mercoledì, 03 settembre 2008

Clive Staples Lewis è famoso come autore de “Le cronache di Narnia”, da cui è stato recentemente tratto il secondo film, ma è stato anche un saggista e ha scritto alcune decine di libri.

“Mere Christianity” (traducibile con “Semplicemente cristiano”, parafrasando il titolo di un libro di Martino) non è un libro cattolico, presbiteriano, anglicano o metodista, ma un libro che espone alcune idee comuni alle quattro confessioni dell’Europa Occidentale (mancano gli ortodossi, e le varie confessioni cristiane americane di cui non ho mai capito nulla).

La giustificazione di ciò è un po’ settaria e utilitaristica (Lewis afferma che non si attrarrà nessuno puntando su ciò che divide), ma tutto sommato è interessante chiedersi se ci sono e quali sono le radici comuni tra i vari movimenti cristiani.

Il libro parla di molti argomenti, dalla morale all’esistenza di Dio alla divinità di Gesù. Ne ho selezionati alcuni perchè mi interessavano dal punto di vista morale, esistenziale, politico o logico.

Esistenza e assolutezza della legge morale

La prima parte del libro è dedicata alla dimostrazione dell’esistenza di una legge morale assoluta: la dimostrazione lascia però a desiderare.

Lewis afferma che esistono azioni morali vere o false (cognitivismo etico), e che esiste una legge morale, ma non nel senso naturalistico di legge inderogabile (ogni legge morale può essere violata, perchè è un dover essere e non un essere, afferma Lewis nel libro 1, capitolo III, in seguito 1-III, e questo è ovviamente corretto).

La dimostrazione parte dall’osservazione, in 1-I, che le persone che discutono tendono a discutere di determinate norme che l’accusatore ritiene siano state violate, e il difensore molto spesso accetta la validità di queste norme e si limita a negare la loro violazione.

Discutere, dice Lewis, significa provare l’erroneità di determinate azioni, cosa impossibile se le azioni morali non potessero essere vere o false. Non manca la reductio ad Hitlerum: perchè gli inglesi combattono i nazisti (il libro fu scritto durante la WWII), se non perché ritengono di essere dalla parte del giusto?

Qui si vede la debolezza dell’argomentazione: presuppone che non esista disaccordo normativo, e che eventuali dispute avvengano sempre in una cornice di norme comuni accettate da tutti: in questo caso, certamente, esistono problemi di fatto ma non problemi di valore, ma solo perché sono stati “assumed away”.

Nel caso della reductio ad Hitlerum è difficile credere che l’avversario avesse norme morali, ma se ci si pensa, anche quest’ultimo ragionava in termini etici: ingiustizia del Trattato di Versailles, cospirazioni colonialiste dei paesi occidentali, cospirazioni giudee contro la nazione tedesca: di giustificazioni morali se ne possono trovare a bizzeffe (ovviamente ridicole, ma pur sempre giustificazioni morali). Il problema è chiedersi se le incompatibilità tra le teorie della giustizia siano risolvibili epistemicamente (alcune sono vere ed altre false) oppure no: Lewis di fatto non si pone neanche il problema.

Un altro argomento debole è quello secondo cui la legge morale universale non è confutata dalle differenze storiche e geografiche delle norme morali tra le varie civiltà, perché tutti i sistemi di norme sono molto simili tra loro.

Questo però non dimostra nulla: una religione che adorasse le tigri, dice Popper, si estinguerebbe quando i suoi praticanti venissero divorati dalle loro divinità. Fuor di metafora, i valori hanno conseguenze e quindi è normale che ci siano convergenze tra le varie civiltà. Come immaginare una società dove ci si può ammazzare impunemente o ci si può derubare e truffare ad libitum? Si estinguerebbe.

Le leggi morali diffuse tra le varie civiltà sono però spesso molto limitate nel loro ambito di applicazione. Non hanno nulla di universale: sono norme che si sono evolute per garantire la sopravvivenza del gruppo, e spesso sono essenzialmente tribali. Si può non applicare il “non uccidere” al di fuori della propria tribù con relativa facilità, ma è difficile farlo all’interno: non c’è nulla di storicamente universale nel “non uccidere”, quindi.

