domenica, 01 aprile 2007

Questa è la seconda parte (che, ci crediate o no, viene dopo la prima) dell'analisi dell'articolo "Capitalismo Totalitario". Mi è stato detto che è scorretto definire l'articolo di Sinistra, nonostante le tirate contro profitto, grandi imprese, tagli alla spesa pubblica (quali?), e le citazioni continue di Chomsky e di Stiglitz. Distinzione abbastanza sfumata, visto che affermazioni del genere vengono dall'Estrema Sinistra, dall'Estrema Destra, dai Teologi della Liberazione, e quant'altro... si tratta di una mentalità estremamente diffusa.

Comunque volevo ricordare che quanto scritto nell'articolo corrisponde in parte al vero: è indubbio che lo stato sia uno strumento in mano alle lobby, che esternalizzano sul contribuente i costi dei propri privilegi. Senza questa possibilità, lo stato totalitario (cioè, che si occupa di ogni aspetto della società) sarebbe poco attraente: è la possibilità di rubare che rende lo stato interessante.

Ma è da notare che è scorretto parlare delle lobby solo come "poteri forti": non sono lobby (cioè, gruppi di pressione privilegiati dal potere politico e che campano a spese altrui) anche i pensionati che escono a 50 anni dal mercato del lavoro, gli agricoltori americani, giapponesi ed europei protetti dai dazi, i piccoli bottegai protetti dalle licenze negate alla grande distribuzione, i burocrati e i dipendenti pubblici?

Detto questo, ricomincio... 

11. "Negli ultimi due decenni, per poter continuare a foraggiare i ricchi, le tasse sono significativamente aumentate, mentre i tagli alla spesa pubblica hanno raggiunto livelli altissimi"

Questa è una menzogna totale: nè le tasse sono aumentate, nè le spese sono state tagliate. Senza contare che il "pupazzo" delle corporazioni Bush ha fatto esattamente il contrario... sarà un fan di Chomsky? Bush ha aumentato la spesa, militare e sociale (la riforma del Medicare pare costerà più di 700 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni), provocato un deficit mostruoso tagliando le tasse e espanso l'offerta di moneta a ritmi keynesiani... Stiglitz dovrebbe esserne fiero.

12. "Almeno da venti anni, gli Usa non investono abbastanza nelle infrastrutture"

Almeno da vent'anni, gli americani non risparmiano un tubo e spendono troppo per colpa delle politiche della Fed (il meccanismo è: espansione monetaria -> meno interessi -> risparmi meno convenienti -> più consumi -> deficit commerciale e credito al consumo -> indebitamento rampante)... eventuali problemi infrastrutturali (ma ci sono, o è un mito?) sono solo la conseguenza della follia monetaria.

13. "I cittadini  pagano quindi un prezzo enorme per mantenere questo sistema, che produce sofferenza e vittime"

Si chiama democrazia, che ci vuoi fare? Se i cittadini fossero liberi di appoggiare o meno i propri beniamini, sarebbe libero mercato, e non sarebbe politica. La partecipazione coatta, senza possibilità di ritirarsi dal gioco, è un aspetto necessario della politica. Se non ci fosse, bisognerebbe parlare di anarchia (che, in senso puro, non è mai esistita, però: rappresenta l'idealtipo opposto al totalitarismo politico, che invece è stato realizzato effettivamente... quando i politici ci si mettono d'impegno... non li ferma nessuno).

14. "I capitalisti, per accrescere il loro potere, e soprattutto per poter essere considerati non responsabili dei crimini che commettono, hanno istituito le Corporation"

Bel riassunto del concetto di "società a responsabilità limitata"... mi chiedo cosa ne sarebbe dei risparmi di milioni di persone se non potessero partecipare ai mercati finanziari grazie alla detenzione di azioni... altro che pochi ricchi manipolatori... siamo tutti capitalisti (cioè, proprietari di capitale, sotto forma di risparmi)! Non ci sono dubbi che gran parte del diritto fallimentare serve a danneggiare i creditori. Ma le società a responsabilità limitata sono anche le ditte individuali: l'equazione corporation = big business non regge. La maggior parte delle ditte (tranne quelle a responsabilità illimitata, come le società in nome collettivo) è così.

