venerdì, 12 giugno 2009
Essendo finalmente riuscito a ritagliarmi un po' di tempo libero, sto leggiucchiando un libro leggero ed edificante: "The Devil Within" di Stephanie Merritt, sulla depressione.

Al momento il libro mi sembra interessante, anche se gli preferisco "An unquiet mind" di Kay Jamison*, in ogni caso, a parte che sto solo all'inizio, mi ha colpito l'introduzione, che parla dell'esperienza dell'autrice nella sua comunità evangelica di "cristiani rinati":
  1. Il pastore le dice (a 17 anni) che forse era una maledizione generazionale dovuta al fatto che il padre era cattolico, e che i genitori del padre, nell'Irlanda rurale, avevano tendenze "pagane" che probabilmente sopravvivevano fino a poco tempo fa in alcune zone;
  2. La "cura" per la depressione consiste nell'esorcismo, perché si ritiene che sia una possessione diabolica (domanda poste all'autrice: hai fatto sesso? hai fatto sedute spiritiche?).
Mi veniva un po' da ridere a pensare che alla fine del XX secolo ci sia ancora chi crede di poter curare una malattia con gli esorcismi; o magari di difendersi dagli influssi negativi del malocchio con degli amuleti; o di danzare per ingraziarsi gli spiriti e far piovere sul villaggio.

Poi ho pensato a come le alternative "scientifiche" a tutto ciò sono state considerate altrettanto religiosamente quando la religione ha cominciato a passare di moda: la psicanalisi, il mito della razionalità e della scienza, e tutto l'armamentario del "positivismo". Oggi probabilmente crediamo altrettanto religiosamente che il computer e il cervello siano la stessa cosa e che le neuroscienze ci diranno cosa sono l'amore e la coscienza.

Ad un certo punto nel libro l'autrice cita una frase interessante: "L'importante è credere, ciò in cui si crede è di secondaria importanza". Il che mi ricorda la frase di Chesterton ("Se la gente smette di credere a Dio, comincerà a credere a qualunque cosa"). Mi viene da pormi un quesito: perché io, che non ho bisogno di convincermi di cose che non posso né vedere né dimostrare, sono in così sparuta minoranza? Se lo chiedeva anche Dave Courtney.
* C'è differenza tra i due libri: la Jamison era bipolare e narra quasi sempre degli episodi molto intensivamente maniacali; la Merritt era bipolare ma parla soprattutto degli episodi depressivi, e mi pare che quelli maniacali siano più soft.
postato da: Libertarian alle ore 17:08 | Permalink | commenti (17)
Commenti
#1    12 Giugno 2009 - 18:13
 
Avendo avuto personalmente a che fare con personalità bipolari di tipo maniacale non credo di poter essere d'accordo.
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#2    12 Giugno 2009 - 18:33
 
"Oggi probabilmente crediamo altrettanto religiosamente che il computer e il cervello siano la stessa cosa e che le neuroscienze ci diranno cosa sono l'amore e la coscienza."

questa sarà credenza religiosa per te, ma non di certo per gli scienziati che vi si dedicano.

Io credo "religiosamente" che dentro la terra vi sia magma e non pupazzetti rosa, anche se non sono un geologo. Vi credo perché so che queste conoscenze sono state raggiunte tramite metodo scientifico, non tramite libri polverosi storicamente trabballanti.

Quindi no, il paragone tra religione e "credenze scientifiche" non ha senso. Entrambi ci danno "credenze", ma di stampo diverso.
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#3    12 Giugno 2009 - 18:56
 
#1: A cosa ti riferisci?

#2: La differenza è che il magma lo vedi (quando esce) e sei in grado di ricostruire la struttura interna della terra con tecniche sismografiche. L'intelligenza artificiale è soltanto un'ipotesi senza alcuna realizzazione pratica neanche a livello di prototipo, e che il funzionamento del cervello sia stato compreso è un'affermazione che allo stato attuale non credo abbia validità scientifica.
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#4    12 Giugno 2009 - 19:01
 
In sostanza, quando uno scienziato scrive qualche libro fantasmagorico sulle meraviglie dell'IA o sulle magnifiche sorti e progressive delle nanotecnologie, credo stia vendendo fumo.

