domenica, 31 agosto 2008
Con un po' di ritardo, mi sono ricordato di un PVT di MattBeck su un caso assurdo della giustizia italiana. Come tutti i casi di eventi riportati, non posso garantire la veridicità di nulla, ma non c'è nessun motivo di credere che cose del genere non possano accadere, in Italia.

Qui un riassunto degli eventi.

Il comunicato:

Morte annunciata di Violet: istituzioni, dove siete?

Una storia vergognosa per l’Italia (nell'indifferenza ed irresponsabilità delle istituzioni).
Una morte annunciata pubblicamente con dignità, come ultima risorsa per spezzare l’ipocrisia e l’omertà.
Una lotta contro la noncuranza inaccettabile delle istituzioni, contro l'apatia ed il cinismo, contro tutte le prepotenze; una lotta per la legalità, la libertà, i diritti umani,
Per sapere cosa avviene in questo Paese leggiamo http://www.violetrouetj.blogspot.com/ e per la partecipazione firmiamo!

http://www.firmiamo.it/morireinitalia
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sabato, 30 agosto 2008
Ho fatto una scoperta sensazionale: i rapper americani fanno propaganda tra i teenager nascondendo messaggi subliminali filosionisti nelle loro canzoni.

La cospirazione è stata da me smascherata pochi giorni fa, quando, tostando le mandorle tritate per preparare il pesce spada alla griglia, fischiettavo una canzone hip hop di cui non ricordo titolo ed autore. Era un pezzo famosissimo, scritto da uno dei tanti rapper americani, magari uno di quelli uccisi, probabilmente proprio dal Mossad, in circostanze misteriose.

Mia madre m'ha detto "Ma è l'inno israeliano?".

Al che ho usato Youtube per smascherare i sionisti e ho trovato l'inno:



Quindi ho cercato il pezzo hip hop. Il ritornello che ricordavo era identico, ma non sono riuscito a trovare il pezzo, nè a ricordare l'autore. C'è qualcuno che non ha un microchip inibente nel cervello che mi ricorda come si chiamava l'autore e la canzone hip hop il cui ritornello è palesemente una copia dell'inno sionista? Salviamo gli afro-americani dai savi anziani!
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venerdì, 29 agosto 2008
Mio articolo su Giornalettismo sui programmi economici dei due candidati alla presidenza USA.

Riassunto: Obama sembra veramente un folle, ma si può sperare che sia sufficientemente ipocrita da non fare quello che dice; McCain è un repubblicano e solo per questo meriterebbe di perdere, dopo 8 anni di Bush, ha un programma decente, ma farò molto peggio di quello che promette.
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venerdì, 29 agosto 2008
Ho letto quest'estate un interessante libro, "The Rebel Sell" di Heath & Potter, che parla di come Che Guevara sia diventato un oggetto di marketing. Il libro è pieno di interessanti riflessioni, con qualche pecca. Questo post è dedicato ad una pecca.

Gli autori adottano la teoria di Veblen del consumismo: le persone consumano perchè invidiano i propri vicini che consumano di più, e questo genera consumismo di massa. Ma non ottengono risultati migliori, perchè quando i propri vicini avranno consumato ancora di più, il beneficio psicologico di essere più appariscenti, o almeno altrettanto appariscenti, sarà svanito: il risultato è una corsa agli armamenti, come si chiama nella teoria delle Relazioni Internazionali, verso dosi sempre maggiori di consumo, che però non fa stare meglio nessuno perchè alla fine tutti si troveranno a consumare troppo senza che nessuno si possa sentire più fico degli altri.

Sul piano teorico, si tratta di un caso di individui con funzione di utilità che dipende non solo dal proprio consumo, ma anche dal consumo altrui. Per farsi un'idea di quello che significa, supponiamo che ogni individuo abbia una funzione di utilità pari alla somma di una componente che dipende dal proprio consumo, e di una componente che dipende dal rapporto tra il proprio consumo (c1) e il consumo del vicino di casa (c2), ad esempio:

U(c1,c2) = log(c1) + a*log(c1/c2)

Con a che è un parametro. Se a è nullo, abbiamo il consumo autistico tipico dei modelli economici standard, che dipende solo da quello che si consuma di persona. Se a è grande, la componente di invidia diventa rilevante, e le persone traggono soddisfazione dal "keeping up with the Joneses" o addirittura dal farsi fichi rispetto ai Jones.

