venerdì, 28 dicembre 2007
Colgo l'occasione di questo interessante articolo di Phastidio sul signoraggio, che sfata un po' di miti e definisce in maniera chiara molti concetti non troppo semplici relativi al funzionamento del sistema bancario e all'emissione di moneta, per introdurre due temi di cui parlerò molto presto diffusamemente.

Concordo appieno con tutto l'articolo, ma volevo aggiungere due o tre note per sottolineare che la critica della "teoria" del signoraggio non implica una difesa del fractional reserve banking, e men che meno del central banking. Si può essere contro la Banca Centrale senza volere la socializzazione del credito, con gli argomenti che Phastidio giustamente demolisce. Fatta fuori la "teoria" del signoraggio in quanto indifendibile, rimangono dei problemi notevoli relativi all'attuale sistema monetario.

Credo che il sistema monetario attuale sia strutturalmente folle, perchè crea malinvestment e moral hazard sistematici, e che sebbene il central banking (se ben gestito) sia in grado di ridurre la ciclicità economica (basta inflazionare finchè non si ricreano le condizioni del boom), ciò è possibile soltanto a costo di distorsioni economiche, come l'indebitamento di massa, il consumismo, il credit addiction.

E per questo le regolamentazioni bancarie sembrano più che altro il consueto rincorrersi di interventi ed interventi tipico dell'interventismo, come spiegato da Mises.


Concordo appieno sulla opportunità della totale indipendenza della BC, perchè, se proprio deve esistere, preferisco che sia il più autonomia possibile dalle istituzioni democratiche, il terreno di caccia delle lobby.

Inoltre, è vero che  le banche in regime concorrenziale non guadagnano grandi profitti, ma è altrettanto vero che la concentrazione bancaria tende ad incrementare tali profitti (salvo ovviamente la concorrenza degli altri conglomerati bancari). La concorrenza bancaria è secondo me resa possibile soltanto dall'argomento del calcolo economico in monopolio (usato anche nell'articolo linkato, per difendere le banche commerciali, e che risale a Rothbard, "Man, Economy and State"): di per sè il fractional reserve banking converge verso il monopolio.

E, sempre per aggiungere una cosa che non c'entra nulla col signoraggio: è vero che i profitti bancari non sono enormi, finchè, Banca Centrale permettendo, c'è libertà d'accesso al mercato. Però probabilmente le dimensioni globali del sistema bancario e finanziario sono ingigantite dall'"inflazionismo". Se l'ingresso di nuove banche riduce i margini di guadagno, nonostante il moltiplicatore, lo fa al "costo" di avere un settore bancario sovradimensionato rispetto ad una situazione di politica monetaria "neutrale".

Infine, oltre al signoraggio, spiegato a fondo nell'articolo, lo stato si avvantaggia del monopolio sulla moneta anche vendendo debito a interesse minore, essendo gli interessi tenuti a bada dall'effetto Wicksell dovuto appunto alla nuova liquidità. Senza monetizzazione gli interessi schizzerebbero verso l'alto per crowding out degli investimenti. Se l'indipendenza può aiutare ad evitare favori veri e propri, l'effetto Wicksell rimane comunque.

Da oggi comincia una serie di articoli che partono dalla domanda: è meglio il central banking, il free banking, il gold standard a riserva intera o lo strano sistema hayekiano proposto in "La denazionalizzazione della moneta"?
postato da: Libertarian alle ore 17:18 | Permalink | commenti (7)
Commenti
#1    28 Dicembre 2007 - 21:00
 
Non so se il fractional reserve banking conduce verso il monopolio, occorrono dati empirici a supporto della tesi. Inoltre, considera che l'innovazione finanziaria conduce a continue disintermediazioni del sistema creditizio (una condizione che contrasta con l'ipotesi di aumento della concentrazione degli intermediari), e questo è vero soprattutto nei sistemi anglosassoni, dove le banche non hanno il ruolo centrale nel finanziamento del sistema produttivo che invece rivestono in Europa continentale, e soprattutto in Italia. Riguardo il monopolio della moneta che riduce il costo del debito, se comprendo correttamente il tuo ragionamento, credo sia un modo alternativo per riproporre il tema della monetizzazione del debito. Ma se è così, considera che il divorzio delle banche centrali dai Tesori nazionali limita fortemente questa possibilità.

