Krugman è famoso per i suoi editoriali liberal sul New York Times, ma è anche un economista. Obstfeld non l'ho mai sentito nominare separatamente da questo libro. E' un libro è molto chiaro e illuminante, trattando tra l'altro un tema politicamente scottante come il commercio internazionale (cioè la "globalizzazione"). Il livello è undergraduate, cioè tutti possono capire ciò che leggono purchè conoscano le curve di domanda e di offerta e poco più (diciamo che basta un testo preliminare del livello di "Economics" di Samuelson e Nordhaus, il mio primo libro di economia... una perdita di tempo).
Come molti libri di economia internazionale, è diviso in due sezioni: economia non monetaria ed economia monetaria. Ogni sezione è divisa in due sottosezioni: teoria economica e politica economica. In questo modo il lettore si trova a studiare, argomento per argomento, la teoria del commercio, la politica commerciale, la teoria monetaria del commercio, e la politica monetaria internazionale.
Per capire il perchè il commercio internazionale fa bene a tutti è probabilmente preferibile "Contro il protezionismo" di Bhagwati, visto che sono solo 100 pagine (mentre il manuale di Krugman e Obstfeld supera le 700), ma per capire tutti i dettagli di base della teoria e della politica economica del commercio un manuale come questo è molto importante.
La prima parte, di teoria del commercio internazionale, espone la teoria del vantaggio comparato, la teoria dei fattori specifici e del commercio con più fattori di produzione, e la teoria del commercio internazionale in presenza di potere di mercato. Il risultato, come tutti sanno, è che il protezionismo fa male a tutti, ma purtroppo le pressioni di public choice sul governo fanno sì che l'interesse concentrato di pochi sia politicamente più importante dell'interesse diffuso di molti. Magari ci si può stupire, date le note idee politiche di Krugman, ma la sua difesa del commercio internazionale è quasi totale, cosa vera del resto anche per altri economisti neoclassici "di Sinistra" come Stiglitz. L'unica stranezza che ho notato è che per Krugman la politica è vittima dei gruppi di pressione, invece che l'unica raison d'etre di questi, ma si tratta di dettagli...
La seconda parte, di politica del commercio internazionale, parla degli strumenti e delle giustificazioni del protezionismo, criticandole pressochè tutte sia teoricamente che empiricamente. Parla inoltre degli accordi di commercio e di organizzazioni come il WTO.
La terza parte, di teoria monetaria internazionale, è molto elementare e un po' deludente: definisce i concetti di parità di potere d'acquisto e di parità scoperta e coperta dei tassi di interesse, e poi costruisce una teoria monetaria del commercio internazionale a partire dallo schema "keynesiano" del diagramma IS/LM. La cosa mi sembra del tutto inadeguata: un framework teorico in grado di interpretare gli eventi della globalizzazione fondamentalmente manca. Sinceramente non so nemmeno se sia un limite del manuale o un limite della teoria economica contemporanea.
La quarta parte, di politica monetaria internazionale, parte da un riassunto della storia dell'architettura monetaria internazionale negli ultimi 200 anni, dal gold standard alla fiat money, e di altri argomenti interessanti come l'integrazione monetaria (con una descrizione minimale della teoria delle aree monetarie ottime), le crisi finanziarie e le politiche commerciali dei paesi in via di sviluppo. In questa parte si vede la passione degli autori, non so chi dei due, per l'inflazione monetaria, vista come strumento per stimolare l'economia domestica, e si giustificano diverse forme di controllo del mercato dei capitali e del sistema bancario per combattere le crisi.
La mia opinione è che l'economia, negli ultimi venti anni, sia stata liberalizzata in moltissimi aspetti, tranne uno: la moneta. In questo modo si è sfruttata al massimo la capacità di "distruzione creatrice" del mercato, dopato dalla continua iniezione di credito, provocando una serie di effetti non voluti potenzialmente pericolosi, come instabilità finanziaria, squilibri macroeconomici, eccesso di debito.
Gli autori affermano che secondo la teoria del "second best" (economia del benessere) rimuovere una distorsione del mercato può non essere ottimale se ci sono altre distorsioni in gioco. In un certo senso potrebbe esser vero, se il socialismo monetario delle banche centrali continuerà a fare danni in tutto il mondo, e se l'unica risposta che troveranno i politici (certo non "riduciamo il nostro potere") sarà ridurre l'efficienza del sistema economico, e ovviamente anche aumentare la corruzione politica, attraverso regolamentazioni e controlli. Senza perder tempo con la welfare economics, Mises si limitava a scrivere, decenni fa: "Middle-of-the-road policies lead to socialism".