Il mio corpo è mio*, e posso anche disfarmene come mi pare. Di conseguenza, ho anche il diritto di decidere come impiegare i miei organi in caso di morte (il silenzio/assenso, infatti, implica la presunzione di proprietà del proprio corpo da parte dello stato, perlomeno dopo che si è morti, ed è quindi inaccettabile sul piano liberale).
Non c'è motivo di credere che lo stesso non possa valere in vita: se si può donare il sangue, perchè non il midollo, i capelli, un rene (due forse è un po' troppo, ma se si vuole...)?
Questi trapianti sono in genere possibili, anzi considerati eroici, tra parenti, quando uno dei due ha bisogno di trasfusioni e trapianti. Insomma: in linea di principio sono accettati.
Ma, se è possibile donarli, sia da vivi che da morti, perchè non venderli? Un bell'incentivo a curare la propria salute, per lasciare un'eredità maggiore ai discendenti! Un bell'incentivo a non portare organi perfettamente funzionanti con sè nella propria tomba.
Ovviamente, il silenzio/assenso garantisce un flusso maggiore di organi che non la libera scelta, ma un mercato di organi potrebbe funzionare da incentivo... la maggiore quantità di organi ottenuta tramite silenzio/assenso è esattamente analoga alla schiavitù, che costa meno del lavoro dipendente, perlomeno per il padrone.
Ma se è possibile venderli, sarà legale organizzarne il commercio, che già esiste, ma è nero. Un mercato nero implica l'esistenza di una domanda, e, essendo nero, implica che i delinquenti fanno profitti extra grazie alla rendita di monopolio concessa loro dallo Stato... il vero crimine è rubare organi, non venderli!
In una società libera dovrebbe essere possibile donare o vendere i propri organi (dal sangue al fegato), sia da vivi (se proprio si vuole...) sia da morti (cosa che mi pare più sensata). Esisterebbe probabilmente una Borsa degli organi, con offerta determinata dai donatori e domanda determinata dalle equipe specializzate in trapianti, nei vari ospedali del mondo.
La maggiore efficienza del mercato sarebbe evidente non appena si considera che le variazioni di prezzo tra le varie Borse implicherebbero variazioni della domanda e/o dell'offerta, fornendo dati utili a prendere decisioni.
I soliti moralisti diranno che i ricchi "sfrutteranno" i poveri per avere i loro organi. Al di là del fatto che questo mercato già esiste, e probabilmente molti donatori non sono volontari, proprio per colpa, almeno in parte, dei divieti imposti dai moralisti, farei notare che si può dire la stessa cosa di ogni prestazione lavorativa. E non credo che impedire ad una persona di lavorare per migliorare la vita, sua e dei suoi discendenti, sia un gran bell'esempio di "giustizia sociale"...
Il motivo di questo moralismo è sempre lo stesso: si maledice la Libertà per mali che questa contribuisce a risolvere, dimenticando che è la Natura, e non la Libertà, che ci pone in uno stato di povertà, da cui il Capitale e solo il Capitale può sollevarci.
* La cosa è grammaticalmente e liberalisticamente pleonastica. Il che dovrebbe far pensare che sia ovvia, per non dire "naturale".
Non c'è motivo di credere che lo stesso non possa valere in vita: se si può donare il sangue, perchè non il midollo, i capelli, un rene (due forse è un po' troppo, ma se si vuole...)?
Questi trapianti sono in genere possibili, anzi considerati eroici, tra parenti, quando uno dei due ha bisogno di trasfusioni e trapianti. Insomma: in linea di principio sono accettati.
Ma, se è possibile donarli, sia da vivi che da morti, perchè non venderli? Un bell'incentivo a curare la propria salute, per lasciare un'eredità maggiore ai discendenti! Un bell'incentivo a non portare organi perfettamente funzionanti con sè nella propria tomba.
Ovviamente, il silenzio/assenso garantisce un flusso maggiore di organi che non la libera scelta, ma un mercato di organi potrebbe funzionare da incentivo... la maggiore quantità di organi ottenuta tramite silenzio/assenso è esattamente analoga alla schiavitù, che costa meno del lavoro dipendente, perlomeno per il padrone.
Ma se è possibile venderli, sarà legale organizzarne il commercio, che già esiste, ma è nero. Un mercato nero implica l'esistenza di una domanda, e, essendo nero, implica che i delinquenti fanno profitti extra grazie alla rendita di monopolio concessa loro dallo Stato... il vero crimine è rubare organi, non venderli!
In una società libera dovrebbe essere possibile donare o vendere i propri organi (dal sangue al fegato), sia da vivi (se proprio si vuole...) sia da morti (cosa che mi pare più sensata). Esisterebbe probabilmente una Borsa degli organi, con offerta determinata dai donatori e domanda determinata dalle equipe specializzate in trapianti, nei vari ospedali del mondo.
La maggiore efficienza del mercato sarebbe evidente non appena si considera che le variazioni di prezzo tra le varie Borse implicherebbero variazioni della domanda e/o dell'offerta, fornendo dati utili a prendere decisioni.
I soliti moralisti diranno che i ricchi "sfrutteranno" i poveri per avere i loro organi. Al di là del fatto che questo mercato già esiste, e probabilmente molti donatori non sono volontari, proprio per colpa, almeno in parte, dei divieti imposti dai moralisti, farei notare che si può dire la stessa cosa di ogni prestazione lavorativa. E non credo che impedire ad una persona di lavorare per migliorare la vita, sua e dei suoi discendenti, sia un gran bell'esempio di "giustizia sociale"...
Il motivo di questo moralismo è sempre lo stesso: si maledice la Libertà per mali che questa contribuisce a risolvere, dimenticando che è la Natura, e non la Libertà, che ci pone in uno stato di povertà, da cui il Capitale e solo il Capitale può sollevarci.
* La cosa è grammaticalmente e liberalisticamente pleonastica. Il che dovrebbe far pensare che sia ovvia, per non dire "naturale".
















