lunedì, 31 dicembre 2007
In un attacco di megalomania mi sono messo a parlare di economia con dei professori... così prenderò le botte di fine anno. :-)

Il tema è: il credito fiduciario crea automaticamente disequilibrio intertemporale, oppure soltanto una parte di questo è pericolosa?

Il paper di cui parlo, di Selgin e White, è questo.

Io personalmente ritengo che il legame tra livello dei prezzi e investimenti sia labile, ammesso che esista effettivamente, invece mi si dice che l'equilibrio monetario è importante per evitare i cicli. Va bene, sicuramente un evento imprevisto può causare problemi economici, ma curarlo con il credito fiduciario secondo me significa aggiungere alla recessione in corso un nuovo ciclo, stavolta Austriaco.

Il post è questo, su Austrian Economists, che è uno dei più interessanti della rete, ma su cui scrivo poco per timore reverenziale.
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categoria:economia
lunedì, 31 dicembre 2007
Malinvestment o rischio?

Non bisogna confondere il malinvestment con l'instabilità bancaria e finanziaria. Il malinvestment crea instabilità: anche se venisse tolta la possibilità di fallire (scopo del central banking), il malinvestment rimarrebbe.

Il malinvestment è infatti la creazione di una struttura produttiva insostenibile ad opera dell'effetto Wicksell. La non-sostenibilità del boom è legata al fatto che le risorse investite non sono effettivamente risparmiate: quindi non appena la moneta finirà nelle mani degli ultimi possessori, questi consumeranno e causeranno scarsità di fattori di produzione. La struttura intertemporale è insostenibile, dunque, a meno che non si continuino a drenare risorse dai consumatori agli investitori tramite nuove iniezioni creditizie (altro scopo del central banking).

La non-sostenibilità dei piani di investimento è una delle cause dell'instabilità bancaria, anzi, rende questa inevitabile in condizioni di malinvestment. Il fatto che gran parte degli effetti negativi visibili dell'inflazione si vedano nei fallimenti bancari (contrazione del credito), nel mercato del lavoro (disoccupazione) e nella capacità inutilizzata (beni capitali sub-marginali) non significa che il malinvestment sia un problema del secondo ordine: è infatti la causa di tutto ciò.

Eppure si tende a vedere il ciclo soltanto come un problema di solvibilità delle banche (rischio-liquidità) o degli investitori (rischio-credito), e, più di recente, per via del boom del credito al consumo, anche delle famiglie (anche questo è rischio-credito). Non c'è dubbio che questi fattori siano importantissimi: sono però secondari, non perchè trascurabili, ma perchè derivati da un altro processo precedente, primario… il malinvestment, appunto.

Il problema è che il malinvestment fa sì che prima o poi ci saranno delle aziende indebitate con le banche che non potranno ripagare i propri debiti, perchè gli investimenti non rendono (non potendo tutti essere completati per mancanza di mezzi materiali). Questi fallimenti sono causati dall'espansione creditizia precedente, e sono inevitabili...
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categoria:economia austriaca
lunedì, 31 dicembre 2007
Chiedo delucidazioni giuridiche su un tipo di azione che a me sembra illegale, a meno che non sia effettivamente indicato al cliente. Non mi interessa tanto cosa dice il diritto positivo, visto che è possibile dichiarare legale qualsiasi crimine, se si hanno sufficienti voti, quanto come interpretare questo tipo di azione. Faccio cinque esempi che a me sembrano truffe, e cinque controesempi che non sono truffe, perchè il "trucco" è esplicitato, ma che probabilmente verranno valutati molto meno dai consumatori.

ESEMPI

(1) Overbooking

Una compagnia aerea ha un aereo da cento posti, e vende 105 biglietti, perchè sa che nel 99% dei casi 5 viaggiatori si ritirano all'ultimo momento. Almeno un viaggiatore su 100 ogni 100 voli (cioè almeno 1 su 10000) rimane a piedi, e viene evidentemente danneggiato. La compagnia aerea deve secondo me pagare tutti i danni, diretti (il viaggio) e indiretti (le prenotazioni di hotel, nel caso turistico, o le opportunità di guadagno perdute, nel caso di viaggio d'affari). C'è un'ulteriore perdita di credibilità della compagnia, si spera.

(2) Mare o montagna?

