Il terzo articolo è invece sulla BCE che non inflaziona abbastanza.
Premetto che a guardare i dati degli aggregati monetari la politica monetaria UE non sembra affatto restrittiva; e che la situazione economica in molti paesi, particolarmente dinamici, fa pensare a boom da credito. Se nel resto dei paesi europei le cose non sono così evidenti, forse è perchè le economie sono troppo paludate per un boom inflazionistico. Tanti paesi europei, del resto, hanno avuto un bolla immobiliare. E le bolle senza una Banca Centrale accondiscendente sono perlomeno improbabili. Morale: non in tutti i paesi europei si è arrivati agli eccessi USA, ma questo non significa che siamo virtuosi. Beati monoculi in terra coecorum.
L'articolo cita Scalfari, che dice che abbiamo un'inflazione da offerta, per via della domanda dei paesi emergenti. Il problema che ho è che per me l'inflazione da offerta non esiste (P = M V / Q, senza M dubito che P possa crescere), quindi penso ad un'altra interpretazione: prima di tutto, la massa monetaria è aumentata molto più rapidamente del tasso di inflazione, quindi non c'è nulla di strano se i prezzi hanno la tendenza ad aumentare; secondo, in un boom inflazionistico, prima o poi, si creano colli di bottiglia in determinati mercati, in cui i prezzi cominciano a salire. Per impedire la recessione occorre inflazionare, d'accordo: ma non è un'inflazione da offerta, è l'offerta di moneta, cioè la domanda di beni, a dover crescere per impedire all'economia di ritornare ai fondamentali (invece di continuare ad effettuare investimenti in eccesso rispetto ai risparmi).
Non è la BCE che è squilibrata, è la Federal Reserve che è folle. Magari la seconda può fidarsi, agendo su un'economia più robusta a livello microeconomico, ma rimane che tra le due banche centrali la BCE è la più raccomandabile.
Si sostiene che la politica monetaria non è efficace contro un'inflazione da domanda, ma ciò non ha molto senso, visto che se si riduce la crescita dell'offerta di moneta sicuramente prima o poi calerà anche l'inflazione. Il problema è solo di recessione. Senza contare che i costi delle materie prime aumentano anche perchè si hanno bolle speculative in quasi tutti i loro mercati, per via delle politiche monetarie americane; perchè la crescita dell'Estremo Oriente è stimolata dal consumismo americano; e perchè anche l'euro è inflazionato, quindi è normale che si svaluti.
Poi c'è la solita cosa della moneta forte che danneggia le esportazioni: può darsi che sia così nel breve periodo, ma finora il deficit commerciale USA non è stato ridotto granchè dal pur notevole deprezzamento del dollaro (magari è presto: quasi certo è che se il trade deficit americano si chiuderà, l'economia USA si troverà senza risparmi per andare avanti), e la Germania ha un forte surplus commerciale nonostante decenni di politiche monetarie relativamente sane (per la precisione: grazie a queste). Probabilmente il problema è che per esportare occorre produrre, e la produzione dipende dai risparmi: non si può vedere la cosa soltanto dal punto di vista dei costi di export o import.
Insomma: il problema è che l'economia globale è inflazionistica. Se un'area lo è relativamente meno, tanto di guadagnato. Le Banche Centrali non hanno imparato a tenere sotto controllo le recessioni, a differenza di quanto si afferma nell'articolo: hanno soltanto creato un sistema incapace di autocorreggersi, e destinato ad accumulare squilibri fino ad un punto di rottura che prima o poi dovrà necessariamente arrivare.
Un elogio della Fed è veramente l'ultima cosa che ci si dovrebbe aspettare dopo gli enormi squilibri che ha creato. Per non parlare della critica all'indipendenza della Banca Centrale, proprio in un periodo di scarsa crescita e inflazione, che fa pensare ad una incipiente stagflazione.
Le idee di Keynes non moriranno mai. Bisognerà seppellirle vive.
