domenica, 30 novembre 2008
Perla Scandinava mi avvisa che Mozilla, la casa produttrice del mio browser preferito, ha inventato un nuovo modo di risolvere il problema dei CAPTCHA ottici.

Un CAPTCHA è un test di Turing che consente di distinguere una macchina da un uomo, e quindi un software di spam da un utente di un sito, facendo fare all'ente che si collega un sito qualcosa che solo gli uomini possono fare, come ad esempio leggere un testo, capire una domanda, o ascoltare delle parole.

Il problema dei CAPTCHA ottici, che sono le odiose figure composte di lettere distorte che spesso sbaglio anch'io, è che i non vedenti non possono superarli. Loro stanno su internet grazie a software che leggono il contenuto dei siti e lo ripetono ad alta voce, e navigano con comandi a voce. Quindi non possono superare un CAPTCHA ottico.

Webvisum potrebbe risolvere il problema. Speriamo che non verranno sviluppate nuove tecniche di spam che richiederanno il ripristino di una tale odiosa barriera architettonica.

PS Se volete iscrivervi al blogroll contro i CAPTCHA ottici o mettere il banner li trovate alla mia destra.
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domenica, 30 novembre 2008
Riunione ragionata sul precariato

Ieri, sabato 29, c'è stata la riunione ragionata di un movimento di opinione nato per Iniziativa di Falasca su Facebook, chiamato "Io non voglio il posto fisso, voglio guadagnare", che con 2,734 iscritti è stato un rapido successo, e ne ha parlato anche il Sole24Ore, con un articolo di De Nicola.

Ieri alla sede dell'Opinione, a Via del Corso, c'erano 60-70 persone, che per un movimento nato da un paio di settimane e diffuso su Facebook (quindi in tutta Italia e non solo a Roma), senza sponsorizzazioni e senza la macchina organizzativa di un partito o di un sindacato dietro, è un buon risultato.

Io appena arrivato sono rimasto chiuso nel bagno e ho dovuto chiamare al telefono Piercamillo, che stava nella stanza accanto. Fortuna che c'era campo, altrimenti stavo ancora là dentro.

Hanno parlato diverse persone, e l'idea probabilmente è di fare proposte specifiche per migliorare il mercato del lavoro italiano, una cosa di cui l'Italia ha molto bisogno. Tra i temi trattati c'è stata l'abolizione del valore legale del titolo di studio, la liberalizzazione degli ordini professionali, la battaglia culturale a favore di una maggiore libertà, ampliare (sic) il welfare to work (la cosiddetta flexicurity) e iniziare una nuova battaglia sull'articolo 18, che dopo il tradimento del PDL immagino che sia una battaglia persa, come Davide contro Golia, come i sette contro Tebe, io che cerco di mettere in ordine la mia libreria.

Hanno parlato diverse persone, e poi c'è stato un dibattito, ma io non vedevo una mia amica da un sacco di tempo e mi sono defilato dopo circa tre ore.

A questo punto si tratterà immagino di scrivere delle proposte di riforma serie, e quindi di studiare seriamente la situazione. Migliorare il mercato del lavoro è probabilmente una delle cose più importanti da fare in Italia, insieme ad una seria e sostenibile riforma delle pensioni.

Chi ha proposte?



ADDENDUM - OGGI IL FOGLIO E IL RIFORMISTA HANNO PARLATO DELL'INIZIATIVA.
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domenica, 30 novembre 2008
L'attuale crisi finanziaria non è colpa degli afroamericani - come dicono i neonazisti americani; non è colpa dell'aggressività degli uomini - come dicono certe femministe. E' colpa della Chiesa Cattolica.

Ricapitoliamo.

A Gennaio 2007 cominciano i problemi con i mutui subprime, che esplodono nell'Agosto 2007. Nel 2008 le banche cominciano a fallire a frotte, ma lo stato interviene per salvarle sistematicamente.

Si ha una crisi e si interviene. Si ha qualche giorno di pausa e si ha un'altra crisi, e si reinterviene. E così via più e più volte. E' evidentemente ormai che si tratta di accanimento terapeutico.

E qui arriviamo alla Chiesa Cattolica: è colpa sua se la crisi non finisce più, perché è contraria all'eutanasia.
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domenica, 30 novembre 2008
Con un giorno di ritardo, annuncio che questo blog ha compiuto tre anni!

Con 176,000 contatti e rotti (160 al giorno di media, compresi i mesi estivi!), 1.656 post e 15230 commenti in 1,095 giorni di vita, direi che c'è un sacco di gente che non ha proprio un cacchio da fare, e li ringrazio tutti sentitamente!