Un costruttore ha una casa in una zona dove ci sono sia il mare che la montagna, e la vende ad una famiglia che sa andare solo al mare, d'estate. Dopo incontra un'altra famiglia, che sa andare solo in montagna, d'inverno, e vende loro la stessa casa. Farà un po' di salti mortali, in autunno e in primavera, per cancellare le tracce del passaggio dell'altra famiglia. In ogni caso, c'è il rischio che entrambe le famiglie si ritrovino nella stessa casa nello stesso giorno.

(3) Bungalow

Un caso più realistico è che ci siano 80 bungalow, la ditta vende 100 bungalow a disponibilità immediata, ma non assicura sempre che la stessa famiglia ospiterà lo stesso bungalow ogni volta che si ripresenta. Il bungalow diventa quindi un bene fungibile. Finchè meno del 80% delle famiglie si presenta contemporaneamente, nessuno si accorge del trucco... un giorno arrivano 81 famiglie, e ci si accorge che manca un bungalow.

(4) Fractional reserve banking - A

In una banca deposito 1000$, con la garanzia che potrò ritirarli immediatamente e senza rischio a richiesta. La banca, sapendo che in media solo il 10% dei depositi viene richiesta, ne presta 900$ ad un'azienda, che quindi riceve il diritto ad usare immediatamente e senza rischio 900$... esistono quindi 1000$, ma 1900$ titoli sui dollari. Finchè io e l'azienda non ci accorgiamo del trucco, nessuno si accorge di nulla, ma le dinamiche del ciclo economico fanno sì che prima o poi la crisi bancaria ci sarà con una probabilità di circa il 100%, punto in meno punto in... no, niente punto in più.

(5) Fractional reserve banking - B

Ad una banca presto 1000$, che mi verranno restituiti tra un anno. La banca presta 3000$ ad un'azienda, sapendo che entro un anno avrà tutti i flussi di cassa necessari per pagarmi capitale e interesse. La banca crea però 3 titoli immediatamente convertibili in dollari per ogni dollaro che possiede: prima o poi ci si potrebbe accorgere del trucco.

CONTROESEMPI

(1) Overbooking

La compagnia aerea assicura che c'è il 99%, ma non il 100% della probabilità di ottenere un posto... parte dei clienti, per viaggi importanti, scappa via, il valore del servizio della compagnia ne viene diminuito. I clienti rimanenti non hanno diritto al rimborso.

(2) Mare o montagna?

L'agenzia immobiliare non vende la disponibilità della casa in ogni istante, ma fa due contratti d'affitto stagionali separati (che ovviamente varranno molto meno della casa intera), anche se non è un affitto perchè dura a vita, e più una multiproprietà stagionale. Oppure dice ai clienti che il primo che arriva alloggia: dubito che i clienti saranno tanto contenti.

(3) Bungalow

Si tratta di un caso di overbooking, come (1), ma in realtà è la versione fungibile del caso (2).

(4) Fractional reserve banking - A

La banca mi assicura che c'è la possibilità che non riavrò indietro i dollari, e il cliente chiederà interessi per essere ricompensato di questo rischio (non ha senso guadagnare interessi su un deposito convertibile a vista, visto che non c'è alcun costo per il cliente, che, anzi, ottiene un servizio, e quindi dovrebbe pagare). Siccome la moneta circola, bisogna stare attenti a dichiarare che il certificato di deposito non è un certificato di deposito, ma ha un rischio implicito (dipendente dalle azioni delle banche, e non da eventi naturali incontrollabili!). Alternativamente, la banca decide contrattualmente che può unilateralmente trasformare il contratto di deposito un contratto di prestito, pagando un interesse sufficiente a compensare il cliente. Idem per coloro che impiegheranno il certificato mentre circola.

(5) Fractional reserve banking - B

La banca dice all'azienda che il proprio deposito non è affatto convertibile a vista con certezza, e i fornitori e i dipendenti della banca devono sapere del rischio che corrono nell'accettare assegni ottenuti dai depositi in questione.

CONCLUSIONI

Parrebbe che ci siano due possibilità: non è possibile vendere due titoli impiegabili immediatamente su una sola proprietà in proprio possesso. Questo è diverso da un prestito andato a male, perchè il debitore ha un certo periodo di tempo per ottenere i fondi per ripagare capitale e interessi, ma il depositario deve contrattualmente dare immediatamente quello che ha, e quindi non può non averlo.