Io come ingegnere elettronico ho sentito parlare ad esempio di fotovoltaico e di nanotecnologie o computer quantistici come qualcosa di reale, che potrebbe avere una diffusione enorme da un momento ad un altro, che rivoluzionerà tutto e che imporrà nuovi strumenti concettuali e nuovi stili di vita. Nulla di tutto ciò ho visto nella realtà: ma quel modo di esprimersi è eminentemente religioso.

Un modo non religioso di esprimersi sarebbe: il fotovoltaico è molto utile per i satelliti, ma inutile su questo pianeta; le nanotecnologie sono un'etichetta generica che nasconde diverse cose che già esistono (ma non sono rivoluzionarie) e forse (probabilmente) si diffonderà pian piano in futuro in molti altri ambiti; i computer quantistici sono costosissime macchine per laboratori di fisica in grado di calcolare che 3 per 7 fa 21 con un'alta probabilità di successo.
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#5    12 Giugno 2009 - 20:36
 
Chesterton per inciso diceva anche "the people who are the most bigoted are those with no convictions at all". E adesso lo so che mi vieni a picchiare in messenger
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#6    12 Giugno 2009 - 21:51
 
#5: Aveva probabilmente in mente il tipo di persona che sostituisce una fede con un'altra. A giudicare dall'UAAR, il 90% degli atei.
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#7    12 Giugno 2009 - 21:53
 
posso darti ragione quando si fanno delle previsioni esagerate, ma da qui a dire
"che il funzionamento del cervello sia stato compreso è un'affermazione che allo stato attuale non credo abbia validità scientifica."

oppure

"Oggi probabilmente crediamo altrettanto religiosamente che il computer e il cervello siano la stessa cosa e che le neuroscienze ci diranno cosa sono l'amore e la coscienza."

sono cose che, da studioso del cervello, non posso accettare.
Ovviamente qui non posso stare ad elencare tutte le meravigliose scoperte sul cervello (il libro su cui ho studiato, "Neurofisiologia- Carlson", potrebbe fare a proposito), suffragate non da speculazioni filosofiche, ma da migliaia di esperimenti (senza contare le tecniche di visualizzazione di immagini del cervello in vivo).

Non dico che il funzionamento del cervello è stato compreso COMPLETAMENTE, ma anche io sono rimasto sorpreso dallo scoprire quante cose sappiamo sul cervello, tanto che mi vien da chiedermi se c'è davvero dell'altro da sapere. Ma anche se la nostra conoscenza è incompleta, non per questo è meno scientifica.

Per quanto riguarda l'idea che il cervello funzioni come un pc... . Non esiste alcun articolo che dimostri sperimentalmente come il cervello funzioni come un pc, quindi questa è più una premessa filosofica (degna di rispetto, a mio parere) che scientifica.


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#8    13 Giugno 2009 - 14:17
 
Cosa capiamo del cervello? Io penso che chi ti dice: "molto" sia un venditore di fumo o, semplicemente, una persona che non capisce i limiti delle conoscenze attuali.

La psicanalisi contiene alcune intuizioni interessanti e probabilmente in parte vere, ma non è scienza (su questo Popper mi pare ineccepibile).

Le neuroscienze attuali sono molto meno ambiziose; noi sappiamo abbastanza bene che circuiti si accendono nel corso di determinati fenomeni ma da qui a capire come funziona la capoccia...

L'attuale terapia delle malattie mentali si basa su alcuni farmaci (alcuni discretamente efficaci, altri meno) di cui capiamo solo parzialmente il meccanismo d'azione; le psicoterapie hanno una base scientifica altrettanto traballante (la più scientificamente accreditata è la psicoterapia cognitiva) ma possono essere abbastanza utili.

In breve attualmente la psichiatria è "evidence-based", cioè fa degli interventi di fondato beneficio, ma ha poco interesse a capire la vera natura della malattia mentale.
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#9    13 Giugno 2009 - 14:25
 
#3: Alla tua affermazione secondo la quale gli episodi bipolari di tipo maniacale sarebbero più soft di quelli depressivi. Purtroppo ho avuto esperienze dirette con il bipolarismo di tipo maniacale e mi pare il contrario.
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#10    13 Giugno 2009 - 14:29
 
Io intendevo che Merritt quando era maniacale era meno maniacale di Jamison.
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#11    13 Giugno 2009 - 15:03
 
Ah beh, avevo inteso male.
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#12    15 Giugno 2009 - 12:16
 
"Oggi probabilmente crediamo altrettanto religiosamente che il computer e il cervello siano la stessa cosa e che le neuroscienze ci diranno cosa sono l'amore e la coscienza."



