venerdì, 29 febbraio 2008
Torno a Roma Martedi.

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venerdì, 29 febbraio 2008
Non sono esperto di pesca, ma devo dire che gli Afghani usano strane tecniche. Probabilmente una fornitura di bazooka ai Paesi del Terzo Mondo aiuterebbe ad aumentare la produzione di cibo.

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venerdì, 29 febbraio 2008
Tra poco ci saranno le elezioni politiche, anche se non so in che giorno perchè non sono cose che mi interessano più di tanto. Però volevo fare un programma: se a qualcuno piace, e se questo qualcuno vince le elezioni, mi candido come Ministro dell'Economia. Tanto, non sono pericoloso per le vostre tasche come Visco, non sono meno competente di Tremonti, e non faccio battute alla "Pecchè io so' io, e voi nun sete un ca$$o" come Padoa Schioppa.

(1) Liberalizzare il commercio conferendo una licenza scambiabile a tutti i commercianti, e abolire le licenze dopo un decennio. Niente permessi per iniziare attività commerciali: si apre e basta.

(2) Permettere a chiunque di effettuare scambi con qualsiasi moneta estera, oro, o certificati redimibili, o qualsiasi altra cosa. La domanda di moneta di stato diminuirebbe, e il potenziale di inflazione delle banche centrali ne verrebbe ridotto. Non si tenderebbe ad usare un numero enorme di monete, ma sarebbe più facile sbarazzarsi di quelle inaffidabili. Siccome ciò distruggerebbe il sistema monetario anzitempo, si dovrebbe fare solo dopo aver liberalizzato i mercati, per rendere più rapida l'inevitabile recessione.

(3) Prendere tutti i fondi per l'edilizia scolastica e per la scuola, decurtarli del 30%, e darli (in parti uguali) ad ogni individuo tra i 6 e i 19 anni per pagarsi la scuola. Dare a tutti il diritto di entrare sul mercato dell'istruzione. Privatizzare tutte le scuole, anche trasformandole in cooperative di professori, usare i fondi ottenuti con la privatizzazione per finanziare gli assegni. Dare il diritto di sfruttare eventuali fondi rimasti nell'assegno di studio per i libri o le vacanze studio o corsi di lingua. Detassare libri, scuole, corsi professionali e di lingua e vacanze studio. Impedire a stato ed enti locali di finanziare le scuole in qualsiasi modo alternativo.

(4) Fare la stessa identica cosa per la didattica nelle università. Togliere tutti i fondi per le università, tranne che per la Ricerca. Detassare tutte le spese in ricerca e le joint venture università-aziende.

(5) Privatizzare la RAI. Abolire l'Ordine dei giornalisti. Abolire i sovvenzionamenti alla stampa. Assicurare libertà di ingresso a stampa e TV di qualsiasi nuovo attore senza limiti. Permettere la concorrenza tra TV locali e nazionali e TV su internet o satellitari: le possibilità sono così tante che basta che lo stato si tolga di mezzo per avere più pluralismo.

(6) Estendere i benefici fiscali delle cooperative a tutte le imprese di qualsiasi dimensione, il che è equivalente ad eliminare tutti i privilegi legali e fiscali delle cooperative, ma senza aumentare le tasse. Abolire l'IRAP. Tagliare IRES. Tagliare le aliquote IRPEF. Tagliare le tasse sui capital gains. Introdurre una flat tax, detassare gli investimenti.

(7) Abolire gli enti superflui e le province. Assicurare la possibilità di dividersi o unirsi a livello di ente locale tramite referendum. I proprietari terrieri ai confini tra enti locali possono decidere a chi far capo. Mettere un limite ai deficit di tutti gli enti locali, ad esempio 0%, con picchi del 3% in caso di disastro. Mettere un limite al debito massimo degli enti locali, ad esempio il 20% del PIL generato localmente. Dare un tempo massimo per ridurre il debito, ad esempio 10 anni. Abolire tutti i trasferimenti dallo stato agli enti locali.

(8) Abolire il contratto nazionale del lavoro e lo statuto dei lavoratori. Ripristinare un mercato del lavoro su basi privatistiche. Eliminare ogni forma di privilegio sindacale, come la gestione dei fondi pensione, e ogni forma di trasferimento verso i sindacati.

(9) Abolire i dazi doganali, le quote, la politica agraria comune. Creare un fondo temporaneo per aiutare i produttori e i lavoratori dei settori danneggiati per far loro trovare un altro lavoro.

(10) Diminuire numero, benefit e salari a parlamentari, assessori, consiglieri, magistrati, ministri e portaborse. Globalmente si tratta di decine e decine di migliaia di persone. Il risparmio non sarà enorme, ma dimezzarne il numero e i salari qualche miliarduccio d'euro li farà risparmiare, no?

