Giovedi 3 e Venerdi 4 sono stato a Firenze per un convegno organizzato da NoisefromAmerika. Il convegno è stato interessante e si è parlato di diversi argomenti importanti: l'unica cosa che non andava è che nessuno dei cibi del pranzo offerto dalla New York University era incompatibile con la mia dieta... troppi carboidrati e poche verdure.
La prima sessione, sulla sicurezza energetica (curata da Stagnaro dell'IBL), è stata molto istruttiva, con una relazione introduttiva del Prof. Beccarello sul mercato dell'energia in Europa e in Italia. Ho scoperto cose assurde, come che (assurdo manco per il cavolo) il protocollo di Kyoto rischia di spostare le produzioni dove si inquina di più (da chi non rispetta il protocollo), con conseguenze perverse per l'inquinamento; o che in Italia non esiste un mercato future per l'energia!
Ma la cosa più assurda è la Borsa per l'energia elettrica in Italia, penso l'unico mercato al mondo dove il prezzo che si paga per consumare differisce dal prezzo che si ottiene per produrre. Così, la produzione in Sicilia costa più che in Lombardia (la cosa dovrebbe stimolare gli investimenti in energia in Sicilia), ma i consumi hanno lo stesso prezzo indipendentemente dalla regione, così nessun siciliano ha interesse a produrre energia in loco (sindrome Nimby: not in my back yard), e chi vuole produrre, attratto dai prezzi di vendita, non ottiene autorizzazioni dalle autorità locali.
Successivamente si è parlato del mercato del gas, troppo concentrato nelle mani dell'ex monopolista pubblico ENI, e si è parlato male del governo in carica. Tanto per capire in mano a chi stiamo: la "concorrenza" nel campo dei servizi pubblici è soggetta ad una social clause per cui l'azienda che vince il contratto deve "risarcire" i dipendenti della vecchia azienda uscente. Questa è stata un'idea di Prodi, precisamente della Lanzillotta: Berlusconi ha aggiunto, udite udite, una "environmental clause"... che è ancora più arbitraria e controproducente. L'ideale per il voto di scambio: io costo di più della concorrenza, ma puoi farmi vincere l'appalto giustificandoti col fatto che pianterò cento pioppi nel territorio comunale.
La seconda sessione non mi ha entusiasmato: si parlava della giustizia civile, un tema fondamentale per lo sviluppo economico di questo paese, ma fondamentalmente non c'erano giuristi che avessero una comprensione di prima mano del tema. Comunque, che i magistrati e anche i giudici di pace abbiano problemi di incentivi, e quindi siano assolutamente inefficienti, mi sembra abbastanza ovvio. Non saprei però come affrontare questi problemi, per mancanza di sensibilità e di conoscenze sull'argomento. Tempo fa mi è stato detto che la giustizia civile in ITalia non funziona per interessi sia dei magistrati che degli avvocati, e sarebbe bello saperne di più.
La terza sessione era sul risparmio: gestito o strutturato? Interessante per chi vuole capire meglio i mercati finanziari. Ho infatti capito perchè il mio piccolo investimento vale meno del nominale e la mi banca dice che non devo preoccuparmi: il capitale è garantito! Quindi la prossima volta li terrò nel conto corrente, tanto è lo stesso. Pazienza. Si è parlato degli enormi costi delle regolamentazioni, e delle assurdità di certe regole (tipo "dichiarare di non avere rapporti con tutti i protestati di Italia" o qualcosa del genere).
Qui avrei due cose da ridire. La prima riguarda le agenzie di rating, e la seconda una domanda fatta da Franco Debenedetti, che non ha avuto risposta (forse perchè troppo semplice?).
Le agenzie di rating sono tre: Moody's, Fitch e S&P. Erano le tre sul mercato prima delle regolamentazioni che ne hanno resi obbligatori i servizi. Il rappresentante di Fitch diceva che le regolamentazioni hanno semplicemente ufficializzato il risultato del libero mercato. Ma non è vero! L'hanno cristallizzato! Ora le tre "sorelle" del rating hanno un bacino di utenza obbligatorio, ed eventuali new-comers daranno rating senza alcun valore economico, in quanto senza riconoscimento. Il risultato è che la situazione di oligopolio di mercato è stata trasformata in un oligopolio legale, de jure: il problema è che, mentre un oligopolio economico può avere ragioni di razionalità economica, quest'ultima non ha in genere nulla a che fare con i monopoli legali.