15. "[Bakan] La sua [della Corporation] missione dal punto di vista giuridico consiste nel perseguire inesorabilmente e inderogabilmente i propri interessi, a prescindere dalle conseguenze spesso negative che il suo operato può avere sugli altri"

Questo Bakan deve essere un bel ca$$one. Che significa "missione giuridica di perseguire interessi"? Che è un obbligo di legge? E chi è che non persegue ciò che ritiene importante? La frase non ha senso: è moralismo da quattro soldi. Per quanto riguarda le "conseguenze negative", si tratta eventualmente di cattiva difesa dei diritti di proprietà da parte dello stato, cosa abbastanza frequente.

16. "la Corporation , nei tribunali, venne considerata una "persona" giuridica, alla stessa stregua delle persone fisiche"

Ma dai... e quindi? Ma lo stato, poi, non ha pur'esso personalità giuridica?

17. "[Chomsky] le Corporation sono istituzioni illegittime di un potere tirannico con radici intellettuali non dissimili da quelle del fascismo e del bolscevismo ... Esse utilizzano massicciamente la pubblicità (anche occulta) per manipolare l'esistenza delle persone, accrescendo i loro bisogni materiali e orientando i loro acquisti"

Frase campata per aria, priva di giustificazioni, in cui c'è un paragone assurdo (ma bipartisan) ai totalitarismi politici e un termine ("illegittimo") che significa probabilmente "Non piace a Chomsky", in mancanza di ulteriori specificazioni. C'è qualcosa di strano in chi critica la pubblicità: non si lamenta mai delle campagne elettorali. Le persone sono irrazionali solo quando comprano i loro calzini, mica quando votano per decidere cose che non possono capire, come le riforme pensionistiche.

18. "[Chomsky] (Il suo fine è) assicurarsi che gli esseri umani con cui interagisce, tu e io, diventino anch'essi disumani. Bisogna sradicare dalla testa della gente sentimenti naturali come l'attenzione per il prossimo, la compassione o la solidarietà..."

Non viene data alcuna giustificazione credibile per una tale affermazione. Ma è possibile capire il successo di questi punti di vista "riflessi": la "Grande Società" è troppo complessa per essere spiegata, e
quindi deve necessariamente funzionare in base a criteri eticamente differenti da quelli adeguati alle società tribali (criteri che sono scritti nei nostri geni, a differenza di quelli adeguati al mondo moderno). Questo significa che una società avanzata non è geneticamente (e spesso neanche culturalmente) portata a comprendere le necessità morali su cui si basa. Il sentimento di alienazione che ne risulta è una costante contro cui la cultura deve lottare, ma chi sfrutta questi istinti ha dalla sua parte la "massa", quindi il liberalismo è "altamente improbabile". Si noti che il profitto è ciò che rende la coordinazione sociale possibile in una società avanzata, attraverso il mercato: chi è contro il profitto è contro la vita umana, senza saperlo.

19. "Kernaghan trovò fogli su cui venivano accuratamente annotate tutte le fasi di produzione di una maglietta: c'erano ben 22 operazioni, dal taglio al confezionamento, e ogni passaggio veniva cronometrato e aveva un tempo massimo"

Dicesi Taylorismo. E' assolutamente normale in una situazione industriale di passaggio dai mezzi manuali all'automazione industriale, che attenua queste caratteristiche sicuramente noiose della produzione. Sarà brutto, ma garantisce salari migliori: Ford fu costretto a raddoppiare i salari e tagliare l'orario di lavoro perchè i suoi operai non apprezzavano la catena di montaggio e si licenziavano...

