Comincio con un tema astratto, che però consente di trattare il rapporto tra etica e diritto in maniera generale.
Avere un diritto significa non essere soggetti a coercizione se si decide di metterlo in pratica. Avere diritto alla vita significa che ogni tentativo di uccidermi è un'aggressione contro la persona. Un diritto non è un obbligo: avere il diritto di vivere non significa non avere il diritto di morire. Significa solo avere il diritto di non essere uccisi.
In linea di massima, il libertarismo sostiene che ogni azione che non sia un'aggressione, violenta o fraudolenta, contro la vita, la libertà e i beni altrui, sia legittima. E, cioè, che nessuno può essere soggetto a coercizione se decide di agire in quel modo. E, quindi, che agire in quel modo è un diritto dell'individuo.
Il diritto di suicidarsi è uno dei diritti dell'individuo: nessun aspirante suicida può essere costretto a non suicidarsi, può essere punito per averci provato, può essere privato dei diritti (di eredità, perlomeno) dopo il suicidio.
Il suicidio, per valide ragioni, è considerata un'azione immorale. Ci possono essere delle eccezioni, come Pietro Micca, ma è evidente che il principio morale del suicidio, se elevato a imperativo categorico, è incompatibile con la sopravvivenza della specie umana§, e la sua sanzione morale ha un certo significato evoluzionistico. Ma non sono questi gli argomenti che sono alla base del diritto: il diritto regolamenta l'uso della forza, e la domanda che si pone il diritto non è se un'azione è giusta o sbagliata, ma se è legittima o meno la coercizione per vietare e/o imporre un certo comportamento.
Uno degli argomenti usati dai cristiani per vietare per legge il suicidio è che l'uomo non è proprietario della sua vita (argomento usato anche da Locke, il padre del liberalismo), perchè il vero proprietario è Dio. Questo argomento va completamente fuori bersaglio: la proprietà non è un titolo onorifico, ma è, più prosaicamente, il diritto di controllare (Usus), trasferire (Abusus) e godere di (Fructus) una risorsa (la propria vita, o un pezzo di terra). Dio non può avere proprietà, perchè non è una persona visibile agente in questo mondo.
Il divieto di suicidarsi non può restituire a Dio, quindi, il suo diritto di proprietà sulla vita umana, può solo dare allo Stato*, cioè a chi lo controlla, un diritto che dovrebbe essere dell'individuo.
Un problema interessante è se impedire un suicidio sia un reato? Tutti hanno, ovviamente, il diritto di convincere qualcun'altro a non suicidarsi; ma una volta fatto ciò, nessuno può essere rinchiuso in una camera con pareti di gomma per impedirgli di spaccarsi la testa sul muro^.
§ Difficilmente l'umanità sarebbe riuscita a "scendere dall'albero" se tutti i primati che ci provavano si uccidevano al primo tentativo fallito. L'"etica" del suicidio è, verosimilmente, un'etica per debosciati.
* Mi sono convinto, a malincuore, dopo una discussione con Kaelidan che scrivere "Stato" con la minuscola è grammaticalmente errato.
^ Pare che, in una delle sedi del KGB sovietico, ci fosse una sala torture con pareti di gomma. Lo scopo era proprio quello di impedire ai prigionieri di liberarsi dall'orribile situazione in cui si trovavano, nell'unico modo possibile: uccidersi prendendo a testate il muro. La genialità della trovata del KGB mi fa più orrore delle torture stesse.
Avere un diritto significa non essere soggetti a coercizione se si decide di metterlo in pratica. Avere diritto alla vita significa che ogni tentativo di uccidermi è un'aggressione contro la persona. Un diritto non è un obbligo: avere il diritto di vivere non significa non avere il diritto di morire. Significa solo avere il diritto di non essere uccisi.
In linea di massima, il libertarismo sostiene che ogni azione che non sia un'aggressione, violenta o fraudolenta, contro la vita, la libertà e i beni altrui, sia legittima. E, cioè, che nessuno può essere soggetto a coercizione se decide di agire in quel modo. E, quindi, che agire in quel modo è un diritto dell'individuo.
Il diritto di suicidarsi è uno dei diritti dell'individuo: nessun aspirante suicida può essere costretto a non suicidarsi, può essere punito per averci provato, può essere privato dei diritti (di eredità, perlomeno) dopo il suicidio.
Il suicidio, per valide ragioni, è considerata un'azione immorale. Ci possono essere delle eccezioni, come Pietro Micca, ma è evidente che il principio morale del suicidio, se elevato a imperativo categorico, è incompatibile con la sopravvivenza della specie umana§, e la sua sanzione morale ha un certo significato evoluzionistico. Ma non sono questi gli argomenti che sono alla base del diritto: il diritto regolamenta l'uso della forza, e la domanda che si pone il diritto non è se un'azione è giusta o sbagliata, ma se è legittima o meno la coercizione per vietare e/o imporre un certo comportamento.
Uno degli argomenti usati dai cristiani per vietare per legge il suicidio è che l'uomo non è proprietario della sua vita (argomento usato anche da Locke, il padre del liberalismo), perchè il vero proprietario è Dio. Questo argomento va completamente fuori bersaglio: la proprietà non è un titolo onorifico, ma è, più prosaicamente, il diritto di controllare (Usus), trasferire (Abusus) e godere di (Fructus) una risorsa (la propria vita, o un pezzo di terra). Dio non può avere proprietà, perchè non è una persona visibile agente in questo mondo.
Il divieto di suicidarsi non può restituire a Dio, quindi, il suo diritto di proprietà sulla vita umana, può solo dare allo Stato*, cioè a chi lo controlla, un diritto che dovrebbe essere dell'individuo.
Un problema interessante è se impedire un suicidio sia un reato? Tutti hanno, ovviamente, il diritto di convincere qualcun'altro a non suicidarsi; ma una volta fatto ciò, nessuno può essere rinchiuso in una camera con pareti di gomma per impedirgli di spaccarsi la testa sul muro^.
§ Difficilmente l'umanità sarebbe riuscita a "scendere dall'albero" se tutti i primati che ci provavano si uccidevano al primo tentativo fallito. L'"etica" del suicidio è, verosimilmente, un'etica per debosciati.
* Mi sono convinto, a malincuore, dopo una discussione con Kaelidan che scrivere "Stato" con la minuscola è grammaticalmente errato.
^ Pare che, in una delle sedi del KGB sovietico, ci fosse una sala torture con pareti di gomma. Lo scopo era proprio quello di impedire ai prigionieri di liberarsi dall'orribile situazione in cui si trovavano, nell'unico modo possibile: uccidersi prendendo a testate il muro. La genialità della trovata del KGB mi fa più orrore delle torture stesse.
postato da: Libertarian alle ore 11:04 | Permalink | commenti (37)
categoria:libertarismo, filosofia politica
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