(11) Privatizzare tutte le aziende pubbliche, dopo aver liberalizzato i relativi mercati, vendere il patrimonio immobiliare statale a prezzi di mercato. Invitare Ryanair in tutti gli aeroporti italiani, privatizzare Alitalia, lasciandola colare a picco nel caso nessuno la voglia. Liberalizzare tutti i servizi pubblici locali, eliminando diritti di monopolio delle aziende pubbliche locali. Usare i proventi delle privatizzazioni per finanziare temporaneamente i tagli alle tasse in attesa di riduzione strutturale della spesa pubblica.

(12) Eliminare tutti gli albi professionali. Basarsi solo sulla responsabilità penale in caso di negligenza o civile in caso di danno di qualsiasi tipo. Dettare standard il cui rispetto meticoloso è condizione sufficiente per ridurre o eliminare la responsabilità civile e penale. Consentire un libero mercato degli standard tramite controllori e standardizzatori privati che certificano e assicurano i fruitori di servizi professionali, togliendo il rischio al singolo professionista.

(13) Passare per intero al sistema a capitalizzazione per le pensioni. Introdurre fondo nazionale per assicurare il capitale del risparmio previdenziale. Lasciare ai mercati finanziari il compito di decidere gli investimenti. Sperare che il non avere un gold standard non faccia crollare tutto (la riforma delle pensioni è impossibile senza una riforma della moneta). Impedire ai parlamentari di avere la pensione subito: si va in pensione con la rendita su ciò che si è effettivamente risparmiato, non con i soldi altrui. Usare i proventi della privatizzazioni per pagare le pensioni a chi va in pensione ora e non ha risparmiato abbastanza, posto che abbia almeno 65-70 anni o sia invalido, altrimenti lavorare! Introdurre possibili eccezioni per lavori logoranti: fare il politico non è un lavoro logorante.

(14) Bloccare le assunzioni nel pubblico impiego non appena l'abolizione dei privilegi sindacali abbia fatto riassorbire la disoccupazione. Incentivare lo spostamento dal pubblico al privato, ad esempio bloccando gli aumenti salariali nel settore. Sperare che raggiungano presto tutti l'età pensionabile. Farli lavorare. Licenziare i fannulloni. Usare la riduzione del numero di dipendenti pubblici per tagliare deficit e tasse.

(15) Introdurre corti di arbitrato scelte contrattualmente dalle parti per togliere lavoro ai tribunali civili, rendere la scelta delle regole indipendente dal Parlamento, e la velocità dei procedimenti e l'applicazione delle regole indipendente dai Magistrati.

(16) Liberalizzare le droghe leggere e la prostituzione. Liberalizzare le droghe pesanti solo in zone lontane dalle persone normali. Far pagare il conto al drogato e non al servizio sanitario nazionale. L'abuso di sostanza psicotrope è da considerarsi aggravante in caso di danni civili o reati penali.

(17) Permettere ai veterinari di esercitare la professione medica. Io non ho mai visto per la cura dei cani gli stessi problemi, ritardi ed inefficienze della cura degli esseri umani.

(18) Trasferire immediatamente la proprietà della parte di depositi bancari non coperti ma disponibili a vista dalla Banca ai suoi clienti, e finanziarci la riforma del sistema pensionistico.

Conclusioni: una riforma della moneta è necessaria, ma è inutile proporla a livello nazionale e non europeo. La riforma delle pensioniichiede prima la riforma della moneta: il sistema previdenziale attuale è nato quasi ovunque dopo che l'inflazione bellica aveva rovinato i risparmiatori. Qualsiasi riforma della moneta porterà ad una recessione nel breve termine: incentivare risparmi e investimenti e liberalizzare i mercati rende ciò meno doloroso e più rapido.

Come tutti i processi di liberalizzazione, le lobby cercheranno di conservare i propri privilegi, e usare una liberalizzazione selettiva per scopi di lotta politica. Non c'è modo di far fare qualcosa di buono alla politica, del resto. E' da notare che una serie di privilegi accordati a tutti rende tutti più poveri, e sembra non esserci una strada politica realizzabile per evitare questo risultato irragionevole.

A parte queste complicazioni, il precedente programma è realizzabile, in teoria. Il motivo per cui non lo sarà mai in pratica è perchè i politici sono troppo gelosi dei propri privilegi per mettere in pratica una cosa simile. E ciò equivale a dire che la politica è fatta dalle elite per le elite e non certo per il cosiddetto "popolo", anche quando è democratica.