Premetto che a guardare i dati degli aggregati monetari la politica monetaria UE non sembra affatto restrittiva; e che la situazione economica in molti paesi, particolarmente dinamici, fa pensare a boom da credito. Se nel resto dei paesi europei le cose non sono così evidenti, forse è perchè le economie sono troppo paludate per un boom inflazionistico. Tanti paesi europei, del resto, hanno avuto un bolla immobiliare. E le bolle senza una Banca Centrale accondiscendente sono perlomeno improbabili. Morale: non in tutti i paesi europei si è arrivati agli eccessi USA, ma questo non significa che siamo virtuosi. Beati monoculi in terra coecorum.
L'articolo cita Scalfari, che dice che abbiamo un'inflazione da offerta, per via della domanda dei paesi emergenti. Il problema che ho è che per me l'inflazione da offerta non esiste (P = M V / Q, senza M dubito che P possa crescere), quindi penso ad un'altra interpretazione: prima di tutto, la massa monetaria è aumentata molto più rapidamente del tasso di inflazione, quindi non c'è nulla di strano se i prezzi hanno la tendenza ad aumentare; secondo, in un boom inflazionistico, prima o poi, si creano colli di bottiglia in determinati mercati, in cui i prezzi cominciano a salire. Per impedire la recessione occorre inflazionare, d'accordo: ma non è un'inflazione da offerta, è l'offerta di moneta, cioè la domanda di beni, a dover crescere per impedire all'economia di ritornare ai fondamentali (invece di continuare ad effettuare investimenti in eccesso rispetto ai risparmi).
Non è la BCE che è squilibrata, è la Federal Reserve che è folle. Magari la seconda può fidarsi, agendo su un'economia più robusta a livello microeconomico, ma rimane che tra le due banche centrali la BCE è la più raccomandabile.
Si sostiene che la politica monetaria non è efficace contro un'inflazione da domanda, ma ciò non ha molto senso, visto che se si riduce la crescita dell'offerta di moneta sicuramente prima o poi calerà anche l'inflazione. Il problema è solo di recessione. Senza contare che i costi delle materie prime aumentano anche perchè si hanno bolle speculative in quasi tutti i loro mercati, per via delle politiche monetarie americane; perchè la crescita dell'Estremo Oriente è stimolata dal consumismo americano; e perchè anche l'euro è inflazionato, quindi è normale che si svaluti.
Poi c'è la solita cosa della moneta forte che danneggia le esportazioni: può darsi che sia così nel breve periodo, ma finora il deficit commerciale USA non è stato ridotto granchè dal pur notevole deprezzamento del dollaro (magari è presto: quasi certo è che se il trade deficit americano si chiuderà, l'economia USA si troverà senza risparmi per andare avanti), e la Germania ha un forte surplus commerciale nonostante decenni di politiche monetarie relativamente sane (per la precisione: grazie a queste). Probabilmente il problema è che per esportare occorre produrre, e la produzione dipende dai risparmi: non si può vedere la cosa soltanto dal punto di vista dei costi di export o import.
Insomma: il problema è che l'economia globale è inflazionistica. Se un'area lo è relativamente meno, tanto di guadagnato. Le Banche Centrali non hanno imparato a tenere sotto controllo le recessioni, a differenza di quanto si afferma nell'articolo: hanno soltanto creato un sistema incapace di autocorreggersi, e destinato ad accumulare squilibri fino ad un punto di rottura che prima o poi dovrà necessariamente arrivare.
Un elogio della Fed è veramente l'ultima cosa che ci si dovrebbe aspettare dopo gli enormi squilibri che ha creato. Per non parlare della critica all'indipendenza della Banca Centrale, proprio in un periodo di scarsa crescita e inflazione, che fa pensare ad una incipiente stagflazione.
Le idee di Keynes non moriranno mai. Bisognerà seppellirle vive.
