L'idea che il proprio status rispetto al resto della società faccia parte delle proprie valutazioni è sicuramente credibile e può avere un qualche fondamento: anzi, sono quasi certo che tutte le funzioni di utilità degli individui reali abbiano componenti di questo tipo, tranne la mia perchè non riesco a provare invidia per cose materiali*.

Però l'esempio che fanno Heath e Potter è sballato, e il consumismo ha spiegazioni ben più convincenti di quella di Veblen.

L'esempio di Heath & Potter è che ci sono dei beni che non si possono produrre, come le case nei centri storici, e che abitare nei centri storici ha un sovrapprezzo che è legato ai fenomeni messi in luce da Veblen. In realtà, abitare in un centro storico ha un valore che dipende da ben altre ragioni: gli autori stessi affermano che raggiungere l'ufficio a piedi in 10 minuti è una cosa importante. In linea di massima, abitare in città ha una serie di vantaggi, e abitare in un centro ha vantaggi simili ad abitare in città: ci sono più opportunità di scelta, uffici, negozi e servizi sono più a portata di mano, fare passeggiate in belle zone è più facile. Indubbiamente c'è anche una componente di status, e questo significa che il mercato metterà nei centri storici coloro che danno più valore alla vicinanza dei negozi, alle passeggiate romantiche, e allo status. Tutto normale, quindi.

Heath e Potter confondono, sembra, due tipi di problemi: i beni che non possono essere prodotti "in massa", e che quindi non forniranno mai un'utilità crescente con la crescita economica perchè la loro produzione rimarrà costante, come i centri storici, e i termini di utilità dipendenti dai consumi altrui, che in effetti sono delle vere e proprie idiozie sociologiche, anche se indubbiamente esistono. I beni di invidia/status, cioè la soddisfazione derivante da un elevato c1/c2, sono anche beni non producibili in massa (altrimenti c2 crescerebbe e c1/c2 diminuirebbe, riducendo il beneficio di status), ma non è vero il viceversa.

Il problema è che non si vede perchè un invidioso non pensi di investire i propri risparmi, arricchirsi, e superare le formiche vicine nel giro di un decennio di vita dignitosa: si può forse dire che così anche i vicini non consumerebbero, e log(c1/c2) sarebbe sempre nullo (c1 = c2), ma questo ragionamento prova che non deve esserci nessuna corsa agli armamenti. In parole semplici: se si dà importanza al tenore di vita altrui, non si deve necessariamente consumare oggi, si potrebbe anche risparmiare, arricchirsi, e consumare domani. Il consumismo non è la naturale conseguenza del ragionamento di Heath e Potter.

Il problema è che consumare oggi c1n (now) significa consumare di meno il prossimo anno, c1t (then), quindi non è affatto detto che sia necessario consumare di più per provare gratificazione dal termine di utilità di invidia. Perchè infatti non avere una funzione di utilità così (b è il fattore di sconto tra beni presenti e beni futuri)?

U(c1n, c1t, c2n, c2t) = log(c1n) + a*log(c1n/c2n) + b*log(c1t) + a*b*log(c1t/c2t)

Perchè non fare una gara a chi si arricchisce di più risparmiando, invece che gareggiare a chi si impoverisce di più consumando? Non è affatto chiaro... alla luce della spiegazione di Veblen, Heath e Potter.

