venerdì, 31 ottobre 2008
L'anno scorso avevo scritto che l'inflazionomia - cioè l'economia basata sulla manipolazione sistematica del credito  - impedisce la riforma delle pensioni. Il motivo mi sembrava banale: l'espansione creditizia riduce i rendimenti dei bond e quindi impedisce al risparmiatore di investire.

Un lettore, se ricordo bene Jefferson disse che in realtà bastava investire in azioni anziché in obbligazioni per risolvere il problema (aggiungo - cosa vera fino al 2006 - che bastava investire in case: questa aggiunta non è casuale).

Dopo un anno di riflessioni part-time+ ero arrivato a certe conclusioni, di cui avevo discusso a cena con Leonardo quando l'avevo incontrato a Firenze per le giornate di NoiseFromAmerika. Ieri ho scritto la stessa cosa e stavolta la stessa obiezione era di Topinamburs. La storia si ripete. Il motivo per cui non avevo mai scritto nulla a riguardo era che non ero convinto di capirne i termini: solo di recente ho cominciato a pormi domande tipo "cosa è l'equity extraction?"* e "cosa è la rational stock valuation?": come autodidatta procedo del resto essenzialmente a caso.

E' giunta l'ora di risolvere il problema.

L'inflazione monetaria riduce i rendimenti delle obbligazioni e gonfia i valori dei beni capitali e quindi delle azioni. Il motivo per cui le obbligazioni salgono di valore (si riducono i rendimenti) è che aumenta l'offerta di risparmi, creati dal nulla dalla politica monetaria tramite effetto Wicksell; il motivo per cui aumentano i valori capitali e le azioni è che l'aumento (ottenuto sempre tramite effetto Wicksell) della quantità dei risparmi e la conseguente riduzione degli interessi aumenta i flussi di cassa netti delle aziende e riduce il fattore di sconto.

Ergo: i risparmiatori vengono deviati verso investimenti, come le azioni, ad alto rischio, anche perché a rendimento altamente ciclico: si concentra quindi il rischio su chi è meno capace di sopportarlo.

I risparmiatori che cercano di andare in pensione quindi devono decidere se rischiare tutto sull’azionario o non guadagnare nulla sull’obbligazionario: nessuna riforma seria delle pensioni è possibile in queste condizioni, anche perché i cicli azionari non durano poco, e entrare sul mercato del lavoro nell'anno sbagliato probabilmente ha un effetto notevole sulle prospettive pensionistiche (da vedere, non ne sono sicuro).

I risparmiatori in pericolo creano una domanda di massa, "democratica", a favore di misure monetarie espansive, rendendo impossibili politiche serie e credibili. Questo fa il paio con la domanda degli indebitati di non essere "vittima" di tassi di interesse elevati. Insieme questi due fenomeni rendono la serietà politicamente poco attraente. Non so come siano investiti i piani 401(k); ma temo di aver capito una delle conseguenze sociali e politiche disastrose dell’inflazionomia.

Non conosco un gioco in cui bisogna puntare sempre di più sperando che sia la volta buona. Il "Lascia o raddoppia" di Mike Bongiorno non era così folle. Fondamentalmente, una volta tenuto in piedi un boom inflazionsitico abbastanza a lungo, il ritornare alla realtà ha effetti sociali deleteri diffusi a tutti i livelli della società, e quindi diventa un must continuare a gonfiare tutte le bolle che si presentano, una dietro l'altra, nella speranza che la recessione appena sventata sia l'ultima. Speranza ovviamente illusoria.

I consumatori possono anche indebitarsi estraendo ricchezza immaginaria dai loro beni capitali: azioni e immobili, ad esempio. Ma la equity extraction si basa su valori che non hanno alcun legame con i fondamentali: ci si indebita avendo come collaterale una ricchezza immaginaria. Così si estrae la propria fetta di ricchezza immaginaria e ci si espone ai rischi che i fondamentali tornino a farsi sentire.