E' possibile trasformare il contratto in qualcos'altro, eliminando la logica impossibilità di garantire la conversione a vista di titoli che non si possiedono, ma molto probabilmente tali titoli verrebbero venduti scontati, in quanto rischiosi. E' quindi possibile concepire questi contratti come legittimi, a patto che gli utilizzatori ne vengano informati. Si noti che, nel caso delle banche, le dinamiche del ciclo economico implicano che prima o poi ci sarà una crisi bancaria, e se i depositanti e le aziende lo sapranno, ne trarranno probabilmente le conseguenze.
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domenica, 30 dicembre 2007

Credito fiduciario e investimenti

I piani di investimento richiedono tempo per poter essere completati; i beni capitali durevoli si "ripagheranno" solo dopo molti anni di impiego; la produzione richiede fattori di produzione complementari per potere essere completata, dunque il capitale è eterogeneo; alcuni fattori, specifici, hanno un prezzo particolarmente sensibile alle variazioni ai margini; i prezzi dei beni durevoli sono molto sensibili al tasso di interesse; è facile in genere posticipare una spesa, ma è difficile se non impossibile anticipare i flussi di cassa attesi dall’investimento: queste proposizioni (praticamente auto-evidenti) formano la teoria Austriaca del capitale.

Dobbiamo quindi immaginare l'equilibrio economico (tendenziale) come una situazione in cui ogni qual volta serve un determinato fattore di produzione (terra, lavoro, e, soprattutto, beni capitali, fissi e circolanti), l'investitore lo trova effettivamente. Questo significa che ci devono essere sufficienti risparmi (i "capitali liberi") per poter far funzionare il sistema economico, e che i flussi di produzione devono essere coordinati. Possiamo dire in maniera più semplice che piani di risparmio e piani di investimento devono essere coordinati intertemporalmente.

Sorge naturale quindi la domanda: come si pone la politica monetaria in funzione delle scelte intertemporali? E' neutrale, è non-neutrale? Ha effetti di breve termine, ha effetti di lungo termine? Fa bene, fa male? Ha controindicazioni, effetti collaterali, è sconsigliata sotto i sei anni? Leggere attentamente le avvertenze.

La politica monetaria non è neutrale: influenza la struttura produttiva, influenzando le scelte di investimento. Questo effetto non può concentrarsi nel breve termine, perchè i beni capitali durevoli (e specifici) sono i più colpiti dalle politiche monetarie, e la loro esistenza economica è di anni... dopo due anni, gli effetti dell'iniezione monetaria sull'output si dicono conclusi (questo è accettato anche dai neoclassici)... ma rimangono "cadaveri" economici sotto forma di beni capitali mal-investiti, inutilizzabili, spesso sub-marginali, o comunque impiegati in perdita: errori accumulati, capacità inutilizzata, cioè malinvestment. Nel lungo termine, politiche inflazionistiche possono essere sistematicamente distorcenti del sistema economico, anche influenzando la preferenza per le scelte di risparmio/consumo, o il livello di indebitamento, o la percezione del rischio.

A parte questi dettagli:

  • Non è possibile che la politica monetaria NON influenzi gli investimenti... altrimenti non influenzerebbe la produzione e sarebbe neutrale. Per influenzare gli investimenti, NON può avere soltanto effetti nominali.
  • Il canale è in genere il seguente: chi ha nuova moneta può comprare risorse reali, mentre i successivi utilizzatori di moneta “compreranno” soltanto l'inflazione altrui. Ciò è noto da circa 200 anni come effetto Cantillon, dal nome del primo economista che lo studiò.
  • L'effetto Cantillon da solo non basta a spiegare il boom: ad esempio, una redistribuzione di risorse dagli investimenti al consumo tutto farebbe tranne creare un boom economico, togliendo infatti risorse alle imprese. Serve un effetto Cantillon dal consumo agli investimenti, e non viceversa, il che è equivalente ad una riduzione del tasso di interesse REALE indotto dall'iniezione monetaria.
  • Tale effetto, da circa 100 anni, si chiama effetto Wicksell, che è quindi un caso particolare dell'effetto Cantillon. Tale effetto avviene perchè l'iniezione della nuova moneta avviene nel mercato del credito, quindi l'effetto non-neutrale è indissolubilmente legato al moltiplicatore monetario (e quindi al credito fiduciario, che è appunto il credito non coperto, cioè moltiplicato).
  • L’aspetto da studiare delle iniezioni di moneta è come queste si rapportano alle scelte intertemporali, se siano cioè vantaggiose per gli investitori o vantaggiose per i consumatori o neutrali.

