Per gioco, quest'estate ho creato una teoria che spiega per quale motivo quasi tutte le opere scientifiche, filosofiche e artistiche della storia umana sono state fatte da uomini. La teoria standard, per non dire politicamente corretta, sostiene che è per l'inferiorità giuridica delle donne che ha impedito loro di contribuire maggiormente allo sviluppo della cultura umana, ma questa teoria secondo me non spiega perché le cose non sono cambiate repentinamente nell'ultimo secolo, nel momento in cui l'inferiorità giuridica è andata a farsi finalmente benedire e ormai anche gran parte della dipendenza economica è un ricordo del passato, visto che la maggior parte delle donne anche della generazione precedente alla mia vanno all'università e lavorano.
A guardare la Storia, di donne se ne sono viste, e non tante, quasi solo come romanziere e poetesse, anche se comunque probabilmente stanno abbondantemente sotto il 20% del totale. Nel campo della scienza gli esempi sono pochi, visto che a me al momento viene in mente solo Rita Levi Montalcini, e il rapporto tra Premi Nobel uomini e donne è indubbiamente abbondantemente a favore degli uomini. Indubbiamente questo in passato si poteva giustificare facendo l'esempio di Ipazia, massacrata da una folla di cristiani fanatici sotto l'egida di un vescovo, Cirillo, che poi fu fatto anche santo come ricompensa. E indubbiamente questo fattore ha giocato un ruolo, ma non negli ultimi decenni.
Eppure sono convinto che, anche se eliminassimo ogni tipo di asimmetria sociale e giuridica, rimarrebbe il fatto che l'arte, la filosofia e la scienza saranno appannaggio degli uomini, e non c'è nulla di sociologico che possa spiegare tutto ciò, visto che già ora dovremmo stare, dopo decenni di parità, prossimi al fifty-fifty.
Questo perché la ragione è psicologica. Le donne non hanno bisogno delle pippe mentali per sentirsi realizzate: l'arte, la filosofia e la scienza sono passatempi con grandi conseguenze secondarie, come ad esempio la teoria della relatività o la fenomenologia husserliana o la Cappella Sistina. Le donne si fanno le seghe mentali solo quando arrivano senza marito e senza figli oltre i trent'anni di vita, mentre per tutto il resto non si metteranno mai a spendere le ore riflettendo sulle equazioni di Maxwell, sulle sinfonie di Beethoven e sulla maieutica socratica. Superati i trent'anni (a seconda delle culture si può correggere questa frase dicendo "superati i 12", "superati i 18" o "superati i 25": ormai dovremo dire, almeno per le laureate, "superati i 35 anni") arrivano quasi sempre mariti e figli, le donne si sentono realizzate e hanno qualcos'altro a cui pensare.
Per gli uomini è diverso. Un uomo può ovviamente essere felice di avere una moglie e di giocare coi figli, ma questo non rimuove del tutto l'inquietudine, né appaga del tutto l'ambizione: soprattutto, credo, la paternità è qualcosa di molto meno intenso della maternità, anche se su questo non ci posso giurare perché non ho figli. Il risultato è che gli uomini per sentirsi realizzati continueranno a pensare ai massimi sistemi in cerca di un posto nella Storia. Il risultato non voluto di questa evidente nevrosi e di questi complicatissimi passatempi è il progresso culturale dell'umanità, che è e rimarrà per sempre, probabilmente, appannaggio quasi esclusivo degli uomini.
Nel campo della letteratura i rapporti, come dicevo, sono più equilibrati, però bisogna considerare che Jane Austen era zitella, Virginia Woolf e Katherine Mansfield erano depresse, e che Oriana Fallaci fosse un bel po' strana ci vuole poco a convincersene: le donne che si occupano di letteratura cercano cose che la maternità dà spontaneamente alle altre donne.
Insomma, il mio consiglio alle donne è di non diventare come gli uomini, che hanno inventato la cultura umana solo perché si annoiavano e non sapevano come essere soddisfatti e felici. E' tutta una nevrosi, anche, nel suo piccolo, questo blog, che testimonia un moderato disturbo ossessivo-compulsivo da parte del suo autore.
