Questo è un libro da campagna elettorale (quella del 2006): di quelli che servono per dire all'elettore che passa in libreria (capita) che c'è qualcuno in Parlamento che sa leggere e scrivere, o per andare in TV nei dibattiti, o per finanziare la campagna elettorale (dubito che in Italia ci siano tanti lettori), e per elettrizzare l'elettorato. Un libro quindi destinato a vivere per un periodo di pochi mesi, per poi essere dimenticato, ed essere sostituito da un libro non dissimile (salvo sconquassi politici) alle elezioni successive.
Da un libro di questo tipo non ci si possono aspettare analisi, studi, teorie, ragionamenti, spiegazioni. Forse è per questo motivo che la maggior parte dei periodi ha un solo verbo e un paio di complementi. Ma il problema non è la forma, ma il contenuto, o più precisamente la sua mancanza.
Tremonti in circa 100 pagine riesce a dire che:
1. L'11 Settembre è stata la risposta dell'Islam alla globalizzazione forzata dai fondamentalisti neocolonialisti del libero mercato (pag. 10);
2. L'UE e gli USA finanziano la Cina (pag. 14), quando in realtà è la Cina che finanzia gli USA. E' sicuramente vero che l'alta domanda di importazioni USA incrementa la crescita cinese, ma l'algebra contabile del commercio internazionale non andrebbe dimenticata: X - M = S - I (il deficit commerciale, la differenza tra esportazioni X e importazioni M, è uguale alla differenza tra risparmi S e investimenti I).
3. Il passaggio dal free trade al rules based trade è un passo avanti (pag 15): Tremonti si accorse con ritardo che "fair trade" in inglese è il commercio equo e solidale e dovetta cambiare slogan. Non importa se 300 anni di teoria economica dicono il contrario... ma in un rules based trade Tremonti può avere un ruolo, nel free trade no.
4. Un miliardo di euro di export cinese è una cosa più grave di un miliardo di euro di export di altri paesi perchè nel primo caso ci sono molte più merci (pag. 20): pazienza se questo significa che il consumatore ottiene di più a meno, cosa che difficilmente è da considerare un peggioramento...
5. La spesa militare USA è uno dei driver dell'economia USA (pag. 25).
6. Il comunismo e il liberalismo sono la stessa cosa (pag. 29): come slogan è carino, peccato per le argomentazioni, che non ci sono.
7. Il consumismo è l'essenza del liberalismo (pag. 33): peccato che sia il risultato dello stato sociale e delle politiche monetarie inflazionistiche.
8. Il profitto è miope (pag. 34), sebbene sia calcolato sui valori capitalizzati e quindi sconta tutto il futuro prevedibile, a differenza della politica, di cui Tremonti è un lampante esempio, che difficilmente vede oltre l'orizzonte delle prossime elezioni. Infatti propone benefici temporanei e parziali (la protezione) al posto di benefici di lungo termine e generali (il libero mercato).
9. La burocratizzazione dell'Europa e l'antitrust sono l'essenza del liberalismo di libero mercato (pagg. 53, 60, 66). Questa è così ridicola che se non lo ripetesse diverse volte sembrerebbe un errore di stampa.
10. I lacci e lacciuoli che hanno frenato e in parte ancora frenano la crescita indiana, che tanto hanno contribuito alla perpetuazione della povertà più estrema, sono il positivo risultato dell'influenza delle masse nella "straordinaria democrazia indiana" (pag. 75).
11. L'Italia era un concorrente temibile perchè aveva una moneta flessibile (pag. 91): ringraziamo l'UE se il governo italiano non ha più alcun ruolo nella politica monetaria.
E' forte la tentazione di ridurre il libro a queste pochezze: è giunta l'ora di vedere l'arrosto e non il fumo (negli occhi dei lettori). Il problema è che l'arrosto manca (e qui si capisce il perchè del tanto fumo). Purtroppo sarà Ministro...
Tremonti ha perfettamente ragione quando dice che i lacci e i lacciuoli legislativi, sindacali e regolamentativi dei governi europei e dell'Unione Europea danneggiano il nostro benessere. Ma è troppo impegnato a convincere i suoi lettori a diventare suoi elettori per arrivare all'ovvia conclusione che... i nostri politici, tra i quali Tremonti, sono il principale problema.
