martedì, 09 dicembre 2008
Macioce si chiede, su Il Giornale, dove siano finiti i liberali. Giustamente, fa notare che la libertà di mercato è sotto attacco, per via dell'illusione di liberalismo economico creata da alcune (ottime) riforme di Reagan negli anni '80, e alcune privatizzazioni fatte contro voglia addirittura in Italia. Che fanno i liberali?

Senza un partito di riferimento, senza organi di stampa, senza rappresentanti (se non un paio) nelle aule parlamentari, i liberali nel breve termine non hanno molto da fare. Il problema qual è stato? Di liberalismo se n'è parlato tanto, tanto da creare l'illusione che ci sia stata un'epopea neoliberale che ha rivoluzionato effettivamente le politiche. Ma la rivoluzione liberale, dice giustamente Macioce, non c'è mai stata: non è mai neppure iniziata.

Il motivo è semplice: a fare una riforma liberale, i primi a perderci sono i politici. Il liberalismo implica una riduzione del potere della classe politica: se non la implicasse, sarebbe qualcos'altro, magari socialismo, magari nazionalismo. In quanto liberalismo, la sua realizzazione è contraria agli interessi della classe dirigente.

Quindi una riforma liberale è strutturalmente impossibile: non si fanno riforme senza rappresentanti in Parlamento, e non è possibile fidarsi di ciò che viene fuori dal Parlamento. Se anche ci fosse un politico liberale sincero, non avrebbe l'appoggio di nessun collega: in Parlamento si può guadagnare uno stipendio, si può guadagnare visibilità e notorietà, ma non è il posto per fare riforme liberali.

Non esiste un modo liberale di usare un potere illimitato, esattamente come esiste un modo liberale di gestire un campo di sterminio.

Nessun governante è liberale spontaneamente, e i governanti sono tali sono se costretti dalla situazione. Storicamente, la "situazione" è consistita in costituzioni rigide (sparite), principi legali robustamente indipendenti dal potere (spariti), classi sociali economicamente indipendenti (sparite), oppure con un'autorità indipendente dallo stato (sparite). Senza efficaci vincoli al potere, non rimane nulla del liberalismo: rimane l'implorare i propri rappresentanti: la democrazia trasforma i cittadini in accattoni che di mestiere fanno gli elettori...

Se non c'è nulla da fare in politica, cosa rimane da fare? Dire in giro perché la politica è inutilizzabile e spiegare perché è tanto dannosa è l'unica strategia che può funzionare, nel lungo (rectius, lunghissimo) termine. Temo però che avremo bisogno però del liberalismo molto prima: tra qualche decennio avremo seri problemi da affrontare, e non siamo istituzionalmente in grado di affrontarli, perché la politica è il problema che li creati, ma difficilmente sarà la soluzione.

L'unico obiettivo realistico che un liberale può porsi nell'attuale contingenza storica è cercare di convincere quante più persone possibile che ci sono problemi reali gravi la cui soluzione dipende da una limitazione ferrea del potere dello stato, e che la democrazia non è in grado di controllare i politici e limitarne l'arbitrio.

In questa battaglia, il liberale non ha alleati: tutti gli altri, socialisti o conservatori, vogliono il potere; l'ideologia democratica dice che il potere non è mai eccessivo, se sorretto da crocette poste periodicamente dai cittadini. Meglio soli che male accompagnati.
postato da: Libertarian alle ore 16:34 | Permalink | commenti (2)
Commenti
#1    10 Dicembre 2008 - 05:53
 
Post fantastico!
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#2    10 Dicembre 2008 - 09:05
 
Danke.
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