lunedì, 01 gennaio 2007
Per inaugurare il 2007, ho scritto un piccolo Manifesto Libertario, poco argomentato, come tutti i manifesti, ma che credo risponda adeguatamente ad una domanda "Perchè il mondo ha bisogno del libertarismo?".

Il nostro nemico: lo stato

Lo stato è un'organizzazione attraverso la quale alcune persone vivono sulle spalle di altre, tramite tassazione, legislazione, inflazione. Bastiat diceva anche: "lo stato è la finzione tramite la quale tutti pensano di vivere a spese degli altri". Di fatto, si tratta di un modo per promettere tutto a tutti, senza mostrare il conto a nessuno.

Tra le due formulazioni c'è una contraddizione apparente: Bastiat dice "tutti", io "alcuni". Ma Bastiat parla infatti di "finzione", io, purtroppo, no.

Un sistema che distrugge ricchezza, impedendo alle persone di produrne, può solo beneficiare una piccola parte della popolazione: la classe politica e i suoi clientes. Le politiche monetarie causano inflazione e danneggiano i risparmiatori; le politiche del lavoro creano disoccupazione; la spesa pubblica rallenta la crescita; i privilegi rendono la produzione inefficiente. La grande massa della popolazione non ha nulla da guadagnare da ciò.

Questo significa che ci sono ampli margini per attenuare molti problemi sociali. Mancano solo la cultura, e le istituzioni adatte.

Chain Reaction

L'esistenza, e il successo, di una tale assurdità necessita di una spiegazione. Il trionfo dello statalismo nel XX secolo è il risultato di un processo a valanga: man mano che gli interventi pubblici provocavano problemi, lo stato interveniva più massicciamente per curarne i sintomi, aggravando però la prognosi.

L'inflazione bellica ha rovinato i pensionati? Lo stato, causa dell'inflazione, ha creato la Previdenza Pubblica, prossima al tracollo. L'espansione della banche causava cicli economici? Lo stato ha creato le Banche Centrali, per inflazionare meglio. Le politiche sindacali provocavano disoccupazione? Lo Stato ha tolto il mercato del lavoro dall'ambito del diritto privato, con i risultati che conosciamo.

Che insegnamento trarne? Prima di cedere un dito allo stato, occorre esser certi che sia una questione di vita o di morte. Nessun medico farebbe crescere un tumore nella speranza che curi il raffreddore. Il fatto che dosi sempre maggiori di statalismo servano a curare le malattie causate dallo statalismo stesso non giustifica certo lo statalismo, ma ne spiega l'inarrestabile successo.

Crowding out

Lo stato distrugge le strutture sociali che sostituisce, perchè nessuno può fare efficacemente concorrenza a chi rende "gratuiti" beni e servizi, a spese del contribuente. Se allo stato fate crescere i figli, rovinerete le famiglie; se allo stato fate finanziare gli investimenti, rovinerete i risparmiatori: una volta che ci si abitua ad usare la coercizione per ottenere beni e servizi, si disimpara a fornirli tramite scambi ed accordi.

Nessuna istituzione libera può sopravvivere alla sua utilità: solo lo stato, basandosi sulla coercizione, non ha bisogno di essere utile. Ma questo implica che un'istituzione liberale, in competizione con lo stato, perderà sempre, perchè non avrà più alcun scopo. Perchè curarsi dei vecchi, perchè educare i giovani, perchè risparmiare, perchè essere responsabili, se ci pensa lo stato?  Un popolo di irresponsabili e di edonisti è il popolo preferito dai despoti.

Il processo è pressochè inarrestabile. Siccome dalla socializzazione non si torna indietro, perchè fa terra bruciata nella società, ogni compromesso è un costo enorme nel lungo termine. I liberali moderati sono stati una jattura.

Minare le basi

L'impressionante successo dello stato totalitario (cioè, che permea la totalità delle relazioni sociali) nel XX secolo è dovuto anche ad una serie di fattori culturali. Tali idee vanno strenuamente combattute, in quanto nemiche naturali della libertà.

Tra le idee su cui la classe politica fonda il suo strapotere, le più importanti sono: democrazia, giuspositivismo, uguaglianza.

La democrazia insegna al popolo ad opprimersi da sè. Come tecnica per controllare i governati, la democrazia sarebbe forse auspicabile, se non fosse inadeguata. Ma la sua principale caratteristica è quella di eliminare ogni limite al potere della classe politica, rimuovendo la distinzione tra governati e governanti, cioè tra malato e malattia.

Il giuspositivismo è la dottrina secondo la quale la legge è il frutto della volontà del sovrano. Il giuspositivismo riduce la persona ad un nulla giuridico, in cui il sovrano-creatore infonde la civiltà giuridica tramite un qualche rituale magico.