Quest'anno studierò economia sul serio, lo prometto...
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sabato, 29 novembre 2008
Sul blog dell'Economist si scrive che Krugman dice che la tesi principale di "Monetary History of the United States" di Friedman e Schwartz è errata perché negli anni '30 la base monetaria è aumentata e non è servito, e oggi la politica monetaria è aggressiva e non serve.

Scrive Krugman:

"Now, what the Fed really controlled was the monetary base — currency plus bank reserves. As the figure shows, the base actually rose during the great slump, which is why it’s hard to make the case that the Fed caused the Depression. But arguably the Depression could have been prevented if the Fed had done more — if it had expanded the monetary base faster and done more to rescue banks in trouble. So here we are, facing a new crisis reminiscent of the 1930s. And this time the Fed has been spectacularly aggressive about expanding the monetary base... And guess what — it doesn’t seem to be workiing."

Ora, io credo che il sistema bancario sia intrinsecamente instabile e non si reggerebbe in piedi senza il continuo intervento statale. Noto che le premesse della crisi del '29 e del 2007 sono simili: anni e anni di espansione del credito in cui tutti pensavano di fare profitti nell'immobiliare o nell'azionario, la produzione cresceva per via di qualche innovazione tecnologica e i prezzi erano stabili perché l'espansione creditizia era tenuta a bada dalla crescita dell'output e dall'innovazione finanziaria.

Poi, improvvisamente, il collasso. Forse sarebbe servito nel '29, come è servito nel 2001, intervenire monetariamente. E' quello che fece la Fed nel '27, ai primi segni di una recessione: e causo bolle speculative. Proprio come la Fed dal 2001 al 2007. Quando l'economia non tira la politica monetaria funziona solo stimolando debito e rischio, e peggiorando la situazione.

Grazie ai miglioramenti nella politica monetaria, ora possiamo commettere errori più gravi e per periodi più lunghi. Ma prima o poi il conto arriva sempre. Potrebbe non essere quest'anno, potrebbe essere tra dieci. Ma arriva. Non si può mantenere in piedi un'economia stimolando continuamente rischi, debiti e investimenti in eccesso rispetto agli effettivi risparmi.

Siamo cavie di un esperimento epocale. E la maggior parte delle cavie muore in laboratorio.
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categoria:economia
sabato, 29 novembre 2008
Libertyfirst: "Andiamo a ubriacarci uno di questi giorni?"

Amico di Libertyfirst: "Non so, sono un po' arrugginito con l'alcool"

LF: "Arrugginito? Mica ho detto che devi bere il 'Filu 'e ferru'".
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venerdì, 28 novembre 2008
Ieri 4° incontro del seminario austriaco, al momento il più interessante. C'erano 21 persone, come il primo giorno, meno del secondo, più del terzo (diluviava). Questo significa che l'interesse rimane abbastanza alto, e non vedo come potrebbe essere altrimenti: gli incontri sono di ottimo livello.

Il primo incontro era introduttivo, sulla teoria del valore. Il secondo è stato un gran sunto della storia della Scuola austriaca. Il terzo era sulla teoria dei prezzi, ma ero malato. L'incontro di ieri era su un argomento che mi interessava particolarmente.

Quattro persone hanno discusso di metodologia. Uno dei quattro ha fatto un'interessante confronto tra Mises e Popper dal punto di vista metodologico, che spero mi arriverà per mail a giorni. Ne è sorta una discussione che credo si sia arenata su un concetto la cui essenza era chiara a tutti ma la cui rilevanza relativa era molto più importante per Mises che per Popper: il cosiddetto apriori. Forse dirò qualcosa a giorni a riguardo.

Ovviamente una nota blogger di Tocqueville c'ha dato la fregatura e non è venuta.

Con due ore di scuola di liberalismo, due di seminario austriaco, una cena carnivora (la pizza fa ingrassare), una passeggiata per Trastevere e un terzo di Dolcetto d'Alba nelle vene al pub, anche stanotte ho dormito quattro ore e sto un po' distrutto.
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categoria:economia austriaca
giovedì, 27 novembre 2008
L'ultima riunione del seminario austriaco doveva vedermi professore di economia, ma una provvidenziale influenza intestinale ha impedito ad Adam Smith di rivoltarsi nella tomba, e non sono potuto venire.

L'argomento, la teoria di base dei prezzi, era introduttivo. Però alla fine pare si sia avuta un'interessante discussione sul solito argomento... banche e moneta. Non c'è del resto nessun altro argomento altrettanto importante al giorno d'oggi.

Nel frattempo mi sono iscritto alla Scuola di Liberalismo di Roma. La conferenza inaugurale era un po' troppo socialista per i miei gusti: c'erano molti fan di Obama e Roosevelt che discutevano di America.