Ma c'è una spiegazione migliore, anzi due, del consumismo: risparmiare non serve, e risparmiare non è possibile, nelle nostre società. Risparmiare non serve perchè tanto al futuro ci pensa lo stato sociale: questo è sicuramente rilevante nei paesi europei, un po' meno negli USA (gli autori vengono dal Canada, che da questo punto di vista credo sia da considerarsi "europea"). Risparmiare inoltre non è possibile perchè non rende: le politiche monetarie interventiste abbassano i tassi di rendimento reale degli investimenti, perchè aumentano l'offerta di credito, sommando ai risparmi volontari i "risparmi forzati", creati dalla politica del credito. Mettere da parte una ricchezza finanziaria è quindi reso impossibile dalla Banca Centrale.

Non c'è nulla che stimoli il consumismo più del fatto che i tassi di interesse reali sono negativi, perchè l'inflazione supera i tassi nominali, e del facile accesso al credito per motivi di consumo. Guardate che fino hanno fatto i risparmi americani subito dopo l'iniezione di credito decisa da Greenspan nel 2001 dopo lo scoppio della bolla della e-economy.

Ovviamente il ragionamento vale soltanto per le obbligazioni: investire in azioni può dare buoni rendimenti, in fase di boom azionario; investire in immobili pure, in fase di boom immobiliare. Quindi il risparmiatore che vive in un mondo di politiche monetarie interventiste non ha che entrare ed uscire dalle varie bolle e avvantaggiarsi delle distorsioni indotte dalla politica monetaria. Il che è facile a dirsi, e quasi impossibile a farsi (senza contare la varianza di questi investimenti, e l'elevata persistenza dei cicli: entrare ed uscire nel momento sbagliato può significare perdere molto).

A parte i dettagli tecnici, le due forze di cui sopra hanno un effetto strutturale sull'economia: se il valore del risparmio è ridotto, e i rendimenti dei risparmi sono annullati, le persone parsimoniose non avranno alcun modo di affermarsi in società... ci sarà un successo evolutivo delle cicale e l'estinzione delle formiche.

Il ragionamento degli autori non riesce a spiegare il consumismo, perchè è compatibile anche con comportamenti tesi ad arricchirsi domani, come appunto non consumare. Per spiegare il consumismo occorre spiegare perchè la ricchezza di domani è svalutata rispetto ad oggi. E queste spiegazioni sono di carattere economico. Esiste un altro fattore possibile, che è l'edonismo post-sessantottino. Ma questa spiegazione è debole: in un mondo libero, le cicale si estinguerebbero. L'edonismo e il presentismo (il dar valore solo al hic et nunc) sembra quindi più la conseguenza di quanto detto sopra.

Altro che ln(c1)-ln(c2)...

* Diciamo che se incontrassi uno che si vanta del nuovo cellulare potrei cominciare a vantarmi dei libri che ho letto. Il 99% delle persone preferisce il cellulare alla cultura, però la cosa potrebbe fare effetto. A parte gli scherzi, ci sono tanti modi per distinguersi: ci saranno persone che si distinguono parlando di libri, altri di musica, altri comprando borse di Vuitton, altri che metteranno la divisa da punk, altri che faranno volontariato o attività politica. C'è una parte del libro che parla di questo ed è del tutto condivisibile: per "distinguersi", si creano delle sotto-contro-culture, e queste sono tanto conformiste e "consumiste" quanto il resto della società... ma quando una moda si diffonde gli pseudo-ribelli sono costretti a trovare qualcosa di diverso da consumare.
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categoria:economia
mercoledì, 27 agosto 2008
Articolo su Giornalettismo.

Commento su Wikio. Amo i troll, l'unico cibo gustoso che non fa ingrassare.
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martedì, 26 agosto 2008
Mi ero portato diversi libri al mare. Sono tornato con una valigia ancora più pesante. Ecco cosa avrei dovuto leggere

1. "Mere Christianity" di C. S. Lewis

Letto, lo commenterò accuratamente, non m'è piaciuto per niente.

2. "La legge sovrana" di Cacciari, Canfora, Ravasi, Zagrebelsky

Ancora dal leggere.

3. "Financial crises, liquidity, and the international monetary system", di Tirole

Letto, e ho una lunga recensione in serbo. Molto interessante.