L'uguaglianza implica l'esistenza di un dominio (matematico) su cui applicare un operatore (matematico): il dominio dell'operatore è l'umanità intera, l'operatore è, appunto, quello di uguaglianza. Dal dominio matematico al dominio politico il passo è breve: l'uguaglianza implica l'imposizione di un controllo totalitario sugli esiti delle azioni individuali.

Il mito del neoliberismo

La sola idea che la classe politica parassitaria possa privarsi dei propri privilegi perchè convinta dagli argomenti del Milton Friedman di turno è naive. Chi crede di poter combinare qualcosa di buono impegnandosi in politica, per coerenza, dovrebbe anche credere a Babbo Natale.

I "moderati" difendono la loro naivetè asserendo che un piccolo passo avanti di compromesso è meglio che un immobilismo dogmatico, settario e utopista. Ma quali sono i passi avanti a cui si riferiscono?

Dalla crisi del keynesismo negli anni '70, si fa un gran parlare di Neo-liberismo. Il solo fatto che ci sia stata una riduzione del peso dei sindacati negli USA, una riduzione delle aliquote fiscali, una riduzione dei controlli sui capitali, e una liberalizzazione di molti servizi pubblici e del commercio internazionale sembra un grande trionfo del liberalismo.

Il problema è un altro. Con la socializzazione della moneta (Nixon), c'è stato un periodo, durato circa dieci anni, in cui l'economia sembrava prossima al crollo... inflazione, recessione, disoccupazione... un'economia rigida è insensibile alle politiche espansioniste, perchè la moneta può influenzare la produzione solo se questa è flessibile e dinamica. L'eliminazione dei controlli sui capitali, la privatizzazione e l'indebolimento dei sindacati sono stati funzionali al ripristino di un'economia di comando efficace, guidata dalle Banche Centrali. L'apertura al commercio internazionale è stata funzionale alla ricezione di capitali che le politiche espansioniste, incentivando il consumo, stavano distruggendo: risparmi (cinesi) senza i quali i super-indebitati e super-consumisti americani starebbero già alla frutta.

Questo è il "Neo-liberismo": un insieme di riforme che hanno consentito al potere politico di rinsaldarsi, proprio quando gli effetti dell'interventismo cominciavano ad essere evidenti. Il Neo-liberismo ci ha garantito alcuni decenni extra di statalismo sfrenato. Cioè, un tracollo più violento in futuro.

Sarebbe nichilista lamentarsi di una soluzione incompleta solo in base alla sua incompletezza. Ma il problema è un altro: più tempo passa, più i problemi che abbiamo di fronte si fanno gravi. Il neo-liberismo è stata una terapia sintomatica: purtroppo, nel frattempo, il quadro clinico è peggiorato.

Il "neo-liberismo" è parte integrante della soluzione ai nostri problemi. Non si può pensare di farne a meno. L'errore è stato fidarsi dei politici, e pensare che si potesse avere un'economia libera dove la moneta, il mercato più importante, sia completamente socializzata. Illusione che, quando i nodi verranno al pettine, danneggerà il liberalismo più di ogni altra cosa.

Revolution is no solution

Uno dei tanti morbi del XX secolo è stato l'infatuazione per la Rivoluzione, cioè per il cambiamento repentino, radicale e imposto con la violenza, contro il popolo e in nome del popolo, delle istituzioni sociali.

Peccato che le istituzioni sociali inglobino un fattore che l'ideologia rivoluzionaria trascura: il tempo. Se pochi minuti di interruzione delle comunicazioni sui mercati finanziari creano miliardi di danni, evidentemente la società non può sopravvivere a cambiamenti radicali e contemporanei di tutte le strutture sociali. Si sfracellerebbe in tanti feudi, si concentrerebbe sul futuro prossimo, perderebbe tutti i benefici della divisione del lavoro e dell'accumulazione di capitali.

Verso un nuovo Medioevo

Un requisito necessario per il cambiamento sociale è che sia graduale. Questo non significa, ovviamente, che non possa essere radicale: anzi, non vedo alcun maquillage istituzionale in grado di affrontare gli squilibri macroeconomici, la bancarotta dello stato sociale, l'immigrazione inintegrabile, e l'ascesa di potenze globali ben meno rassicuranti di quella USA, destinata al declino.

Allo stato attuale, gli USA si sforzano di garantire la crescita economica cinese, con livelli di indebitamento e di consumismo incompatibili con la crescita di lungo termine; ponendo le basi, allo stesso tempo, per il loro declino, e per un'eventuale (non certa, visti i problemi interni) ascesa cinese, gli USA rendono lo status quo insostenibile.