Ora mi interrogherò su quanto veramente io creda in quello che ho appena scritto.
PS Ovviamente, qualsiasi tipo di discriminazione giuridica è del tutto indifendibile. Più o meno come certe teorie femministe (ho in mente un paio di articoli di "teoria femminista delle relazioni internazionali" letti un paio d'anni fa).
A guardare la Storia, di donne se ne sono viste, e non tante, quasi solo come romanziere e poetesse, anche se comunque probabilmente stanno abbondantemente sotto il 20% del totale. Nel campo della scienza gli esempi sono pochi, visto che a me al momento viene in mente solo Rita Levi Montalcini, e il rapporto tra Premi Nobel uomini e donne è indubbiamente abbondantemente a favore degli uomini. Indubbiamente questo in passato si poteva giustificare facendo l'esempio di Ipazia, massacrata da una folla di cristiani fanatici sotto l'egida di un vescovo, Cirillo, che poi fu fatto anche santo come ricompensa. E indubbiamente questo fattore ha giocato un ruolo, ma non negli ultimi decenni.
Eppure sono convinto che, anche se eliminassimo ogni tipo di asimmetria sociale e giuridica, rimarrebbe il fatto che l'arte, la filosofia e la scienza saranno appannaggio degli uomini, e non c'è nulla di sociologico che possa spiegare tutto ciò, visto che già ora dovremmo stare, dopo decenni di parità, prossimi al fifty-fifty.
Questo perché la ragione è psicologica. Le donne non hanno bisogno delle pippe mentali per sentirsi realizzate: l'arte, la filosofia e la scienza sono passatempi con grandi conseguenze secondarie, come ad esempio la teoria della relatività o la fenomenologia husserliana o la Cappella Sistina. Le donne si fanno le seghe mentali solo quando arrivano senza marito e senza figli oltre i trent'anni di vita, mentre per tutto il resto non si metteranno mai a spendere le ore riflettendo sulle equazioni di Maxwell, sulle sinfonie di Beethoven e sulla maieutica socratica. Superati i trent'anni (a seconda delle culture si può correggere questa frase dicendo "superati i 12", "superati i 18" o "superati i 25": ormai dovremo dire, almeno per le laureate, "superati i 35 anni") arrivano quasi sempre mariti e figli, le donne si sentono realizzate e hanno qualcos'altro a cui pensare.
Per gli uomini è diverso. Un uomo può ovviamente essere felice di avere una moglie e di giocare coi figli, ma questo non rimuove del tutto l'inquietudine, né appaga del tutto l'ambizione: soprattutto, credo, la paternità è qualcosa di molto meno intenso della maternità, anche se su questo non ci posso giurare perché non ho figli. Il risultato è che gli uomini per sentirsi realizzati continueranno a pensare ai massimi sistemi in cerca di un posto nella Storia. Il risultato non voluto di questa evidente nevrosi e di questi complicatissimi passatempi è il progresso culturale dell'umanità, che è e rimarrà per sempre, probabilmente, appannaggio quasi esclusivo degli uomini.
Nel campo della letteratura i rapporti, come dicevo, sono più equilibrati, però bisogna considerare che Jane Austen era zitella, Virginia Woolf e Katherine Mansfield erano depresse, e che Oriana Fallaci fosse un bel po' strana ci vuole poco a convincersene: le donne che si occupano di letteratura cercano cose che la maternità dà spontaneamente alle altre donne.
Insomma, il mio consiglio alle donne è di non diventare come gli uomini, che hanno inventato la cultura umana solo perché si annoiavano e non sapevano come essere soddisfatti e felici. E' tutta una nevrosi, anche, nel suo piccolo, questo blog, che testimonia un moderato disturbo ossessivo-compulsivo da parte del suo autore.
Ora mi interrogherò su quanto veramente io creda in quello che ho appena scritto.
PS Ovviamente, qualsiasi tipo di discriminazione giuridica è del tutto indifendibile. Più o meno come certe teorie femministe (ho in mente un paio di articoli di "teoria femminista delle relazioni internazionali" letti un paio d'anni fa).
