4. "The rebel sells: how the counterculture became consumer culture" di Heath & Potter

Letto, molto interessante. Recensione in arrivo.

5. "Verso un nuovo paradigma dell'economia monetaria", di Stiglitz & Greenwald

Lo devo ancora finire. Come previsto, le idee di Stiglitz sono vecchie come il cucco: Mises, Hayek e Wicksell lo hanno preceduto di decenni. Ma siccome l'alternativa mainstream a Stiglitz è la non-teoria della neutralità della moneta, 10, 100, 1000 Joseph! Politicamente abbiamo interventismo monetario a gogò, al livello weimariano, come del resto era prevedibile. Teoricamente non c'è alcun legame tra le analisi finanzarie e monetarie e la teoria della produzione, e questa pesantissima mancanza conferma che Stiglitz è un keynesiano.

6. "Lezioni di diritto del lavoro: un approccio di labour law and economics" di Ichino

Letto tutto e in un tempo brevissimo. Pieno di spunti, più che una recensione serve una lunga serie di post sull'argomento. Aspetto di studiare qualche paper aggiuntivo per dire la mia.

7. "Recursive methods in economic dynamics" di Stockey & Lucas w/ Prescott

Avvincente come un trattato sulla depilazione degli alluci dei piedi, ho finito la parte deterministica, e sto indietro con quella stocastica. La parte di equilibrio generale è lontana. Ora volevo studiarmi qualche modello, ma al computer torna poco o nulla: l'equazione di Eulero riesco a risolverla, mentre il metodo di iterazione della funzione-valore converge al risultato sbagliato pure nel modello standard di Ramsey-Caas-Koopmans, l'unico di cui conosco il risultato esatto, del resto. Ora dovrò giocare con qualche sottoproblema: introdurre scelte di lavoro/tempo-libero, eterogeneità dei beni capitali, e commercio internazionale. Se riesco a farlo poi basta, tanto a che ca$$o servirà mai?

In compenso ho letto:

8. "A cosa serve la verità?" di Engels e Rorty

Rorty non ha niente da dire, è un filosofo morbosamente sterile. Engels ha buonsenso. La recensione vorrei chiamarla "A cosa serve Rorty?", ma scrivere un post per dire solo "A niente" mi pare squallido.

9. "Lo stato nazista" di Frei

Bello, interessante, e con una nota dei passaggi dal partito comunista a quello nazista degna di Hoffer.

10. "Il piccolo libro della verità" di Frankfurt

Banale, ma rispetto a Rorty almeno parla di quello che c'è scritto nel titolo.

11. "Il suono del tuo nome tra due baci" di Tedeschi

Già recensito.

12. "Opinioni di un clown" di Boell

Non completato. Noioso, ma vado lentamente avanti. Il protagonista è un alcolista, un depresso, un invidioso e un fallito. Aspetto che Boell dica qualcosa di apologetico su di lui e butto il libro dalla finestra. Basta con l'esaltazione dei sociopatici e degli psicolabili!

13. "L'attuazione della politica monetaria nell'area dell'euro" della Banca Centrale Europea

Lettura avvincente come poche. Mi sono innamorato della giovane protagonista di questo romanzo romantico ed esistenzialista. No, credo di aver sbagliato recensione. Comunque si capisce di che parla.

In conclusione, fino a Novembre-Dicembre ho già i post pronti. :-) Ora devo decidere cosa leggere a Natale per preparare il blog all'inverno.
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lunedì, 25 agosto 2008
Ho lasciato il blog, per andare in vacanza, prospettando una ripresa incentrata su temi teologici e mistici, e invece comincio recensendo un romanzo. Un romanzo d'amore, per giunta! Un romanzo d'amore tra due adolescenti, la somma delle cui età è poco superiore alla mia, come se quanto già detto non bastasse! Io? Io che non ho letto mai un romanzo, e che probabilmente, tra l'altro, non sono mai stato adolescente. Non sono impazzito di colpo: semplicemente l'autrice è una mia amica.