La continua inflazione rende impossibile per le persone mettersi al sicuro per la vecchiaia: senza interessi reali e senza un modo sicuro per accumulare ricchezza (la moneta, quella vera), non c'è sistema previdenziale che tenga. E quello statale, basato sulla piramide demografica, è destinato a crollare. Una spesa pubblica enorme, deficit pubblici, e una quantità enorme di persone che vivono a spese altrui rendono politicamente impossibile una soluzione, e allontanano risorse dalla produzione di ricchezza reale.

L'immigrazione, sfruttando la nostra fissazione per il relativismo nichilista, incentivata dalle promesse del nostro stato sociale, educata a cercare di vivere a spese altrui tramite la politica democratica, incentivata ad agire in massa perchè il voto individuale non vale nulla, e danneggiata dalle politiche sociali, che creano disoccupazione, non sarà un fenomeno controllabile facilmente.

Il Medioevo ci aspetta. La democrazia non è capace di auto-correggersi: basti pensare alla disoccupazione, che tutti sanno essere causata dai sindacati, ma che nessuno riesce a curare (perchè il potere di una lobby conta mille volte più del futuro di un disoccupato).

Il tempo è poco

Se le Banche Centrali sprofondassero nelle viscere dell'inferno immediatamente, ci sarebbe una crisi economica mondiale enorme, rispetto alla quale il '29 (la crisi che Roosevelt rese interminabile) sarebbe una passeggiata. Una crisi del genere sarebbe molto probabilmente una manna per demagoghi, populisti e despoti.

Ma una politica del genere, mista alla completa liberalizzazione dei mercati, del lavoro e dei capitali, consentirebbe di eliminare tutte le tossine dell'espansione monetaria nel giro di un paio d'anni. Un paio d'anni, sia ben chiaro, di disoccupazione elevata, salari reali in calo, fallimenti industriali e bancari, e instabilità politica e sociale.

Se si potesse sopravvivere a questa catastrofe, e solo una società con sani principi liberali, e quindi non la nostra, potrebbe, potremmo, nel giro di due o tre anni, ricominciare a vivere, produrre e arricchirci, senza la spada di Damocle degli esiziali squilibri di cui ho parlato.

D'altra parte, continuare su questa strada vorrebbe dire dover affrontare problemi ancora maggiori, e in una situazione geo-politica disperata, tra qualche decennio.

Senza i semi del liberalismo, l'umanità non avrà gli strumenti per superare la crisi.

Re del deserto

Aspettare, certo, e magari vedere cosa succede dall'Alto dei Cieli. O fare la Rivoluzione, certo, per vedere all'opera coloro che, tra trent'anni, diventeranno i prossimi direttori dei quotidiani italiani, come col '68. Oppure:

  • Studiare in dettaglio le dinamiche dei problemi;
  • Studiare in dettaglio le idee politiche sottostanti alla visione moderna del "politico";
  • Proporre soluzioni (parziali, per necessità);
  • Spiegare i legami tra la politica e i problemi;
  • Diffondere idee e ideali liberali;
  • Combattere i demagoghi.

Nihil sub sole novi

Il liberalismo non attirerà politici, rivoluzionari e compagnie di ventura. Non li attirerà, perchè non promette il potere, men che meno assoluto, ma si limita a fornire le condizioni necessarie alla cooperazione e alla coesistenza.

Il liberalismo non vede la società come un'immensa unione a partecipazione obbligatoria, fornita di un consiglio generale, che ascolta la volontà generale, e impone decisioni generali. Questa unione dell'umanità intera in un solo ordine gerarchico, implicita in ogni ideologia totalitaria, compresa quella democratica, è un'idea estranea al liberalismo.

Al liberalismo interessa la convivenza, la cooperazione, il coordinamento. Non una gerarchia onnipotente, ma un minimo insieme di regole comuni, necessario a garantire la coesistenza sullo stesso pianeta. L'ideale del liberalismo è che un piccolo insieme di regole, preso sul serio, basti ad assicurare la cooperazione; su un piano più pragmatico, il liberalismo afferma che in moltissimi casi la libertà è la soluzione.

Ma una soluzione meno disperata?

Esiste un'alternativa più ottimistica: che io sbagli nel profetizzare sventure. In questo caso, ritirarsi in pensione a coltivare ortaggi potrebbe essere un'ottima idea. Mi sembra purtroppo poco credibile.
postato da: Libertarian alle ore 15:26 | Permalink | commenti (39)
Commenti
#1   01 Gennaio 2007 - 16:49
 
Più che un manifesto è un riassunto. Molto interessante, ma voglio rifletterci più a fondo. Particolarmente condivisibile il penultimo paragrafo.
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#2   01 Gennaio 2007 - 19:31
 
Cosa ne dici della mafia? Esige tasse, da protezione, elargisce prestiti, spesso ha in mano le infrastrutture, ecc....Ma non e' lo Stato.

