Essendo finalmente riuscito a ritagliarmi un po' di tempo libero, sto leggiucchiando un libro leggero ed edificante: "The Devil Within" di Stephanie Merritt, sulla depressione.
Al momento il libro mi sembra interessante, anche se gli preferisco "An unquiet mind" di Kay Jamison*, in ogni caso, a parte che sto solo all'inizio, mi ha colpito l'introduzione, che parla dell'esperienza dell'autrice nella sua comunità evangelica di "cristiani rinati":
Poi ho pensato a come le alternative "scientifiche" a tutto ciò sono state considerate altrettanto religiosamente quando la religione ha cominciato a passare di moda: la psicanalisi, il mito della razionalità e della scienza, e tutto l'armamentario del "positivismo". Oggi probabilmente crediamo altrettanto religiosamente che il computer e il cervello siano la stessa cosa e che le neuroscienze ci diranno cosa sono l'amore e la coscienza.
Ad un certo punto nel libro l'autrice cita una frase interessante: "L'importante è credere, ciò in cui si crede è di secondaria importanza". Il che mi ricorda la frase di Chesterton ("Se la gente smette di credere a Dio, comincerà a credere a qualunque cosa"). Mi viene da pormi un quesito: perché io, che non ho bisogno di convincermi di cose che non posso né vedere né dimostrare, sono in così sparuta minoranza? Se lo chiedeva anche Dave Courtney.
* C'è differenza tra i due libri: la Jamison era bipolare e narra quasi sempre degli episodi molto intensivamente maniacali; la Merritt era bipolare ma parla soprattutto degli episodi depressivi, e mi pare che quelli maniacali siano più soft.
Al momento il libro mi sembra interessante, anche se gli preferisco "An unquiet mind" di Kay Jamison*, in ogni caso, a parte che sto solo all'inizio, mi ha colpito l'introduzione, che parla dell'esperienza dell'autrice nella sua comunità evangelica di "cristiani rinati":
- Il pastore le dice (a 17 anni) che forse era una maledizione generazionale dovuta al fatto che il padre era cattolico, e che i genitori del padre, nell'Irlanda rurale, avevano tendenze "pagane" che probabilmente sopravvivevano fino a poco tempo fa in alcune zone;
- La "cura" per la depressione consiste nell'esorcismo, perché si ritiene che sia una possessione diabolica (domanda poste all'autrice: hai fatto sesso? hai fatto sedute spiritiche?).
Poi ho pensato a come le alternative "scientifiche" a tutto ciò sono state considerate altrettanto religiosamente quando la religione ha cominciato a passare di moda: la psicanalisi, il mito della razionalità e della scienza, e tutto l'armamentario del "positivismo". Oggi probabilmente crediamo altrettanto religiosamente che il computer e il cervello siano la stessa cosa e che le neuroscienze ci diranno cosa sono l'amore e la coscienza.
Ad un certo punto nel libro l'autrice cita una frase interessante: "L'importante è credere, ciò in cui si crede è di secondaria importanza". Il che mi ricorda la frase di Chesterton ("Se la gente smette di credere a Dio, comincerà a credere a qualunque cosa"). Mi viene da pormi un quesito: perché io, che non ho bisogno di convincermi di cose che non posso né vedere né dimostrare, sono in così sparuta minoranza? Se lo chiedeva anche Dave Courtney.
* C'è differenza tra i due libri: la Jamison era bipolare e narra quasi sempre degli episodi molto intensivamente maniacali; la Merritt era bipolare ma parla soprattutto degli episodi depressivi, e mi pare che quelli maniacali siano più soft.
