Io vorrei però aggiungere una considerazione: è curioso che in Italia ci sia questa "fissazione" verso il signoraggio (non parlo dei tuoi scritti, ovviamente), proprio in coincidenza del periodo storico in cui le banche centrali sono così aggressive verso l'inflazione, cioè verso la condizione prima di sviluppo del signoraggio. Mistero. Ma forse tutto si riconduce alla scarsa dimestichezza che gli italiani hanno, da sempre, nei confronti dell'economia. Non è un caso che tra i più attivi sostenitori della tesi cospirazionista del signoraggio vi siano due noti economisti di scuola liberale come il guitto Grillo e Er Pecora Buontempo. Ci manca la Donna Cannone e poi li abbiamo tutti...
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#2    29 Dicembre 2007 - 10:38
 
La spinta del FRB verso il monopolio va considerata insieme ad altri fattori che possono frenarla (organizzativi e di calcolo economico), però l'argomento teorico è compelling ed è uno dei pochi che è quantificabile con una certa precisione.

Per disintermediazione si intende il bypassare il sistema bancario (probabilmente internet l'ha reso molto meno costoso)? E' interessante, in teoria le banche possono spazzar via le istituzioni senza moltiplicatore perchè possono prestare a basso prezzo, però questa tendenza non è mai arrivata fino ad un sistema creditizio con solo banche e nessun altro metodo di finanziamento. Non mi sono mai posto il problema.

PS Esplicito il ragionamento a beneficio dei lettori.

Se una banca ha una quota 0 del mercato, ogni assegno circola al proprio esterno e fa perdere riserva.

Col solito caveat del 10%, se si ricevono 100$ si possono prestarne solo 90$, creando altrettanta offerta di moneta (ora 190$). Questi 90$ escono dalla banca e creano perdita di riserva. Rimangono 10$, che sono il 10% di 100$ in depositi a vista, come da programma.

Se però ha il 10% del mercato, e crea non 90$ ma X$ dal nulla, solo 0.9*X$ andranno fuori, facendo perdere altrettante riserve: quindi per lasciare i 10$ che servono per arrivare al 10% di 100$, deve essere 0.9*X=90, e quindi X=100$ (un po' meno perchè c'è il rischio che vengano ritirati anche i i 10$ di depositi creati ex nihilo che rimangono dentro).

Se il tasso di interesse competivo sui prestiti era 10%, e sui depositi a vista 9%, in modo che la banca competitiva non fa profitti (riceve il 10% su 90$ e paga il 9% su 100$), la banca col 10% del mercato fa profitti: riceve il 10% su 100$ e paga il 9% su 100$, quindi guadagna 1$.

Ciò produrrà una spinta al consolidarmento che, in assenza di altri fattori, si fermerebbe solo quando c'è una sola banca che crea 900$ in una volta sola, guadagna interessi su 900$ e li paga solo su 100$, con un signoraggio notevole.

Nel mondo reale gli altri fattori impediranno che si instauri un solo monopolio... alcuni di questi fattori saranno quantificabili, altri no; alcuni osservabili, altri no.
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#3    30 Dicembre 2007 - 13:07
 
Faccio i miei complimenti a phastidio per l'estrema correttezza e precisione del suo articolo circa il mito del signoraggio che sta assumendo proporzioni veramente preoccupanti.
Tuttavia rischia di divenire un mito, o quanto meno un dogma dannoso, anche quello secondo cui il fractional reserve banking sarebbe intrinsecamente un male. Non capisco perchè libertyfist asserisca che esso favorisca il monopolio quando a me parrebbe proprio il contrario. L'unico inconveniente dell'FRB per me sembra essere rappresentato dal rischio di fallimento bancario allorquando i correntisti, per un qualsiasi motivo, perdano fiducia e volessero ritirare in massa i propri depositi. Ma questo inconveniente è stato quasi del tutto risolto con il ricorso alle assicurazioni interbancarie sui depositi.
Ad ogni modo questa demonizzazione dell'FRB deriva dal vizio della teoria monetarista di dare peso esclusivamente agli aspetti quantitativi della moneta, trascurando quello che alla fine dovrebbe essere invece l'indice più importante del benessere economico di una società: la creazione di ricchezza reale.
Una teoria o una determinata pratica economica dovrebbero essere giudicate innanzitutto in base agli effetti che provocherebbero sulla ricchezza reale, prima che sulla quantità di moneta.
Non vi è dubbio che un ritorno al gold standard e/o un innalzamento della riserva obbligatoria al 100%, come vorrebbero molti libertarian, risulterebbero nefasti da questo punto di vista.
Allo stesso modo sarebbe nefasta un'ulteriore restrizione del credito. La fortuna dell'usura illegale mostra come la società abbia disperato bisogno di più credito, non di ridurlo ulteriormente.
Come ha riconosciuto anche Della Vedova ( http://www.benedettodellavedova.com/blog_archive/000661.html ), la sfida del nuovo millennio consiste nel rendere possibile a tutti l'accesso a credito, nel far si che tutte le iniziative potenzialmente produttive possano essere finanziate, a prescindere dalla condizione sociale di partenza.
Questo porterebbe ad un liberismo più equo e meritocratico ed al contempo incrementerebbe la produttività, la competitività ed il benessere complessivo del sistema.
Sono due i principali ostacoli affinchè il sistema finanziario massimizzi il suo contributo alla crescita della ricchezza: uno è banale e consiste nel limite massimo imposto dal governo sugli interessi legalmente applicabili, il quale limita il credito alla produzione solo a chi è nelle possibilità di offrire le tradizionali garanzie, escludendo invece la possibilità per le banche di fare investimenti più rischiosi ma più remunerativi su iniziative economiche provenienti da individui meno facoltosi; l'altra consiste nell'impossibilità per le banche private di battere direttamente moneta, ovvero di assumere anche quelle funzioni oggi monopolizzate dalle banche centrali, e di dar quindi vita ad una vera libera concorrenza monetaria.
In questo caso, infatti, le banche private sarebbero direttamente incentivate a sostenere la creazione di ricchezza, per sostenere il valore della propria moneta. Finanziare qualsiasi idea o iniziativa potenzialmente produttiva diverrebbe quindi una finalità diretta delle banche, a prescindere dagli interessi ricavabili.