Penso che i due pomeriggi spesi a leggerlo sono stati spesi bene. Il romanzo è breve, godibile, e soprattutto scritto bene, e solo per questo è difficile credere che l'autrice sia nata negli anni '80. La trama è apparentemente del tutto scontata, ma alcune sorprese fanno sì che in realtà non sia tale. Il finale è invece niente affatto scontato: anzi, pare che non ci sia neppure (ma non posso dir altro).

E' un libro che ha addirittura una morale, visto che consiglia agli adolescenti di non farsi le canne. Peccato che l'argomento non sia molto convincente, come dimostrerò ricorrendo al Teorema di Bayes (io ed Elisabetta siamo ingegneri, anche se non ingegneri dentro, quindi ci capiamo).

Possiamo tranquillamente ipotizzare che la probabilità che un individuo usi droghe leggere (evento DL) posto che usa droghe pesanti (evento DP) sia pari al 100% (tecnicamente, si dice che la probabilità di DL dato DP è 1: P(DP|DL)=1); ammettiamo che gli utilizzatori di droghe leggere (P(DL)) siano circa il 50% della popolazione giovanile, e che gli utilizzatori di droghe pesanti (P(DP)) siano circa il 2%. Sotto queste ipotesi, il teorema di Bayes ci assicura che la probabilità che un tizio che si fa le canne usi anche droghe pesanti è molto bassa: P(DP|DL) = P(DL|DP)*P(DP)/P(DL) = 4%: se vostro figlio si fa le canne, la probabilità che si faccia anche di eroina è trascurabile+.

Ora che sono riuscito a rendere noioso anche un romanzo d'amore, continuiamo la recensione. Il libro è scorrevole anche per via di un buon senso dell'umorismo; le analisi psicologiche, per quel poco che servono in un romanzo leggero, sono realistiche ed azzeccate.

A parte il teorema di Bayes, la morale da trarre dal libro è che tirare conclusioni da osservazioni è spesso fuorviante; che quello che osserviamo è spesso solo ciò che vogliamo osservare; e che discutere, quando possibile, risolve un sacco di casini. Sono due le categorie sociali che commettono più frequentemente questo errore: gli adolescenti, perchè imparano l'uso delle gonadi prima dell'uso del cervello, e gli economisti di formazione positivista (a volte anche loro sembrano ragionare con le gonadi).

In definitiva gli adolescenti di oggi non leggono nulla: è una fortuna che esistano Tolkien, Moccia, Rowling. Ed Elisabetta.

PS Avevo promesso all'autrice un po' di pubblicità, ma non pensavo che non mi sarei affatto annoiato a leggerlo. C'è da dire che l'età media dei lettori del mio blog, non me ne voglia nessuno, è un po' superiore a quella dei potenziali lettori del romanzo. Quindi lo consiglio ai vostri figli (vabbè, non esageriamo neanche per eccesso).

PPS Ho voglia di scrivere un romanzo anch'io. Ma forse è meglio cominciare perlomeno a leggerli.

+ Ringrazio il mio professore di Calcolo delle Probabilità per questo esempio, che sicuramente ha reso più avvincente l'intero corso. L'argomento non è da considerarsi un argomento a favore del consumo di hashish.

Sito dell'editore

Blog dell'autrice (da accedervi con le casse spente, c'è una canzone di Tiziano Ferro di sottofondo)

Forum del libro
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categoria:libri
venerdì, 22 agosto 2008

Uffi. C'è qualcuno che sa dirmi come trovare un ostello a Mantova il 6 Settembre? Una notte, due persone (anche una). C'è un cacchio di festival ed è tutto pieno... e una mia amica non sa usare il calendario. :-)

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domenica, 17 agosto 2008
Non sono ancora online, ma approfitto di una connessione via cellulare per linkare il mio ultimo articolo su Giornalettismo, sull'elasticità della domanda di petrolio, ispirata ai post di Mankiw. Tra l'altro, uno dei post in questione l'ho suggerito io. :-)
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