DeBenedetti ha chiesto stupito perchè la crisi subprime e l'inflazione sono venute insieme... la risposta è banale! Crisi => più moneta => più prezzi. Si tratta dell'effetto di politiche anticicliche, i cui effetti sui prezzi sono esacerbati da situazioni geopolitiche (e.g., la nazionalizzazione di Gazprom) e scelte economiche (e.g., bloccare le trivellazioni in Alaska), e soprattutto dalla scarsa efficacia delle politiche monetarie, che continueranno ad essere lassiste, ma senza riuscire a risolvere i problemi dell'economia, che sono strutturali. Ho sentito addirittura dire che la crisi non è stata veramente grave, e infatti le banche hanno aumentato i profitti: ma se le banche centrali intervengono per salvarle iniettando liquidità a manetta, o trasformando le loro passività a breve in passività a lungo termine, la cosa mi sembra ovvia.
Inoltre c'era un relatore che cercava di accecare gli astanti facendo rifrangere un puntatore laser su un bicchiere di vetro...
Il giorno dopo è cominciato con i sistemi elettorali: maggioritario o proporzionale? Si è parlato a lungo di un complicatissimo sistema elettorale adottato in Australia, ma non ho capito bene il senso del tutto: inutile, come ha detto un commentatore, cercare di cambiare un paese cambiando le leggi elettorali, visto che queste sono endogene al processo politico che si vuole cambiare. Comunque, l'idea di base regge: il maggioritario, coeteris paribus, favorisce spese locali; il proporzionale favorisce compromessi che generano spese di welfare generali, spesso maggiori.
La quinta sessione era sul federalismo, e si criticava l'idea di imporlo dall'alto, quando i processi sociali e politici di questo tipo in genere avvengono nel lungo termine, dopo conflitti, e comunque in modalità bottom-up. Si è parlato del ruolo dei politici nella creazione di identità collettive (da liberale non so cosa sono, ma sono importanti), e dei casi belgi e spagnoli. Il commentatore faceva notare che la spinta al federalismo dirigista forse ha più a che fare con il rent seeking dei leader locali che non col benessere delle popolazioni. E il cinismo, non si sa perchè, in politica avvicina sempre alla verità.
La sesta sessione parlava delle spese dei comuni, ed è stata organizzata da una rete, chiamata Civicum, che è molto interessante e che studierò. Era un'analisi comparativa delle spese dei principali comuni italiani, per controllare come funzionavano. L'idea è che probabilmente basterebbe una riorganizzazione per risparmiare 50-100 miliardi di euro. Successivamente ha parlato l'assessore al bilancio del Comune di Firenze, che era molto preparata e ha spiegato le varie voci del comune: molti trasferimenti dallo stato, poi le tasse, poi i monopoli dei servizi pubblici, poi... le multe! Le finanze comunali andrebbero ristrutturate ex nihilo, basandole solo sulle tasse locali: le altre cose sono odiose e tendenti agli abusi (le multe), o economicamente inefficienti (trasferimenti e monopoli). Le tasse sono l'unico modo di responsabilizzare l'elettore, che le vede in busta paga e pensa a cosa sta votando. No representation without taxation...
Infine c'è stata la sessione sul welfare, che ha mostrato in primis che l'Italia sta messa male rispetto al resto d'Europa, il che non è una novità, con una tendenza a spendere per le pensioni (i pensionati stranamente sono il 50% degli iscritti ai sindacati), e a non spendere in assistenza sociale. La spesa pensionistica, udite udite, non esploderà in funzione del PIL (probabilmente perchè i giovani non prenderanno nulla, ipotizzo), mentre nel breve termine la spesa che rischia di impazzire è quella sanitaria (e qui la retorica contro i ticket si fa sentire). Comunque, anche la riforma delle pensioni è fondamentale, e se n'è parlato.
Di queste cose bisognerebbe farne almeno una l'anno. E non nei giorni lavorativi: i liberali lavorano, non sono autonomi dei centri sociali. Queste cose vanno fatte il sabato e la domenica. E con tante verdure al buffet, per chi ha un limite di 40g di riso, 40g di pane e 120g di carne a pasto.