Calca.
utente anonimo

#3   01 Gennaio 2007 - 20:56
 
#2: non è molto diversa da uno stato. è uno stato di riserva, come i giocatori di calcio che non rimangono in panchina, però alla fine sono come quelli che giocano. :-D
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#4   01 Gennaio 2007 - 22:24
 
Mi sovviene una vecchia battuta, forse di Paolo Rossi:

"Negli anni '70 ero contro lo Stato.
Negli anni '80 pensavo che lo Stato non ci fosse.
Ora penso che lo Stato ci sia e si sia insediato come un cancro dentro al corpo sano della mafia."

Nihil
utente anonimo

#5   01 Gennaio 2007 - 23:49
 
>Al liberalismo interessa la convivenza, la cooperazione, il coordinamento

Spesso mi sembra che ai non liberali interessi più il potere che non la convivenza: per questo il liberalismo ha scarso appeal.
Comunque potevi ricordare la causa dell'inutilità dello Stato secondo von Mises: "Se i prezzi sono soggettivi e nascono da un libero accordo, allora ogni tentativo di definire coercitivamente i prezzi è destinato a non raggiungere il risultato"
E secondo Hayek: "Questo è un caso particolare dell'impossibilità di costruire uno Stato o società a tavolino, come vorrebbe il razionalismo cartesiano".
La forma è mia, ovviamente :)
Ps buon anno, beddu ;))
utente anonimo

#6   01 Gennaio 2007 - 23:54
 
l'anonimo #5 sono io,
come al solito non mi ero loggato :)
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#7   02 Gennaio 2007 - 00:19
 
OT
A proposito di nichilismo e rivoluzione russa hai mai letto Under Western Eyes di Conrad?
Qui c'è il testo scaricabile gratuitamente
http://www.gutenberg.org/etext/2480
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#8   02 Gennaio 2007 - 00:20
 
Il comento precedente era rivolto principalmente a Wellington
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#9   02 Gennaio 2007 - 00:32
 
Panem et circenses...
e tutto va avanti, e quando finisce il pane, come nei promessi sposi il popolo attacca i mulini.
Finchè esisteranno masse che si interessano gratuitamente a futilità come il calcio, delegando al leviatano tutto il resto, bisognerà aspettare un altro medioevo per vedere qualcosa cambiare.
Almeno il pallone "d'oro" varrà qualcosa...
utente anonimo

#10   02 Gennaio 2007 - 01:20
 
Un post del genere il primo dell'anno! Meriti senza dubbio il premio come tastiera più infaticabile del 2006 in tutta la blogosfera e oltre. Complimenti perchè ad un un incremento quantitativo non è corrisposto un decremento qualitativo. Anzi. JA
utente anonimo

#11   02 Gennaio 2007 - 06:46
 
E' troppo bello dire che lo Stato non funziona. Purtroppo funziona fin troppo bene. E' un gran gioco a cui tutti vogliono giocare, lavoratori e industriali, grandi e piccoli, alti e bassi,....Se non funzionasse, se non avesse delle funzioni psicologiche e economiche basilari sarebbe gia' scomparso, invece e' sempre li' e diventa sempre piu coinvolgente.
La posizione libertaria e' una posizione di principio, un principio di liberta', ma non e' detto che funzioni, e non e' mai stata provata nella pratica.

Ti faccio l'esempio con la schiavitu' nel sud degli Stati Uniti. Pare che fosse un sistema economico al quanto efficace. Gli schiavi avevano incentivi a lavorare bene: es. incentivi monetari o alimentari. Di fatto non facevano la fame, anzi erano ben nutriti, perche' cosi lavoravano di piu' (questo e' confermato da statistiche di peso e statura ecc...). Percui la guerra civile fece 600,000 morti per distruggere un sistema che tutto sommato funzionava bene, ma che era immorale. Lo stesso per noi: siamo pronti a capovolgere un sistema che va tutto sommato abbastanza bene, per rimpiazzarlo con un sistema mai rodato, solo perche quello attuale e' immorale?
(Ci sono voluti migliaia di anni per sbarazzarsi del sistema schiavista, mi sa che ce ne vorra' almeno altri mille per sbarazzarsi dello statalismo...)

Calca.
utente anonimo

#12   02 Gennaio 2007 - 10:12
 
Il fatto che lo stato continui ad esistere non significa purtroppo che funzioni, neanche allo stato attuale. A maggior ragione, non implica che continuerà a funzionare. Usando una metafora fisiologica, esistono malattie che provocano la morte dopo diversi anni... nel caso della società, fatta per funzionare più di un corpo umano, possono esistere malattie che durano secoli.