Si potrebbe dire che il "popolo" vuole tutto ciò e non è la politica che lo impedice. Bene. Teniamoci quindi inflazione, disoccupazione, parassitismo, bassa crescita, eccetera. Il risultato non cambia.
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categoria:economia, politica interna, politiche sociali
giovedì, 28 febbraio 2008
Volevo dire qualcosa sul cosiddetto Neoliberismo, una cosa che non credo sia mai esistita. L'argomento è complesso e l'articolo probabilmente sarà molto lungo (e per una cosa che non esiste!). Penso di aver già scritto diverse volte tutto ciò che voglio dire in questo post, ma l'elemento di novità è che è la prima volta che lo scrivo per intero. Per motivi di spazio sarò molto assertivo e cercherò di evitare di argomentare le mie tesi. Chiaramente ogni singolo punto che segue richiederebbe un post a sé stante, ma gironzolando nell’archivio probabilmente si scoprirà che l’ho già fatto.

(1) Economia USA: lo stato attuale

L’economia USA è liberista a livello microeconomico e socialista a livello macroeconomico. Il micro-liberismo è evidente nel mercato del credito (è relativamente facile ottenere prestiti), nel mercato del lavoro (bassa disoccupazione, quasi assenza di disoccupazione di lungo termine) e nella facilità di creare aziende, spin-off, eccetera. Il macro-socialismo è evidente dal fatto che il prezzo della merce più importante per il funzionamento del sistema economico, il tasso di interesse, è fissato dalle autorità e non è libero: il tasso di interesse è fissato dalla Federal Reserve, che manipola l’offerta di moneta in maniera molto interventista, con finalità anti-cicliche e con scarsa attenzione all’inflazione dei prezzi.

(1a) Consumismo

Ciò che balza agli occhi nell’osservare l’economia americana è la quasi totale assenza di risparmi. Il consumo rappresenta una parte considerevole del PIL, e il tasso di risparmio degli americani è da diversi anni nullo o negativo. Per motivi contabili tale tasso è sottostimato, in quanto non si considerano i capital gains, ma non credo ci siano grosse differenze nel considerarli, senza contare che i valori dei capital gains sono enormemente inflazionati dalla politica monetaria.

(1b) Deficit commerciale

I risparmi devono essere uguali agli investimenti. Se i primi sono nulli, i secondi devono esserlo. Ma se gli investimenti vanno a zero, il capitale si deteriora e non viene ricostituito, e la frontiera delle possibilità produttive lentamente converge verso lo zero. Ciò è vero in un’economia chiusa: in un’economia aperta i risparmi possono provenire dall’estero. E’ ciò che succede negli USA: gli investimenti USA sono di fatto resi possibili dai risparmi esteri, soprattutto cinesi e giapponesi. Se non vediamo aziende americane diventare di colpo cinesi e giapponesi, oltre che per il protezionismo, è solo perché gli investitori stranieri hanno una notevole passione per le securities a basso tasso di interesse, come i buoni del Tesoro, e le obbligazioni non danno diritti di proprietà. Potrebbe darsi che tale enorme deficit commerciale sia solo dovuto alle buone prospettive di crescita dell’economia USA, ma anche adesso che stanno entrando in recessione il deficit commerciale continua ad essere notevole. Probabilmente è tutta una conseguenza della politica monetaria.

(1c) Debiti

Un’altra cosa che salta all’occhio ad osservare l’economia americana è la marea di debiti su cui è poggiata. Ciò è necessario a livello macroeconomico perché, in assenza di risparmi, soltanto indebitandosi è possibile fare investimenti. Ma in realtà tali debiti servono anche per il consumo (e.g. pagamenti a rate) e per finanziare la spesa pubblica in deficit (si veda dopo). Il debito è sia pubblico che privato, e se ricordo bene il secondo è molto maggiore del primo, pur enorme. Se da una parte ciò è l’effetto positivo dell’efficienza del sistema creditizio, la mia idea è che è in gran parte l’effetto delle distorsioni monetarie.

(1d) La spesa pubblica

La spesa pubblica USA è molto aumentata negli ultimi anni e ci sono ottime ragioni per credere che continuerà ad aumentare nei prossimi. Una delle ragioni è la politica sociale di Bush: convinto socialdemocratico, è riuscito a fare passare legislazione del costo di centinaia di miliardi di dollari nel campo della politica sanitaria. Un’altra è la politica militare: due guerre, nessuna delle due definitivamente risolta a distanza di alcuni anni, e una politica estera tendenzialmente attivista, in un mondo che ha forti tendenze verso un’ulteriore instabilità, in parte causata da queste politiche. Un’altra è che i baby-boomers prima o poi dovranno pure andare in pensione.