20. "Per ogni maglietta la Nike pagava 8 centesimi di dollaro, per poi venderla a 22,99 dollari"

Sono quasi sicuro si tratti di un falso: che io sappia le multinazionali pagano più della media in tutti i paesi, per attirare i lavoratori migliori, avere meno turnover ("salari di efficienza", vedasi #19) e un'immagine migliore. Ho letto che i produttori prendono il 25% del totale, il resto lo prende la Nike per progettazione e pubblicità e i distributori locali e all'ingrosso. Mi sembrano dati realistici: comunque, per eliminare i profitti eccessivi basta eliminare tutte le barriere all'entrata nei mercati: dazi, quote, licenze, albi professionali, sussidi... liberismo puro!

postato da: Libertarian alle ore 14:33 | Permalink | commenti (16)
Commenti
#1   01 Aprile 2007 - 15:16
 
Persino un economista certo non ultraliberista come Fabrizio Onida tentava ancora anni fa sulle colonne del Corriere della Sera di insegnare qualcosa ai no-global, ma è fiato sprecato:

"Credo che la radicale e sommaria condanna delle grandi multinazionali nella globalizzazione, quale emerge in tante dichiarazioni del movimento no global, troverebbe in assoluto disaccordo proprio i governi di molte nascenti o rinascenti democrazie del Terzo Mondo (dall'Egitto alla Turchia, dal Cile al Messico, dalle Filippine alla Thailandia), o dei giganti demografici come Cina e India, che attraverso uno sviluppo accelerato e una decisa apertura verso l'estero sono riusciti in vent'anni a strappare alla povertà estrema milioni di abitanti. L'articolo 4 della «Carta dei Princìpi» del World Social Forum parla di «opposizione a un processo di globalizzazione guidato ( commanded ) dalle grandi imprese multinazionali e dai governi e organismi internazionali asserviti ai loro interessi, con la complicità dei governi nazionali». Sulle pagine di questo giornale si leggono appelli contro la «mercificazione delle multinazionali» (V. Agnoletto) o contro quella globalizzazione guidata dalle multinazionali che sta favorendo «il terreno di coltura di forze populiste autoritarie, fanatiche e fasciste» (W. Bello).
Beninteso nessuno vuole chiudere un occhio di fronte a fenomeni di sfruttamento e di rapina di risorse ambientali e umane (quasi sempre nell’industria petrolifera, mineraria e nelle piantagioni tropicali), oggi come ieri attribuibili a comportamenti cinici e miopi di governi e società multinazionali in taluni Paesi dell’Africa nera e dell’America Latina più povera.


Ma come pensare che abbiano torto quei governi di quelle nascenti democrazie che, accantonate spesso esperienze fallimentari e devastanti di economia chiusa e pianificata, ostile all’integrazione internazionale, ormai da anni stanno cercando vigorosamente di attrarre sempre più (altro che ostracizzare!) investimenti produttivi nel proprio Paese da parte di imprese straniere, grandi medie e piccole, facendo leva proprio su queste energie capitalistiche per modernizzare le proprie economie, uscire dal circolo vizioso dell’arretratezza e dall’economia sommersa, aprire prospettive di occupazione di migliore qualità, promuovere le proprie esportazioni manifatturiere? Forse a molti di coloro che oggi manifestano contro il dominio delle multinazionali e contro le nuove forme di imperialismo, animati peraltro da una generosa e assolutamente condivisibile aspirazione ad una «globalizzazione nella solidarietà», gioverebbe conoscere un po’ più di storia contemporanea, di cifre, di fatti, di analisi circa il ruolo delle imprese multinazionali nello sviluppo.
Magari come la Volkswagen e la Ford che in Messico, già dalla fine degli anni ’80 ma ancor più dopo l’ingresso nel Nafta (l’area di libero scambio nord-americana) hanno concentrato la produzione di automobili e componenti, facendo nascere due fra i più grandi impianti manifatturieri dell’America Latina, capaci di esportare dal Messico l’80-90 per cento di una produzione che oggi arriva a 570 mila veicoli all’anno.


