Il libero commercio implica la pace? Pare che alcuni difendano una visione sufficientemente meccanicistica delle Relazioni Internazionali da derivare semplici regole "universalmente valide" (un'altra è "la democrazia implica la pace"*) da semplici analisi di costi e benefici.
Eppure, come giustificare una tale regola? Possiamo supporre che il libero commercio sia un bene per ogni paese (vero), e che quindi ogni stato avrà una politica estera favorevole al libero commercio? Possiamo supporre che uno stato si astenga da un'aggressione pur di non danneggiare la sua economia?
Questo ragionamento presuppone che gli interessi di una nazione e quelli dello stato coincidano. E' un po' come quando si parla di "interesse nazionale", che non si capisce mai cos'è, e che a volte sembra consistere nel distruggere la propria nazione, mandare i giovani a morire in trincea e tornare indietro di cent'anni nello sviluppo economico.
Per analizzare le scelte di un individuo X contano costi e benefici dell'individuo X, non quelli di Y, Z, W... se X è "la classe politica"°, i costi e i benefici che trae dalla politica estera sono diversi da quelli dei cittadini Y, Z e W... forse la torta sociale si comprime, ma quello che conta veramente è la fetta che arriva al decision-maker.
Ovviamente, non ci troviamo di fronte a monadi: X in linea di principio può tener conto di ciò che ritiene essere l'interesse di Y, Z e W, anche se non sembra ci siano molto di verosimile in questa eventualità. Rimane comunque il fatto che uno stato possa danneggiare la propria nazione pur di mantenere saldo o allargare il suo potere.
In fin dei conti, la carne da cannone inventata dalla Rivoluzione Francese con la coscrizione obbligatoria fu mandata a farsi ammazzare fino a danneggiare demograficamente la Francia. Gli enormi costi dell'imperialismo soft statunitense stanno ormai attingendo alle prospettive future dell'economia USA.
Quel che è certo è che più sono estesi gli scambi e più è costosa per una nazione l'aggressione. Non è mai economico, tranne in rari casi di territori abitati da selvaggi inseguitori di bufali delle praterie, prendere con i carriarmati ciò che si può ottenere con la carta di credito. Quel che non è certo è che questi costi siano rilevanti per le decisioni politiche, viste le esternalità che la politica comporta soprattutto a livello interno (la nazione paga, lo stato guadagna).
Credo sia giunta l'ora di ordinare "Crisis and Leviathan" di Robert Higgs, che dovrebbe analizzare proprio questi dettagli.
Prima di formulare teorie universali date un'occhiata al processo sottostante... quello che conta non è il risultato finale tra automi razionali onniscienti che non hanno costi di transazione, ma il processo decisionale che porta al risultato.
L'idea è venuta da questo interessante post su Epistemes: Cyberstrategy.
* Anche questa seconda regola ha un fondo di verità: la modernità riconosce una sola forma di potere legittimo, la democrazia, e quindi una democrazia ha meno problemi interni da esternalizzare in avventure all'estero rispetto ad una dittatura. Il ruolo psicologico del "nemico" (vero e presunto) è più importante quando un sistema di potere è in forse. Ovviamente questa regoletta non va vista con molto ossequio: è solo una tendenza. Francia e USA sono due democrazie, eppure sono molto interventiste; nel secondo caso il ruolo del "nemico" (anche questa volta, vero o presunto) nella giustificazione della politica estera è molto evidente. In un mondo dove l'intrusa è la democrazia, è questa ad essere la più guerrafondaia: che questo abbia giocato un ruolo tra il 1789 e il 1815 è un'interessante elucubrazione.
° Nota di individualismo metodologico: prima di aggregare occorre chiedersi se le persone aggregate abbiano veramente le proprietà comuni che rendono poco informativa un'analisi disaggregata. E così, se ci sono sistemi di potere in conflitto all'interno di una nazione, parlare di "classe dirigente" è privo di senso. In condizioni normali può aver senso. Nel caso in cui non si possano trovare categorizzazioni significative, rimane l'ultimate given delle strutture sociali: l'individuo, oltre il quale si trovano solo budella e mai significati, idee, fini, mezzi e concetti.