(1e) Gap salariale

Tutto quanto detto finora è essenzialmente macroeconomico. Una strana tendenza microeconomica in atto è invece l’aumento delle differenze salariali tra i lavoratori qualificati e quelli non qualificati. Le cause possibili sono molte e saranno elencate nelle conclusioni. La spiegazione che mi piace di più è che la dipendenza da risparmi esteri riduce la domanda di lavoro interno e quindi riduce i salari. Non è affatto detto che questa sia l’unica forza in gioco. Potrebbe non essere nemmeno la principale.

(2) Deficit commerciale

Se trascuriamo aiuti allo sviluppo e trasferimenti netti di moneta, abbiamo che il deficit commerciale di una nazione deve essere uguale al flusso di risparmi verso questa nazione. Se una nazione ha un elevato deficit commerciale, sta importando risparmi, e finanziando i propri consumi e investimenti coi crediti esteri. Il contrario accade se c’è un avanzo commerciale, come ad esempio in una delle economie più macroeconomicamente sane dell’Occidente, la Germania.

(2a) Deficit per finanziare investimenti

Un pesante deficit commerciale indica anche un elevato flusso di risparmi esteri. Se tale flusso di risparmi è impiegato per gli investimenti, l’economia può crescere e accumulare capitale. La speranza è che il reddito futuro generato da questi investimenti servirà appunto a pagare il debito estero. Non è così che vanno le cose negli USA, anche se chiaramente almeno in parte il deficit commerciale finanzia gli investimenti.

(2b) Deficit per finanziare consumi

Per motivi pratici tutta la spesa pubblica può essere considerata consumo. Ciò non è strettamente vero, nel senso che se lo stato costruisce aeroporti questo è un investimento, però penso la cosa sia trascurabile. Supponiamo che una nazione si indebiti per i consumi privati e per la spesa pubblica corrente: tale debito sarà pagato con i futuri redditi privati e le future tasse del governo. Ciò distingue il debito al consumo dal debito per investimenti. Il debito per consumo genera domanda di produzione estera, in quanto non fornisce fondi per investire nella produzione domestica. Ciò deprime sicuramente i salari interni, nonostante l’elevato indebitamento e il maggiore consumo possano probabilmente coprire questo fenomeno sotto forma di un PIL maggiore.

(3) Effetti della politica monetaria

L’analisi degli effetti della politica monetaria varia molto a seconda della Scuola economica di appartenenza. Quello che sto per dire penso lo possa confermare chiunque non creda al walrasian real business cycle, tranne per l’ultimo punto che è tipicamente Austriaco.

(3a) Consumismo

L’espansione monetaria riduce i tassi di interesse reali e quindi disincentiva il risparmio. Ciò aumenta i consumi. Questo spiega il consumismo USA, non spiega perché gli stranieri abbiano sostenuto l’economia USA: si è trattato di una scelta delle Banche Centrali dell’Estremo Oriente, e in parte perché l’economia USA è comunque solida a livello microeconomico e probabilmente affidabile da quello legale. Chiunque si sia esposto ai coriandoli verdi per questi motivi ha trascurato il rischio di cambio. Sulla sostenibilità dell’inflazionomia tornerò dopo.

(3b) Debiti

Se scendono i tassi, aumenta anche la convenienza ad indebitarsi, in quanto costa di meno. Tali debiti possono essere impiegati per investimenti o per consumo (e per la spesa pubblica). Il primo tipo di impiego è la causa degli effetti non-neutrali della politica monetaria. C’è poi un meccanismo che opera accanto a questo e che ha effetti simili: l’espansione monetaria crea una sopravvalutazione degli asset finanziari, che viene usata come collateral per chiedere altri debiti: finché tutto funziona, ci si indebita con l’idea di essere ricchi.

(3c) Rischio

Bassi tassi di interesse significano anche bassi premi per il rischio. Se l’abbondante liquidità rende impossibili i fallimenti, e se il tempestivo intervento della Banca Centrale per salvare organizzazioni finanziarie in crisi rende di fatto nullo il rischio, allora si creerà, per moral hazard, una sovraesposizione sistematica al rischio. Il problema è che quando la situazione si farà meno ottimistica, si avrà un flight to quality, un aumento degli spread, e qualcuno rimarrà con la scopa in mano.