La prima sessione, sulla sicurezza energetica (curata da Stagnaro dell'IBL), è stata molto istruttiva, con una relazione introduttiva del Prof. Beccarello sul mercato dell'energia in Europa e in Italia. Ho scoperto cose assurde, come che (assurdo manco per il cavolo) il protocollo di Kyoto rischia di spostare le produzioni dove si inquina di più (da chi non rispetta il protocollo), con conseguenze perverse per l'inquinamento; o che in Italia non esiste un mercato future per l'energia!
Ma la cosa più assurda è la Borsa per l'energia elettrica in Italia, penso l'unico mercato al mondo dove il prezzo che si paga per consumare differisce dal prezzo che si ottiene per produrre. Così, la produzione in Sicilia costa più che in Lombardia (la cosa dovrebbe stimolare gli investimenti in energia in Sicilia), ma i consumi hanno lo stesso prezzo indipendentemente dalla regione, così nessun siciliano ha interesse a produrre energia in loco (sindrome Nimby: not in my back yard), e chi vuole produrre, attratto dai prezzi di vendita, non ottiene autorizzazioni dalle autorità locali.
Successivamente si è parlato del mercato del gas, troppo concentrato nelle mani dell'ex monopolista pubblico ENI, e si è parlato male del governo in carica. Tanto per capire in mano a chi stiamo: la "concorrenza" nel campo dei servizi pubblici è soggetta ad una social clause per cui l'azienda che vince il contratto deve "risarcire" i dipendenti della vecchia azienda uscente. Questa è stata un'idea di Prodi, precisamente della Lanzillotta: Berlusconi ha aggiunto, udite udite, una "environmental clause"... che è ancora più arbitraria e controproducente. L'ideale per il voto di scambio: io costo di più della concorrenza, ma puoi farmi vincere l'appalto giustificandoti col fatto che pianterò cento pioppi nel territorio comunale.
La seconda sessione non mi ha entusiasmato: si parlava della giustizia civile, un tema fondamentale per lo sviluppo economico di questo paese, ma fondamentalmente non c'erano giuristi che avessero una comprensione di prima mano del tema. Comunque, che i magistrati e anche i giudici di pace abbiano problemi di incentivi, e quindi siano assolutamente inefficienti, mi sembra abbastanza ovvio. Non saprei però come affrontare questi problemi, per mancanza di sensibilità e di conoscenze sull'argomento. Tempo fa mi è stato detto che la giustizia civile in ITalia non funziona per interessi sia dei magistrati che degli avvocati, e sarebbe bello saperne di più.
La terza sessione era sul risparmio: gestito o strutturato? Interessante per chi vuole capire meglio i mercati finanziari. Ho infatti capito perchè il mio piccolo investimento vale meno del nominale e la mi banca dice che non devo preoccuparmi: il capitale è garantito! Quindi la prossima volta li terrò nel conto corrente, tanto è lo stesso. Pazienza. Si è parlato degli enormi costi delle regolamentazioni, e delle assurdità di certe regole (tipo "dichiarare di non avere rapporti con tutti i protestati di Italia" o qualcosa del genere).
Qui avrei due cose da ridire. La prima riguarda le agenzie di rating, e la seconda una domanda fatta da Franco Debenedetti, che non ha avuto risposta (forse perchè troppo semplice?).
Le agenzie di rating sono tre: Moody's, Fitch e S&P. Erano le tre sul mercato prima delle regolamentazioni che ne hanno resi obbligatori i servizi. Il rappresentante di Fitch diceva che le regolamentazioni hanno semplicemente ufficializzato il risultato del libero mercato. Ma non è vero! L'hanno cristallizzato! Ora le tre "sorelle" del rating hanno un bacino di utenza obbligatorio, ed eventuali new-comers daranno rating senza alcun valore economico, in quanto senza riconoscimento. Il risultato è che la situazione di oligopolio di mercato è stata trasformata in un oligopolio legale, de jure: il problema è che, mentre un oligopolio economico può avere ragioni di razionalità economica, quest'ultima non ha in genere nulla a che fare con i monopoli legali.
