Appurato che la salute delle aziende dipende dal tasso di rendimento e che questo può essere buono o cattivo sia se i prezzi finali aumentano che se diminuiscono - salvo un caso che considereremo dopo, vediamo di andare avanti.
4. Aggiustamento dei tassi di rendimento
Se una merce viene offerta in quantità eccessiva il suo prezzo si riduce: questo vale per tutte le merci, anche per i fattori di produzione.
Se gli investimenti crollano, ci saranno fattori di produzione non impiegati, il cui valore economico diminuirà notevolmente. Questo farà aumentare il rendimento dei piani di investimento che impiegano questi fattori di produzione. Ne risulta che gli investimenti ne verranno stimolati: uno degli errori della teoria keynesiana (e non mi sembra siano stati fatti progressi nel frattempo, leggendo Stiglitz) è che il tasso di rendimento è considerato esogeno (dipende dall'umore degli "animal spirits") e non dipende invece dalla teoria dei prezzi.
I prezzi delle case in USA sono diminuiti parecchio, nonostante il fatto che probabilmente Freddie e Fannie hanno continuato a iniettare credito nel mercato. Questo dovrebbe (1) disincentivare la produzione di case, (2) incentivarne il consumo - non prima che i prezzi si assestano (livello che il mercato da solo forse avrebbe già raggiunto). Questo inoltre (3) distrugge il valore dei fattori specifici legati alla produzione di case, (4) sposta i fattori non specifici verso altri mercati. Tutto ciò è assolutamente sano: è esattamente il modo in cui l'economia si aggiusta di fronte ad un cambiamento dei fondamentali.
Questa è però una dinamica che l'espansione monetaria rallenta.
5. Rigidità dei prezzi?
Per alcuni la politica monetaria ha effetto perché ci sono le rigidità dei prezzi. Purtroppo le uniche teorie che conosco a riguardo sono quella keynesiana originale e il modello IS/LM - entrambe sono naive - mentre dei menu costs conosco tanti piccoli pezzi ma non ho capito come s'aggregano in una teoria. So però che ci sono seri dubbi sulla rilevanza delle teorie in questione.
Non me ne stupisco: i mercati azionari sono flessibilissimi, e negli ultimi anni gli immobili sono notevolmente diminuiti di prezzo. L'unica rigidità rilevante mi sembra quella del mercato del lavoro, colpa dei sindacati e della legislazione.
Ma c'è di più: la politica monetaria fa di tutto per impedire ai prezzi di diminuire, quindi la rigidità dei prezzi è o voluta o è comunque considerata una conseguenza irrilevante. Il vero scopo della politica monetaria sembra essere l'opposto.
Quando Fannie e Freddie vengono spinte a fare nuovi prestiti, quando i mercati azionari vengono tenuti su con iniezioni di credito o vietando le vendite scoperte, quando le banche vengono ricapitalizzate, si sta impedendo ai beni capitali di perdere valore. Non sto dicendo che la cosa sia sbagliata (lo è, comunque), ma se il problema fossero le rigidità dei prezzi ciò non avrebbe senso.
Se si impedisce ai rendimenti di crescere, si impedisce agli investimenti di riprendersi, e si perpetua la crisi. Quando i rendimenti sono troppo bassi, nessuna espansione monetaria riuscirà a drogare l'economia, e lo strumento principi della manipolazione dei mercati perderà efficacia. Se avessi dati su rischi e rendimenti potrei dire se questa è la diagnosi corretta per la crisi finanziaria attuale. Di certo si è impedito per anni all'economia di riaggiustarsi, e si sono create montagne di moral hazard. Quindi, non mi stupisco che ci siano problemi.
PS Scopro che dati sui rendimenti sono difficili e/o impossibili da trovare perché nessun economista si prende la briga di misurarli. La cosa ha dell'incredibile: ma tutto sommato io ragiono in termini di rendimenti perché la teoria austriaca con cui ragiono mi dice che sono importanti. Per un economista standard probabilmente ad essere rilevante è solo l'output o l'output gap, non i rendimenti. Come se gli investimenti non dipendessero dalla teoria dei prezzi. Comunque su Federal Reserve Economic Data non si trova nulla di assimilabile ad una stima dei rendimenti degli investimenti. Forse è difficile da fare (non ne ho idea); probabilmente l'economista standard non sa che farsene.