Successivamente ci sono dei riferimenti alla crisi dell’Occidente e alle Guerre Mondiali che dovrebbero indicare che le idee difese nel libro sono corrette, ma è un ragionamento emotivo, che non prova nulla: tutti dicono di avere la cura per i mali, ma non basta puntare il dito sui sintomi per avere una terapia, anzi, non basta neanche per avere una diagnosi (Il Dr. House è il mio teologo di fiducia).

L’assolutismo etico e giuridico (giusnaturalismo) attirano le mie simpatie perché, sottolineando le regolarità dei comportamenti umani, permettono riflessioni sulla società che possono essere considerate i primi vagiti delle scienze sociali. Si pensi al contrario ad una dottrina volontaristica, come “la norma può avere qualsiasi contenuto”, che, separando completamente la norma dalla società, eliminasse il problema, trattabile scientificamente, dello studio delle conseguenze delle prime sulle seconde.

D’altra parte, la confusione fatti/valori è altrettanto dannosa per il processo scientifico. Quindi anche correggere l’errore dell’assolutismo (l’idea platonica, secondo cui, se ci sono regolarità sociali, sono realizzazioni imperfette di norme universali)è un passo necessario per liberare le scienze sociali dal pensiero pre-scientifico.

Il capitolo 1-II è dedicato ad alcune obiezioni a quanto detto precedentemente, ma si limita ad affermare che l’etica non è solo un istinto: il che è giusto, visto che l’etica va imparata.

La parte critica del capitolo è l’affermazione che il non-cognitivismo etico implica l’indifferenza tra i vari tipi di morale. Qui ritorna una reductio ad Hitlerum in cui si confrontano la morale cristiana con quella nazista: non c’è nulla di male nella reductio ad Hitlerum come artificio retorico, se si limita a sottolineare la rilevanza ai fini della vita umana di determinate scelte morali. L’indifferentista ha problemi a giustificare ciò che fa, perché se tutte le persone sane di mente preferiscono gli Stati Uniti all’Unione Sovietica, evidentemente la morale non è indifferente.

Ma da dove si dovrebbe dedurre l’indifferentismo? Il relativismo becero dell’“anything goes” è solo cattiva filosofia, un trucco psicologico per difendere la propria coscienza dalla tragicità della scelta etica. E’ troppo considerare tutto ciò una conseguenza logica (quindi necessaria) di un principio logico inconfutabile (il non-cognitivismo etico).

Se tutti crediamo che una morale sia migliore di un’altra, da ciò non si può dedurre che esiste una scala oggettiva di preferenze tra una morale ed un’altra: l’argomento di Lewis è quindi un non sequitur. Come individui possiamo preferire gli USA all’URSS, e come individuo non posso capire come si possa preferire il contrario, se non per follia o disinformazione, ma non si può affermare che esista un modo assoluto, universale e oggettivo di preferire gli USA all’URSS. Non è chiaro neanche cosa possa significare una tale affermazione, visto che sono gli individui ad avere preferenze,  che quindi sono soggettive.

L’assolutismo etico non è difendibile razionalmente e Lewis non propone alcun argomento coerente contro questa affermazione.

Accettando acriticamente l'assurdo mito secondo cui i relativisti etici abbiano dimostrato che "anything goes", e accettando acriticamente la falsa dicotomia tra assolutismo etico e il relativismo etico dell'anything goes, Lewis in primis attacca uno strawman, e poi afferma di aver dimostrato cose che l'analisi filosofica ha già scartato, e con ottimi motivi, da almeno un paio di secoli.

Sul piano meramente argomentativo stiamo messi male.

postato da: Libertarian alle ore 11:17 | Permalink | commenti (12)
Commenti
#1   03 Settembre 2008 - 11:37
 
Scegliere un commento da fare a questo post è complicato. Finchè era una discussione privata, tutto bene. Ora è una discussione pubblica, che va anche bene, ma mi porrebbe in teoria un obbligo morale di difendere Lewis.