(3d) Credit addiction

Questo punto, non si sa perché, è tipicamente Austriaco e trascurato da tutti. Se l’espansione monetaria stimola l’economia rendendo più economici gli investimenti, di fatto ciò significa che il canale attraverso cui la non-neutralità monetaria agisce sono i risparmi forzati: risorse tolte ai consumatori e date agli investitori, che hanno accesso ai crediti, che sono moneta, e che quindi possono comprare più risorse. Chiaramente, una volta iniziati investimenti di lungo termine in quantità superiore a quella sostenibile data la disponibilità reale a risparmiare, un eventuale reality check implicherebbe un crollo del valore degli asset, l’abbandono di molti investimenti e una redistribuzione inversa dagli investitori ai consumatori.

(4) Condizioni per l'inflazionomia

In un mondo di moneta neutrale, la politica monetaria non avrebbe effetto: ogni espansione produrrebbe inflazione, e le variabili reali rimarrebbero immutate. Ciò non è vero, ovviamente. Ma prima o poi comunque l’inflazione monetaria diventa inflazione dei prezzi. Cosa influenza la tempistica del redde rationem? Si noti che se la politica monetaria deve drenare risorse dai consumi agli investimenti in maniera sistematica, non può permettersi di frenare l’espansione monetaria, per evitare recessioni, ma ha bisogno che qualcosa o qualcuno non faccia aumentare il tasso di inflazione dei prezzi.

(4a) Domanda estera di dollari

Una prima risposta sono le Banche Centrali dell’Estremo Oriente che fanno incetta di dollari per usarli come base per le loro politiche di espansione monetaria. La Cina ha creato una buona parte della propria industrializzazione su questa politica. In questi mesi ha avuto problemi di inflazione in rialzo, e questa politica potrebbe non durare in eterno. Sicuramente non vivrà più a lungo delle necessità di industrializzazione cinesi. Negli ultimi mesi si è parlato di decoupling dell’economia cinese da quella americana, che fa pensare ad un’economia che può fare a meno della domanda estera (per controllare che non scrivo stupidaggini, ho scoperto che la borsa di Shangai ha perso il 25% dalla crisi di Agosto, dire che è disaccoppiata forse è troppo…). La domanda di moneta ne aumenta il valore e tiene bassi i prezzi.

(4b) Offerta estera di risparmi

L’economia USA è nutrita da risparmi esteri. L’offerta estera di risparmi tiene bassi i tassi di interesse con cui l’economia USA si finanzia. Senza questa offerta di risparmi l’economia USA, del resto, non potrebbe né crescere né mantenere intatta la struttura produttiva, non avendo risparmi da investire.

(4c) Apertura dei mercati internazionali

Se non fosse caduto il Muro di Berlino, o non fosse finito il Maoismo, probabilmente la storia economica degli ultimi venti anni sarebbe stata molto diversa. I vantaggi di specializzazione legati all’apertura al commercio internazionale sono potenzialmente enormi: al di là di (4a) e (4b), quindi, ci sono ampie possibilità di aumentare la produttività, e quindi tenere bassi i prezzi.

(4d) Innovazione tecnologica

Anche l’informatica e la telematica hanno avuto un ruolo fondamentale, non tanto nel boom insostenibile dell’e-commerce, quanto nel rendere rapido e flessibile il commercio internazionale, nel migliorare la produttività aziendale, nel gestire l’organizzazione aziendale.

(4e) Deregulation finanziaria

La deregulation finanziaria è una delle poche cose vere del Neoliberismo. Si sentono spinte per una ri-regulation perché il libero mercato è incompatibile con la manipolazione della moneta da parte dello stato. E’ anche vero che per evitare una recessione è assolutamente necessario che i mercati finanziari conservino la loro efficienza. Il sistema di micro-liberismo e macro-socialismo è l’ideale per i politici: crea un capro espiatorio (il Neoliberismo), aumenta l’efficienza produttiva, e tiene sotto controllo i prezzi, consentendo una più lunga manipolazione del sistema creditizio da parte del governo. Il sistema è così bello che se non fosse auto-distruttivo sarebbe una cosa geniale.

(4f) Deregulation economica

La deregulation economica tiene bassi i prezzi, e rende l’economia più ricettiva verso il credito. In Italia, ad esempio, la gente non investirebbe neanche a tassi nulli, tra albi, leggi, regolamentazioni, sindacati e il doppio sistema fiscale (stato + mafia). Negli USA la maggior parte di questi problemi sono stati risolti da Reagan negli anni ’80.

(5) Conclusioni

Il Neoliberismo non esiste. Esiste un sistema economico fallimentare (il military-welfare state) che Reagan ha salvato negli anni ’80 con una qualche dose di deregulation, flessibilità, e massicce dose di iniezioni creditizie.

