Gianni Baget Bozzo ha scritto un articolo su Il Giornale di ieri, dal titolo "La morte non è buona".
Tra tutte gli argomenti contrari ai più elementari principi del liberalismo, quelli dell'articolo di Baget Bozzo appartengono alla categoria più subdola: quelli che si spacciano per liberalismo, facendo appello emotivo all'opposizione contro lo Stato; il tutto condito da salti mortali argomentativi e trucchetti retorici.
"La morte non è buona"
Già dal titolo si capisce che l'autore farà confusione, più o meno intenzionalmente, tra ambito dell'etico e ambito del giuridico. Peccato che, senza questa distinzione, il liberalismo perda ogni significato. Che la morte sia "buona" o meno non è un problema legale: il liberalismo non è Stato Etico, il liberalismo è rispetto della sfera dei diritti individuali, e quindi massima autonomia etica dell'individuo, nel rispetto dei diritti altrui.
"non nel senso della legge naturale, interpretata dal Cristianesimo come fondante diritti inerenti alla persona e antecedenti lo Stato"
Che c'entra il Cristianesimo in tutto ciò? Serve, come vedremo a sostituire il sovrano giuspositivista "Stato" con un altro sovrano giuspositivista, la "Chiesa", interprete di un "diritto naturale" secondo il quale Welby ha l'obbligo giuridico di essere torturato, costretto a "vivere" in una gabbia di cui Baget Bozzo pensa di possedere legittimamente le chiavi.
La "legge naturale" baget-bozziana contiene evidentemente un codicillo secondo il quale ogni individuo deve essere costretto, in base ai "diritti inerenti alla persona", a vivere una vita che considera una maledizione. Esattamente come i prigionieri del KGB che, per non suicidarsi tra una tortura e un'altra, erano imprigionati in celle dalle mura di gomma. Questo è il diritto naturale, Forza Italia Style.
"L'unico diritto è il diritto positivo e si tratta perciò di concessione dei diritti fatti con leggi dello Stato. Ogni problema diviene quindi un problema politico perché si definisce mediante una legge"
E qui veniamo allo pseudo-argomento emotivo di Baget Bozzo: se per eliminare una legge occorre ricorrere allo Stato, allora si è giuspositivisti, e quindi illiberali. Peccato che non sia l'intervento dei radicali a rendere politico il problema: il problema diventa politico nel momento stesso in cui si ritiene che lo Stato debba decidere se Welby, o chi per lui, abbia o meno il diritto di decidere cosa fare della propria vita.
Non si vede per quale motivo la posizione di Baget Bozzo sia da considerarsi non statalista, mentre la riduzione dell'intervento dello Stato nella vita individuale, tramite devoluzione del diritto di autodeterminazione dallo Stato all'individuo, sia invece statalismo...
E' più statalista chi vieta il suicidio, più o meno assistito, e punisce chi rispetta la volontà del malato, o chi non si cura dei diktat di Baget Bozzo e dà importanza soltanto alla volontà dell'unico diretto interessato, e cioè del malato?
"la più pura dottrina di Hans Kelsen, indicata in un recente libro di Mario Motta come la continuità con il Leviathan di Hobbes"
Che novità... lo diceva anche Hayek... ma qual è la soluzione proposta da Baget Bozzo? Usare la coercizione non come vuole lo Stato, ma come vuole la Chiesa. Come questa "evoluzione" possa segnare il passaggio dal giuspositivismo al giusnaturalismo non è chiaro.
"Unire un caso emotivo con la politica dello Stato mediante la norma giuridica è presente in tutte le azioni del partito radicale"
Baget Bozzo si preoccupa della forma dell'azione politica radicale, e non della sostanza del problema. E, poi, chi è che adotta argomentazioni emotive? Una cosa è spingere un'agenda a partire da casi reali, che è solo una tattica politica; un'altra è fare confusione tra giusnaturalismo e dottrina del Papa-Re per spacciare lo Stato Etico per liberalismo... Al di là di ciò che si pensa dei radicali, mi sembra molto più grave l'introduzione, da parte di Baget Bozzo, di una specie di neo-lingua orwelliana, con il solo fine di rendere concettualmente inconcepibile il liberalismo.
"tanto che esiste già un movimento che ripropone di spegnere, anche in condizioni di decisione negativa dei giudici o del medico, il filo che lega Welby alla vita"
Giudice e medico... queste sono le volontà importanti per Baget Bozzo: la volontà di Welby non conta... e far intervenire il giudice, poi, non è statalismo?
"il principio che verrebbe sancito con un atto legale ... stabilisce sempre il concetto che lo Stato può decidere che una vita che non vale la pena di essere vissuta ... possa essere soppressa"
Come quelli che sfilano i soldi ai passanti col gioco delle tre carte, Baget Bozzo cerca di rimescolare i concetti in modo da cavarne fuori quello che vuole. E, così, vietare a Welby di decidere cosa fare della propria vita significa rispettare "i diritti inerenti alla persona", mentre restituire a Welby il diritto di decidere su se stesso è "una decisione dello Stato".
"Un atto intenzionalmente illegale è un atto rivoluzionario"
Trucchetto retorico: tirare in ballo la rivoluzione, anche se non c'entra nulla, con l'obiettivo "argomentativo" di spaventare i moderati...
Mah...
