giovedì, 18 ottobre 2007
Ho deciso di invertire l'ordine dei post sull'articolo sulla moneta di Hitler di qualche giorno fa perchè cominciare dai difetti secondari e finire con il nocciolo non aveva molto senso.

Il sistema monetario di Hitler è riuscito a togliere di mezzo il debito senza distruggere la moneta (a differenza dei tentativi di Weimar, culminati nel 1923 con l'iperinflazione) grazie all'introduzione di due standard monetari diversi: il marco tedesco e i certificati. Si tratta quindi di un sistema monetario a doppia circolazione (come quello oro/argento, o quello bi-metallico).

Devo questo punto a Leonardo di IHC, perchè mi era sfuggita la relazione tra debito tedesco e nuova moneta debt-free...

In pratica, la storia dovrebbe essere andata così. Nel 1919 il Trattato di Versailles impone ad un'economia già provata dei risarcimenti enormi (tagliati e spalmati più volte, comunque). Per finanziare questo debito, e forse qualcos'altro (tipo politiche sociali, chessò), la Repubblica di Weimar comincia a stampare denaro in continuazione, e il sistema monetario collassa nel 1923. L'economia si riprende, ridiventatndo forte già sul finire degli anni '20, e nel 1933 arriva Hitler, che ha un'idea geniale!

Crea un sistema monetario doppio: il marco vero e proprio, inflazionato, con cui paga il debito estero, di fatto vendendo pezzi di carta privi di valore agli Alleati; e i certificati del lavoro, emessi in funzione dei lavori pubblici (e quindi a monopolio dello stato, per un controllo totale dell'economia), che non sono altrettanto inflazionati, e consentono di avere un sistema economico che almeno in parte è in grado di usare la moneta. Certo, il socialismo strisciante sempre lì sta, e il commercio internazionale non funziona in quel modo, visto che i certificati circolano solo domesticamente, però... evita il problema della Repubblica di Weimar, riuscendo a pagare debito con deficit senza creare iperinflazione...

Weimar cercò di liberarsi dal debito stampando moneta, cioè svalutandola, ma nel tentativo la moneta di Weimar fu distrutta economicamente, perchè la gente (soprattutto i tedeschi) si rifiutava di usare una moneta che il giorno dopo sapeva non potesse valere nulla.

Questo sistema a doppia circolazione monetaria non rappresenta una moneta del tutto innovativa e priva di interesse o inflazione o debito, se non per dettagli la cui importanza è secondaria... è solo un modo per bypassare gli accordi di Versailles.

E non ha alcuna rilevanza attuale. Se per esempio qualcuno fosse tentato di sfruttare questo trucco per fregare i risparmiatori, quei bastardi sfruttatori della valorosa classe proletaria di cui Keynes voleva l'eutanasia, tutto ciò che si può ottenere è incentivare il consumo e distruggere i risparmi, quindi danneggiando l'economia nel lungo termine. Certo, i risarcimenti di Versailles erano "improduttivi", ma, appunto, come sto dicendo, questa truffa ai danni degli Alleati non è certo una panacea contro l'indebitamento...

Queste condizioni sono economicamente necessarie per avere una vera moneta, e quindi un minimo di ricchezza:

(1) dovrete imparare a controllarne l'offerta, e non c'è nulla di meglio del gold standard per farlo: nei sistemi di moneta-segno, è il buon cuore, o il buon senso, delle autorità che limita l'inflazione. Ed entrambi in genere scarseggiano;

(2) dovrete impedire al credito fiduciario di distorcere l'allocazione di risorse, e lasciar fallire le banche se hanno bank runs è una politica applicabile; mentre eliminare il credito fiduciario forse è problematico dal punto di vista dell'enforcement. Siccome però i bank run sono inevitabili, il mercato dovrebbe fare da sè nel togliere di mezzo le banche che si allargano troppo col credito, salvo interventi statali (tipo sospensione della conversione in oro, come nel XIX secolo, o enforcement di un sistema puramente fiat, come nel XX secolo);

(3) dovrete avere libero scambio di beni di consumo, per avere un'allocazione dei beni finiti confacente alla volontà e alle preferenze dei consumatori;

(4) dovrete avere libero scambio di moneta internazionale, per aver un sistema dei prezzi in grado di sostenere la divisione internazionale del lavoro, coordinata attraverso le informazioni sul tasso di cambio;

(5) dovrete avere un libero mercato dei beni capitali, per consentire l'allocazione efficiente delle risorse, e questo in genere si chiama "capitalismo";