Eppure, come giustificare una tale regola? Possiamo supporre che il libero commercio sia un bene per ogni paese (vero), e che quindi ogni stato avrà una politica estera favorevole al libero commercio? Possiamo supporre che uno stato si astenga da un'aggressione pur di non danneggiare la sua economia?
Questo ragionamento presuppone che gli interessi di una nazione e quelli dello stato coincidano. E' un po' come quando si parla di "interesse nazionale", che non si capisce mai cos'è, e che a volte sembra consistere nel distruggere la propria nazione, mandare i giovani a morire in trincea e tornare indietro di cent'anni nello sviluppo economico.
Per analizzare le scelte di un individuo X contano costi e benefici dell'individuo X, non quelli di Y, Z, W... se X è "la classe politica"°, i costi e i benefici che trae dalla politica estera sono diversi da quelli dei cittadini Y, Z e W... forse la torta sociale si comprime, ma quello che conta veramente è la fetta che arriva al decision-maker.
Ovviamente, non ci troviamo di fronte a monadi: X in linea di principio può tener conto di ciò che ritiene essere l'interesse di Y, Z e W, anche se non sembra ci siano molto di verosimile in questa eventualità. Rimane comunque il fatto che uno stato possa danneggiare la propria nazione pur di mantenere saldo o allargare il suo potere.
In fin dei conti, la carne da cannone inventata dalla Rivoluzione Francese con la coscrizione obbligatoria fu mandata a farsi ammazzare fino a danneggiare demograficamente la Francia. Gli enormi costi dell'imperialismo soft statunitense stanno ormai attingendo alle prospettive future dell'economia USA.
Quel che è certo è che più sono estesi gli scambi e più è costosa per una nazione l'aggressione. Non è mai economico, tranne in rari casi di territori abitati da selvaggi inseguitori di bufali delle praterie, prendere con i carriarmati ciò che si può ottenere con la carta di credito. Quel che non è certo è che questi costi siano rilevanti per le decisioni politiche, viste le esternalità che la politica comporta soprattutto a livello interno (la nazione paga, lo stato guadagna).
Credo sia giunta l'ora di ordinare "Crisis and Leviathan" di Robert Higgs, che dovrebbe analizzare proprio questi dettagli.
Prima di formulare teorie universali date un'occhiata al processo sottostante... quello che conta non è il risultato finale tra automi razionali onniscienti che non hanno costi di transazione, ma il processo decisionale che porta al risultato.
L'idea è venuta da questo interessante post su Epistemes: Cyberstrategy.
* Anche questa seconda regola ha un fondo di verità: la modernità riconosce una sola forma di potere legittimo, la democrazia, e quindi una democrazia ha meno problemi interni da esternalizzare in avventure all'estero rispetto ad una dittatura. Il ruolo psicologico del "nemico" (vero e presunto) è più importante quando un sistema di potere è in forse. Ovviamente questa regoletta non va vista con molto ossequio: è solo una tendenza. Francia e USA sono due democrazie, eppure sono molto interventiste; nel secondo caso il ruolo del "nemico" (anche questa volta, vero o presunto) nella giustificazione della politica estera è molto evidente. In un mondo dove l'intrusa è la democrazia, è questa ad essere la più guerrafondaia: che questo abbia giocato un ruolo tra il 1789 e il 1815 è un'interessante elucubrazione.
° Nota di individualismo metodologico: prima di aggregare occorre chiedersi se le persone aggregate abbiano veramente le proprietà comuni che rendono poco informativa un'analisi disaggregata. E così, se ci sono sistemi di potere in conflitto all'interno di una nazione, parlare di "classe dirigente" è privo di senso. In condizioni normali può aver senso. Nel caso in cui non si possano trovare categorizzazioni significative, rimane l'ultimate given delle strutture sociali: l'individuo, oltre il quale si trovano solo budella e mai significati, idee, fini, mezzi e concetti.
postato da: Libertarian alle ore 12:23 | Permalink | commenti (17)
categoria:storia, politica internazionale, teoria politica
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