4. Aggiustamento dei tassi di rendimento
Se una merce viene offerta in quantità eccessiva il suo prezzo si riduce: questo vale per tutte le merci, anche per i fattori di produzione.
Se gli investimenti crollano, ci saranno fattori di produzione non impiegati, il cui valore economico diminuirà notevolmente. Questo farà aumentare il rendimento dei piani di investimento che impiegano questi fattori di produzione. Ne risulta che gli investimenti ne verranno stimolati: uno degli errori della teoria keynesiana (e non mi sembra siano stati fatti progressi nel frattempo, leggendo Stiglitz) è che il tasso di rendimento è considerato esogeno (dipende dall'umore degli "animal spirits") e non dipende invece dalla teoria dei prezzi.
I prezzi delle case in USA sono diminuiti parecchio, nonostante il fatto che probabilmente Freddie e Fannie hanno continuato a iniettare credito nel mercato. Questo dovrebbe (1) disincentivare la produzione di case, (2) incentivarne il consumo - non prima che i prezzi si assestano (livello che il mercato da solo forse avrebbe già raggiunto). Questo inoltre (3) distrugge il valore dei fattori specifici legati alla produzione di case, (4) sposta i fattori non specifici verso altri mercati. Tutto ciò è assolutamente sano: è esattamente il modo in cui l'economia si aggiusta di fronte ad un cambiamento dei fondamentali.
Questa è però una dinamica che l'espansione monetaria rallenta.
5. Rigidità dei prezzi?
Per alcuni la politica monetaria ha effetto perché ci sono le rigidità dei prezzi. Purtroppo le uniche teorie che conosco a riguardo sono quella keynesiana originale e il modello IS/LM - entrambe sono naive - mentre dei menu costs conosco tanti piccoli pezzi ma non ho capito come s'aggregano in una teoria. So però che ci sono seri dubbi sulla rilevanza delle teorie in questione.
Non me ne stupisco: i mercati azionari sono flessibilissimi, e negli ultimi anni gli immobili sono notevolmente diminuiti di prezzo. L'unica rigidità rilevante mi sembra quella del mercato del lavoro, colpa dei sindacati e della legislazione.
Ma c'è di più: la politica monetaria fa di tutto per impedire ai prezzi di diminuire, quindi la rigidità dei prezzi è o voluta o è comunque considerata una conseguenza irrilevante. Il vero scopo della politica monetaria sembra essere l'opposto.
Quando Fannie e Freddie vengono spinte a fare nuovi prestiti, quando i mercati azionari vengono tenuti su con iniezioni di credito o vietando le vendite scoperte, quando le banche vengono ricapitalizzate, si sta impedendo ai beni capitali di perdere valore. Non sto dicendo che la cosa sia sbagliata (lo è, comunque), ma se il problema fossero le rigidità dei prezzi ciò non avrebbe senso.
Se si impedisce ai rendimenti di crescere, si impedisce agli investimenti di riprendersi, e si perpetua la crisi. Quando i rendimenti sono troppo bassi, nessuna espansione monetaria riuscirà a drogare l'economia, e lo strumento principi della manipolazione dei mercati perderà efficacia. Se avessi dati su rischi e rendimenti potrei dire se questa è la diagnosi corretta per la crisi finanziaria attuale. Di certo si è impedito per anni all'economia di riaggiustarsi, e si sono create montagne di moral hazard. Quindi, non mi stupisco che ci siano problemi.
PS Scopro che dati sui rendimenti sono difficili e/o impossibili da trovare perché nessun economista si prende la briga di misurarli. La cosa ha dell'incredibile: ma tutto sommato io ragiono in termini di rendimenti perché la teoria austriaca con cui ragiono mi dice che sono importanti. Per un economista standard probabilmente ad essere rilevante è solo l'output o l'output gap, non i rendimenti. Come se gli investimenti non dipendessero dalla teoria dei prezzi. Comunque su Federal Reserve Economic Data non si trova nulla di assimilabile ad una stima dei rendimenti degli investimenti. Forse è difficile da fare (non ne ho idea); probabilmente l'economista standard non sa che farsene.
postato da: Libertarian alle ore 15:26 | Permalink | commenti
categoria:economia, economia austriaca
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