(6) dovrete avere libero mercato del credito, per consentire la divisione del lavoro tra investitori, risparmiatori e consumatori in bolletta, classe sociale molto di moda in tempi di inflazionomia, ma che, sulla carta, è del tutto legittima, anche se non altrettanto importante in un'economia normale.
postato da: Libertarian alle ore 10:13 | Permalink | commenti (7)
Commenti
#1   18 Ottobre 2007 - 11:18
 
"In pratica, la storia dovrebbe essere andata così. Nel 1919 il Trattato di Versailles impone ad un'economia già provata dei risarcimenti enormi (tagliati e spalmati più volte, comunque). Per finanziare questo debito, e forse qualcos'altro (tipo politiche sociali, chessò), la Repubblica di Weimar comincia a stampare denaro in continuazione, e il sistema monetario collassa nel 1923. "

"Weimar cercò di liberarsi dal debito stampando moneta, cioè svalutandola, ma nel tentativo la moneta di Weimar fu distrutta economicamente, perchè la gente (soprattutto i tedeschi) si rifiutava di usare una moneta che il giorno dopo sapeva non potesse valere nulla."


Schacht rivelò che era la Banca del Reich, posseduta da privati, e non il governo tedesco che pompava nuova valuta nell’economia. Come la Federal Reserve americana, la Banca del Reich agiva sì sotto la supervisione di ufficiali del governo, ma operava per fini di profitto privato. Ciò che trasformò l’inflazione della guerra in iperinflazione fu la speculazione degli investitori stranieri, che vendevano marchi a breve termine scommettendo sulla loro perdita di valore. Nel meccanismo finanziario conosciuto come vendita a breve termine, gli speculatori prendono in prestito qualcosa che non possiedono, la vendono e poi “coprono” le spese ricomprandola a prezzo inferiore. La speculazione sul marco tedesco fu resa possibile dal fatto che la Banca del Reich rendeva disponibili massicce quantità di denaro liquido per i prestiti, marchi che venivano creati dal nulla annotando entrate sui registri bancari e poi prestati ad interessi vantaggiosi. Quando la Banca del Reich non riuscì più a far fronte alla vorace richiesta di marchi, ad altre banche private fu permesso di crearli dal nulla e di prestarli, a loro volta, a interesse (7).

Secondo Schacht, quindi, non solo non fu il governo a provocare l’iperinflazione di Weimar, ma fu proprio il governo che la tenne sotto controllo. Alla Banca del Reich furono imposti severi regolamenti governativi e vennero prese immediate misure correttive per bloccare le speculazioni straniere, eliminando le possibilità di facile accesso ai prestiti del denaro fabbricato dalle banche.




"Questo sistema a doppia circolazione monetaria non rappresenta una moneta del tutto innovativa e priva di interesse o inflazione o debito, se non per dettagli la cui importanza è secondaria... è solo un modo per bypassare gli accordi di Versailles."

“Non siamo stati così sciocchi da creare una valuta [collegata all’] oro, di cui non abbiamo disponibilità, ma per ogni marco stampato abbiamo richiesto l’equivalente di un marco in lavoro o in beni prodotti... ci viene da ridere tutte le volte che i nostri finanzieri nazionali sostengono che il valore della valuta deve essere regolato dall’oro o da beni conservati nei forzieri della banca di stato”.

Di Hjalmar Schacht, che era all’epoca a capo della banca centrale tedesca, viene spesso citato un motto che riassume la versione tedesca del miracolo del “Greenback”. Un banchiere americano gli aveva detto: “Dottor Schacht, lei dovrebbe venire in America. Lì abbiamo un sacco di denaro ed è questo il vero modo di gestire un sistema bancario”. Schacht replicò: “Lei dovrebbe venire a Berlino. Lì non abbiamo denaro. E’ questo il vero modo di gestire un sistema bancario” (2).

