Eluana Englaro è ufficialmente morta ieri e penso che nei prossimi giorni si sapranno più cose a riguardo.
La sentenza della magistratura che aveva dato il permesso di sospendere l'alimentazione e l'idratazione si basava su due principi: la volontà dell'interessata e l'irreversibilità dello stato.
Se l'autopsia rivelerà uno stato simile a quello di Terry Schiavo, si può sicuramente parlare di irreversibilità dello stato: il cervello della Schiavo era infatti idrocefalo, pesava la metà del normale, aveva danni in tutte le regioni e il 70% dei neuroni era morta. La Schiavo è stata per anni una persona morta dentro un corpo vivo.
E' indicativo della scarsa qualità dell'informazione in Italia il fatto che sia difficile, se non impossibile, avere informazioni su TAC e EEG in questo caso: anche se sono per mantenere queste informazioni private, una volta che la politica ci si mette di mezzo (in nome della libertà, diceva ipocritamente Berlusconi) i cittadini devono avere i mezzi per decidere.
Per quanto riguarda la volontà, in assenza di testamento scritto è difficile esserne certi. Ma se lo stato di Eluana era irreversibile mi sembra un dettaglio irrilevante: non sarebbe mai tornata in ogni caso. Si potrebbe obiettare che l'irreversibilità è difficile da diagnosticare, e in effetti mi sono interessato alla questione senza cavare granché dalle mie poche e fugaci letture, anche perché senza una laurea in neurologia credo sia difficile capirne veramente qualcosa.
Occorreranno comunque dei principi giuridici che facilitino l'espressione della volontà individuale, in modo da avere certezza quando si può averne, e, in sua assenza, altri principi che giustifichino l'eutanasia senza dar adito ad eventuali abusi. Questo farà sì che ci sarà sempre un'area grigia in cui non si sa esattamente cosa fare.
Quest'area grigia è dovuta a due difficoltà: definire lo stato di morte e definire la volontà in assenza di coscienza. Secondo me la morte va definita, in linea di principio, come lo stato in cui la coscienza non può tornare. La morte cerebrale è sufficiente ad essere morti ma non è necessaria: un uomo a cui si tolgono i lobi frontali e tutte le parti "superiori" del cervello è da considerarsi morto a tutti gli effetti. Che sia possibile diagnosticare con precisione lo stato di morte in assenza di morte cerebrale è più difficile da immaginare. Meglio dare una condizione sufficiente (la morte cerebrale) e poi lasciare l'area grigia alla giurisprudenza e al progresso della scienza medica.
Al momento ci sono due certezze e una verosimile possibilità: che il Governo se ne sbatte delle procedure e della legalità, che Berlusconi ritiene che qualsiasi limitazione al suo potere sia illegittima perché lui ha sempre buoni sentimenti e buone intenzioni (a questo punto aboliamo il diritto e fidiamoci ciecamente di lui), e che probabilmente ora passerà una legislazione sul testamento biologico che è illiberale e degna di uno Stato Etico.
Di certo il caso Englaro è stato molto difficile, perché a differenza del caso Welby non si poteva essere certi della volontà dell'interessata. Ma proprio per questo occorre un testamento biologico, per evitare che la vita dei cittadini italiani diventi di proprietà del Presidente del Consiglio di turno.
PS Ho per fortuna evitato di leggere riviste come Tempi che all'epoca di Welby, senza alcun pudore e senza alcun rispetto per la sofferenza altrui e per la verità, paragonava la libera scelta di Welby all'eutanasia dei nazisti. Shame on them.
La sentenza della magistratura che aveva dato il permesso di sospendere l'alimentazione e l'idratazione si basava su due principi: la volontà dell'interessata e l'irreversibilità dello stato.
Se l'autopsia rivelerà uno stato simile a quello di Terry Schiavo, si può sicuramente parlare di irreversibilità dello stato: il cervello della Schiavo era infatti idrocefalo, pesava la metà del normale, aveva danni in tutte le regioni e il 70% dei neuroni era morta. La Schiavo è stata per anni una persona morta dentro un corpo vivo.
E' indicativo della scarsa qualità dell'informazione in Italia il fatto che sia difficile, se non impossibile, avere informazioni su TAC e EEG in questo caso: anche se sono per mantenere queste informazioni private, una volta che la politica ci si mette di mezzo (in nome della libertà, diceva ipocritamente Berlusconi) i cittadini devono avere i mezzi per decidere.
Per quanto riguarda la volontà, in assenza di testamento scritto è difficile esserne certi. Ma se lo stato di Eluana era irreversibile mi sembra un dettaglio irrilevante: non sarebbe mai tornata in ogni caso. Si potrebbe obiettare che l'irreversibilità è difficile da diagnosticare, e in effetti mi sono interessato alla questione senza cavare granché dalle mie poche e fugaci letture, anche perché senza una laurea in neurologia credo sia difficile capirne veramente qualcosa.
Occorreranno comunque dei principi giuridici che facilitino l'espressione della volontà individuale, in modo da avere certezza quando si può averne, e, in sua assenza, altri principi che giustifichino l'eutanasia senza dar adito ad eventuali abusi. Questo farà sì che ci sarà sempre un'area grigia in cui non si sa esattamente cosa fare.
Quest'area grigia è dovuta a due difficoltà: definire lo stato di morte e definire la volontà in assenza di coscienza. Secondo me la morte va definita, in linea di principio, come lo stato in cui la coscienza non può tornare. La morte cerebrale è sufficiente ad essere morti ma non è necessaria: un uomo a cui si tolgono i lobi frontali e tutte le parti "superiori" del cervello è da considerarsi morto a tutti gli effetti. Che sia possibile diagnosticare con precisione lo stato di morte in assenza di morte cerebrale è più difficile da immaginare. Meglio dare una condizione sufficiente (la morte cerebrale) e poi lasciare l'area grigia alla giurisprudenza e al progresso della scienza medica.
Al momento ci sono due certezze e una verosimile possibilità: che il Governo se ne sbatte delle procedure e della legalità, che Berlusconi ritiene che qualsiasi limitazione al suo potere sia illegittima perché lui ha sempre buoni sentimenti e buone intenzioni (a questo punto aboliamo il diritto e fidiamoci ciecamente di lui), e che probabilmente ora passerà una legislazione sul testamento biologico che è illiberale e degna di uno Stato Etico.
Di certo il caso Englaro è stato molto difficile, perché a differenza del caso Welby non si poteva essere certi della volontà dell'interessata. Ma proprio per questo occorre un testamento biologico, per evitare che la vita dei cittadini italiani diventi di proprietà del Presidente del Consiglio di turno.
PS Ho per fortuna evitato di leggere riviste come Tempi che all'epoca di Welby, senza alcun pudore e senza alcun rispetto per la sofferenza altrui e per la verità, paragonava la libera scelta di Welby all'eutanasia dei nazisti. Shame on them.
