Ci sono tre tipi di libri stupidi: quelli scritti dagli stupidi, quelli scritti per gli stupidi e quelli scritti dagli stupidi e per gli stupidi. L'autore di questo stupido non lo è, quindi questo libro appartiene alla seconda categoria. Questa è forse l'unica differenza rilevante rispetto ai libri di Naomi Klein.
Da un libro di questo tipo non ci si possono aspettare analisi, studi, teorie, ragionamenti, spiegazioni. Forse è per questo motivo che la maggior parte dei periodi ha un solo verbo e un paio di complementi. Ma il problema non è la forma, ma il contenuto, o più precisamente la sua mancanza.
Tremonti in circa 100 pagine riesce a dire che:
1. L'11 Settembre è stata la risposta dell'Islam alla globalizzazione forzata dai fondamentalisti neocolonialisti del libero mercato (pag. 10);
2. L'UE e gli USA finanziano la Cina (pag. 14), quando in realtà è la Cina che finanzia gli USA. E' sicuramente vero che l'alta domanda di importazioni USA incrementa la crescita cinese, ma l'algebra contabile del commercio internazionale non andrebbe dimenticata: X - M = S - I (il deficit commerciale, la differenza tra esportazioni X e importazioni M, è uguale alla differenza tra risparmi S e investimenti I).
3. Il passaggio dal free trade al rules based trade è un passo avanti (pag 15): Tremonti si accorse con ritardo che "fair trade" in inglese è il commercio equo e solidale e dovetta cambiare slogan. Non importa se 300 anni di teoria economica dicono il contrario... ma in un rules based trade Tremonti può avere un ruolo, nel free trade no.
4. Un miliardo di euro di export cinese è una cosa più grave di un miliardo di euro di export di altri paesi perchè nel primo caso ci sono molte più merci (pag. 20): pazienza se questo significa che il consumatore ottiene di più a meno, cosa che difficilmente è da considerare un peggioramento...
5. La spesa militare USA è uno dei driver dell'economia USA (pag. 25).
6. Il comunismo e il liberalismo sono la stessa cosa (pag. 29): come slogan è carino, peccato per le argomentazioni, che non ci sono.
7. Il consumismo è l'essenza del liberalismo (pag. 33): peccato che sia il risultato dello stato sociale e delle politiche monetarie inflazionistiche.
8. Il profitto è miope (pag. 34), sebbene sia calcolato sui valori capitalizzati e quindi sconta tutto il futuro prevedibile, a differenza della politica, di cui Tremonti è un lampante esempio, che difficilmente vede oltre l'orizzonte delle prossime elezioni. Infatti propone benefici temporanei e parziali (la protezione) al posto di benefici di lungo termine e generali (il libero mercato).
9. La burocratizzazione dell'Europa e l'antitrust sono l'essenza del liberalismo di libero mercato (pagg. 53, 60, 66). Questa è così ridicola che se non lo ripetesse diverse volte sembrerebbe un errore di stampa.
10. I lacci e lacciuoli che hanno frenato e in parte ancora frenano la crescita indiana, che tanto hanno contribuito alla perpetuazione della povertà più estrema, sono il positivo risultato dell'influenza delle masse nella "straordinaria democrazia indiana" (pag. 75).
11. L'Italia era un concorrente temibile perchè aveva una moneta flessibile (pag. 91): ringraziamo l'UE se il governo italiano non ha più alcun ruolo nella politica monetaria.
E' forte la tentazione di ridurre il libro a queste pochezze: è giunta l'ora di vedere l'arrosto e non il fumo (negli occhi dei lettori). Il problema è che l'arrosto manca (e qui si capisce il perchè del tanto fumo). Purtroppo sarà Ministro...
Tremonti ha perfettamente ragione quando dice che i lacci e i lacciuoli legislativi, sindacali e regolamentativi dei governi europei e dell'Unione Europea danneggiano il nostro benessere. Ma è troppo impegnato a convincere i suoi lettori a diventare suoi elettori per arrivare all'ovvia conclusione che... i nostri politici, tra i quali Tremonti, sono il principale problema.
Ci sono tre tipi di libri stupidi: quelli scritti dagli stupidi, quelli scritti per gli stupidi e quelli scritti dagli stupidi e per gli stupidi. L'autore di questo stupido non lo è, quindi questo libro appartiene alla seconda categoria. Questa è forse l'unica differenza rilevante rispetto ai libri di Naomi Klein.
postato da: Libertarian alle ore 11:48 | Permalink | commenti (14)
categoria:libri, economia, liberalismo
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