Oggi è giornata. Dopo il link a Leonardo che parla di Carlyle, il fondo e non lo scrittore, anche Seminerio su Epistemes ne parla, anche se di sfuggita (il post è sull'andamento dell'obbligazionario). Volevo sottolineare questo passaggio dell'ottimo articolo, anche se anche il resto è molto chiaro e istruttivo (sulle relazioni tra azionario e obbligazionario mi interrogavo settimane fa rimanendo con qualche dubbio serio):
Tra i paesi emergenti, si segnalano le particolari sofferenze dei paesi dell’Est Europa. Del quadro macroeconomico fortemente squilibrato di tali paesi abbiamo già dato conto su questo giornale [Libero Mercato], mesi addietro.
Credo che l'avevo scritto da qualche parte l'anno scorso: avevo dato un'occhiata ai dati di crescita dell'offerta di moneta in alcuni paesi dell'Est (credo l'Estonia) e avevo sentenziato un "boom inflazionistico". Tutti i dettagli confermano la diagnosi: elevato deficit commerciale, eccesso di consumi, elevato indebitamento...
Per riassumere, questi paesi hanno enormi deficit delle partite correnti, prodotti dal concorso di alcuni fattori, tra i quali spicca la progressiva perdita di controllo sulla politica monetaria domestica a causa del processo di convergenza all’eurozona, che causa tassi reali negativi. I consumi domestici sono alimentati da forti afflussi di fondi esteri, sia nella forma di flussi bancari che guidano l’offerta di credito a buon mercato (in tali paesi si nota ad esempio un vero e proprio boom di mutui ipotecari stipulati in franchi svizzeri), sia nella forma di rimesse degli emigrati, che ne guidano la domanda. Al contempo, una significativa riduzione del tasso di fertilità ed un forte e sostenuto flusso emigratorio stanno strangolando l’offerta di lavoro proprio nel momento in cui la domanda del medesimo è in aumento. Il combinato disposto di tali fenomeni è dato dalla forte crescita dei salari reali, che alimentano consumi e bolle speculative, e generano deficit delle partite correnti e dipendenza da capitali esteri.
Sembra l'economia spagnola... anzi, quella americana... Non avevo mai pensato a questa storia della convergenza... ho dato un'occhiata ad Eurostat: i tassi di interesse nell'Est Europeo sono simili a quelli dell'Area Euro (convergenza), mentre l'inflazione tende ad essere maggiore. Quindi i tassi di interesse reali sono negativi... se la mia ricostruzione è corretta... anche questo indica un boom inflazionistico.
Con buona pace di alcuni frettolosi (e non del tutto qualificati) “analisti” di casa nostra, che vedono nella flat tax la determinante unica del boom dell’Est Europa, questi paesi sono in realtà alla vigilia di aggiustamenti strutturali estremamente dolorosi e politicamente anche molto destabilizzanti.
Il solito post hoc ergo propter hoc... se gli eventi sono frutto di decine di cause, non saranno i dati a fornire spiegazioni, ma le teorie.
Possiamo scommettere che tale aggiustamento susciterà forti recriminazioni “anti-mercatiste” e neo-protezionistiche, ma questo è un altro discorso.
Si fa sempre in tempo a peggiorare le cose, del resto...
PS Questo post l'avevo scritto quasi tutto ieri. Avevo citato la Spagna e... oggi c'è un articolo sulla Spagna. Interessante notare che non sembra esserci uno strumento macroeconomico disponibile in grado di tamponare lo squilibrio (meglio così, sono contrario ai tamponamenti, i problemi si affrontano, non si nascondono). Avevo letto dei problemi spagnoli a Gennaio dell'anno scorso su USEMLAB, in un impietoso confronto con gli elevati risparmi, il surplus commerciale e la scarsa esposizione ai tassi fissi dell'economia tedesca ripetto a quella spagnola. Le economie più dinamiche sono quelle più soggette a squilibri macroeconomici: la mia spiegazione è che il Neoliberismo è un mito, perchè il libero mercato non può esistere quando il mercato del credito è sistematicamente manipolato dalle autorità pubbliche.
Tra i paesi emergenti, si segnalano le particolari sofferenze dei paesi dell’Est Europa. Del quadro macroeconomico fortemente squilibrato di tali paesi abbiamo già dato conto su questo giornale [Libero Mercato], mesi addietro.
Credo che l'avevo scritto da qualche parte l'anno scorso: avevo dato un'occhiata ai dati di crescita dell'offerta di moneta in alcuni paesi dell'Est (credo l'Estonia) e avevo sentenziato un "boom inflazionistico". Tutti i dettagli confermano la diagnosi: elevato deficit commerciale, eccesso di consumi, elevato indebitamento...
Per riassumere, questi paesi hanno enormi deficit delle partite correnti, prodotti dal concorso di alcuni fattori, tra i quali spicca la progressiva perdita di controllo sulla politica monetaria domestica a causa del processo di convergenza all’eurozona, che causa tassi reali negativi. I consumi domestici sono alimentati da forti afflussi di fondi esteri, sia nella forma di flussi bancari che guidano l’offerta di credito a buon mercato (in tali paesi si nota ad esempio un vero e proprio boom di mutui ipotecari stipulati in franchi svizzeri), sia nella forma di rimesse degli emigrati, che ne guidano la domanda. Al contempo, una significativa riduzione del tasso di fertilità ed un forte e sostenuto flusso emigratorio stanno strangolando l’offerta di lavoro proprio nel momento in cui la domanda del medesimo è in aumento. Il combinato disposto di tali fenomeni è dato dalla forte crescita dei salari reali, che alimentano consumi e bolle speculative, e generano deficit delle partite correnti e dipendenza da capitali esteri.
Sembra l'economia spagnola... anzi, quella americana... Non avevo mai pensato a questa storia della convergenza... ho dato un'occhiata ad Eurostat: i tassi di interesse nell'Est Europeo sono simili a quelli dell'Area Euro (convergenza), mentre l'inflazione tende ad essere maggiore. Quindi i tassi di interesse reali sono negativi... se la mia ricostruzione è corretta... anche questo indica un boom inflazionistico.
Con buona pace di alcuni frettolosi (e non del tutto qualificati) “analisti” di casa nostra, che vedono nella flat tax la determinante unica del boom dell’Est Europa, questi paesi sono in realtà alla vigilia di aggiustamenti strutturali estremamente dolorosi e politicamente anche molto destabilizzanti.
Il solito post hoc ergo propter hoc... se gli eventi sono frutto di decine di cause, non saranno i dati a fornire spiegazioni, ma le teorie.
Possiamo scommettere che tale aggiustamento susciterà forti recriminazioni “anti-mercatiste” e neo-protezionistiche, ma questo è un altro discorso.
Si fa sempre in tempo a peggiorare le cose, del resto...
PS Questo post l'avevo scritto quasi tutto ieri. Avevo citato la Spagna e... oggi c'è un articolo sulla Spagna. Interessante notare che non sembra esserci uno strumento macroeconomico disponibile in grado di tamponare lo squilibrio (meglio così, sono contrario ai tamponamenti, i problemi si affrontano, non si nascondono). Avevo letto dei problemi spagnoli a Gennaio dell'anno scorso su USEMLAB, in un impietoso confronto con gli elevati risparmi, il surplus commerciale e la scarsa esposizione ai tassi fissi dell'economia tedesca ripetto a quella spagnola. Le economie più dinamiche sono quelle più soggette a squilibri macroeconomici: la mia spiegazione è che il Neoliberismo è un mito, perchè il libero mercato non può esistere quando il mercato del credito è sistematicamente manipolato dalle autorità pubbliche.
