La prima lezione invece è stata interessante: Livio Magnani parlava di inflazione e risparmio, e soprattutto nessuna lode sperticata del New Deal. Sono stato ripreso perché non stavo attento, il che è corretto, visto che stavo studiacchiando svogliatamente modelli di equilibrio generale dinamico deterministico (Ramsey Caas Koopmans, con e senza valore del tempo libero).

Oggi c'è la seconda lezione della Scuola di Liberalismo, sempre su moneta e banche, del Prof. Vernaglione, dalle 6 alle 8. Poi, dalle 8 alle 10, c'è la IV sessione del seminario austriaco, in cui si parlerà di metodologia ed epistemologia. A parte che questo significa 4 ore di seminari in un giorno solo, entrambi gli argomenti sono importanti e interessanti.

Vedremo (se mi reggerò in piedi alla fine...).
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categoria:economia, liberalismo
giovedì, 27 novembre 2008
Mettendo assieme un po' di spunti di riflessione la mia visione attuale sulla politica monetaria è questa:

1. La politica monetaria influenza la struttura finanziaria, per via del moral hazard - aumentando leverage, debito, maturity mismatch, e riducendo la percezione del rischio. Influenza la struttura produttiva, aumentando gli investimenti in capitale fisso e specifico al di là dell'effettiva volontà di risparmiare da parte degli agenti economici.

2. I costi di conservare una tale struttura del lungo termine sono enormi perché la struttura finanziaria tende a collassare, e quella produttiva non è sostenibile se non ci sono sufficienti risparmi nel lungo termine per tenerla in piedi.

3. La politica monetaria ottima deve quindi far esplodere le bolle speculative il prima possibile, ma ciò è politicamente impossibile perché il benessere piace ai politici, soprattutto quello fittizio e di breve termine.

4. Il problema è che non si sa - o addirittura non si può - riconoscere una bolla speculativa quando la si osserva. Questo problema di ignoranza non è risolvibile. Questo è un problema enorme perché in pratica non è possibile conoscere a priori la politica monetaria che uguaglia risparmi e investimenti e consente una razionale valutazione del rischio.

5. Non si può neanche essere sicuri che una politica monetaria del tutto inesistente non lasci problemi veramente endogeni al mercato, ma è abbastanza certo che senza una politica monetaria interventista ci sarebbe meno moral hazard e meno malinvestment.

6. E' altamente pericoloso che si mettano in atto politiche anticicliche, perché si crea l'idea che le persone verranno salvate dalle conseguenze delle proprie azioni, stimolando l'assunzione di rischio e l'eccesso di investimenti fissi e specifici che soltanto continuando - finché dura - l'espansione monetaria rimarranno produttivamente sostenibili.

7. La politica monetaria ottima è quella che crea l'aspettativa che la BC non interverrà quando ce ne sarà bisogno. Questa è una "non-politica monetaria". Il calcolo del livello ottimo di rischi e investimenti va lasciato al mercato, ma affinché il mercato funzioni è necessario non creare moral hazard e non falsificare le informazioni sul tasso di interesse, che segnala l'equilibrio tra risparmi e investimenti.

8. Il problema che abbiamo di fronte sotto forma di crisi finanziaria è legato al fatto che la Federal Reserve è intervenuta massicciamente negli ultimi 20 anni per manipolare i tassi di interesse in maniera anticiclica, creando una struttura produttiva e una struttura finanziaria insostenibili. I costi di tornare alla normalità sono così enormi che conviene non uscire dalla normalità finché si può.

9. In passato c'era un limite alla capacità di creare credito indipendentemente da considerazioni di equilibrio tra risparmi e  investimenti: la convertibilità in oro, che tranciava le ali alle banche che espandevano il credito. Oggi non c'è più, e l'attuale livello di distorsioni economiche ne è la conseguenza. Lo statalismo monetario è stata una delle grandi tragedie del XX secolo, e lo è tuttora.
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categoria:economia, economia austriaca
giovedì, 27 novembre 2008
CG ha linkato un articolo sulla crisi finanziaria. L'ho letto con un po' di spocchia perché c'era scritto "l'articolo dello scrittore tal dei tali". Ormai tutti si mettono a parlare della crisi finanziaria, anche gli ingegneri elettronici, del resto.

A parte gli scherzi, l'articolo (anzi, gli articoli: uno e due) è fondamentalmente errato. Errato perché si basa su luoghi comuni e non su solida teoria e/o su fatti assodati.

L'economia è in primis un modo di ragionare, e senza questa forma mentis non si può neanche iniziare a discuterne. Superato il primo gradino (la cosiddetta "teoria"), ogni applicazione a problemi reali (la cosiddetta "storia") è ancora più complicato: se da un lato ci vuole la teoria per capire che se impongo un prezzo basso ottengo scarsità di beni, dall'altro è ancora più difficile capire se la teoria del controllo dei prezzi è ad esempio stata rilevante negli eventi dell'Impero Romano nel III secolo d.C. - o nella crisi del '29.

