domenica, 08 gennaio 2006

Bell'articolo di James Buchanan su Cato Unbound:

http://www.cato-unbound.org/2005/12/05/james-m-buchanan/three-amendments/

Cato Unbound è una specie di blog d'autore, dove persone come James Buchanan fanno concorrenza sleale ai blogger come me. Ho scoperto il sito grazie ad una segnalazione su Tocque-ville, che credo provenisse da The Right Nation (http://ideazione.blogspot.com/).

L'articolo è molto interessante, e propone tre emendamenti alla Costituzione Americana, tesi a renderla un baluardo meno fallimentare nella difesa delle libertà degli americani. Si parla di deficit, favori ai gruppi di pressione e libertà di commercio: tre argomenti molto liberali.

L'incipit è: "A central message of public choice theory tells us that if politics generates undesirable results, it is better to examine the rules than to argue about different policies or to elect different representatives". La formulazione è così chiara e illuminante che non mi va di rovinarla con un mio indegno commento . Prima di aggiungere qualcosa dunque, volevo farmi scudo di Buchanan e dire a tutti i recenti commentatori del mio blog: se io sono matto, anche Buchanan lo è, perchè arriva a conclusioni simili alle mie. Io sono solo un pizzico più realista...

Cosa garantisce che la politica sia in grado di correggere il proprio processo decisionale? Buchanan ragiona come se i problemi della politica fossero il frutto di errori irrazionali, e che sia naturale per tutti volerli eliminare. Purtroppo, la politica ha le sue ragioni: l'individuo che agisce in politica si trova in un ambiente diverso dall'individuo che agisce sul mercato, e si comporta in maniera diversa. Le cattive politiche sono raramente irrazionali dal punto di vista dei politici: sono solo dannose dal punto di vista della società.

L'esempio tipico (Bastiat rules!) è quello dei ponti e delle dogane: perchè lo stesso stato che danneggia il commercio internazionale con le dogane lo favorisce con i ponti? Dal punto di vista del commercio, ci sono due possibilità: o questo è un bene, e dunque "viva i ponti", o è un male, e allora "viva i dazi". Tertium non datur: volere entrambi sembra irrazionale e schizofrenico. Ma è una mera apparenza: se guardiamo il problema più da vicino scopriamo che entrambe le politiche, per quanto contraddittorie dal punto di vista economico, sono coerenti dal punto di vista politico, perchè garantiscono maggior potere e controllo alla classe politica: non si tratta di una contraddizione, quindi, ma di una banale decisione razionale in un contesto dove gli interessi della politica e quelli della società sono in naturale contrasto. E notate che gli interessi della prima vincono ovunque.

L'articolo va avanti: "the very logic of collective action, which fosters the personalized illusion of something for nothing, especially amid the natural constituency pressures of representative democracy". Anche qui sono perfettamente d'accordo. Mi chiedo solo che senso abbia lasciare l'organizzazione della società ad un processo costituzionale che funziona in base ad una "logica dell'azione collettiva" con le caratteristiche brillantemente descritte dall'Autore. Una contraddizione lampante, e un errore esiziale che distrugge ogni speranza di realizzare questi piani.

Guardate qui e ditemi se non vi ricorda qualcosa: "this failure was due to the Reagan administration’s distraction by supply-side arguments"... ma non sarà che questo Buchanan mi copia il blog?  Anche qui, una noticina: perchè il Keynesianismo è una follia e la Supply-Side (detta anche Reaganomics o Voodoonomics) è solo un'esagerazione? Due pesi, due misure? Io preferisco la saggezza popolare: dagli avversari mi guardi Iddio, che dagli alleati mi guardo io (è il motto di Berlusconi ). La Reaganomics non è meno assurda economicamente di qualsiasi altra forma di statalismo.

La soluzione proposta al problema deficit è interessante ma naive: "In its final budget resolution, Congress should restrict estimated spending to the limits imposed by estimated tax revenues. This requirement should be waived only upon approval separately by three-fourths of the House of Representatives and the Senate": immagino che, per avere i 3/4 dei voti al Congresso, basterebbe un piccolo uragano, un piccolo terremoto, una piccola missione della CIA. Al di là del fatto che un vincolo del genere bisognerebbe imporlo con la forza ai politici, lo vedo troppo generico per essere credibile. Comunque sono d'accordo: sarebbe una proposta che, se realizzata, migliorerebbe un po' le cose. Il fatto è che non la realizzeranno mai.

Finita la parte deficit, si passa alle politiche discriminatorie; qui la trattazione si fa decisamente troppo naive. Si cita Hayek: "Congress shall make no law authorizing government to take any discriminatory measures of coercion". La trattazione mostra che, a differenza di Rothbard, Buchanan ha capito il problema che Hayek cercava di risolvere parlando della necessità di leggi "generali e astratte": colpire la politica delle gruppi di pressione. Ma Rothbard aveva ragione a pensare che vincolare la politica in questo modo è un puro esercizio di wishful thinking: le discriminazioni sono essenziali alla politica. Una politica che non creasse esternalità tra gli individui appartenenti ad una società non potrebbe esistere: il 90% della politica è, infatti, un gioco a somma negativa che si gioca soltanto perchè chi ha il potere di influenzare le decisioni politiche ha anche il potere di scaricare i costi di tali decisioni su chi non può non sottomettersi a queste. Che farebbero i politici se non potessero discriminare? Come farebbero ad avvantaggiare i gruppi di pressione? Come troverebbero appoggi? La rule of law è incompatibile con la politica "as we know it".