Purtroppo non è il momento, e poi in questo caso la conoscenza del dibattito privato mi fa disperare di quello pubblico. In sostanza: se tu vuoi restare indifferente al problema della tua anima immortale (!) in fondo sono fatti tuoi, anche se forse dovrei percepire più urgenza di farti ricredere o per lo meno riflettere.

Mi limiterò pertanto a dire che il capitolo che tu commenti, secondo me, non è tra le parti forti del libro. Tuttavia, il fatto che tu lo guardi con l'intenzione di decostruire e non di vedere se, al di là delle imperfezioni, c'è sotto un suggerimento vanifica tutto lo sforzo dell'autore.

Questo probabilmente rende Lewis un cattivo apologeta, almeno in questo capitolo, perchè il suo mestiere sarebbe proprio quello di superare i tentativi di decostruzione.

Oltre che ribadire che proverò a farti leggere qualche cosa di più adeguato al modo di argomentare che preferisci, ti invito a riflettere per un attimo sui fatti del reale (tipo: ma a me chi c**** me lo fa fare di scornarmi su questi argomenti? perchè frequenti volentieri cattolici? sarà forse che abbiamo un habitus mentale di preoccuparci un po' di più di chi abbiamo davanti rispetto alla MEDIA degli altri? non ci sarà un motivo?).

Uff. :-)
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#2   03 Settembre 2008 - 11:51
 
Ciao!

Non esistono obblighi di difesa. Solo gli avvocati ne hanno, e lo fanno per soldi.

Il punto è vedere se un argomento regge o non regge. Se non regge, che c'è da difendere?

"se tu vuoi restare indifferente al problema della tua anima immortale"

Ne abbiamo già parlato. Sei tu che sei indifferente al Flying Spaghetti Monster. Io un'anima immortale non ce l'ho. Ho un organo minuscolo nel cervello, così piccolo che non si vede al microscopio, che mi dice cosa è giusto fare. Ce l'hanno tutti gli uomini. Sta scritto sul Manuale Operativo del Pastafarianesimo, ispirato proprio dal FSM. E quest'organo ha la forma di un rigatone, anche se nessuno lo può vedere. E il sapore di una carbonara, anche se nessuno lo può assaporare.

Al di là dello scherzo: ci stiamo che c'è una parallelo perfetto sul piano epistemico tra le due cose? Lasciamo perdere un attimo il resto: in entrambe i casi ci si limita ad affermare l'esistenza di cose che non si possono vedere. Come preferire l'una all'altra teoria? Epistemologicamente, è impossibile.

"il capitolo che tu commenti, secondo me, non è tra le parti forti del libro"

Seguiranno una decina di post. Io però non ho notato un miglioramento del livello argomentativo negli altri capitoli. Quello che posso dire è che l'etica è l'unico argomento reale, nel senso di evidentemente rilevante, di cui si parla nel libro.

Proprio perchè è un argomento rilevante, decine di filosofi lo hanno trattato, oltre ai teologi. E le conclusioni a cui sono arrivati molti filosofi mi sembrano inattaccabili.

Eppure hanno sicuramente torto, perchè non parlano del rigatone invisibile.

"il fatto che tu lo guardi con l'intenzione di decostruire e non di vedere"

Io guardo con l'intenzione di applicare le mie facoltà mentali nel migliore dei modi. E' razionalità critica, non decostruzione. Non credo del resto di avere nulla a che fare con Derrida, che non ho letto.

"perchè frequenti volentieri cattolici?"

Dopo solo due casi di cattolici interessanti mi pare difficile generalizzare (anche alla luce dei numerosi psicopatici che ho incontrato in precedenza). Ma un'eventuale risposta non risolverebbe i problemi epistemologici e filosofici di cui sto parlando.
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#3   03 Settembre 2008 - 11:53
 
"Non esistono obblighi di difesa. Solo gli avvocati ne hanno, e lo fanno per soldi."