Io mi trovo nella scomoda posizione di avere un'esposizione decente alla teoria economica, ma non ancora una buona capacità di applicarla: sono in grado di capire una buona parte della letteratura - basta che non c'è troppa econometria di mezzo - ma non ho le idee chiarissime su come funzionano molti mercati, né ho molti strumenti per applicare quello che so - o penso di sapere - allo studio di eventi reali. Comunque, ci sono moltissimi working paper sulla crisi finanziaria recente scritti da decine di economisti, e mi consola capire che nessuno ha le idee chiare su quello che sta succedendo.

Dopo questo lungo cappello, vediamo cosa c'è che non va nell'articolo, che è una lunga lista di osservazioni - alcune sensate - messe un po' alla rinfusa una dietro l'altra. Esattamente come negli articoli di Lotta Comunista ogni tanto si trovano delle tabelle con dati interessanti. O nei libri di Tremonti ci sono fatti veri, immersi in pseudo-analisi che non spiegano nulla.

"Per i padroni una soluzione semplice: investire altrove. Per la forza-lavoro nessuna soluzione, salvo ridurre progressivamente i propri consumi. Fino a trovarsi in miseria nera, e non consumare affatto."

Veramente il problema USA sono gli eccessivi consumi. Il risparmio è sceso a zero e scende da metà anni '90. Per finanziare i consumi si sono anche indebitati tantissimo. Se c'è problema, è l'illusione di un'eccessiva prosperità.

Il capitalismo è questo: una specie di pendolo demenziale, che deve mantenere un precario equilibrio tra grandezze contraddittorie e dotate di dinamica contrastante. Investimenti / inflazione / occupazione contro Recessione / deflazione / disoccupazione."

Negli anni '70 c'erano crisi, inflazione e disoccupazione contemporaneamente: l'idea che investimenti, inflazione e occupazione vadano di pari passo è keynesiana, e morta da 40 anni. Nessun economista precedente a Keynes c'avrebbe creduto, ma tra gli anni '40 e gli anni '70 le spiegazioni economiche più populiste furono elevate ad alta teoria.

"Ai primi sintomi di sisma industriale, i fondi di investimento americani, seguiti da quelli di tutto il mondo, si gettano sui cereali e su altre coltivazioni di generi commestibili, facendone aumentare il prezzo a dismisura. E’ un mercato poco controllabile, viste le miriadi di produttori individuali. Il solo mezzo per disciplinarlo sono gli OGM, che costringono chi semina a stare alle condizioni di chi vende le sementi."

Questa cosa sa di panzana. Come raddoppiare il prezzo dei beni alimentari in pochi mesi, agendo sugli OGM? Misteri. Non c'è nessuna relazione causale in grado di spiegare un evento del genere. Nè d'altra parte viene fornito nell'articolo.

"Si tratta di comprendere meglio la composizione attuale di classe, nel contesto dell’economia astratta. Da lì si deve ripartire, e da un quadro internazionale che offre sorprese sgradite ai monetaristi."

Checché ne dica anche Shostak del Mises Institute, le politiche monetarie di Friedman non sono mai state implementate. Non ci sono cattive sorprese del monetarismo: nessuna banca centrale ha mai implementato l'idea di far aumentare gli aggregati a livello costante in maniera del tutto aciclica.

"Grazie alla cosiddetta “globalizzazione”, cioè alla vittoria del capitalismo soprattutto americano sul socialismo “reale”, ogni padrone ha potuto cercare altrove manodopera a minor costo. La ha trovata in Asia, in America Latina, nei paesi dell’Europa orientale. Operai che si accontentano di un salario da due soldi, tanto per non patire la fame (sono oltre 18.000 le imprese italiane impiantate in Romania). Salari ridicoli, da filiali georgiane, moldave, polacche, persino ceche (la Cecoslovacchia, quando era unita, fu un po’ il fiore all’occhiello, sul piano della produzione industriale, del sistema sovietico)."

Salari da fame. Ma in crescita. Negli ultimi venti anni in paesi come India, Cina, Sud Corea, Taiwan, Polonia, Ungheria stanno tutti molto meglio. Quando si analizza la globalizzazione bisogna ricordarsi che ogni scambio richiede una controparte: non si può fare l'outsourcing unidirezionale della produzione, quel che accade veramente è che la produzione viene divisa tra più paesi. L'unica eccezione sono gli acquisti a credito, che però sono rilevanti non in Europa, ma negli USA. Non che siano un male in sé, in ogni caso.
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categoria:economia