Il valore morale della verità (A.K.A. la caccia alle streghe)
In 1-II c’è un ragionamento che mi ha molto colpito: nel Medioevo la gente credeva veramente che le streghe potessero uccidere o rendere infelici tramite riti magici, e quindi ucciderle non era moralmente sbagliato, se si credeva in queste teorie.
Non bisogna confondere il ragionamento di Lewis con il negazionismo di molti intransigenti cattolici che affermano che la Chiesa non ha mai torto un capello ingiustamente a nessuno: non si tratta di negazionismo, ma di una riflessione sul rapporto tra etica ed epistemologia.
Per rendere più puro il ragionamento, trascuriamo torture e pena di morte e supponiamo che le streghe fossero punite con l’ergastolo come i nostri assassini. Il ragionamento è brillante: tutto sommato, noi puniamo gli assassini perchè siamo convinti che le pallottole uccidano; se fossimo convinti che il voodoo uccida, nessuno avrebbe veramente dei dubbi a punire con l’ergastolo chi pratica questi riti.
Cosa è cambiato nel diritto penale dai processi alle streghe ai giorni nostri? E’ cambiata la nostra epistemologia, da un lato, e il ruolo che le diamo nei processi. Se l’onere della prova nei processi alle streghe fosse stato sull’accusatore, e se queste prove fossero state analizzate scientificamente, non ci sarebbe mai stato un processo alle streghe finito con una condanna. E’ cambiato quindi il valore dato alla verità nella procedura penale: secoli di rivoluzione scientifica hanno inculcato negli uomini l’idea che un’accusa non è fondata se non c’è un modo epistemicamente difendibile di spiegare il rapporto tra causa (l’azione criminosa) ed effetto (il danno alla vittima). La verità è un valore morale, diciamo.
Questo ha un costo: se il voodoo esistesse davvero, e operasse attraverso canali non verificabili scientificamente, gli omicidi voodoo sarebbero penalmente impunibili. Dare valore “morale” alla verità, cioè il dare importanza, in questo caso, allo status epistemico di un’accusa in sede penale, è la risposta “ottima” di una società sufficientemente scientifica da essere in grado di distinguere tra un’accusa infondata e una fondata. Se il mondo che ci circonda fosse pieno di eventi inspiegabili, la regola che solo prove scientificamente fondate possono essere impiegate paralizzerebbe i tribunali: prima della rivoluzione scientifica l’umanità non poteva permettersi processi alla CSI. La caccia alle streghe è quindi la conseguenza dell’ignoranza, ma in un senso più profondo di come si crede.
Lewis ha in parte ragione nell’affermare che il progresso della procedura penale non sia stato tanto etico quanto epistemologico: ma non bisogna dimenticare che questo progresso ha avuto luogo perchè si è data importanza etica alla validità epistemica, in quanto si è adottato il giudizio di valore secondo cui un’accusa per essere accettabile deve essere scientificamente fondata: e questo è anche un progresso etico.
La ragione non è un giudizio di valore. Tenerne conto nella vita, in questo caso nei processi, sì. Un secolo come il XX, insaguinato da infinite tragedie, ha avuto un rapporto pessimo sia con la giustizia (piegata a strumento di potere) che con la verità (piegata a strumento di propaganda).
In 1-II c’è un ragionamento che mi ha molto colpito: nel Medioevo la gente credeva veramente che le streghe potessero uccidere o rendere infelici tramite riti magici, e quindi ucciderle non era moralmente sbagliato, se si credeva in queste teorie.
Non bisogna confondere il ragionamento di Lewis con il negazionismo di molti intransigenti cattolici che affermano che la Chiesa non ha mai torto un capello ingiustamente a nessuno: non si tratta di negazionismo, ma di una riflessione sul rapporto tra etica ed epistemologia.
Per rendere più puro il ragionamento, trascuriamo torture e pena di morte e supponiamo che le streghe fossero punite con l’ergastolo come i nostri assassini. Il ragionamento è brillante: tutto sommato, noi puniamo gli assassini perchè siamo convinti che le pallottole uccidano; se fossimo convinti che il voodoo uccida, nessuno avrebbe veramente dei dubbi a punire con l’ergastolo chi pratica questi riti.
Cosa è cambiato nel diritto penale dai processi alle streghe ai giorni nostri? E’ cambiata la nostra epistemologia, da un lato, e il ruolo che le diamo nei processi. Se l’onere della prova nei processi alle streghe fosse stato sull’accusatore, e se queste prove fossero state analizzate scientificamente, non ci sarebbe mai stato un processo alle streghe finito con una condanna. E’ cambiato quindi il valore dato alla verità nella procedura penale: secoli di rivoluzione scientifica hanno inculcato negli uomini l’idea che un’accusa non è fondata se non c’è un modo epistemicamente difendibile di spiegare il rapporto tra causa (l’azione criminosa) ed effetto (il danno alla vittima). La verità è un valore morale, diciamo.
Questo ha un costo: se il voodoo esistesse davvero, e operasse attraverso canali non verificabili scientificamente, gli omicidi voodoo sarebbero penalmente impunibili. Dare valore “morale” alla verità, cioè il dare importanza, in questo caso, allo status epistemico di un’accusa in sede penale, è la risposta “ottima” di una società sufficientemente scientifica da essere in grado di distinguere tra un’accusa infondata e una fondata. Se il mondo che ci circonda fosse pieno di eventi inspiegabili, la regola che solo prove scientificamente fondate possono essere impiegate paralizzerebbe i tribunali: prima della rivoluzione scientifica l’umanità non poteva permettersi processi alla CSI. La caccia alle streghe è quindi la conseguenza dell’ignoranza, ma in un senso più profondo di come si crede.
Lewis ha in parte ragione nell’affermare che il progresso della procedura penale non sia stato tanto etico quanto epistemologico: ma non bisogna dimenticare che questo progresso ha avuto luogo perchè si è data importanza etica alla validità epistemica, in quanto si è adottato il giudizio di valore secondo cui un’accusa per essere accettabile deve essere scientificamente fondata: e questo è anche un progresso etico.
La ragione non è un giudizio di valore. Tenerne conto nella vita, in questo caso nei processi, sì. Un secolo come il XX, insaguinato da infinite tragedie, ha avuto un rapporto pessimo sia con la giustizia (piegata a strumento di potere) che con la verità (piegata a strumento di propaganda).
postato da: Libertarian alle ore 12:39 | Permalink | commenti (21)
categoria:filosofia politica
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