O come la Motorola in Cina, che con 13 mila addetti e uno dei maggiori centri di produzione di semiconduttori nel mondo attiva acquisti locali per quasi 2 miliardi di dollari, e somministra a questi fornitori locali migliaia di ore di addestramento professionale all’anno, mirate a migliorarne l’efficienza e i controlli di qualità. O, ancora in Cina, la Nestlé che operando su più di 20 stabilimenti nel settore lattiero-caseario e dolciario contribuisce in modo sostanziale alla riorganizzazione degli allevamenti, alla raccolta del latte con logistica refrigerata, al miglioramento degli standard sanitari, alla modernizzazione delle colture di caffè, alla fornitura locale degli imballaggi.
E ancora: l’americana Intel in India, che nel distretto informatico di Bangalore ha collocato un centro di sviluppo tecnologico di mille addetti, e contribuisce allo sviluppo di un settore come il computer software, che in tutta l’India dà lavoro a 5 milioni di addetti ed esporta il 16% della produzione. O la stessa Intel che nel distretto di Penang (Malesia) ha generato decine di nuove imprese ( spinoff ) per la fornitura di componenti, stampi, apparecchiature di precisione. Tutto ciò è realtà, non fantasia. Vale la pena di continuare a pensare alle imprese multinazionali come parti di un «asse del Male», anzi che come partner di progetti e politiche mirate a combattere povertà e sottosviluppo?"
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#2   01 Aprile 2007 - 15:29
 
Aggiungo che gli unici ad avere interessi a impoverire i lavoratori del terzo mondo sono i lavoratori del primo, che guadagnerebbero di più per effetto sostituzione, anche se poi ci perderebbero per via della minore apertura internazionale e quindi la minore produttività. Ma il secondo ragionamento è più difficile, quindi non mi stupisce che il primo trovi presa. Con tanto di requiem per la mitologia degli interessi di classe comuni del proletariato.
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#3   01 Aprile 2007 - 16:36
 
Tristemente niente di ciò che ho letto finora in questi due posts mi suona nuovo. Ho passato buona parte degli anni '90 a cercare di far capire a quelli che fanno questi discorsi che vivono in un mondo immaginario. Ma per loro l'ideologia è molto più forte della ragione. Se gli togli il big business cattivo che rende il mondo un inferno quando potrebbe essere un paradiso poi che fanno?
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#4   01 Aprile 2007 - 16:48
 
Se puntassero il loro sguardo contro il totalitarismo politico non sarebbe male...
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#5   01 Aprile 2007 - 17:46
 
Secondo me sarebbe amle uguale. Dalla confusione di pensiero nasce solo altra confusione di pensiero.
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#6   01 Aprile 2007 - 19:23
 
Un possibile vantaggio sarebbe che le loro idee non verrebbero propagandate con gli strumenti della politica. Di certe affermazioni era pieno il sussidiario che usavo alle elementari...
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#7   01 Aprile 2007 - 20:19
 
Sicuramente sarebbe un vantaggio, ma è impossibile che succeda perchè lo scopo non è certo eliminare la politica, ma solo prenderne il controllo. Gli autori di queste perle di saggezza sui sussidiari di stato ci vogliono finire a tutti i costi.
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#8   01 Aprile 2007 - 20:35
 
Guarda la combinazione, ho appena scaricato da e-mule quelli che credevo essere solo dei manuali militari americani in formato .PDF, ma insieme a quelli il pacchetto comprende un corso completo di ecoterrorismo e articoli e sermoni vari contro la globalizzazione e le multinazionali di orientamento dal social-libertarian, al buddista (qualche setta estremista suppongo), al black block, al marxista, al social-anarchico e chi più ne ha.
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#9   01 Aprile 2007 - 21:23
 
:-D

C'è anche la ricetta per la pastiera napoletana? E' quasi Pasqua!
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#10   01 Aprile 2007 - 21:54
 
Guarda ci manca solo quella. Ci sono "Il Capitale" di Marx, "L'arte della guerra" di Sun Tzu, scritti di Bakunin e di Lao Tse. Il tutto insieme a istruzioni su come costruirsi silenziatori in casa, tecniche di corpo a corpo e ricette per esplosivi improvvisati prese da wikipedia. Se qualcuno tenta di metterle in pratica prevedo che presto ci sarà qualche no global di meno in giro per il mondo.
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#11   01 Aprile 2007 - 22:06
 
