martedì, 05 dicembre 2006
Il mio corpo è mio*, e posso anche disfarmene come mi pare. Di conseguenza, ho anche il diritto di decidere come impiegare i miei organi in caso di morte (il silenzio/assenso, infatti, implica la presunzione di proprietà del proprio corpo da parte dello stato, perlomeno dopo che si è morti, ed è quindi inaccettabile sul piano liberale).

Non c'è motivo di credere che lo stesso non possa valere in vita: se si può donare il sangue, perchè non il midollo, i capelli, un rene (due forse è un po' troppo, ma se si vuole...)?

Questi trapianti sono in genere possibili, anzi considerati eroici, tra parenti, quando uno dei due ha bisogno di trasfusioni e trapianti. Insomma: in linea di principio sono accettati.

Ma, se è possibile donarli, sia da vivi che da morti, perchè non venderli? Un bell'incentivo a curare la propria salute, per lasciare un'eredità maggiore ai discendenti! Un bell'incentivo a non portare organi perfettamente funzionanti con sè nella propria tomba.

Ovviamente, il silenzio/assenso garantisce un flusso maggiore di organi che non la libera scelta, ma un mercato di organi potrebbe funzionare da incentivo... la maggiore quantità di organi ottenuta tramite silenzio/assenso è esattamente analoga alla schiavitù, che costa meno del lavoro dipendente, perlomeno per il padrone.

Ma se è possibile venderli, sarà legale organizzarne il commercio, che già esiste, ma è nero. Un mercato nero implica l'esistenza di una domanda, e, essendo nero, implica che i delinquenti fanno profitti extra grazie alla rendita di monopolio concessa loro dallo Stato... il vero crimine è rubare organi, non venderli!

In una società libera dovrebbe essere possibile donare o vendere i propri organi (dal sangue al fegato), sia da vivi (se proprio si vuole...) sia da morti (cosa che mi pare più sensata). Esisterebbe probabilmente una Borsa degli organi, con offerta determinata dai donatori e domanda determinata dalle equipe specializzate in trapianti, nei vari ospedali del mondo.

La maggiore efficienza del mercato sarebbe evidente non appena si considera che le variazioni di prezzo tra le varie Borse implicherebbero variazioni della domanda e/o dell'offerta, fornendo dati utili a prendere decisioni.

I soliti moralisti diranno che i ricchi "sfrutteranno" i poveri per avere i loro organi. Al di là del fatto che questo mercato già esiste, e probabilmente molti donatori non sono volontari, proprio per colpa, almeno in parte, dei divieti imposti dai moralisti, farei notare che si può dire la stessa cosa di ogni prestazione lavorativa. E non credo che impedire ad una persona di lavorare per migliorare la vita, sua e dei suoi discendenti, sia un gran bell'esempio di "giustizia sociale"...

Il motivo di questo moralismo è sempre lo stesso: si maledice la Libertà per mali che questa contribuisce a risolvere, dimenticando che è la Natura, e non la Libertà, che ci pone in uno stato di povertà, da cui il Capitale e solo il Capitale può sollevarci.

* La cosa è grammaticalmente e liberalisticamente pleonastica. Il che dovrebbe far pensare che sia ovvia, per non dire "naturale".
postato da: Libertarian alle ore 11:12 | Permalink | commenti (8)
Commenti
#1   05 Dicembre 2006 - 12:13
 
Il titolo è ambiguo, divrebbe essere vendita, o commercio, traffico presuppone un trafficante , che non è il fornitore, e che in questo caso ha scarsa utilità, dato che solitamente per vendere un organo ci si deve comunque recare fisicamente sul luogo in cui serve ( la conservazione è minima, e il trasporto riduce drammaticamente le possibilità di successo ).
Inoltre basta recarsi in un reparto di medicina di qualsiasi ospedale e si trovano facilmente persone che hanno bisogno di organi.
Il traffico puo portare situazioni meno libere dell'attuale.
Se io per esempio ho un anomalia genetica per cui produco enzimi utili a curare particolare malattie, ma una società farmaceutica ha brevettato lo sfuttamento dell'anomalia genetica in questione, io, stanti le leggi attuali in molti stati, sono espropriato della possibilità di sfuttarla economicamente.
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#2   05 Dicembre 2006 - 12:29
 
Avrei dovuto intitolarlo "commercio d'organi", ma si tratta di una finezza lessicale.

Trasporto e conservazione sono problemi del secondo ordine: valgono anche per il mercato dei cachi, probabilmente...

Di certo, l'idea di un mercato globale in cui organi fanno 20.000kmq è irrealistica per la maggior parte degli organi (probabilmente non per il sangue o altro). Ciò non toglie che non è in alcun modo possibile prevedere che forme prenderebbe un mercato che attualmente non esiste, visto che l'innovazione (imprenditoriale) è per definizione imprendicibile.

Il tuo esempio non vedo cosa c'entri con il commercio di organi: è la legge sul brevetto che mi impedisce di usare il mio corpo come stabilimento farmaceutico, non il commercio a creare problemi.
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#3   05 Dicembre 2006 - 13:09
 
C'entra, nel senso che secondo me, se si liberalizza solo la vendita di organi, ma, con le leggi attuali questa passa obbligatoriamente attraverso canali che sono, o statali, o in mano a possessori di brevetti, non cambia quasi niente.
La proposta piu sensata e attuabile praticamente che ho sentito in questo campo, è una forma di baratto, cioè che le cliniche, anche private ovviamente, possano pagare gli organi con impegni di assistenza medica che opportunamente coperti da assicurazioni private renderebbero la donazione di organi molto piu interessante di un puro e semplice commercio, che attualmente ha il piccolo problema ( nel caso di donatori morti ) dello sfasamento temporale tra l'accordo economico e l'espianto, che dà poche possibilità a chi dovrà trapiantare gli organi di valutare lo stato della merce.
Nel caso poi la vendita venga fatta dagli eredi, mi sembra che questo posa portare ad una monumentale regolamentazione.
Sinceramente se qualcuno dve avere un vantaggio economico dalla vendita dei miei organi mi sembra giusto che possa essere prima di tutto io.
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#4   05 Dicembre 2006 - 14:15
 
Al tuo asterisco si riferisce in buona sostanza tutta la differenza tra un credente e un non credente. Tutti i temi etici partono alla fine dalla dipendenza o dalla autodeterminazione come individuo. Non trovi?

Per aggiungere qualcosa alla trattazione: e la clonazione a fini di espianto d'organi? Come la tratteresti?
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#5   05 Dicembre 2006 - 14:23
 
#3: "mi sembra giusto che possa essere prima di tutto io"

Esatto!

#4: Mi riferivo al fatto che il concetto di proprietà è speso così ovvio da essere sottinteso, eppure anche partendo da cose apparentemente ovvie si arriva a conclusioni non banali... se non posso usare il mio corpo, vuol dire che il mio corpo è di qualcun altro...
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#6   05 Dicembre 2006 - 15:42
 
Ovviamente la clonazione a scopo di espianto ipotizzata da capemaster, viola il diritto di proprietà dell'individuo clonato. A meno che non si riesca a clonare solo l'organo.
Bel post Lib. A me ancora non mi rispondono ad "un po di coerenza!". Sono spariti tutti i moralisti delle tasse?
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#7   05 Dicembre 2006 - 18:10
 
@ LibertyFighter: io vedo il clonatro come un individuo a se stante, volevo solo che si esplicitasse ;)
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#8   05 Dicembre 2006 - 18:10
 
sì la mia infatti era una puntualizzazione positiva.
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categoria:libertarismo