martedì, 30 giugno 2009
Quando si pensa al libero mercato spesso ci si immagina un insieme di individui che agiscono in concorrenza pura, senza accordarsi, senza cooperare, senza perseguire un fine comune. Quando ciò non avviene si parla addirittura di fallimento di mercato: collusione, potere di mercato, monopoli. Il risultato è un catch-22 in cui se si collude si fallisce per un motivo, e se non lo si fa si fallisce per un altro, ogni qual volta si presentano le condizioni in cui la concorrenza atomistica non è ottimale.

In base a quale principio farsi concorrenza è libero mercato mentre fare una joint venture non lo è non mi è chiaro*. Sta di fatto che l'ipotesi sottostante è che ogni forma di cooperazione sociale è politica, e quindi ogni forma di cooperazione sociale implica una scelta collettiva imposta obbligatoriamente a tutti i membri di un corpo politico. Questa ipotesi è campata per aria, anche se ha un forte potenziale di autoavveramento: man mano che la politica impone con la coercizione, si riducono gli spazi per realizzare con la cooperazione.

Questo concetto di libertà è in realtà del tutto privo di senso. La libertà è la libertà da coercizione: ognuno ha il diritto di usare i propri mezzi per i propri fini. Ciò che distingue una società di mutui soccorso da un sindacato è che la prima non usa la coercizione per perseguire i propri scopi; se i sindacati si limitassero a "colludere" (cioè cooperare) per influenzare il mercato del lavoro, senza privilegi legali, non ci sarebbe nulla di male dal punto di vista della libertà.

Il principio corretto per distinguere quindi una transazione libera da una non libera non è l'assenza di cooperazione, ma l'assenza di violenza. In una società liberale, del resto, gli uomini coopererebbero molto più spesso di oggi, proprio perché non avrebbero a disposizione un governo che produce beni e servizi a spese di tutti e in regime di monopolio.

* Non è necessario arrivare all'esagerata conclusione di Rothbard per cui la collusione è sempre un bene.
postato da: Libertarian alle ore 14:27 | Permalink | commenti (3)
Commenti
#1    30 Giugno 2009 - 21:31
 
E' un po' come la confusione fra collaborazione volontaria e socialismo.
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#2    01 Luglio 2009 - 09:05
 
Impeccabile.



Ma convince solo noi che siamo già convinti. Il fatto è che diventa decisivo il concetto di "violenza", concetto facile da stiracchiare.



E' una fortuna che FORSE le conclusioni fell' economia spalleggino le nostre pretese filosofiche. Si potrebbe sfruttare Coase: quello per cui sono un violento io che immetto fumi nella tua proprietà esattamente come sei un violento tu che me lo impedisci.
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#3    01 Luglio 2009 - 09:20
 
Ovviamente il concetto di violenza è normativo, visto che presuppone uno status quo legittimo sul quale la violenza (illegittima) agisce. Ma così è anche il concetto di libertà: non esiste una libertà positiva, solo un giudizio di valore soggettivo su quanto sia bello o quanto sia brutto l'habeas corpus.
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categoria:liberalismo, filosofia politica