(5a) L'apertura commerciale è un must

L’apertura commerciale degli USA non può essere messa in discussione. Se venissero a mancare i risparmi esteri, o la domanda estera di moneta, o se l’economia vedesse un tonfo della produttività e dell’efficienza legato a nuove massicce regolamentazioni e politiche microeconomiche interventiste, come negli anni ’70, semplicemente cadrebbe in una spirale staflazionistica. Si badi bene: potremmo già essere in una stagflazione. Ma tutte le politiche interventiste a questo punto aggiungerebbero danno a danno. L’unica è sperare che la politica monetaria possa continuare senza crack-up boom (la speranza di Bernanke) oppure fare politiche di riforma liberiste radicali, fermare la Federal riserve, attendere la recessione e la crisi bancaria, e uscirne il più presto possibile grazie appunto alla maggiore efficienza che il liberismo garantirebbe. Gli USA hanno scelto la prima strada. Il che vuol dire che moriranno di iperinflazione.

(5b) Possibili spiegazioni per il gap salariale

Le spiegazioni possibili dell’aumento del gap salariale tra lavoratori qualificati e non qualificati sono molti. Ne ho spiegata una: il consumismo e il deficit commerciale consumption-driven (se fosse investment-driven, ci sarebbero investimenti maggiori negli USA, e la produttività del lavoro aumenterebbe notevolmente, e con questa i salari!). Ce ne sono altre: la tecnologia aumenta la domanda di skilled labor contro l’unskilled labor; i lavoratori cinesi fanno concorrenza agli unskilled americani dalla Cina; i lavoratori messicani fanno concorrenza agli unskilled americani direttamente dal territorio USA. Non ho motivi per credere o non credere nella spiegazione tecnologica: nei libri di economia viene affermata ma non viene argomentata. La concorrenza dei messicani può essere una spiegazione. Quella dei cinesi non credo: per importare dall’estero infatti un capital account surplus, cioè un flusso di capitali dall’estero. In pratica, se gli USA risparmiassero non avrebbero un capital account deficit, e quindi la domanda di merci cinesi non sostituirebbe quella di merci americane in proporzioni significative come quelle attuali. La vera domanda è: perché così pochi risparmi e così tanti debiti?

(5c) Liberismo e interventismo in Reagan

Il Neoliberismo è un mito. La componente vera del mito del Neoliberismo è che c’è maggiore efficienza e flessibilità, in settori cardine come il mercato del lavoro, i mercati finanziari e il commercio internazionale. Il problema è che questa si accompagna ad un socialismo monetario incompatibile con la sopravvivenza di lungo termine di un’economia capitalista avanzata. La cosa geniale è che le poche gocce di Neoliberismo che sono state introdotte negli anni ’80 hanno reso tutto ciò possibile: liberalizzare per facilitare l’interventismo governativo. Se non fosse per le probabili tragiche conseguenze di queste politiche, ci sarebbe da rimanere estasiati di fronte a tanto genio.

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categoria:economia
mercoledì, 27 febbraio 2008
Basta con l'ossessione totalitaria per il controllo. L'importante sono che alcuni principi di base vengano rispettati.

Germanynews in un'intervista al Prof. Lottieri sull'integrazione e l'assimilazione dei turchi in Germania.
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categoria:islam, liberalismo
mercoledì, 27 febbraio 2008
Ho commentato su Austrian Economics con una mia pippa mentale: uno dei commenti parlava di una politica monetaria di gold price targeting invece che di consumer price index targeting, e mi sono ricordato di alcune discussioni di Hayek in "La denazionalizzazione della moneta".

Gold in the gold standard was used as money or for redemption at demand for money. I don't think that this is equivalent to gold price targeting.

Actual gold price has no exchange value, it has an industrial/jewelery use value and an inflation hedging investment use value. It has no exchange value from monetary use because there's quite no monetary use of gold nowadays. In the XIX century, monetary excesses would have resulted in gold losses. In a gold price targeting monetary policy setting, it wouldn't.

I believe that if the Central Bank had a commodity price target it would be less inflationary, because commodities are interest-rate sensitive and thus they immediately react to monetary excesses, while consumer pricese react only after the Fisher effect has worked itself out of the price system and ovewhelmed the Wicksell effect.

But this has nothing to do with gold, in my opinion: a copper price targeting or an oil price targeting would do the same (although the price of oil is extremely variable because of political and technical reasons, so it's not suitable for this purpose, but that's another problem).

Qui.
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categoria:economia
mercoledì, 27 febbraio 2008
Proprio mentre Ben Mugabe Bernanke sta facendo quello che tutti i consumatori di prodotti Amazon sognano, e cioè distruggere il valore del dollaro, con l'euro che sale a 1.50$, alla dogana continuano a non farmi passare quasi un solo pacchetto senza derubarmi di qualche euro. M'avevano detto che era per un limite di spesa di 50€, ma non è vero: ho pagato tasse anche per pacchi da 20-25€.