Infine, la terza proposta: "The Madisonian construction is flawed by its authorization of government regulation through the much abused Commerce Clause. The authorization should be restricted to the prevention of interferences with voluntary exchanges and should not extend to the prohibition, or the coercive dictation of the terms, of such exchanges. Nor should any differentiation be made between exchanges within the domestic economy and those made with others outside the political jurisdiction". Qui si va nel diritto costituzionale: non ho idea di cosa sia il Commerce Clause. Comunque quello che mi piace del terzo emendamento proposto è che Buchanan lo chiama, un po' rothbardianamente, "natural liberty": il diritto di scambiare le proprie merci con chiunque, dentro e fuori i confini, in base a termini scelti dalle parti e non imposti dallo stato.

Buchanan non aggiunge riflessioni sulla necessità del protezionismo in un sistema politico interventista: consiglio (a voi, non a Buchanan, ovviamente ) la lettura di Mises (http://www.mises.org/etexts/clash.pdf). Io, prima o poi, dovrò dedicarmi seriamente al primo.

Infine, "the editor limited me to three proposals for constitutional change. This limit has not allowed discussion of a monetary constitution [...] Nor has it been possible to explore constitutional changes that may have been made imperative with the emergence of terrorism, both in the enabling of effective prevention and in the control of possible abuses of authority.": mannaggia l'editore, queste due parti mi interessavano un casino!

In conclusione, sono d'accordo con le tre proposte. Le mie riserve principali riguardano la loro realizzabilità all'interno della logica della decisiona collettiva. Sono infatti convinto di essere più realista, e non più utopista, nel non avere la minima fiducia nella politica (anche i matti sono convinti di essere loro i normali, perdonatemi).

Non ho mai scritto nè pensato che i piccoli passi avanti devono essere ridicolizzati in quanto piccoli: la mia critica del gradualismo e del moderatismo consiste nel fatto che non vedo passi avanti. Il progresso della libertà oggi dipende dal successo di istanze di cambiamento radicale: stiamo in un dead-lock istituzionale, e non possiamo sacralizzare lo status quo (pericolo implicito in ogni forma di mentalità gradualista-fallibilista-moderato-popperiano), perchè rimarremmo nel guado.

Ora tenetevi stretti, perchè arriva il momento della follia: per me una società dove tutti sono convinti che non ci sia nulla di sacro nelle istituzioni, e che queste siano solo dei mezzi per degli scopi, è una società anarchica, nel senso che nessuno prende sul serio il mito della sovranità. Non vedo infatti l'anarchia come mancanza di istituzioni, come per gli anarchici di sinistra, nè sono certo che l'anarco-capitalismo possa funzionare in pratica, a differenza di Rothbard. Ma le istituzioni alla base della nostra società sono impazzite: sono necessari cambiamenti radicali.

postato da: Libertarian alle ore 11:46 | Permalink | commenti (7)
Commenti
#1   08 Gennaio 2006 - 14:32
 
concordo appieno quando dici: "l'individuo che agisce in politica si trova in un ambiente diverso dall'individuo che agisce sul mercato, e si comporta in maniera diversa. Le cattive politiche sono raramente irrazionali dal punto di vista dei politici: sono solo dannose dal punto di vista della società"....
è verissimo....comunque mi fa piacere che abbia accolto il suggerimento di aggregare i tuoi post anche a SocialDustBlogAggregator...così ho scoperto questo tuo post...:-) buona domenica amico mio...
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#2   08 Gennaio 2006 - 15:09
 
Ciao e buona domenica. Sto sia su SDBA che su BookCafe ora.
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#3   08 Gennaio 2006 - 19:11
 
il difetto comunque non è la reaganomics, è il fatto che reagan non l'ha applicata perchè da quello che mi ricordo prevede il taglio delle tasse e della spesa pubblica (in percentuale al pil, prevedendo che in valore assoluto si recupera dopo un po')
o sbaglio?
Comunque il Berlusconi che critichi tanto quest'anno le spese le ha tagliate :-) poco, è vero però le ha tagliate...
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#4   08 Gennaio 2006 - 20:22
 
Vero: in teoria la reaganomics doveva ridurre spese, tasse, regolamentazioni e inflazione.

In pratica solo le tasse sono state un poco scalfite.

Sulle spese di Berlusconi: sono aumentate finora, non credo che le diminuiscano adesso che ci sono le elezioni. Dove lo hai letto?
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#5   08 Gennaio 2006 - 21:17
 
L'ho letto sul manifesto gigante affisso sul comune di sinistra che si lamenta del fatto che berlusconi ha fatto tagli pesantissimi agli enti locali, tolto i servizi per gli andicappati, per i vecchi per l'istruzione, per tutto :-)

ma poi è stato il lamento principale della finanziaria, sta storia dei tagli.
Berlusconi li ha chiamati sacrifici, io allora dico più sacrifici per tutti :-)
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#6   08 Gennaio 2006 - 21:24
 
Se ad Aprile voterò la CdL sarà tutto merito della sinistra... :-D

P.S. A proposito, visto che bei risultati nell'Indice delle Libertà Economiche?
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#7   08 Gennaio 2006 - 22:38
 
ho letto l'articolo in fatto di tasse e spesa pubblica siamo perlappunto migliorati, le note dolenti derivano dal fatto che è difesa l'italianità delle banche (aime, grazie a lega e al nefasto Fazio) ma sopratuttto, udisci udisci siamo peggiorati nella sezione di garanzia della proprietà privata perchè la magistratura fa schifo e...
E' TROPPO POLITICIZZATA parole del sito!
Siamo da terzo mondo :-(
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