Se vogliamo analizzare scientificamente il concetto di coercizione, dobbiamo privarlo di qualsiasi connotato di approvazione o disapprovazione etica: dobbiamo definirlo - non necessariamente, anzi auspicabilmente non, in termini materiali (comportamentismo) - e vedere quanto è rilevante per interpretare la realtà fattuale.
Il problema che ho col concetto di coercizione dei libertari è che non è scientifico, è un "mi piace, non mi piace": diventa coercizione soltanto quella in violazione di un insieme di specifiche etiche chiamate "diritto naturale". Un concetto scientifico di coercizione deve avere un significato preciso e non deve essere valutativo: poi deve anche essere utile teoricamente. Ci sono tanti concetti positivi e precisi che non servono a nulla, come la distinzione tra validità ed efficacia.
Consideriamo come prima definizione "La coercizione è una violazione dei diritti di un individuo": non va perché presuppone una teoria morale (i natural rights).
Un'alternativa ancora peggiore è "La coercizione è il costringere un individuo ad obbedire ad una scelta politica": di un concetto di coercizione che non includa l'esistenza di assassini e stupratori non so che farmene.
Mi va bene, invece: "La coercizione è l'uso della forza fisica, o la minaccia del suo uso, per avanzare una pretesa giuridica".
Questa definizione è avalutativa, è chiara, e quindi soddisfa i requisiti. Si veda però una conseguenza della sua avalutatività: se io pretendo un mio diritto naturale sto usando la coercizione. Se la nozione è avalutativa, allora va applicata sia allo stupratore sia alla sua vittima che cerca di difendersi, o si fa difendere da altri individui.
A questo punto diventa impossibile usare la nozione di coercizione a fini "libertari", in quanto anche la legittima difesa è coercizione. D'altra parte, se si vuole fare scienza politica e non propaganda politica, questo è inevitabile.
In pratica: la gente viene alle mani, o minaccia di, e questo fa parte integrante di ogni ordinamento giuridico. Possiamo dire che il diritto è l'insieme dei casi dove la maggior parte delle persone concorda che è lecito usare la coercizione: se rincorro uno scippatore e lo picchio agisco all'interno dell'ordinamento, se rapisco un turista e chiedo il riscatto sono al di fuori (nulla impedisce che esista un ordinamento in cui vale il contrario, ma siccome "ideals have consequences", è improbabile che esista: anche i ladri, tra di loro, hanno bisogno di regole, diceva Leoni).
Da questa definizione di coercizione si deduce che ogni azione relativa all'ordinamento giuridico è coercizione, sia se è pro che contro, che ogni forma di politica è coercizione (tranne nel caso, praticamente irrilevante, di unanimità, un caso in cui, tra l'altro, la politica è irrilevante) e che la coercizione è assente solo negli scambi tra persone che condividono le stesse regole (e non con chi è dissuaso dalla minaccia della coercizione dal violarle, anche se questa distinzione è operativamente irrilevante).
Questo è un miglioramento concettuale rispetto alle definizioni di Hayek, per cui "coercizione" può significare qualsiasi cosa (compresa qualsiasi posizione dominante), e a maggior ragione per quella della Scuola di Francoforte (per cui tutto è coercizione, anche la persuasione, e di conseguenza "nulla è coercizione", nel senso che il concetto tende a diventare irrilevante se la sua estensione diventa universale). La più grande estensione del concetto di coercizione la lessi in un saggio di Oriana Fallaci, secondo cui "anche la crescita dell'erba è violenza", ma mi sembra follia.
Un'altra conseguenza del concetto è che una norma esiste se è accettata (attivamente o passivamente) da chi si trova a doverla applicare. Nella stragrande maggioranza dei casi non serve neanche minacciare la coercizione (abitualmente non si vogliono derubare i vicini di casa), mentre in alcuni casi - soprattutto quando si ha a che fare con criminali - la coercizione gioca un ruolo centrale.
In termini etici, la domanda che ogni individuo deve porsi è quando ritiene giustificato l'uso della coercizione: è giusto tassare? è giusto punire l'adulterio con la morte? è giusto costringere a rispettare il contratto nazionale del lavoro? è giusto difendere un contratto in tribunale? è giusto perseguire gli assassini? etc. etc. etc.
A queste domande non si può dare risposta oggettiva. Ma una corretta concettualizzazione consente di porsele senza far rientrare l'ideologia dalla finestra, come quando si ritiene che una cosa decisa democraticamente non è coercizione perché "l'ha deciso il popolo" o che difendere la propria vita non sia una forma di coercizione contro l'assassino perché è un "diritto naturale" (ovviamente, coercizione giustificatissima, in questo caso, in base alle mie convinzioni ideologiche).