Consideriamo due problemi pratici: inflazione e disoccupazione.

La disoccupazione è un problema legato alle rigidità nel mercato del lavoro: dove non ci sono sindacati, non c'è disoccupazione di lungo termine; negli USA, la disoccupazione di lungo termine non esiste, mentre in Danimarca e UK, dopo buone riforme del mercato del lavoro si è abbassata notevolmente. Tutti quelli che non hanno gli occhi coperti di prosciutto sanno che se un giovane, un meridionale, un immigrato o un non-laureato non trovano lavoro è perchè non producono abbastanza da coprire i costi del suo datore di lavoro. Si tratta di economia da primo anno... eppure nessuno sa affrontare il problema.

Si continua ad avere disoccupazione al 10%, disoccupazione giovanile, tra immigrati, al Sud (o in Ost-Deutschland) al 30% e tutti se ne fregano.

Lo stato funziona? Certo, i sindacati, la Fiat, i burocrati ci guadagnano. Ma come si fa a dire che funziona anche per i disoccupati, i giovani, i meridionali, gli immigrati e le altre vittime dello stato sociale?

Bisogna ricorrere a spiegazioni alternative: una spiegazione alternativa è che i politicamente deboli non hanno alternative, perchè nessuno si cura dei loro interessi, e nessuno può opporsi ai sindacati; un'altra spiegazione alternativa è che i vinti dello stato sociale vengono ammansiti dalle prebende assistenzialiste; un'altra spiegazione alternativa è che non hanno idea dell'origine dei loro problemi (anche grazie alla propaganda che si fa nelle scuole pubbliche).

Purtroppo, il solo fatto che una cosa esiste non...
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#13   02 Gennaio 2007 - 10:12
 
CONTINUA

Purtroppo, il solo fatto che una cosa esista non implica che sia buona, nè che sia necessaria. Le zanzare esistono, i tumori esistono, le politiche sociali esistono, la schiavitù esiste.

L'inflazione è un caso leggermente diverso: fermare l'inflazione oggi significa vivere una depressione domani. D'altra parte, non fermarla significa suicidarsi dopodomani. I politici devono decidere: perdere le elezioni domani, o distruggere il mondo dopodomani: preferiscono la seconda opzione. Tanto, "nel lungo termine, nessuno è più in carica", come diceva Hayek, canzonando una frase di Keynes.

Voglio formulare meglio la spiegazione del "non c'è speranza di migliorare le cose, quindi gioco a scaricabarile".

- Supponiamo che, in un gioco (la politica), le perdite superino i guadagni (VERO).
- Supponiamo che non sia possibile uscirne fuori, e il gioco sia obbligatorio (VERO).
- Supponiamo che l'azione di gruppo sia l'unico modo di guadagnare una fetta di torta (VERO).
- Supponiamo che tutti sappiano che il gioco è una fregatura (FALSO).
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#14   02 Gennaio 2007 - 10:13
 
CONTINUA

Anche sotto la quarta ipotesi, che indebolisce la mia posizione (infatti, è più facile commettere errori se si è ignoranti), è comunque RAZIONALE per ogni agente individuale organizzarsi politicamente, legittimando quindi le istituzioni, anche se il gioco è a somma negativa.

L'ipotesi centrale è la seconda: non è possibile uscire dal gioco. Se fosse possibile "secedere", in senso lato, infatti, le vittime (se vale l'ipotesi quattro) uscirebbero dal gioco, lasciando i parassiti (i vincitori del processo politico: politici e clientes) da soli a massacrarsi a vicenda.

A questo punto, cercherò di scrivere due righe sulla "legge di Gresham generalizzata": "le istituzioni cattive vincono su quelle buone (ma solo in politica)". Ci provo questa mattina...

Per quanto riguarda la schiavitù, non sono esperto di storia, ma, per quanto ne so:

- in un paese sottopopolato come gli USA del XIX secolo, è normale che ogni lavoratore o schiavo vivesse meglio che in Europa;

- Tocqueville asserisce che l'agricoltura libera era più produttiva di quella schiavista (visita in USA: 1830).
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#15   02 Gennaio 2007 - 11:33
 
#1: diciamo che è la raison d'etre del blog. Il penultimo paragrafo è un'intuizione di quando correggevo il post, su cui devo riflettere anch'io. Stavo pensando al "philein" contrapposto all'"eros" e ho stream-of-consciousness-mente interpretato "eros" come unione politica e "philein" come coesistenza pacifica... non so quanto sia fedele all'originale (penultimo capitolo di Glucksmann), non me ne intendo di pensiero greco.