DeBenedetti ha chiesto stupito perchè la crisi subprime e l'inflazione sono venute insieme... la risposta è banale! Crisi => più moneta => più prezzi. Si tratta dell'effetto di politiche anticicliche, i cui effetti sui prezzi sono esacerbati da situazioni geopolitiche (e.g., la nazionalizzazione di Gazprom) e scelte economiche (e.g., bloccare le trivellazioni in Alaska), e soprattutto dalla scarsa efficacia delle politiche monetarie, che continueranno ad essere lassiste, ma senza riuscire a risolvere i problemi dell'economia, che sono strutturali. Ho sentito addirittura dire che la crisi non è stata veramente grave, e infatti le banche hanno aumentato i profitti: ma se le banche centrali intervengono per salvarle iniettando liquidità a manetta, o trasformando le loro passività a breve in passività a lungo termine, la cosa mi sembra ovvia.
Inoltre c'era un relatore che cercava di accecare gli astanti facendo rifrangere un puntatore laser su un bicchiere di vetro...
Il giorno dopo è cominciato con i sistemi elettorali: maggioritario o proporzionale? Si è parlato a lungo di un complicatissimo sistema elettorale adottato in Australia, ma non ho capito bene il senso del tutto: inutile, come ha detto un commentatore, cercare di cambiare un paese cambiando le leggi elettorali, visto che queste sono endogene al processo politico che si vuole cambiare. Comunque, l'idea di base regge: il maggioritario, coeteris paribus, favorisce spese locali; il proporzionale favorisce compromessi che generano spese di welfare generali, spesso maggiori.
La quinta sessione era sul federalismo, e si criticava l'idea di imporlo dall'alto, quando i processi sociali e politici di questo tipo in genere avvengono nel lungo termine, dopo conflitti, e comunque in modalità bottom-up. Si è parlato del ruolo dei politici nella creazione di identità collettive (da liberale non so cosa sono, ma sono importanti), e dei casi belgi e spagnoli. Il commentatore faceva notare che la spinta al federalismo dirigista forse ha più a che fare con il rent seeking dei leader locali che non col benessere delle popolazioni. E il cinismo, non si sa perchè, in politica avvicina sempre alla verità.
La sesta sessione parlava delle spese dei comuni, ed è stata organizzata da una rete, chiamata Civicum, che è molto interessante e che studierò. Era un'analisi comparativa delle spese dei principali comuni italiani, per controllare come funzionavano. L'idea è che probabilmente basterebbe una riorganizzazione per risparmiare 50-100 miliardi di euro. Successivamente ha parlato l'assessore al bilancio del Comune di Firenze, che era molto preparata e ha spiegato le varie voci del comune: molti trasferimenti dallo stato, poi le tasse, poi i monopoli dei servizi pubblici, poi... le multe! Le finanze comunali andrebbero ristrutturate ex nihilo, basandole solo sulle tasse locali: le altre cose sono odiose e tendenti agli abusi (le multe), o economicamente inefficienti (trasferimenti e monopoli). Le tasse sono l'unico modo di responsabilizzare l'elettore, che le vede in busta paga e pensa a cosa sta votando. No representation without taxation...
Infine c'è stata la sessione sul welfare, che ha mostrato in primis che l'Italia sta messa male rispetto al resto d'Europa, il che non è una novità, con una tendenza a spendere per le pensioni (i pensionati stranamente sono il 50% degli iscritti ai sindacati), e a non spendere in assistenza sociale. La spesa pensionistica, udite udite, non esploderà in funzione del PIL (probabilmente perchè i giovani non prenderanno nulla, ipotizzo), mentre nel breve termine la spesa che rischia di impazzire è quella sanitaria (e qui la retorica contro i ticket si fa sentire). Comunque, anche la riforma delle pensioni è fondamentale, e se n'è parlato.
Di queste cose bisognerebbe farne almeno una l'anno. E non nei giorni lavorativi: i liberali lavorano, non sono autonomi dei centri sociali. Queste cose vanno fatte il sabato e la domenica. E con tante verdure al buffet, per chi ha un limite di 40g di riso, 40g di pane e 120g di carne a pasto.
postato da: Libertarian alle ore 13:01 | Permalink | commenti (2)
categoria:economia, politica interna, liberalismo
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