Sono ormai 14 anni che Berlusconi è in politica.
Forse un politico non va giudicato per quello che fa, ma anche per quello che dice: spargere idee è l'unica cosa seria che si possa fare con la politica. In fin dei conti, nessuno può pensare di poter riuscire a riformare seriamente il mercato del lavoro - i sindacati sono più potenti dei disoccupati, o il sistema pensionistico - gli anziani beneficiari sono tanti e attivi, i giovani sono pochi e non sono molto coscienti del problema. Però spargere le idee aiuta, almeno nel lungo termine.
Invece no: Berlusconi sul piano culturale è stato completamente assente: in Forza Italia mi stupirei se ci fossero più intellettuali che veline. L'intero centrodestra italiano non esiste culturalmente, se non per sporadiche e piccole iniziative, del tutto irrilevanti. Si può dire sicuramente lo stesso della sinistra, ma io non seguo il motto "mal comune mezzo gaudio".
Ipotizziamo (non ci credo, ma non costa nulla far finta che sia vero) che Berlusconi avesse veramente intenzione di cambiare l'Italia in senso liberale, e che l'abbia tuttora. Purtroppo è stato incapace di ottenere risultati, sia per il totale disinteresse per qualsiasi forma di prodotto culturale che non sia il conto economico di un'azienda, sia per l'inaffidabilità (per non dire l'inguardabilità) dei suoi alleati - fuori e dentro la fu Forza Italia.
Se volesse tuttora realizzare questo progetto, probabilmente c'è un solo modo per realizzarlo, o perlomeno provarci (visto che, tranne forse nel '94, non c'ha mai neanche provato):
* Per me l'attuale avanzata del socialismo non è che la naturale conseguenza di alcune contraddizioni del reaganismo, nei campi fiscale e monetario. Ha lasciato il lavoro a metà, e quello che ha costruito non ha retto la prova dei tempi, né avrebbe potuto.
- Nel 1994 pareva volesse rivoluzionare l'Italia, trasformando e modernizzando il paese in senso liberale: non se ne fece nulla, anche se non per colpa sua.
- Nel 2001 si presentò con una piattaforma molto più consevatrice, ma sul piano della retorica c'era ancora molto liberalismo: non successe nulla, in ogni caso.
- Nel 2008 si è presentato senza neanche più la retorica del liberalismo, e diciamo che finora ha mantenuto le promesse liberali del suo programma: nessuna.
Forse un politico non va giudicato per quello che fa, ma anche per quello che dice: spargere idee è l'unica cosa seria che si possa fare con la politica. In fin dei conti, nessuno può pensare di poter riuscire a riformare seriamente il mercato del lavoro - i sindacati sono più potenti dei disoccupati, o il sistema pensionistico - gli anziani beneficiari sono tanti e attivi, i giovani sono pochi e non sono molto coscienti del problema. Però spargere le idee aiuta, almeno nel lungo termine.
Invece no: Berlusconi sul piano culturale è stato completamente assente: in Forza Italia mi stupirei se ci fossero più intellettuali che veline. L'intero centrodestra italiano non esiste culturalmente, se non per sporadiche e piccole iniziative, del tutto irrilevanti. Si può dire sicuramente lo stesso della sinistra, ma io non seguo il motto "mal comune mezzo gaudio".
Ipotizziamo (non ci credo, ma non costa nulla far finta che sia vero) che Berlusconi avesse veramente intenzione di cambiare l'Italia in senso liberale, e che l'abbia tuttora. Purtroppo è stato incapace di ottenere risultati, sia per il totale disinteresse per qualsiasi forma di prodotto culturale che non sia il conto economico di un'azienda, sia per l'inaffidabilità (per non dire l'inguardabilità) dei suoi alleati - fuori e dentro la fu Forza Italia.
Se volesse tuttora realizzare questo progetto, probabilmente c'è un solo modo per realizzarlo, o perlomeno provarci (visto che, tranne forse nel '94, non c'ha mai neanche provato):
- Pubblicare sulle sue case editrici, e distribuire in tutte le librerie, pubblicizzare su tutti i giornali e le televisioni la cultura liberale. Ad esempio, pubblicando tutte le opere di Mises, Hayek, Locke, Tocqueville, Jefferson, Constant, Bastiat, Friedman, Buchanan, Leoni, Madison, de Jouvenel (e chi più ne ha più ne metta).
- Finanziare studi su come tagliare le tasse, riformare il diritto privato, riformare il mercato del lavoro, cambiare la scuola e le università, salvare il sistema pensionistico, migliorare i servizi pubblici. E quando dico "riformare" intendo "privatizzare".
* Per me l'attuale avanzata del socialismo non è che la naturale conseguenza di alcune contraddizioni del reaganismo, nei campi fiscale e monetario. Ha lasciato il lavoro a metà, e quello che ha costruito non ha retto la prova dei tempi, né avrebbe potuto.
postato da: Libertarian alle ore 18:00 | Permalink | commenti (9)
categoria:politica interna, casa della libertÃ
Commenti

categoria:politica interna, casa della libertÃ