L'iniezione di oro appena fuoriuscito dalle miniere è probabilmente neutrale: ma il moltiplicatore monetario agisce direttamente nel mercato del credito, dando luogo ad effetto Wicksell.

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categoria:economia austriaca
sabato, 29 dicembre 2007
Forse sono arrivato sufficientemente presto, perchè ora che scoppiano certe discussioni mi ritrovo con una serie di post, e sopratuttto le idee chiare, su una serie di temi riguardanti la moneta e le banche.

Forse sono arrivato troppo tardi, perchè sto ancora ad ecce homo, e si parla di cose di cui avrei parlato tra una decina di post.

Comunque:

  1. Sono molto preoccupato, perchè teorie demenziali rischiano di essere confuse con le teorie della Scuola Austriaca.
  2. Ritengo che le BC non stiano affatto combattendo l'inflazione: è il progresso tecnologico e l'estensione dei mercati ad Oriente che la tiene bassa, nonostante le Banche Centrali.
  3. Il signoraggio di per sè è trascurabile come entità, e in gran parte a favore dello stato.
  4. Il fractional reserve banking non incide sui profitti delle banche, al massimo incide sulla dimensione complessiva del sistema bancario, e sulle dimensioni della singola banca.
  5. Non credo che il fractional reserve banking aiuti la crescita, anche se, ovviamente, un sistema bancario privato concorrenziale è una condizione necessaria alla crescita, cosa che alcuni difensori di teorie strampalate non vogliono capire
Di che stavo parlando? Ah, sì, di due link, con i miei commenti:

SIGNORAGGIO

STATO-FALSARIO

Su Movimento Arancione.

PS Per quanto riguarda il post del "tipo tosto", come detto nei commenti, sono perfettamente d'accordo su tutto, tranne su una cosa: è stato Hayek ad aver criticato Phillips con l'argomento delle aspettative, nel 1937!
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categoria:economia, economia austriaca
sabato, 29 dicembre 2007
Cos'è la moneta

Si fa presto a dire moneta. La moneta è un mezzo di scambio, e un'economia monetaria è un'economia in cui quasi tutte le transazioni economiche avvengono contro moneta: ciò consente di ottenere un sistema dei prezzi (che facilita enormemente gli scambi). Le funzioni secondarie della moneta (riserva di valore, mezzo per scambi creditizi, unità di conto) sono conseguenze di questa funzione.

Si fa presto a dir moneta anche perchè la moneta non esiste, mentre di mezzi di pagamento, al plurale, ne esistono di diversi tipi... ci sono le monete metalliche, ma anche le banconote, e i depositi a vista... ma perchè non usare come moneta anche securities altamente liquide, o cambiali commerciali, o qualsiasi cosa faciliti gli scambi? Infatti vengono usate. La moneta non è un oggetto, ma una funzione, e questa funzione è realizzata da una molteplicità di strumenti.

D’altra parte, tutti mezzi di scambio sono prezzati in una sola “unità di conto”, ad esempio il dollaro o l’euro: gli Austriaci definiscono moneta in senso proprio tutti gli strumenti di pagamento che circolano a valore facciale* e sono redimibili immediatamente e senza rischio. Carta commerciale o altri strumenti a metà strada tra il credito e la moneta sono mezzi secondari di pagamento.

Si parla di moneta-merce (commodity) quando il mezzo di scambio è una merce: può essere qualsiasi merce, dalle sigarette al sale, passando per i diamanti e il bestiame. Storicamente la moneta-merce più importante è stata l'oro, ma bisogna ricordare che, sebbene si parli sempre di "gold standard", ci si potrebbe riferire ad un qualsiasi commodity standard. Storicamente l'argento è stato importante quasi quanto l'oro, ed è stato fatto fuori solo con l'imposizione governativa del cambio fisso+.

Esiste poi la moneta-certificato, consistente in un titolo su moneta-merce depositata. Ciò permette di risparmiare in dimensioni delle tasche dei pantaloni. La moneta-certificato è economicamente indistinguibile dalla moneta-merce.

C'è poi la moneta fiduciaria, che sembra moneta-certificato ma non lo è. Supponiamo che io deposito un chilo d'oro in banca, e la banca sa che il certificato che mi dà, circolando al posto della moneta-merce, non verrà convertito. La banca stamperà allora due certificati, anziché uno, visto che nessuno si accorgerà mai del trucco^. La moneta-certificato falsificata si chiama moneta fiduciaria. Questa gioca un ruolo centrale nella teoria Austriaca.