Probabilmente, il Fisco, arrabbiato con i cittadini perchè non parassiteggia abbastanza, se la prende anche con i consumatori di cultura, oltre ovviamente con i consumatori di cibo, medicinali, eccetera.

E tutto questo per cosa? Per quali servizi paghiamo il 50% del nostro reddito? Per politiche commerciali che fanno aumentare i prezzi? Per politiche pensionistiche dissennate che non daranno nulla alle nuove generazioni? Per politiche del lavoro che causano disoccupazione di massa? Per politiche sociali che riducono la crescita e quindi i redditi? O semplicemente per fare campare un enorme esercito di politici e burocrati che non hanno nulla da dare alla società?

Inutile illudersi: in democrazia nessuno è libero di difendersi dalle ruberie della classe dirigente. Qual è la differenza tra il finanziere che parla dell'immoralità dell'evasione e il mafioso che si lamenta dell'indisponibilità di alcuni a pagare il pizzo? Prima di parlare di immoralità dell'evasione, qualcuno dovrebbe indicarmi dov'è la moralità della politica.

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martedì, 26 febbraio 2008
Il tema della secessione è tornato alla ribalta delle cronache per via dei problemi in Kosovo. Cosa stia succedendo, o, meglio, perchè stia succendo non è proprio chiaro. Le interpretazioni sono diverse, e c'è chi dice:
  • E' un errore della politica estera della NATO, andata fuori controllo per leggerezza;
  • E' frutto del moralismo della politica estera americana;
  • Così faremo pagare a Putin il casino che sta facendo con l'Iran.
Ho le idee confuse, e nei limiti in cui non lo sono, è merito delle discussioni con Wellington. In linea di massima, però, un pizzicarsi tra grandi potenze mi sembra una spiegazione realistica: la speranza è che i pizzicotti diano vita ad accordi senza che si arrivi all'uso della forza.

Quindi credo che l'interpretazione più realistica sia: la Russia rompe da anni, e gli USA e l'Europa si stanno attrezzando per ridurla a più miti consigli. Ogni strategia di frizione che si basi sul buonsenso delle parti è rischiosa, soprattutto in politica, dove il buonsenso non è di casa; ma questa spiegazione mi sembra molto più realistica delle altre.

Il problema di questa strategia è che nessuno rischierebbe anche un solo uomo per il Kosovo, a meno che non sia serbo, kosovaro, o... russo. Per questo motivo non riesco ad escludere che si tratti di una situazione parzialmente andata oltre le intenzioni.

Però Wellington m'ha fatto leggere un articolo che conferma la terza interpretazione: gli USA vogliono regalare una portaerei all'India. Quindi, ad occhio, direi che le cose stanno così:
  • A1 La Russia minaccia di sospendere forniture di gas naturale;
  • A2 Uccide spie in pubblico;
  • A3 Avvelena politici avversari;
  • A4 Si lamenta se i suoi vicini temono la sua politica e vogliono essere protetti dalla NATO;
  • A5 Aiuta l'Iran, anche nel programma nucleare.
A questo punto la risposta occidentale è:
  • B1 Allargare la NATO in Europa Orientale;
  • B2 Danneggiare la Serbia;
  • B3 Allontanare l'India dalla Russia;
  • B4 Danneggiare l'industria militare russa.
La spiegazione sembra realistica, però mi aspetterei anche:
  • C1 Mettere il naso nella politica russa cercando di aiutare gli oppositori di Putin;
  • C2 Ridurre l'esposizione europea alle non affidabili forniture di gas russe;
  • C3 Aiutare la Cecenia, popolo massacrato dall'Armata R(u)ssa negli ultimi venti anni;
  • C4 Dipingere Putin come un dittatore (non è che ci voglia molto).
Lo scopo della strategia è: tu smettila con A1-A5, noi la smettiamo con B1-B4, e non facciamo C1-C4. Uno scambio di pretese alla Bruno Leoni, diciamo. Può funzionare, a patto che ci sia sufficiente buonsenso tra le parti per realizzare che il muro contro muro è molto più costoso dell'indifferenza reciproca.

Sarebbe anche opportuno che l'Occidente concentrasse i motivi di frizione con la Russia solo a pochi temi importanti, tipo non mettere in pericolo la sicurezza dell'Europa, soprattutto Orientale e non aiutare l'Iran, ed evitare frizioni gratuite, a meno che non sia un "tit for tat" come quello visto ora (a parer mio, la guerra in Serbia del 1999 era una frizione gratuita e difficilmente giustificabile alla luce di costi e benefici).