Nel frattempo i mercati, privati dei segnali relativi al tasso di interesse, che non ha più alcun legame con i fondamentali, possono continuare a beccarsi rischio sistemico (tanto c'è il moral hazard a salvare tutti) e malinvestment (tanto si investe ciò che si può comprare con la nuova moneta, non ciò che si risparmia). L'economia può anche crescere - sia per consumo di capitale (che è una crescita fittizia) sia per processi di crescita esogeni dovuti a shock tecnologici o benefici ricardiani. Ma le basi sono fragili.

"My theories explain, but cannot slow the decline of a great civilization" è un ottimo commento al tutto. Ma siccome non ho l'aplomb di Mises, direi "liberiamoci della politica prima che la politica si liberi di noi".

* La prima domanda non ha ancora nella mia testa una risposta chiarissima, ma si ha equity extraction quando approfitto della rivalutazione di una casa su cui pago il mutuo per rinegoziare un mutuo migliore - i mutui subprime contengono clausole automatiche di rinegoziazione, tra l'altro - e liberare risorse per magari indebitarmi ancora di più e aumentare i consumi.

+ Io rifletto sull'economia nel tempo libero, che è il tempo in cui non lavoro, non dormo, non vado in palestra, non vado per ristoranti, pub, aperitivi e non aspetto il carroattrezzi del motorino dei miei amici
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categoria:economia, economia austriaca
venerdì, 31 ottobre 2008
Il Seminario austriaco II, di ieri sera, è stato un evento molto interessante. Sbrigate le questioni organizzative che avevano occupato la prima riunione del 13 Ottobre (21 presenti), ieri si è potuto parlare di Scuola austriaca per due ore piene. Con 31 presenti penso che il 90% del liberali italiani era lì riunita. :-)

Il Professor Infantino, della LUISS, responsabile insieme al Professor Antiseri della pubblicazione della stragrande maggioranza delle opere liberali in Italia (tramite Rusconi, poi Armando, poi Rubbettino - la cui sede romana ospita il seminario), ha parlato della Scuola austriaca da Menger ad Hayek, passando per Boehm-Bawerk, Wieser e Mises... e Wicksell (che era svedese).

Marginalismo, individualismo metodologico, contributi economici, dibattiti metodologici con gli economisti tedeschi, dibattiti economici con Keynes a Cambridge, contributi al liberalismo (quindi non solo economia), vite private dei vari esponenti. In 50 minuti Infantino ha riassunto alla perfezione tutta la storia della Scuola dal 1871 - anno di pubblicazione del principio marginale da parte di Menger, agli anni '30-'40.

Poi tre studenti hanno relazionato su Mises, Hayek e Kirzner. Con un problema: la studentessa che doveva parlare di Mises, colta sul motorino dal diluvio universale, aveva la febbre. Così 10 minuti prima di iniziare il seminario mi hanno detto di tenere una relazione su Mises.

Sentire parlare me per 10 minuti significa sorbirsi centomila parole a ritmi frenetici. Però nessuno si è sparato, anzi, pare che i partecipanti abbiano apprezzato. Ho parlato della filosofia politica di Mises.

La relazione successiva è stata su Hayek, e un ragazzo ha parlato del saggio "Individualismo: quello vero, quello falso", in cui Hayek separa la tradizione indivualista liberale da altre forme non liberali di liberalismo. Non ricordo di averlo letto, credo che sia un libro che mi manchi.

La terza relazione è stata su Kirzner e sul processo di mercato e il ruolo dell'imprenditore.

Dopodichè, dibattito, infine cena. Serata finita con me e Libertysoldier che andiamo a bere birra.

Il 13 Novembre si passa dalle stelle alle stalle e parlo io: scambi diretti, scambi indiretti, nascita e valore della moneta, arbitraggio e interrelazioni tra mercati... siccome gli argomenti sono di base non potrò fare danni. :-)

Forse se ho tempo riprendo gli appunti della mia discussione e ci faccio un post.
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giovedì, 30 ottobre 2008
A Piazza Navona ci sono stati scontri tra facinorosi di estrema destra e facinorosi di estrema sinistra.