Un'ultima considerazione, infine, sul problema dell'autonomia delle banche centrali.
Il vero problema, secondo me, non consiste nel fatto che sia la banca centrale piuttosto che i risparmiatori ad acquistare i titoli di stato o che lo stato preferisca finanziarsi attraverso il signoraggio piuttosto che attraverso le tasse. Il vero problema è rappresentato innanzitutto dalla quantità di spesa pubblica, che, su questo penso siamo concordi, dovrebbe essere la più bassa possibile.
A parità di spesa pubblica io ritengo invece il signoraggio il male minore rispetto alle tasse ed all'indebitamento verso privati.
Le tasse infatti disincentivato la produzione, il signoraggio no.
L'indebitamento verso privati prevede interessi da pagare, il signoraggio no.
Mi sembra che i contribuenti debbano quindi preferire un po' più di inflazione, specie se programmata, rispetto ad un aumento della pressione fiscale o ad un incremento del debito pubblico.
Questo ovviamento entro i limiti magistralmente illustrati da phastidio riguardo la curva di Laffer.

utente anonimo

#4    30 Dicembre 2007 - 13:07
 
Ero io

Antistato
utente anonimo

#5    30 Dicembre 2007 - 13:50
 
L'argomento delle tendenze monopolistiche del FRB è spiegato nel commento 2, e può essere riassunto così: coeteris paribus, una banca più grande può creare più credito fiduciario e guadagnare più interessi.

Se fosse solo questo il fattore in gioco, sarebbe certo che il FRB degenerebbe in un monopolio.

Ma ci sono altri fattori che limitano questa possibilità, come i costi organizzativi e i costi di calcolo economico, in pratica Coase + Rothbard.

Il FRB non può generare risparmi reali: questi dipendono dalle preferenze temporali delle persone. Al massimo può creare l'illusione di avere più risparmi reali, effetto noto come effetto Wicksell.

Per questo motivo il gold standard puro non rende il credito più scarso di per sè.

D'altra parte, è difficile credere che le banche centrali agiscano per rendere il tasso di interesse più alto di quello che sarebbe sul libero mercato: se non lo abbassassero, non potrebbero fare politiche di stimolo agli investimenti.

Infine, il reddito da interesse è ciò che rende possibile andare in pensione... anche da un punto di vista egalitario è una gran cosa. Anche se è probabilmente vero che le regolamentazioni statali riducono l'accesso al credito in alcuni casi (tetti all'interesse di cui parli), più in generale favoriscono l'indebitamento (tipo mutui subprime), abbassando il tasso di interesse sui debiti e riducendone il costo opportunità.

In poche parole: il FRB non crea credito, non abbassa sostenibilmente il tasso di interesse, e stimola anzi il consumo contro i risparmi.

Il gold standard puro risolverebbe tutti questi problemi, e ne aggiunge altri, non tutti trascurabili, in gran parte trascurati dalla letteratura Austriaca, di cui parlerò nei prossimi articoli.
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#6    01 Gennaio 2008 - 10:54
 
> Una banca più grande può creare più credito fiduciario e guadagnare più interessi.

Ogni banca può creare più credito raccogliendo più risparmi. Questo non porta al monopolio, perchè le banche più piccole non hanno alcun impedimento a raccogliere più risparmio e quindi emettere più credito. Anche un supermercato più grande fa più profitti di uno più piccolo: ma questo non c'entra nulla con il monopolio, perchè nulla impedisce che un domani quello che prima era il supermercato più piccolo diventi quello più grande.