Un altro potenziale problema è accordare i fini (contenere la Russia) coi mezzi (in questo caso, provocando frizioni su vari teatri e proponendo uno scambio leoniano), invece che limitarsi a fare moralismo senza uno scopo (tipo "Boicottiamo le Olimpiadi a Pechino"), che è costoso e privo di benefici reali. Siccome la retorica moralista serve all'opinione pubblica ma non è in genere una spiegazione dei fatti della politica internazionale, si potrebbe anche trascurare, ma potrebbe influenzare la politica attraverso l'opinione pubblica, quindi meglio mettere le cose in chiaro.

Ovviamente le liste A, B e C sono incomplete... è possibile allungarle ad libitum.

Comunque, normativamente, sono contento per i kosovari, un po' meno per le enclavi serbe.

PS Mi piace molto anche che ritorni alla ribalta una recente guerra (Serbia, 1999) dove l'ONU è stata bypassata da tutti i paesi europei (la Russia avrebbe messo il veto e l'ONU si sarebbe bloccata), che solo pochi anni dopo (Iraq, 2003) hanno finto di credere nella legittimità della stessa organizzazione per opporsi alla politica estera USA. Come sembre, distinguere i fatti dalla retorica è difficile: l'ONU non sembra essere un attore della politica internazionale, ma più che altro un artificio retorico.

PPS Corollario: considerando che l'unico problema di sicurezza reale per l'Europa è la Russia, può darsi che il rafforzamento della Russia negli ultimi anni stia portando ad un riavvicinamento del mondo occidentale, che si era diviso sulla questione iraqena. Per questo parlo di politica occidentale.
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categoria:usa , politica internazionale
lunedì, 25 febbraio 2008
"La responsabilità sociale delle imprese serve per bilanciare l’irresponsabilità sociale dei politici"

Libertyfirst, 2008.

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lunedì, 25 febbraio 2008
L'articolo di Williams sulla difesa intellettuale della libertà, recentemente pubblicato dall'IBL, mi ha fatto pensare una cosa che a me sembra banale, ma non sono convinto che lo sia per tutti.

La dicotomia tra giusnaturalismo e consequenzialismo è basata su un malinteso.

Il consequenzialismo non è una dottrina morale, perchè i criteri con cui si giudicano le consequenze non possono derivare tale conseguenze: sono sempre giudizi di valore. Quindi il consequenzialista semplicemente nasconde giudizi di valore da qualche parte. Quando si appella alle conseguenze, usa un artificio retorico: quello che sta in realtà facendo è appellarsi alle sue valutazioni delle conseguenze, che sono appunto giudizi di valore.

Tempo fa, sul blog del Prof. Mankiw, uscì un articolo che mostrava che le tasse sugli spilungoni avevano certe conseguenze: l'articolo era ironico e il suo scopo era probabilmente mettere in discussione determinate convinzioni riguardo l'auspicabilità dell'efficienza economica. Un professore della GMU difese l'articolo: "Certo che l'approvo! Tale politica è un miglioramento sociale!". Il professore sembrava aver dimenticato la Legge di Hume: pensava che le conseguenze si giudicassero da sole, come se il concetto di "miglioramento" non implicasse giudizi di valore.

Da un certo punto di vista il consequenzialismo è ovvio: chi giudicherebbe qualcosa senza considerare le conseguenze? La favola della cicala insegna ai bambini a tenerne conto da più di due millenni. Tutta un'altra questione è invece passare dal mondo dei fatti a quello dei valori, passaggio logicamente necessario quando si deve prendere una decisione.

Chi dice di guardare solo alle conseguenze e poi propone il da farsi in base alle sue teorie o è uno sprovveduto o è un ciarlatano, o, più semplicemente, sta supponendo che quelle conseguenze sono insopportabili, e questo è un giudizio di valore. Questo è quello che accade la maggior parte delle voltre, anche se nella retorica del consequenzialismo si tende a dimenticarlo.

D'altra parte, ho come l'impressione che il campo opposto sbagli in maniera simmetrica: vedono ogni analisi delle conseguenze con sospetto. Come se le conseguenze da sole potessero fare concorrenza ai loro principi morali! Ovviamente non possono, trattandosi di due cose ontologicamente distinte. Ho sfogliato diversi libri e non ho trovato istanze di questo errore, ma negli strati inferiori della cultura a cui io stesso appartengo probabilmente l'errore è frequente.

La distinzione è quindi basata su un errore di categorizzazione.
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categoria:filosofia