere allo Stato, allora si è giuspositivisti, e quindi illiberali. Peccato che non sia l'intervento dei radicali a rendere politico il problema: il problema diventa politico nel momento stesso in cui si ritiene che lo Stato debba decidere se Welby, o chi per lui, abbia o meno il diritto di decidere cosa fare della propria vita.

Non si vede per quale motivo la posizione di Baget Bozzo sia da considerarsi non statalista, mentre la riduzione dell'intervento dello Stato nella vita individuale, tramite devoluzione del diritto di autodeterminazione dallo Stato all'individuo, sia invece statalismo...

E' più statalista chi vieta il suicidio, più o meno assistito, e punisce chi rispetta la volontà del malato, o chi non si cura dei diktat di Baget Bozzo e dà importanza soltanto alla volontà dell'unico diretto interessato, e cioè del malato?

"la più pura dottrina di Hans Kelsen, indicata in un recente libro di Mario Motta come la continuità con il Leviathan di Hobbes"

Che novità... lo diceva anche Hayek... ma qual è la soluzione proposta da Baget Bozzo? Usare la coercizione non come vuole lo Stato, ma come vuole la Chiesa. Come questa "evoluzione" possa segnare il passaggio dal giuspositivismo al giusnaturalismo non è chiaro.

"Unire un caso emotivo con la politica dello Stato mediante la norma giuridica è presente in tutte le azioni del partito radicale"

Baget Bozzo si preoccupa della forma dell'azione politica radicale, e non della sostanza del problema. E, poi, chi è che adotta argomentazioni emotive? Una cosa è spingere un'agenda a partire da casi reali, che è solo una tattica politica; un'altra è fare confusione tra giusnaturalismo e dottrina del Papa-Re per spacciare lo Stato Etico per liberalismo... Al di là di ciò che si pensa dei radicali, mi sembra molto più grave l'introduzione, da parte di Baget Bozzo, di una specie di neo-lingua orwelliana, con il solo fine di rendere concettualmente inconcepibile il liberalismo.

"tanto che esiste già un movimento che ripropone di spegnere, anche in condizioni di decisione negativa dei giudici o del medico, il filo che lega Welby alla vita"

Giudice e medico... queste sono le volontà importanti per Baget Bozzo: la volontà di Welby non conta... e far intervenire il giudice, poi, non è statalismo?

"il principio che verrebbe sancito con un atto legale ... stabilisce sempre il concetto che lo Stato può decidere che una vita che non vale la pena di essere vissuta ... possa essere soppressa"

Come quelli che sfilano i soldi ai passanti col gioco delle tre carte, Baget Bozzo cerca di rimescolare i concetti in modo da cavarne fuori quello che vuole. E, così, vietare a Welby di decidere cosa fare della propria vita significa rispettare "i diritti inerenti alla persona", mentre restituire a Welby il diritto di decidere su se stesso è "una decisione dello Stato".

"Un atto intenzionalmente illegale è un atto rivoluzionario"

Trucchetto retorico: tirare in ballo la rivoluzione, anche se non c'entra nulla, con l'obiettivo "argomentativo" di spaventare i moderati...

Mah...
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