Universitas o societas? Credo che leggere pure Oakeshott non mi farebbe male...
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#16   02 Gennaio 2007 - 11:34
 
#10: grazie!!!
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#17   02 Gennaio 2007 - 15:03
 
Lib: secondo Glucksmann Eros e Philein sono anche "la passione che disgiunge e l'alleanza che congiunge". Il Philein deriva in gran parte dalla volontà di collaborare e di non danneggiarsi a vicenda. L'Eros invece è passionale ed è contraddistinto dalla volontà di unire a tutti i costi, di possedere l'oggetto amato. Quindi in un certo qual modo, soprattutto se guardiamo alla passione ideologica del nostro tempo, il loro significato si può forse estendere anche alla società politica Vs. società contrattuale.

Pierino: io ho letto quasi tutto di Conrad ma, combinazione, proprio quello mai.
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#18   02 Gennaio 2007 - 15:14
 
Il mio stream of consciousness psichedelico funziona!!!
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#19   02 Gennaio 2007 - 15:23
 
Non ho capito se sei d'accordo o no: parli troppo complicato.

Nei tuoi post c'e' immancabilmente sempre una frase che mi fa incazzare. Questa volta e' questa: "La sola idea che la classe politica parassitaria possa privarsi dei propri privilegi perchè convinta dagli argomenti del Milton Friedman di turno è naive." Probabilmente hai ragione, ma mi da fastidio quando minimizzi l'impatto di Friedman. Come dicevo prima all #11, gli argomenti di Friedman partono da considerazioni morali: la liberta' individuale, ecc...pero' vanno a cercare soluzioni pratiche che abbiano successo con la speranza che questi successi "convertano" chi ancora non ci crede. Per adesso mi sa che l'unico successo e' stata la Welfare Reform firmata da Clinton.

I fatto che De Tocqueville affermi che secondo lui l'agricoltura libera e' piu' produttiva di quella schiavista non conferma molto. Ci sono studi seri fatti da economisti moderni che provano il contrario.

http://www.amazon.com/Time-Cross-Economics-American-Slavery/dp/0393312186/sr=8-1/qid=1167747537/ref=pd_bbs_sr_1/002-7746679-5757626?ie=UTF8&s=books

E' chiaro che alla lunga il sistema libero ha prodotto la piu' efficiente agiricoltura mondiale, ma nel 800 la cosa non era cosi' chiara.

Calca.
utente anonimo

#20   02 Gennaio 2007 - 15:38
 
"Il mio stream of consciousness psichedelico funziona!!!"

Stai attento, potrebbe essere un caso.
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#21   02 Gennaio 2007 - 15:43
 
Dopo la frase su Friedman, dico anche che il "Neo-liberismo" è una parte necessaria della soluzione al problema.

Il concetto è questo: anche grazie alla crisi culturale del keynesismo, imputabile alla crisi del '73, e all'esistenza di un'alternativa culturale famosa (il monetarismo di Friedman), dal '73 ci sono stati passi avanti nelle liberalizzazioni.

Ma non perchè gli entourage di Reagan e Clinton si sono convinti della necessità del liberalismo, ma perchè, senza quelle riforme, il loro sistema sarebbe già crollato da un pezzo.

Le liberalizzazioni hanno di molto aumentato l'efficienza del sistema economico, ma ad un prezzo notevole:

- hanno nascosto i costi dell'interventismo, consentendogli di sopravvivere;

- hanno fatto passare l'idea che la moneta pianificata e il libero mercato siano compatibili;

- hanno aumentato la sensibilità del sistema economico al "veleno" monetario.

Faccio un esempio pratico. Nel '29 l'interventismo di Hoover e Roosevelt ha impedito per dieci anni l'uscita dalla depressione. All'epoca non c'erano liberali (tranne qualche old-right alla Mencken), e Roosevelt è passato alla storia come eroe (non solo per il New Deal), nonostante sia responsabile del più grande fallimento di politica economica della storia.

Nel 1973, il sistema che va dalla fondazione della Fed (1913) all'uscita dalla gold window (1971) sembrava in crisi, ed è rimasto tale per 10 anni.

Alla fine, ne è uscito, con Reagan e l'espansionismo monetario di Greenspan.

Le riforme liberali dettate da Friedman sono state fondamentali per ottenere questo risultato, ma il paradosso è che, prima o poi, la Spada di Damocle dell'inflazione ci cascherà addosso... rischio che, se il sistema fosse morto sul nascere, non avremmo corso.

