Probabilmente la politica migliore nella maggior parte dei casi è che lo stato si faccia semplicemente da parte: ci sarebbero meno disoccupati, meno debiti, più investimenti, più stabilità finanziaria, meno inflazione. Ciò non toglie che questa politica, per quanto semplice, sia politicamente irrealizzabile, e per ovvi motivi: va contro l'interesse della classe politica, di molti gruppi organizzati che traggono vantaggi da privilegi legali pagati dall'intera collettività, e anche contro luoghi comuni tipici della cultura politica statalista dominante (anche grazie all'influenza statale su scuole, università e media).
Le politiche possono essere classificate secondo varie categorie, e una a cui stavo pensando in questi giorni riguarda l'influenza che la politica ha sulla fornitura privata, basata su contratti e cooperazione pacifica anziché sulla tassazione e la legislazione, di determinati beni e servizi. Alcuni tipi di intervento provocano l'eliminazione dell'iniziativa privata: le aziende che si occupano di determinati servizi spariscono, l'iniziativa privata anche non-profit, diciamo "solidaristica", scompare; venendosi quindi a creare un vuoto sociale riempito dalle burocrazie statali, finanziato dalle tasse e influenzato dalle lobby politiche. Altri tipi di intervento non provocano questo effetto socialmente atomizzante e sclerotizzante ed economicamente inefficiente.
Consideriamo la politica per la scuola.
Se lo stato si occupa di dare gratuitamente a tutti gli studenti l'istruzione, l'istruzione privata sparirà: perché chi si accontenta della scuola pubblica andrà nelle scuole pubbliche; chi vorrebbe la privata deve pagare le tasse per finanziare le scuole pubbliche e non potrà andarci; chi preferisce le private e può pagarsele è una piccola minoranza, guardata ovviamente con invidia (il più socialista dei sentimenti) dal resto della società. In questo caso la politica elimina ogni incentivo alla fornitura privata di beni e servizi, e ogni incentivo alla cooperazione sociale per la fornitura di questi: in poche parole si crea un monopolio finanziato dallo stato attraverso le tasse, il debito, l'inflazione o le concessioni monopolistiche.
L'ottimo liberale sarebbe che lo stato non facesse nulla, perché costringere qualcuno a pagare un servizio contro la sua volontà è evidentemente immorale. Ma in assenza di questo, è possibile pensare a politiche per la scuola alternative alla precedente, che non impediscono l'iniziativa e la cooperazione spontanea degli individui e delle aziende, e quindi non sclerotizzano e non anestetizzano la capacità individuale di creare relazioni e servizi sociali al di là delle relazioni affettive e parentali (quasi unica cosa che lo stato totale lascia, solo in parte, libera).
L'alternativa è pagare ad ogni studente un assegno di entità pari alla somma che avrebbe speso lo stato per mandarlo in una scuola pubblica, e far decidere allo studente quale scuola scegliere, senza alcuna regolamentazione su programmi, scelta dei professori e metodi didattici. In questo modo, ognuno comprerà sul mercato ciò che vuole, e le aziende o le organizzazioni private avranno incentivi a fornire servizi e beni nel mercato dell'istruzione. Si vorrebbero probabilmente a creare tipologie di scuole, metodi didattici, organizzazioni di professori, aziende di servizi di pulizia o di mensa, strutture sportive, società per l'organizzazione di gite e vacanze studio... tutto privato, tutto finanziato dai clienti, cioè gli studenti. Alcune saranno non-profit, altre for-profit, altre addirittura caritatevoli.
I vantaggi di questa soluzione sono notevoli, visto che si evitano il monopolio, la burocratizzazione, l'inefficienza economica dell'intervento statale, il controllo statale sull'istruzione. Gli svantaggi sono minimi: si conserverebbe la natura redistributiva della politica fiscale, e si rischierebbe di controllare le scuole tramite regolamentazioni, che per ragioni di sicurezza dovrebbero essere minimali e difficilmente modificabili.
Tutti i servizi sociali potrebbero essere finanziati in questo modo. Invece di far fornire servizi ai burocrati, si fanno pagare le tasse per finanziare determinati tipi di consumi, distorcendo sì le preferenze individuali, e intervenendo sì coercitivamente nelle vite degli individui, ma eliminando tutti i difetti tipici dei servizi pubblici statali. L'unica scelta dello stato rimarrebbe: quali beni e servizi finanziare con le tasse e quanto finanziarli, ma questa scelta è più semplice e più controllabile, rendendo più facili le decisioni degli elettori e più efficace il controllo democratico, che oggi, data la complessità delle scelte pubbliche, è poco più di un mito.
Si potrebbe ad esempio pensare di dare ad ogni individuo tra i 6 e i 19 anni un assegno di X€ l'anno per gli studi; dare un assegno di Y€ a tutti gli individui oltre i 65 anni per pagare l'assicurazione sanitaria e le cure infermieristiche; dare un assegno di Z€ a tutti gli individui disoccupati da mettere comunque nel fondo-pensione; dare W€ a chiunque si segni all'università e sia in grado di fare tot esami l'anno.
Non sto dicendo che derubare il contribuente sia giusto: ma questo permetterebbe di eliminare tutti i servizi sociali pubblici, di dimezzare l'organico della pubblica amministrazione, di ridurre il controllo politico sull'istruzione... ovviamente la scelta di X, Y, Z e W rimarrà del tutto arbitrario, e quindi soggetto alle inefficienze e ai giochi politici tipici dell'intervento pubblico, ma la società sarà in grado di fornire qualsiasi tipo di servizi, in qualsiasi modo li si possa fornire. Se poi un giorno si porranno X, Y, Z e W a zero, si sarà di fatto abolito lo stato sociale senza che nessuno se ne accorga.