Dopo essere andato a letto alle 3:30 mi sono svegliato alle 9:30 per arrivare a Roma prima dell'una, attraversando un Appennino climaticamente estremo. Ora sto da un'ora a Roma ad aspettare mio fratello che doveva fare solo 40km per arrivare, mica 210. Certe cose non cambiano mai...
Vabbé. Oggi comincio una lunga serie di post sul perché non credo che i processi politici standard danno risultato liberali, e perché credo che creino un sacco di problemi sociali ed economici gravi che si potranno risolvere solo cambiando radicalmente (cioè alla radice) le istituzioni politiche.
La cosa può sembrare strana, ma, in fin dei conti, fino a 100 anni fa lo stato pesava 10 volte meno di adesso (e la ricchezza procapite era inferiore), quindi non esistono vere ragioni per non eliminare il 50-80-90% dell'interventismo statale.
Che rapporto c’è tra democrazia e liberalismo? Perché la democrazia non assomiglia granché al mercato? Perché il XX secolo è stato allo stesso tempo il secolo della morte del liberalismo e del trionfo della democrazia? Abbiamo ancora bisogno del liberalismo? E cosa è il liberalismo?
L’argomento è vastissimo, e per fare un’analisi comparata è meglio focalizzare l’attenzione sul funzionamento della democrazia. In ogni caso, la parola “liberalismo” è usata fondamentalmente a caso, visto che normalmente denota qualsiasi sistema politico dove non vi siano campi di sterminio (chi si accontenta gode), e quindi alla fine sarà meglio cercare di dare una definizione di liberalismo.
La prendo alla lontana, in questa introduzione, per sottolineare un punto antropologico: checché ne dica Topinamburs, il liberalismo non impiega due antropologie diverse per il mercato e la politica. L’antropologia è una: l’occasione fa l’uomo ladro. Detta in termini più aulici, “il potere corrompe, e il potere assoluto corrompe assolutamente”. In termini pratici, le regole morali che consentono l’esistenza della società nascono e si mantengono perché vivere in società conviene.
Per vivere in società non è necessario essere buoni, ma – salvo rari e improbabili casi – è necessario avere degli incentivi compatibili, e affrontare problemi all’altezza delle proprie capacità mentali. Purtroppo la politica, a differenza del mercato, comporta degli enormi problemi di incentivi e degli enormi problemi informativi che la rendono incredibilmente inefficiente.
Si badi che io, da Austriaco, non credo minimamente agli equilibri walrasiani, all’informazione completa e ad altri artifici matematici che non hanno nulla a che fare con la realtà economica: quello che mi preme dire è che la stupidità, l’ignoranza e l’egoismo fanno relativamente (molti) più danni in politica che sul mercato. Non certo che in uno dei due ambiti questi problemi non esistono.
Dopo questa introduzione antropologica esaminerò i problemi di incentivi; poi quelli informativi; poi alcuni argomenti sparsi. Infine, analizzerò cosa è da intendersi per liberalismo, parola che ormai ha perso qualsiasi significato. Non so con esattezza di cosa parlerò perché ero troppo impegnato coi panettoni per completare la serie di articoli prima di iniziare la pubblicazione.
Vabbé. Oggi comincio una lunga serie di post sul perché non credo che i processi politici standard danno risultato liberali, e perché credo che creino un sacco di problemi sociali ed economici gravi che si potranno risolvere solo cambiando radicalmente (cioè alla radice) le istituzioni politiche.
La cosa può sembrare strana, ma, in fin dei conti, fino a 100 anni fa lo stato pesava 10 volte meno di adesso (e la ricchezza procapite era inferiore), quindi non esistono vere ragioni per non eliminare il 50-80-90% dell'interventismo statale.
Che rapporto c’è tra democrazia e liberalismo? Perché la democrazia non assomiglia granché al mercato? Perché il XX secolo è stato allo stesso tempo il secolo della morte del liberalismo e del trionfo della democrazia? Abbiamo ancora bisogno del liberalismo? E cosa è il liberalismo?
L’argomento è vastissimo, e per fare un’analisi comparata è meglio focalizzare l’attenzione sul funzionamento della democrazia. In ogni caso, la parola “liberalismo” è usata fondamentalmente a caso, visto che normalmente denota qualsiasi sistema politico dove non vi siano campi di sterminio (chi si accontenta gode), e quindi alla fine sarà meglio cercare di dare una definizione di liberalismo.
La prendo alla lontana, in questa introduzione, per sottolineare un punto antropologico: checché ne dica Topinamburs, il liberalismo non impiega due antropologie diverse per il mercato e la politica. L’antropologia è una: l’occasione fa l’uomo ladro. Detta in termini più aulici, “il potere corrompe, e il potere assoluto corrompe assolutamente”. In termini pratici, le regole morali che consentono l’esistenza della società nascono e si mantengono perché vivere in società conviene.
Per vivere in società non è necessario essere buoni, ma – salvo rari e improbabili casi – è necessario avere degli incentivi compatibili, e affrontare problemi all’altezza delle proprie capacità mentali. Purtroppo la politica, a differenza del mercato, comporta degli enormi problemi di incentivi e degli enormi problemi informativi che la rendono incredibilmente inefficiente.
Si badi che io, da Austriaco, non credo minimamente agli equilibri walrasiani, all’informazione completa e ad altri artifici matematici che non hanno nulla a che fare con la realtà economica: quello che mi preme dire è che la stupidità, l’ignoranza e l’egoismo fanno relativamente (molti) più danni in politica che sul mercato. Non certo che in uno dei due ambiti questi problemi non esistono.
Dopo questa introduzione antropologica esaminerò i problemi di incentivi; poi quelli informativi; poi alcuni argomenti sparsi. Infine, analizzerò cosa è da intendersi per liberalismo, parola che ormai ha perso qualsiasi significato. Non so con esattezza di cosa parlerò perché ero troppo impegnato coi panettoni per completare la serie di articoli prima di iniziare la pubblicazione.
postato da: Libertarian alle ore 14:00 | Permalink | commenti
categoria:liberalismo, teoria politica
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