Ecco. Vedi. Parlavo, evidentemente, di un obbligo di carattere morale. Ma lasciamo stare.
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#4   03 Settembre 2008 - 12:15
 
VAbbè.
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#5   03 Settembre 2008 - 14:21
 
In compenso Lewis ha scritto un saggio sull'amore cortese molto importante, di cui ho vaghi ricordi liceali: forse come critico letterario valeva di più...
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#6   04 Settembre 2008 - 22:04
 
"Se tutti crediamo che una morale sia migliore di un’altra, da ciò non si può dedurre che esiste una scala oggettiva di preferenze tra una morale ed un’altra"

Non si può dedurre la verità dell'esistenza, certo, ma la necessità del criterio con cui comporre quella "scala" sì, però.
Altrimenti alla "reductio ad hitlerum" non esiste obiezione che non sia altrettanto retorica.
Il fatto che l'azione umana esibisca delle "regolarità", inoltre, nulla dice circa le conseguenze non intenzionali dei "valori" attivi, le quali impediscono de facto di costruire sistemi etici interamente a posteriori.
Il limite di Lewis, anglicano, fu secondo me quello di vedere nel cristianesimo in fondo niente più e niente meno di una metafora intellettuale, ciò che ne fece pur sempre il seguace di un "ideale" anziché di un "fatto". Da cui, a mio avviso, i limiti della sua produzione (anche narrativa).
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#7   05 Settembre 2008 - 10:12
 
"Non si può dedurre la verità dell'esistenza, certo, ma la necessità del criterio con cui comporre quella "scala" sì, però. Altrimenti alla "reductio ad hitlerum" non esiste obiezione che non sia altrettanto retorica."

Secondo me no. Il tuo argomento ha un'ipotesi implicita: che ogni problema abbia una soluzione razionale. Così esiste necessariamente un criterio per scegliere la morale migliore: l'ipotesi metafisica che ogni problema abbia una soluzione è tipica del pensiero scientifico moderno, ma forse è precedente. In realtà non è così, secondo me: non esiste nessun motivo razionale per preferire Merkel a Hitler, ad esempio. A preferire Hitler non si contraddice nessuna osservazione sperimentale nè alcun principio della logica. Il fondamento dell'etica non può essere razionale: è solo quindi "retorico", nella tua terminologia. In realtà non è "retorico": è evidente che Merkel e Hitler non siano indifferenti. L'unica cosa che si può dire è che la scelta non potrà mai essere interamente razionale. Ma nonostante ciò tutti i sani di mente preferiranno la prima al secondo. La preferenza comunque non è mai razionale, è un qualcosa di estraneo alla ragione (arazionale), pur se non contrario ad essa (irrazionale).

"Il fatto che l'azione umana esibisca delle "regolarità", inoltre, nulla dice circa le conseguenze non intenzionali dei "valori" attivi, le quali impediscono de facto di costruire sistemi etici interamente a posteriori."

Esattamente. I vincoli all'azione non sono arbitrari, sono fatti, non valori. Se si è uomini non si può volare con le ali. Se si è per l'uguaglianza materiale non si può avere una società liberale su vasta scala priva di un potere politico onnipotente. Questi sono giudizi di fatto, analizzabili scientificamente.

"Il limite di Lewis, anglicano, fu secondo me quello di vedere nel cristianesimo in fondo niente più e niente meno di una metafora intellettuale, ciò che ne fece pur sempre il seguace di un "ideale" anziché di un "fatto". Da cui, a mio avviso, i limiti della sua produzione (anche narrativa)."

Boh. Può essere. Io, da non cristiano, non mi sono mai interessato alle differenze tra le varie chiese. Il mio professore di religione al liceo, l'unico che si interessava di filosofia (la prof di filosofia preferiva la propaganda politica marxista), parlava sempre di "incontro" con l'assoluto. L'unica cosa che so sugli anglicani è che si differenziano dai cattolici per motivi di lotte di potere (come anche un po' tutti gli altri). Come diceva Jouvenel, le idee acquisiscono forza quando un gruppo di potere ne capisce l'utilità ai propri fini.
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#8   05 Settembre 2008 - 11:30
 
Oh. Interessante dibattito.