Speriamo nella stupidità umana.
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#12   02 Aprile 2007 - 12:05
 
la nike non fa neanche la pubblicità o la distribuzione, in realtà è un'azienda virtuale, ha solo diecimila dip0endenti, quello che fa è, andare dal designer e comprare un modello, andare a singapore, e farlo costruire, andare da una società tipo mckann eriksson e farsi fare la pubblicità, contattare una società di distribuzione, fare franchising coi negozi.

praticamente coordina e basta.
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#13   02 Aprile 2007 - 14:42
 
E pensa che per Naomi Kline questa è la quintessenza del male.
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#14   02 Aprile 2007 - 19:47
 
Da ignorante ci sono delle cose che non mi convincono. Premetto che sono socialdemocratico (per quanto riguarda gli angusti confini nazionali), e per quanto riguarda l'economia globale confuso e disinformato; ma sempre più "maoista", nel senso di "non importa se il gatto è bianco o nero, l'importante è che acchiappi i topi".
Mi pare che l'unico problema sia definire i topi.

Credo che il tuo post banalizzi sia le opinioni degli autori che citi (a parte Chomsky, che si banalizza un po' da solo), che la gamma delle posizioni di chi critica l'attuale sistema globale.
Al contempo mostra che i libertari come i no-global social-comunisti hanno un'idea di fondo in comune: il Sistema ha dei problemi. Per i social-comunisti, gli stati e le organizzazioni sovranazionali sono indebitamente influenzate da chi ha i "mezzi di produzione". Per i libertari, chi ha i "mezzi di produzione" si approfitta del potere statale (di per sè, creatore di iniquità per intrinseca corruzione o velleitario egualitarismo). Sono due posizioni che hanno la loro dose di esattezza, la loro dose di ideologia, e la loro dose di utopismo.
Mi piacerebbe discuterne in maniera civile, spero che ci siano degli spunti nel corso di questa tua rassegna anti-anti-global.
utente anonimo

#15   02 Aprile 2007 - 19:52
 
P.S. tanto per cominciare, mi pare che nel tanto vituperato movimento no-global (che in Italia purtroppo si è appiattito nella necrotica politica locale) vi siano tante anime.
Esiste l'anti-mondialismo di stampo "ambiguo" (vedi Cardini, Fini e altri ex).
Esiste la riproposizione del marxismo.
Esiste una forte componente riformista, che attacca la mancanza di democrazia degli organismi sovranazionali (che spesso operano in senso anti-liberista), contrapposta a una componente protezionista (vedi Bovè).
Farei meglio comunque a dire "esisteva", perchè di fatto come movimento propositivo non esiste più.
utente anonimo

#16   02 Aprile 2007 - 23:16
 
Sulla globalizzazione tra liberali/libertari ci sono due posizioni, e io non ho ancora deciso chi ha ragione, anche se opto per i pessimisti. C' chi dice che è la maggiore efficienza del mercato globale; e chi l'effetto delle politiche monetarie stataliste... insomma: si tratta di un problema complicato, su cui si possono avere tante opinioni. E anche lo studio attento non fa convergere facilmente su una sola tesi. Ma esistono tante tesi in giro che non si reggono, e il citato (Massimo) Fini, ad esempio, nun se po' popo regge', come diciamo a Roma. Dubiterei anche che tra cento noglobal ce ne sia più di mezzo (approssimato per difetto) che abbia veramente approfondito la questione. Io non ne ho mai incontrato uno, ad esempio, però dopo un anno di blogging sono pronto a tutto: ho conosciuto marxisti liberisti e libertari socialdemocratici, cosa può stupirmi, i cattolici atei*? :-D

La mia analisi è superficiale perchè il post è già lungo così, ma ogni singolo aspetto si può approfondire.

P.S. "Premetto che sono social-democratico": non ti preoccupare, ci metto niente a superarti a sinistra, basta parlare di libertà personali. :-D

* Già esiste, fa il senatore.

P.P.S. A proposito di risposte superficiali, questo mio commento è demenziale... dopo 2h di palestra...
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