Insomma: gli ultimi 35 anni di follia non sarebbero stati possibili senza il "Neo-liberismo". Ma questo Neo-liberismo ha indebolito le difese che...
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#22   02 Gennaio 2007 - 15:44
 
CONTINUA

Insomma: gli ultimi 35 anni di follia non sarebbero stati possibili senza il "Neo-liberismo". Ma questo Neo-liberismo ha indebolito le difese che abbiamo contro l'inflazione, e rafforzato i politici. Questa "fregatura" è dovuta ad un errore concettuale: credere seriamente che basta scrivere un libro per far diventare buoni i politici.

Al di là della debolezza teorica di credere che libero mercato e banca centrale possano coesistere, quindi, il problema dei liberali moderati è che la politica li sfrutta (se non altro perchè hanno ragione), ma deforma le loro politiche a suo vantaggio, col risultato che i problemi peggiorano...
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#23   02 Gennaio 2007 - 15:55
 
Forse la cosa migliore è paragonare inflazione e doping.

Senza buon allenamento (neoliberismo) il doping probabilmente serve solo a intossicarsi... ciò non toglie che la buona pratica sportiva non è il buon allenamento col doping (cioè liberi mercati + moneta socialista), ma il buon allenamento e basta...

A furia di doparsi, il fisico si deteriora, indipendentemente dall'allenamento... solo che il grande atleta probabilmente lo sopporta più a lungo... deteriorandosi più tardi, ma in maniera peggiore...

:-D
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#24   02 Gennaio 2007 - 16:41
 
29,

cos'hai contro il doping? Non prendi mai l'aspirina tu?

Un paio di commenti:

1. "Nel '29 l'interventismo di Hoover e Roosevelt ha impedito per dieci anni l'uscita dalla depressione", pare di no, pare che la vera causa della Grande Depressione fu la decisione di NON intervenire della Banca Centrale e di lasciare che la quantita di moneta si riducesse di un terzo nel giro di un anno.

2. "l'espansionismo monetario di Greenspan." La quantita di moneta e' cresciuta mediamente del 5% negli ultimi trent'anni, non proprio un espansionismo. Questo dato scredita anche la tua tesi della recente "bolla creditizia". Altro mito che tu sembri propinare e' che il deficit degli anni 80 fosse dovuto alla "spesa" di Reagan (militare ed altra), mentre Friedman lo attributa a un errore di previsione contabile (tutte cose che ho sentito in questa intervista di 3 ore qui: http://www.booktv.org/InDepth/archive_2000.asp )

3. C'e' una ragione piu' profonda per il fatto che lo Stato "funziona" ed e' che se c'e' un problema lo Stato fa qualcosa e lo rimedia: e' il solito problema di Bastiat: cio' che e' visto e cio' che non e' visto. Le "unintended consequences" sono difficili da misurare e da attribuire. Invece la soluzione Libertaria ad un problema e' di scordarselo e di lasciare stare, tutt'al piu' osservare. Questo e', al momento, contrario agli impulsi umani.

Calca.
utente anonimo

#25   02 Gennaio 2007 - 17:02
 
1. La base monetaria aumentò enormemente dal 1919 al 1929, e la dinamica del ciclo è l'applicazione perfetta della teoria Austriaca.

Friedman credeva che non si fosse inflazionato abbastanza, perchè rifiutava l'idea che fosse l'inflazione all'origine del problema.

Quando le banche crollano, POI, allora la base monetaria diminuisce. Ma questa è la CONSEGUENZA della crisi, non la premessa.

Comunque, può darsi che gli Austriaci abbiano torto, e Keynes e Friedman (nel caso in question non vedo la differenza) abbiano ragione...

In tutte le crisi del XIX secolo prima la moneta si espandeva e poi collassava di colpo, ma se il sistema è instabile, la colpa non era dei correntisti che facevano le corsa alla banca.
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#26   02 Gennaio 2007 - 17:04
 
Spero che Friedman non si riferisse a questo.

Il file RM non riesco a scaricarlo...
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#27   02 Gennaio 2007 - 17:06
 
Il commento precedente era sul punto 2.

Sul punto 3 hai perfettamente ragione. Ma il punto è appunto che si ritiene che l'unico modo di agire sia l'azione politica: dietro il "liberismo = nessuno fa niente" c'è un mare di ideologia statalista sul piano concettuale.
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#28   02 Gennaio 2007 - 18:49
 
Friedman su Reagan qui

http://www.hoover.org/publications/digest/3020261.html

o qui

http://www.rightwingnews.com/interviews/friedman.php

scusa son di corsa.

Ciao. Calca.
utente anonimo

#29   02 Gennaio 2007 - 19:27
 
domani leggo
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#30   03 Gennaio 2007 - 10:29
 
L'articolo su Hoover dice che la spesa sciale di Reagan è aumentata "solo" allo stesso ritmo della crescita del GDP... non dice nulla sulla politica monetaria e il mostruoso deficit con cui ha finanziato i suoi tagli.