La funzione dell'FRB ovviamente non è quella di incentivare il risparmio, ma di moltiplicare le possibilità creditizie.
Ad esempio, con una riserva obbligatoria del 10%, per ogni 100 euro di depositi le banche possono emettere altri 900 euro di credito.
Se la riserva obbligatoria fosse del 100% i classici depositi non potrebbero dar luogo ad alcun credito, mentre i depositi vincolati potrebbero dar luogo solo ad altrettanti 100 euro.
Tu potresti obiettare che con un sistema del genere il risparmio sarebbe più incentivato e quindi probabilmente ce ne sarebbe di più di adesso. Ma quanto di più? Non certo 10 volte di più. Quindi in ogni caso il credito verrebbe considerevolmente ridotto rispetto alla situazione odierna, per giunta con un aggravante: per ottenere gli stessi ricavi le banche dovrebbere decuplicare gli interessi praticati sui propri finanziamenti.
Insomma, un sistema con riserva obbligatoria al 100% sarebbe un disastro.

utente anonimo

#7    01 Gennaio 2008 - 15:12
 
Il rischio di perder soldi nel FRB non è minimo nel lungo termine: è di circa il 100%, se qualcuno non interviene, visto che il FRB genera ciclo economico (a meno che Horwitz non mi convinca del contrario), e quindi corsa alle banche.

L'assicurazione dei depositi è stata introdotta dalle banche centrali, e cioè dallo statalismo monetario: non esisteva nel FRB precedente.

Non capisco per quale motivo si crede che l'ottimo sia quando gli interessi sono bassi o nulli: si tratta apparentemente del vecchio mito marxista del capitalismo sfruttatore, che è ridicolo. Ma quel che più conta è che teoricamente non ha alcuna ragion d'essere, perchè:

(1) Lo stato rende i tassi di interesse PIU' BASSI e non più alti con le politiche del credito, perchè sono politiche espansive.

(2) Lo stato potrebbe complessivamente renderli PIU' ALTI, con altre politiche, ma il credito di per sè li diminuisce (effetto Wicksell): per rendere gli interessi più bassi, ad esempio, si potrebbe abolire lo stato sociale, in modo che tutti cominciano a risparmiare per la pensione.

(3) L'avevo già scritto prima: il sistema bancario NON PUO' creare risparmi reali: il tasso di interesse di equilibrio non dipende dalle politiche del credito o dal sistema bancario, dipende dalle preferenze temporali degli individui. Se ci sono tanti risparmi, i tassi sono bassi, altrimenti sono alti. L'idea che il sistema bancario espandendo a sufficienza possa annullare o diminuire molto i risparmi è economicamente errata.

(4) Non tutto ciò che nasce spontaneamente (come la mafia o il rogo delle vedove) è buono: il liberale è uno con dei principi, l'assetto istituzionale è giudicato in base a questi principi. Il FRB è una truffa, probabilmente, e sicuramente è causa di instablità economica e spreco di capitale: si sviluppa nel mercato perchè non è vietato, esattamente come si può sviluppare il racket delle estorsioni. Se il sistema bancario libero tendesse a estendere in continuazione il moltiplicatore, genererebbe iperinflazione e distruggerebbe l'economia. Fortunatamente, non sembra ci siano sistemi FRB storici non protetti dallo stato, ma i seguaci del FRB dicono che l'evidenza storica è diversa: in ogni caso, in molti casi a me noti ci sono state sospensioni della convertibilità e altri interventi statali per evitare il bank run.

(5) Io non parlavo di ricavo, ma di redditività. La redditività delle banche più grandi, tenendo conto solo della capacità di creare credito, è maggiore. Questo significa che si ha un sistema in cui, se si parte da 1000 banche con lo 0.1% di quota di mercato, si avranno consolidamenti, e spontaneamente si tenderà ad avere magari 5-10 banche... se non si arriva ad 1, è per i motivi detti nel commento precedente.

(6) I depositi a vista NON DEVONO generare credito perchè NON SONO risparmi. Sono un modo di trasformare moneta in una forma più comoda. Non ha senso chiamare risparmio ciò che in ogni istante può essere ritirato. Il credito o segue il risparmio o crea instabilità economica e boom/bust cycles, tertium non datur. Un moltiplicatore di 10 volte non significa affatto che i risparmi sono 10 volte superiori: confondi ancora una volta credito e risparmio. Il credito è la stima monetaria fatta dalle banche dei risparmi che gli individui hanno intenzione di mettere da parte... se il credito è in eccesso rispetto ai risparmi, si ha un problema economico, non certo maggiore crescita.
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categoria:economia