Questa sarà credenza religiosa per te, ma non di certo per gli scienziati che vi si dedicano




Francamente non so quanto sia pertinente la contestazione. La "credenza religiosa" di cui si parla la riferisco all' ignoranza diffusa circa i margini di errore che contengono le teorie in questo campo. Uno scienziato "che ci lavora" si spera che ne sia ben conscio.



Organizziamo in queste materie delle scommesse e sapremo quanta credenza religiosa incorporano le suddette teorie per "Tizio". Se Tizio punta del suo scegliendo a caso l' esito, evidentemente per lui quelle teorie sono pure superstizioni.



Per quanto una teoria sia lacunosa e c' azzecchi una volta su mille, in mancanza di meglio è razionale adottarla. La scienza implica "rigore" e "confronto competitivo", non "precisione". Gli economisti ne sanno qualcosa.
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#13    19 Giugno 2009 - 10:14
 
Aspetta. Sul punto di "L'importante é credere" etc secondo me stai prendendo un abbaglio. Non ho letto il libro, ma non necessariamente si parla - suppongo - di convinzioni religiose o comunque relative a una qualsiasi metafisica. Ad esempio io, che come sai di queste faccende so qualcosa, mi sono tirata fuori da una fase depressiva credendo che un cambio di lavoro e un cambio di residenza mi avrebbero portato nuove e interessanti prospettive. Questo é stato fondamentale (ok, é stato fondamentale per precipitare una fase maniacale, but this doesn't really matter here), e tu mi potrai dire ora che si trattava ovviamente di una credenza priva di fondamento perché in realtá non potevo sapere se il lavoro e il paese nuovi mi avrebbero fatto schifo etc. Ma per dire che il punto é avere una convinzione e una speranza che aprano alla potenzialitá. La fissazione con la quale, incidentalmente, é un elemento importante IMO di questo tipo di disturbo, ma questo é un altro discorso.
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#14    19 Giugno 2009 - 12:05
 
Questa cosa è spiegata bene alla fine del libro, anche se una è una cosa abbastanza ovvia per chi ha esperienza di depressione.

Siccome durante la depressione nulla sembra aver un senso e uno scopo, e si perde la speranza di poter incidere sulla propria e altrui vita eccetera, porsi degli obiettivi e impegnarsi ad aggiungerli costituisce una possibile via di uscita, ovvia, ma difficile da imboccare. E' come se mancasse il pulsante per l'accensione e bisognasse inventarsene uno: è importante trovarne uno, più o meno indipendentemente da quello che effettivamente è, perché il porsi in sé un fine conta più del fine in sé.

Ovviamente, se uno prende una decisione, non può sapere se sarà giusta, se il paese sarà fico o noioso, eccetera. Probabilmente al depresso basta questo per non prendere una decisione e crogiolarsi nel nulla. Per tua fortuna te ne sei andata. :-)
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#15    04 Luglio 2009 - 20:49
 
"Porsi degli obiettivi ed impegnarsi ad aggiungerli" mi fa ridere. :-)

Poi c'è una cosa che mi viene in mente. Tu fai sempre trecentomila cose. Un giorno di questo ne dobbiamo parlare, così mi spieghi come fai nonostante tutto a ritenere che siano rilevanti.
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#16    05 Luglio 2009 - 22:25
 
#15: temo che l'impegnarsi ad aggiungerli sia un mio lapsus freudiano.Io non credo che nulla di quello che faccio sia rilevante, lo faccio perché la giornata dura 24 ore e dovrò pure fare qualcosa. Per me studiare filosofia politica è tanto utile quanto andare allo stadio a vedere le partite, la differenza è che la prima cosa mi piace. :-)
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#17    05 Luglio 2009 - 22:32
 
Detto in altri termini, c'è una qualche tendenza ossessivo-compulsiva nei miei hobbies, che comincio a pensare si distingua da una mania per il fatto che non mi esalto mai per quello che faccio: è un passatempo.
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