Io sto dalla parte dei commercianti che hanno visto le loro merci e i loro negozi danneggiati.

Per gli altri, un paio di giorni al gabbio sono meritati: al fresco si riflette meglio.
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mercoledì, 29 ottobre 2008
Un mio articolo su Giornalettismo sul fanatismo ideologico tra gli intellettuali del XX secolo. Per tre motivi è un po' polarizzato a sinistra:
  • il primo motivo è che la fonte della maggior parte delle citazioni è un liberal-conservatore britannico, Robert Conquest;
  • il secondo è che gli intellettuali di destra si contano sulle dita di una mano; i
  • l terzo è che il costruttivismo, cioè la mentalità di ricostruire la società da capo, costi quel che costi+, fa parte del DNA della sinistra.
In mancanza, anche in parte per mia ignoranza, di citazioni di psicopatici di estrema destra (avrei potuto citare Schmitt, o Kuehnelt-Leddihn, e se lo conoscessi almeno un po', anche Heidegger*).

+ "Non si può fare una frittata senza rompere le uova", diceva Lenin

* Heidegger diede la colpa delle camere a gas alla tecnologia: diceva che i campi di sterminio erano mostruosi come l'agricoltura meccanizzata, a quanto dice Glucksmann.
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mercoledì, 29 ottobre 2008
La recessione è colpa degli AC/DC, un gruppo rock australiano il cui nome non significa Avanti Cristo / Dopo Cristo, ma Alternating Current / Direct Current, e che se volete fare i fichi potete pronunciare come "Acids".

A questo risultato si è arrivati con un accurato studio econometrico, che mostra come ogni grande successo degli AC/DC corrisponda ad una recessione: 1973, 1980, 1990, 2008.

Ecco la prova, letta da Karlsson.
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martedì, 28 ottobre 2008
Avvertenza: lo strano post di ieri, LF-SIV, era preparatorio ad un articolo.

Il problema che mi ponevo era: a che serve quella specie di Fondo Sovrano proposto da Sarkozy? Se il problema è di investire in imprese a rischio, non serve un SWF, francese, italiano o europeo: basta il mio Baroque Investment Vehicle (BIV), o molto meno.

Oggi Giornalettismo ha pubblicato due articoli sui SWF con tesi quasi opposte.

Uno è mio, l'altro è al momento anonimo, ma credo sia un errore di impaginazione. In ogni caso, l'identità dell'autore è Giulio Tremonti (ovviamente non è vero: alcuni periodi del testo sono più lunghi di cinque parole, quindi l'autore non può essere il nostro Ministro)

Tecnicamente la proposta di Sarkozy era un fondo d'emergenza e non un SWF, ma siccome lo stato non può prendersi un dito senza prendere anche un braccio, l'uno implica quasi necessariamente l'altro: non c'è nulla di più permanente di un programma governativo temporaneo, diceva Milton Friedman.

Il mio articolo afferma che per evitare di essere comprati dagli arabi non serve un fondo sovrano europeo: basta risparmiare, e - se proprio non si vuole correre il rischio - ricorrere al mio BIV o a qualcosa di più banale. In conclusione: "La politica trae sostentamento dalle crisi, anche e soprattutto da quelle da essa stessa causate, e non sembra esserci via d’uscita dal circolo vizioso: sono cent’anni che la libertà prende mazzate dalla democrazia di massa.". E' una soddisfazione citare Jouvenel e Higgs in un post di politica economica: il liberalismo moderato è destinato a non avere speranze, nè nel breve termine (perché è contrario agli interessi della classe politica), nè nel lungo termine (perché i "moderati" del lungo termine se ne infischiano).

