venerdì, 11 luglio 2008
Rispondere ai troll, per il mio post sulla speculazione, è divertente, ma non costruttivo: è solo un passatempo. Per fortuna bisogna ogni tanto rispondere anche a commenti intelligenti, come questo post. Scelta ovviamente di cui sono ancora più convinto ora di quanto lo ero a Maggio.

Il mio commento è il #4.

Prima di copiancollarlo, riporto due nuovi link sull'argomento:

L'effetto di restrizioni alla speculazione (WSJ)

Qualcuno è d'accordo con Tremonti

Il problema della speculazione sulle commodities come il petrolio è esattamente quello che ho descritto nell'articolo: nel breve termine scommettere future al rialzo può andar bene solo perchè offerta e domanda sono relativamente rigide. Non si può spiegare l'aumento del petrolio in questi termini. E infatti i problemi fondamentali sono notevolissimi, sia sul lato offerta di petrolio greggio, sia sul lato raffinazione (con impianti che vanno al 90-95%, e petrolio "duro" non facilmente processabile con gli impianti attuali). UN po' di dati sui future sul petrolio sono stati dati dal Cato e da Krugman, e sull'Economist: con risultati identici (ai miei). Link sul mio blog.

Stranamente, l'ultimo rally sulle materie prime è nato con la crisi subprime: non vedere il ruolo delle banche centrali dietro questo picco, dopo che hanno affogato l'economia di liquidità, mi sembra assurdo. Mi rendo conto che non è nell'interesse di Tremonti affermarlo: per lui ci vuole inflazione a valanga, per stimolare la domanda e prendere voti: è un demagogo, del resto, e non certo uno statista. Nel lungo termine siamo tutti morti, e l'importante è stare al potere.

Berlusconi non poteva fare una scelta peggiore pre l'economia, dandola ad un giurista specializzato in tasse, solo perchè porta nel PDL i voti della Lega e sa aizzare le masse con slogan degni di Naomi Klein. Tremonti è un amante della paratassi e del sarcasmo, ma non c'è nessuna analisi e nessun argomento nei suoi scritti, quindi non so a cosa ti riferisci: mettere assieme dei fatti non è fare diagnosi, ma solo un tentativo amatoriale di fare sintomatologia. L'associazione di idee non forma un ragionamento: e Tremonti ha dimostrato con ben due libri di non essere interessato ai ragionamenti.

Per il resto, sono così terribilmente snob che non mi importa nulla di ciò che l'intelligentzia pensa si Tremonti: Tremonti non analizza, non argomenta, non diagnostica. E' un populista senza idee e che non sa proporre soluzioni credibili: una iattura per un paese in crisi come il nostro. Non dico che sia peggio del governo Prodi, ma indubbiamente rappresenta un ottimo motivo per estraniarsi dalla lotta politica e vedere le cose con maggiore oggettività. Cioè starsene a casa.

Infine, non c'è nulla di austriaco nella mia analisi della speculazione: se non altro perchè tutti dicono la stessa cosa, tranne ovviamente Tremonti, che però non ha un solo economista in suo sostegno. Mi chiedo come faccia quando gli serve qualche analisi credibile... ma tanto non ne ha mai proposte. :-)

L'onere della prova è nelle mani di Tremonti: che spieghi come funziona la speculazione secondo lui, e perchè Cina e Fed non dovrebbero essere spiegazioni ben migliori del rally delle commodities. Deve solo trovare un economista che la pensa come lui...
di ABR, che ce l'ha con me da quando ho deciso di astenermi (rectius, di annullare la scheda) alle recenti elezioni politiche
postato da: Libertarian alle ore 12:05 | Permalink | commenti (2)
Commenti
#1    11 Luglio 2008 - 13:20
 
Le argomentazioni portate nel post che segnali sono tutte facilmente smontabili, l'ho fatto anch'io nei miei articoli (ovviamente non rispondendo al post in questione). L'unico punto condivisibile è quello che, implicitamente, chiama in causa la necessità di intendersi sul significato del termine "speculazione". Se per speculazione intendiamo (come sembra fare il tributarista di Sondrio) un gruppo di perfidi individui dal naso adunco che operano in penombra davanti ad una Reuters, direi che siamo al solito teatrino della macchietta. Se invece intendiamo l'effetto di una bolla di excess liquidity che si è innestata su uno sbilancio tra domanda ed offerta reale di commodities (agricole ed energetiche) allora sono del tutto d'accordo, ma non si chiama speculazione, si chiama easy money, cosa per cui occorre citofonare a Washington, alla Fed tanto amata dagli amerikani compulsivi ed acritici di casa nostra.
Piccola nota a mrgine: inferire che il mercato è in mano alla speculazione solo perché l'annuncio di aumento dell'output saudita non calmierato i prezzi indica scarsa comnprensione di come funziona un mercato, qualsiasi mercato. In primo luogo, quell'annuncio era stato "telefonato" da parecchi mesi dai sauditi, anche per esigenze di politica estera. Quindi il mercato lo aveva già metabolizzato. In secondo luogo, gli aumenti di produzione si annunciano con la fanfara, i tagli sono molto più discreti, e l'Arabia ha grossi casini in termini di mantenimento della propria capacity estrattiva, non dipendenti dal solo supergiant field di Gawar. Poi ancora, se qualcuno si prendesse la briga di reperire i dati dell'Agenzia Internazionale dell'Energia, vedrebbe che lo sviluppo della domanda mondiale è nettamente superiore a quello dell'offerta; che ci sono paesi come la Russia che sembrano in Peak Oil da un paio d'anni, nel senso che la loro produzione flette; che solo i paesi Opec tentano di reggere il passo di sviluppo della domanda, ma non riescono. Sono curve di domanda e offerta verticali: che qualcuno si sbigottisca per il raddoppio del prezzo del greggio in un anno è circostanza che resta per me un mistero.
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#2    11 Luglio 2008 - 13:55
 
Perfetto. Oggi l'economist dice che anche in MEssico ci sono problemi coi pozzi, e che c'è una legge contro gli investimenti privati. Sarebbe bello sapere quanto minore sarebbe il prezzo del petrolio senza sovvenzioni al consumo e impedimenti alla produzione, che praticamente ci sono ormai in tutto il mondo.
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