Stephen Zarlenga, in The Lost Science of Money, afferma che ciò era dovuto al fatto che egli salvò temporaneamente la Germania dalle teorie economiche inglesi. Le teorie secondo le quali il denaro deve essere scambiato sulla base delle riserve aurifere in possesso di un cartello di banche private piuttosto che stampato direttamente dal governo (3). Secondo il ricercatore canadese Henry Makow, questo fu probabilmente il motivo principale per cui Hitler doveva essere fermato; egli era riuscito a scavalcare i banchieri internazionali e a creare una propria moneta. Makow cita un interrogatorio del 1938 di C. G. Rakovsky, uno dei fondatori del bolscevismo sovietico e intimo di Trotzky, che finì sotto processo nell’URSS di Stalin. Secondo Rakovsky, l’ascesa di Hitler era stata in realtà finanziata dai banchieri internazionali, attraverso il loro agente Hjalmar Schacht, allo scopo di tenere sotto controllo Stalin, che aveva usurpato il potere al loro agente Trotzky. Ma Hitler era poi diventato una minaccia anche maggiore di quella rappresentata da Stalin quando aveva compiuto l’audace passo di iniziare a stampare moneta propria. Rakovsky affermava:

“[Hitler] si era impadronito del privilegio di fabbricare il denaro, e non solo il denaro fisico, ma anche quello finanziario; si era impadronito dell’intoccabile meccanismo della falsificazione e lo aveva messo al lavoro per il bene dello stato... se questa situazione fosse arrivata a infettare anche altri stati... potete ben immaginarne le implicazioni controrivoluzionarie” (4).
L’economista Henry C. K. Liu ha scritto sull’incredibile trasformazione tedesca:

“I nazisti arrivarono al potere in Germania nel 1933, in un momento in cui l’economia era al collasso totale, con rovinosi obblighi di risarcimento postbellico e zero prospettive per il credito e gli investimenti stranieri. Eppure, attraverso una politica di sovranità monetaria indipendente e un programma di lavori pubblici che garantiva la piena occupazione, il Terzo Reich riuscì a trasformare una Germania in bancarotta, privata perfino di colonie da poter sfruttare, nell’economia più forte d’Europa, in soli quattro anni, ancor prima che iniziassero le spese per gli armamenti” (5).

In Billions for the Bankers, Debts for the People [Miliardi per le Banche, Debito per i Popoli], (1984), Sheldon Emry commenta:

“Dal 1935 in poi, la Germania iniziò a stampare una moneta libera dal debito e dagli interessi, ed è questo che spiega la sua travolgente ascesa dalla depressione alla condizione di potenza mondiale in soli 5 anni. La Germania finanziò il proprio governo e tutte le operazioni belliche, dal 1935 al 1945, senza aver bisogno di oro né di debito, e fu necessaria l’unione di tutto il mondo capitalista e comunista per distruggere il potere della Germania sull’Europa e riportare l’Europa sotto il tallone dei banchieri. Questa vicenda monetaria non compare oggi più neanche nei testi delle scuole pubbliche”.











utente anonimo

#2   18 Ottobre 2007 - 13:14
 
Non è che ricitando l'articolo cambiano le conclusioni...
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#3   18 Ottobre 2007 - 13:30
 
Ai posteri l'ardua sentenza.
utente anonimo

#4   18 Ottobre 2007 - 14:50
 
Ai contemporanei direi...
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#5   18 Ottobre 2007 - 20:38
 
Non hai ancora parlato dei Nobel per l'economia...
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#6   18 Ottobre 2007 - 23:20
 
Se ci capissi qualcosa, di economia, ne parlerei!
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#7   19 Ottobre 2007 - 12:11
 
ALLARME ROSSO !!!
ALLARME ROSSO !!!


1/3
Da: http://www.civile.it/news/
Autore: Avv. Valentino Spataro,
Non finiscono mai di provarci, da qualsiasi orientamento politico provengano.
Il web e' libero nel mondo ma in Italia bisogna subordinarlo ad una iscrizione al Roc.
Spieghiamo bene.
Il disegno di legge sull'editoria presentato il 3 agosto 2007 dal Governo, bravi, propone:
Al link indicato il testo normativo proposto.
LE REGOLE PROPOSTE
Capo I Il prodotto e l’attività editoriale
Art. 2 (Definizione del prodotto editoriale)
1. Per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso.
2. Non costituiscono prodotti editoriali quelli destinati alla sola informazione aziendale, sia ad uso interno sia presso il pubblico.
3. La disciplina della presente legge non si applica ai prodotti discografici e audiovisivi.
Art. 5 (Esercizio dell’attività editoriale)
1. Per attività editoriale si intende ogni attività diretta alla realizzazione e distribuzione di prodotti editoriali, nonché alla relativa raccolta pubblicitaria. L’esercizio dell’attività editoriale può essere svolto anche in forma non imprenditoriale per finalità non lucrative
Art. 7 Attività editoriale su internet)
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