1. "A preferire Hitler non si contraddice nessuna osservazione sperimentale nè alcun principio della logica."

Secondo me non è vero. Ho il sospetto (ahimè, non confermabile salvo macchina del tempo) che anche i contemporanei di Hitler potessero comprendere certe conseguenze del sostenerlo. Purtuttavia, continuavano a sostenerlo, e non per una valutazione logicamente difendibile di preferenza (lo sopporto anche se fa X, perchè in tutto il resto è bravo), bensì perchè fingevano di non vederle.

Il caso più eclatante è quello dell'Olocausto: molti saggi storici, che sono libri e non tizi barbuti di fine intelletto, mostrano come molti cittadini comuni che vivevano nei dintorni dei campi di sterminio avessero capito cosa stava succedendo, nonostante il governo fosse molto farraginoso sui termini della "soluzione finale" per nasconderne gli aspetti meno spendibili pubblicamente.

In questa situazione, probabilmente c'erano numerosi tedeschi che sostenevano Hitler, in teoria disapprovavano lo sterminio di massa degli ebrei, ma allo stesso tempo erano al corrente del fatto che esso era in corso. Questo rende illogico il sostegno accordato a Hitler. Ripeto: non sarebbe così se i cittadini in questione avessero a tavolino deciso che Hitler era tanto ammirevole in altri ambiti da perdonargli quell'aberrazione. Ma la mia impressione è che semplicemente facessero finta di niente, il che crea un corto circuito tra l'affermazione "Sostengo Hitler" e l'affermazione "Disapprovo i campi di concentramento".

2. Il tuo professore era un ciellino, se usava la terminologia dell'incontro con l'assoluto. :-) E ciellino - che non s'intende come insulto, visto che lo fui pur io anni fa! - anche il tuo lettore che fa le pulci agli anglicani per il discorso metafora versus fatto. Però su questo lo richiamo all'ordine: non è vero. La teologia anglicana è, tra tutte quelle non cattoliche, quella più vicina alla nostra. E' praticamente indistinguibile salvo, ovviamente, il punto del magistero petrino. Non sto dicendo che è poco importante, ci mancherebbe: ma non va a toccare la natura fattuale dell'Incarnazione, quello è un errore di interpretazione.
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#9   05 Settembre 2008 - 11:52
 
I vecchi saggi. :-D

Qui c'è una contraddizione tra due giudizi di valore incompatibili dato un giudizio di fatto: "Viva Hitler" e "Abbasso i lager" sono compatibili solo se si ignorano i secondi, e diventano incompatibili se non li si ignorano.

Però qui abbiamo un'incompatibilità tra due giudizi di valore: il problema che mettevo in luce era diverso. Non esiste un modo per decidere quale dei due è corretto, se si rimane sul piano puramente razionale. Per quanto si possa affermare che i due sono incoerenti, e quindi uno deve essere abbandonato, la scelta di quale abbandonare rimane extra-razionale.

Insomma, la ragione vincola (come dicevo nel commento 7, seconda parte) ma non determina.

Sono convinto che la ragione sia un grosso muro contro il fanatismo, una condizione necessaria (basta parlare con un troll di movisol o del signoraggio per capire come fanatismo e scemenza vadano mano nella mano), ma sicuramente non è condizione sufficiente.

2. Sì. Infatti ho fatto il liceo a Cento-Ci-Elle, un quartiere di Roma. :-)
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#10   05 Settembre 2008 - 11:55
 
Dieci, cento, mille CL. :-D

Dubito che si possa inoculare la ragione, a mò di vaccino, ai tizi di Movisol o Signoraggio...
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#11   14 Settembre 2008 - 18:30
 
Ne ho letto meno di metà, ma questo è un grande post.
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#12   14 Settembre 2008 - 19:21
 
grazie
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Commenti

categoria:filosofia