La teoria del calcolo economico gioca un ruolo fondamentale nelle teoria del mercato e nella critica del socialismo in Mises, e anche nella visione dell'evoluzionismo istituzionale in Hayek.
Il singolo imprenditore non sa nulla o quasi del mercato: l’imprenditore infatti usa il conto economico, cioè sa quanto costa un chilo di ferro, e usa questa informazione per prendere decisioni, senza sapere perché il ferro costa tanto. In sostanza, tutte le informazioni specifiche e tutti i processi coordinativi complessi relativi alla formazione di un prezzo (migliaia di cause influenzano domanda e offerta) sono riassunti in un numero che l’imprenditore può usare con enorme facilità.
Questa visione del processo di mercato implica due cose: la prima è che la complessità produttiva è limitata dalla capacità del sistema di coordinazione di spezzettare un problema complesso in problemi semplici, alla portata del singolo individuo (la “divisione intellettuale del lavoro” di Mises); la seconda è che nessun individuo è in grado di per sé di sostituirsi al processo coordinativo, perché il processo coordinativo funziona proprio in quanto trascende le capacità epistemiche del singolo. Il socialismo è quindi impossibilitato a trarre giovamento dalle potenzialità produttive il cui sfruttamento implica una divisione intellettuale del lavoro che può aversi soltanto tramite un sistema di prezzi formati sul mercato.
Passando dal mercato ad un contesto istituzionalista, occorre quindi affermare che la pianificazione - anche la pianificazione legislativa dei Parlamenti - ove si trovi di fronte a problemi complessi, non è capace, se non in minuscola parte, di sfruttare il meccanismo catallattico del mercato. In un certo senso si può dire che i parlamenti legiferano senza conoscere le conseguenze delle proprie azioni (cosa però vera per tutti, anche sul mercato). Il fulcro della questione è che senza un meccanismo di spezzettamento della complessità in compiti semplici, la complessità è ingestibile, e il pianificatore rincorrerà ad infinitum le conseguenze impreviste delle proprie azioni senza alcuna possibilità di capire cosa sta succedendo.
Di per sé non tutti i problemi sociali necessitano della catallassi per poter essere risolti. Uno dei limiti del pensiero liberale, ad esempio, è la sua strutturale incapacità di tener conto dei problemi della guerra e delle relazioni internazionali. Il fatto è che una teoria del coordinamento decentrato come quella liberale non può essere credibile quando la pianificazione localizzata è fondamentale, come nel comandare un esercito (ovviamente esiste la pianificazione anche sul mercato, l’azienda, che esiste solo perché esiste un mercato attorno a creare un sistema catallattico: nulla impedisce quindi un esercito “pianificato” privato). I problemi sociali si dividono quindi in linea di principio in “complessi” e “semplici”, con i primi risolvibili solo catallatticamente, e i secondi invece no. Nel momento in cui l’intervento politico distrugge i meccanismi di coordinazione, i problemi complessi diventano per definizione irrisolvibili.
Prima di applicare la teoria del calcolo economico occorre porsi due domande. Abbiamo un sistema complesso? Se la risposta è "No", l'argomento misesiano-hayekiano non ha rilevanza. Possiamo spezzettarlo in problemi semplici tramite un meccanismo di coordinazione analogo al sistema dei prezzi? Se no, la complessità è semplicemente ingestibile, senza alcuna soluzione.
Per criticare quindi l'interventismo statale in un ambito occorre quindi prima accertarsi che l'ambito sia complesso, e poi spiegare come l'intervento danneggia la necessaria divisione intellettuale del lavoro.
Nel socialismo è evidente la rilevanza del tema del calcolo economico, ma anche qualsiasi politica che elimini il mercato di un certo bene aumenterà la difficoltà epistemica di allocare le risorse, e quindi ci sono probabilmente ampi margini di inefficienza legati all'interventismo statale. Un altro caso in cui la teoria è rilevante si ha nei mercati finanziari: se il tasso di interesse è manipolato, non può giocare un ruolo di coordinamento, e quindi il mercato non può allocare crediti e rischi in maniera sensata.