In definitiva - e la cosa si vede molto bene nel Paese dei Balocchi, gli USA - l'unica soluzione di lungo termine ai problemi di questo tipo è incentivare i risparmi ed impedire ai mercati finanziari di mettersi in condizioni suicide. Ma entrambe le cose non piacciono ai politici: i risparmi danno benefici solo nel lungo termine, e quindi non sono spendibili politicamente; i mercati finanziari si stabilizzano o non gettando benzina sulle bolle - facendole esplodere subito, o avendo il coraggio di vivere una recessione - perdendo le elezioni. Semplicemente, la politica democratica è istituzionalmente incapace di mostrare un tale livello di serietà.

L'altro articolo, più informato nei dettagli (io mi annoio, notoriamente, a leggere i giornali), sembra non considerare il fatto che l'origine dei nostri guai siano i nostri governi. Cominciamo a gettare i soldi delle pensioni nei mercati finanziari - magari regolamentati per evitare rischi - e vediamo se ne viene fuori un fondo più grande o più piccolo di un SWF arabo... invece di finanziarci i pensionamenti a 50 anni!

Se siamo governati da idioti, la soluzione non può essere lasciare loro carta bianca: non ha senso. Anche perché li si incentiva a fare ancora più idiozie. Il nostro futuro è messo in pericolo dai nostri politici, non certo da Gheddafi: bisognerà cercare di uscire, prima o poi, da questo circolo vizioso.

PS Per chi ha il mio indirizzo MSN, questo post spiega la sarcastica frase che campeggia come mio messaggio personale: "Ormai sulla strada per la libertà rimane un solo piccolo ostacolo: la democrazia."
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categoria:economia
lunedì, 27 ottobre 2008
Oggi mi sono svegliato moderato. No, veramente ancora non mi sono svegliato.

Vabbè. Io ho un'idea.

Molte aziende, o meglio, molte banche, non hanno capitali. Gli eccessi degli ultimi anni devono rientrare (bisogna "liquidare"), possibilmente senza far crollare il sistema.

I risparmi ci sono, credo, ma nessuno in queste condizioni sembra molto disposto a comprare. Semplicemente: il rischio è troppo grande. Prima di ricominciare occorre avere una struttura finanziaria sensata, evitando leverage di 20 a 1 o altri eccessi degli ultimi anni di credit boom.

Idea. Il Governo Italiano creano un Veicolo per Investimenti Strutturati (Structured Investment Vehicle: SIV). Il SIV si baserà su un Credit Enhancer di eccezione: il Tesoro (vedremo a che serve).

Il SIV emette obbligazioni (tasso fisso, ad esempio del 5%) con scadenza a 5 anni (ad esempio). E investe i soldi così ottenuti. Se il SIV ha problemi, il Tesoro mette la differenza nelle tasche degli investitori (è il ruolo di un Credit Enhancer). Per l'investitore il rischio è zero. Per il contribuente è maggiore di zero ma potrebbe non essere elevato.

I soldi raccolti emettendo obbligazioni verranno usati per comprare azioni (magari privilegiate, cioè con dividendi con la precedenza) delle aziende e le banche in crisi. Per queste ultime è un modo per ricapitalizzarsi: non si tratta di debito, infatti, ma di capitale netto. Ciò migliora la propria posizione finanziaria, riducendo tra l'altro il leverage. Inoltre è una fonte di liquidità.

Passa un anno e arriva la prima cedola, pagata agli obbligazionisti tramite i dividendi privilegiati... o garantita dal Tesoro. Passa un anno e succede la stessa cosa, al terzo e al quarto pure. Al quinto bisogna pagare il capitale agli obbligazionisti, e quindi bisognerà vendere tutte le azioni privilegiate sul mercato (o farle ricomprare alle aziende, magari). Così si otterrà tutta la liquidità necessaria a pagare gli obbligazionisti, e anche a compensare il Credit Enhancer, eventualmente.