L'articolo su RWN è più interessante:

MF ha ragione su Dean: è un demagogo, le sue politiche sono assassine, e, soprattutto, nessuno gliele farebbe applicare, a Washington. Questo non perchè le idee di Dean provocherebbero carestie in tutto il mondo... il Farm Bill fa lo stesso e non per questo non è passato... ma perchè danneggerebbe gli interessi di Washington.

Senza commercio internazionale, gli USA starebbero molto peggio. Crescita dell'offerta di moneta dell'8-10% (ultimi cinque anni) diventerebbero immediatamente inflazione interna... invece di diventare aumento della produttività grazie alla crescita cinese.

Che Friedman dica certe cose dopo il 2003 (quando quello che sto dicendo era già evidente) mi fa dubitare del suo status di grande economista.

Forse ritiene che la crescita dell'offerta di moneta sia l'effetto della globalizzazione, e che l'eliminazione della seconda fermerebbe la prima, e quindi non ci sarebbe inflazione. Mah. Povera Fed, vittima dei cinesi...

Ha anche ragione quando dice "il problema è la spesa, non le tasse"... quindi dovrebbe essere coerente e affermare che i tagli alle tasse senza tagli alla spesa sono demagogia.

Dice (lo sapevo anch'io) che Reagan ha tagliato e poi riaumentato le tasse... con effetti misti. Io sapev che ha tagliato le aliquote e ridotto gli sgravi (cosa su cui posso anche essere d'accordo... gli sgravi rendono le tasse ancora più complicate e distorsive).

Ha perfettamente ragione su crescita e disoccupazione e commercio internazionale...

Ha ragione su Roosevelt...

Crede che Bush voglia liberalizzare la social security... sapevo che era anti-proibizionista... non che fosse dedito al...
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#31   03 Gennaio 2007 - 10:29
 
CONTINUA

Crede che Bush voglia liberalizzare la social security... sapevo che era anti-proibizionista... non che fosse dedito al LSD...

Mah... un'intera intervista ragionando come se la moneta non esistesse... e li chiamavano monetaristi... boh.
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#32   03 Gennaio 2007 - 14:01
 
Mi sa che questo post lo linko in pieno. Come al solito sei perfetto!
LibertyFighter
utente anonimo

#33   03 Gennaio 2007 - 14:59
 
Lo so, sono 90-60-90... :D
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#34   03 Gennaio 2007 - 18:34
 
2 Considerazioni:
1-Sostieni "...Tutti quelli che non hanno gli occhi coperti di prosciutto sanno che se un giovane, un meridionale, un immigrato o un non-laureato non trovano lavoro è perchè non producono abbastanza da coprire i costi del suo datore di lavoro. Si tratta di economia da primo anno... eppure nessuno sa affrontare il problema." Forse in un'ottica di economia da primo anno è così, in una da quarto-quinto non è detto... Mai letto "Aggregate Demand and Long-Run Unemployment" di Lawrence Ball - Brookings Papers on
Economic Activity, 2: 189-236 (1999)?
2-Occhio quando parli della crescita della base monetaria negli anni 30 da parte della FED. Una crescita dell'aggregato monetario non sempre corrisponde a una crescita dell'offerta di moneta...
utente anonimo

#35   03 Gennaio 2007 - 19:14
 
1. Ho letto i modelli formali di Stiglitz sulla disoccupazione d'equilibrio... non ho molto accesso alla letteratura specialistica. Di che parla l'articolo?

2. Se per base monetaria intendi la moneta ad alto potenziale, sono d'accordo... basta che la % di riserva aumenta... comunque in tutti gli anni '20 c'è stato un aumento dell'offerta monetaria.
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#36   03 Gennaio 2007 - 19:15
 
Comunque, anche al primo si sa che se la produttività del lavoro è 1 e il salario minimo è 2... si rimane disoccupati per l'eternità... non ho detto "sul mercato libero la disoccupazione è proprio uguale a zero".
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#37   04 Gennaio 2007 - 00:58
 
"Che Friedman dica certe cose dopo il 2003 (quando quello che sto dicendo era già evidente) mi fa dubitare del suo status di grande economista."

AhAHAhahHAhAHahAH..........

A 29 il premio Nobel per l'arroganza!

Calca.
utente anonimo

#38   04 Gennaio 2007 - 10:29
 
:-D

Confermo quello che ho scritto: parlare nel 2003 come se l'espansione monetaria non esistesse è come dimenticare la massa nella teoria della gravitazione.
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#39   04 Gennaio 2007 - 10:34
 
Cerco di spiegarmi meglio tra qualche minuto.
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Commenti

categoria:liberalismo, libertarismo