Tra tutte gli argomenti contrari ai più elementari principi del liberalismo, quelli dell'articolo di Baget Bozzo appartengono alla categoria più subdola: quelli che si spacciano per liberalismo, facendo appello emotivo all'opposizione contro lo Stato; il tutto condito da salti mortali argomentativi e trucchetti retorici.
"La morte non è buona"
Già dal titolo si capisce che l'autore farà confusione, più o meno intenzionalmente, tra ambito dell'etico e ambito del giuridico. Peccato che, senza questa distinzione, il liberalismo perda ogni significato. Che la morte sia "buona" o meno non è un problema legale: il liberalismo non è Stato Etico, il liberalismo è rispetto della sfera dei diritti individuali, e quindi massima autonomia etica dell'individuo, nel rispetto dei diritti altrui.
"non nel senso della legge naturale, interpretata dal Cristianesimo come fondante diritti inerenti alla persona e antecedenti lo Stato"
Che c'entra il Cristianesimo in tutto ciò? Serve, come vedremo a sostituire il sovrano giuspositivista "Stato" con un altro sovrano giuspositivista, la "Chiesa", interprete di un "diritto naturale" secondo il quale Welby ha l'obbligo giuridico di essere torturato, costretto a "vivere" in una gabbia di cui Baget Bozzo pensa di possedere legittimamente le chiavi.
La "legge naturale" baget-bozziana contiene evidentemente un codicillo secondo il quale ogni individuo deve essere costretto, in base ai "diritti inerenti alla persona", a vivere una vita che considera una maledizione. Esattamente come i prigionieri del KGB che, per non suicidarsi tra una tortura e un'altra, erano imprigionati in celle dalle mura di gomma. Questo è il diritto naturale, Forza Italia Style.
"L'unico diritto è il diritto positivo e si tratta perciò di concessione dei diritti fatti con leggi dello Stato. Ogni problema diviene quindi un problema politico perché si definisce mediante una legge"
E qui veniamo allo pseudo-argomento emotivo di Baget Bozzo: se per eliminare una legge occorre ricorrere allo Stato, allora si è giuspositivisti, e quindi illiberali. Peccato che non sia l'intervento dei radicali a rendere politico il problema: il problema diventa politico nel momento stesso in cui si ritiene che lo Stato debba decidere se Welby, o chi per lui, abbia o meno il diritto di decidere cosa fare della propria vita.
Non si vede per quale motivo la posizione di Baget Bozzo sia da considerarsi non statalista, mentre la riduzione dell'intervento dello Stato nella vita individuale, tramite devoluzione del diritto di autodeterminazione dallo Stato all'individuo, sia invece statalismo...
E' più statalista chi vieta il suicidio, più o meno assistito, e punisce chi rispetta la volontà del malato, o chi non si cura dei diktat di Baget Bozzo e dà importanza soltanto alla volontà dell'unico diretto interessato, e cioè del malato?
"la più pura dottrina di Hans Kelsen, indicata in un recente libro di Mario Motta come la continuità con il Leviathan di Hobbes"
Che novità... lo diceva anche Hayek... ma qual è la soluzione proposta da Baget Bozzo? Usare la coercizione non come vuole lo Stato, ma come vuole la Chiesa. Come questa "evoluzione" possa segnare il passaggio dal giuspositivismo al giusnaturalismo non è chiaro.
"Unire un caso emotivo con la politica dello Stato mediante la norma giuridica è presente in tutte le azioni del partito radicale"
Baget Bozzo si preoccupa della forma dell'azione politica radicale, e non della sostanza del problema. E, poi, chi è che adotta argomentazioni emotive? Una cosa è spingere un'agenda a partire da casi reali, che è solo una tattica politica; un'altra è fare confusione tra giusnaturalismo e dottrina del Papa-Re per spacciare lo Stato Etico per liberalismo... Al di là di ciò che si pensa dei radicali, mi sembra molto più grave l'introduzione, da parte di Baget Bozzo, di una specie di neo-lingua orwelliana, con il solo fine di rendere concettualmente inconcepibile il liberalismo.
"tanto che esiste già un movimento che ripropone di spegnere, anche in condizioni di decisione negativa dei giudici o del medico, il filo che lega Welby alla vita"
Giudice e medico... queste sono le volontà importanti per Baget Bozzo: la volontà di Welby non conta... e far intervenire il giudice, poi, non è statalismo?
"il principio che verrebbe sancito con un atto legale ... stabilisce sempre il concetto che lo Stato può decidere che una vita che non vale la pena di essere vissuta ... possa essere soppressa"
Come quelli che sfilano i soldi ai passanti col gioco delle tre carte, Baget Bozzo cerca di rimescolare i concetti in modo da cavarne fuori quello che vuole. E, così, vietare a Welby di decidere cosa fare della propria vita significa rispettare "i diritti inerenti alla persona", mentre restituire a Welby il diritto di decidere su se stesso è "una decisione dello Stato".
"Un atto intenzionalmente illegale è un atto rivoluzionario"
Trucchetto retorico: tirare in ballo la rivoluzione, anche se non c'entra nulla, con l'obiettivo "argomentativo" di spaventare i moderati...
Mah...
postato da: Libertarian alle ore 12:56 | Permalink | commenti (15)
categoria:politica interna, liberalismo, casa della libertÃ
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