Vantaggi:
  • Intervento a tempo determinato del governo, anziché eterno
  • Miglioramento della posizione finanziaria delle aziende salvate
  • Possibilità di investimento a bassissimo rischio per i risparmiatori
  • Costi minimi per il contribuente
Svantaggi:
  • Si rallenterebbe il processo di correzione della struttura economica e finanziaria
  • Si premierebbero imprese e banche in crisi
In poche parole, questo SIV gigantesco dovrebbe risolvere un paio dei problemi finanziari attuali, anche se non la radice del problema. E senza alcuna nazionalizzazione delle banche.

Ops... ecco trovato il difetto: non è nell'interesse dei politici non approfittare della crisi per mettere le mani ovunque. A parte questo: ci sono dei problemi reali in questo piano?
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categoria:economia
domenica, 26 ottobre 2008


BANCOMAT - Temporaneamente senza soldi. Per favore chieda soldi al più vicino contribuente.
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sabato, 25 ottobre 2008
La prima volta che ho visto in dettaglio l'adverse selection è stato leggendo "Microeconomia" di Kreps. L'autore diceva che la legge di Gresham era un esempio di adverse selection. La moneta buona butta via la moneta cattiva perché nessuno usa la buona per gli scambi.

Hayek, ne "La denazionalizzazione della moneta", affermava che la legge di Gresham era la logica conseguenza del corso forzoso: il mercato era impedito di risolvere l'asimmetria informativa e quindi c'era adverse selection.

Poi ho visto distrattamente la teoria su Microeconomic Theory di Mas Colell, Whinston e Green (un ricettario di modelli quantitativi che ha lo stesso livello di insightfulness sul funzionamento del mercato di un libro di Latouche). Non che abbia assorbito granché, però mi ero reso conto che l'adverse selection è un jolly: scelgo un set di parametri e ottengo quello che voglio; cambio i parametri e ottengo l'opposto. Qualsiasi cosa voglio, posso dimostrare che c'è adverse selection o "propitious"* selection se mi fa comodo.

Ero quindi arrivato alla conclusione che l'adverse selection è la teoria che dice che le auto usate non esistono, e siccome io ho un'auto usata, e funziona bene da un decennio, era una cagata pazzesca. Sia chiaro: l'adverse selection esiste ed è un problema che bisogna affrontare ogni giorno. Ma metodologicamente si presta a forzature, e non lo userei mai come argomento, a meno che non abbia a priori sufficienti motivi per credere che sia adverse e non propitious.

Devo dire che mi piace molto il concetto opposto, di moral hazard, che mi sembra fondamentale per capire i mercati, e che è complementare e sostitutivo (sì, tutte e due le cose insieme, anche se sono antonimi) a varie analisi più specificamente austriache. Per questo motivo ero arrivato alla conclusione che l'unico economista insightful vivente sia Stiglitz, anche se è comunista.

Beh. Marginal Revolution è arrivato alle stesse conclusioni, ovviamente non mi ha copiato, nè ci sono arrivato prima io, quindi non mi lamento del plagio. :-) L'articolo è del 2005 (l'ho trovato linkato sul blog di J. A. Miron, e all'epoca pensavo che Equilibrium fosse un generale americano della Seconda Guerra Mondiale. :-)

Interessantissima la conclusione: "There is no evidence for an adverse-selection death spiral in the market for health insurance.  That's not surprising because non-group health insurance is medically underwitten (i.e. medical inspections just like car inspections).  Most people are accepted a few are not.  Only in states that require insurance companies to accept all or most buyers are rates high relative to the group market (rates in New Jersey, an outlier, are almost three times as high as the national average.)"

* Sono giorni che mi chiedo il contrario di adverse.
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venerdì, 24 ottobre 2008
Ho "Armi, Acciaio & Malattie" ma non l'ho letto. In compenso, semmai dovessi leggerlo, questa recensione di Wellington mi ha convinto a non andare a controllare il seguito, "Collasso".
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