C'è inoltre la moneta-credito, consistente in strumenti di pagamento che in futuro saranno convertibili in moneta, e quindi rappresentano una transazione creditizia. Che sia moneta o meno è discusso, ma quel che è certo è che possa circolare, e quindi il suo impiego come mezzo di pagamento riduce la domanda di moneta in senso proprio, sostituendosi ad essa: questa circola scontata e non può essere immediatamente liquidata; il suo scopo è quello di non perdere interessi sulle riserve di cassa. Originariamente, Mises considerava moneta-credito la moneta-certificato di istituzioni di dubbia solvibilità, che quindi circolavano a prezzo inferiore.

Infine, c'è la moneta-segno (fiat money), che è moneta che non è convertibile in nulla, e circola soltanto perchè... serve come mezzo di pagamento. Il sistema monetario attuale è basato su moneta-segno (il dollaro non può essere convertito in nulla): definiamo allora moneta fiduciaria, più in generale, quella che le banche emettono in eccesso rispetto alle loro riserve (altrimenti il concetto sarebbe applicabile solo in una situazione di gold standard).

In genere, quando si parla di monete e banconote si parla dell'aggregato monetario M0, mentre l'aggiunta dei depositi bancari crea M1. Vari tipi di moneta-credito di diversa natura e dimensione formano M2 e M3. In questi articoli parlo solo di M0 e M1.

Al giorno d'oggi la moneta-credito gioca un ruolo notevolissimo, insieme parrebbe ad una quantità di strumenti finanziari il cui funzionamento esatto mi sfugge e di cui infatti cercherò di non parlare, così chi leggerà i prossimi post senza leggere questo penserà che sono un esperto in materia.



* Una banconota su cui c'è scritto 100, vale 100. Un debito a 3 mesi su cui c'è scritto 100, vale di meno. Tutto ciò che è convertibile senza rischio e immediatamente in qualcos'altro deve avere lo stesso prezzo.

+ Essendo due monete diverse circolanti in parallelo, tendono ad avere valori di scambio diversi a seconda della domanda e dell'offerta. Fissando un cambio fisso, la moneta "migliore" non viene più usata, e quindi una delle due, a seconda delle fluttuazioni della domanda e dell'offerta, viene fatta fuori.

^ A meno che, cosa improbabile, entrambi i certificati vengano riscossi contemporaneamente.
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categoria:economia austriaca
venerdì, 28 dicembre 2007
Introduzione

Apparentemente, gli argomenti più difficili dell'economia sono la teoria del capitale e la teoria della moneta: l'impressione è però erronea, perché si dimentica la teoria monetaria del capitale... 

Il problema della complessità della teoria del capitale è stato brillantemente risolto da Solow negli anni '50: è stato cancellato dalla teoria economica, rimanendo un argomento di nicchia per Austriaci e altre scuole ancora più nicchiose come i Neo-ricardiani (Piero Sraffa) e i Neo-austriaci (John Hicks, che negli anni '70 provò ad espiare la colpa di aver inventato il modello IS/LM con una teoria che riprendeva alcuni temi Austriaci).

Il secondo problema, la teoria della moneta, è sopravvissuto al primo, in quando abbastanza indipendente, ma in forma semplificata: eliminata la struttura produttiva, gran parte della complessità del problema va via. 

Il terzo problema, la teoria monetaria del capitale, ha smesso di esistere insieme alla teoria del capitale, quindi se lo pongono solo gli Austriaci...

Sono dell'idea che soltanto la Scuola Austriaca disponga degli strumenti per analizzare la tematica, terribilmente complessa, delle relazioni tra politica monetaria e produzione. Infatti, senza teoria del capitale i problemi rimanenti della teoria monetaria sono:

  • la distinzione tra variabili nominali e reali e l'aggiustamento dei prezzi;
  • gli effetti sul livello dei prezzi dell'aumentata offerta di moneta;
  • gli effetti sulla percezione del rischio, come nel caso di continui bailout.

Con la teoria Austriaca si pone un quarto problema:

  • la compatibilità dei piani di investimento e la sostenibilità della produzione.

I problemi C e D pongono inoltre un quinto problema:

  • la stabilità del sistema bancario e finanziario.

La stabilità, per i neoclassici, sembra quindi essere solo un problema di rischio di liquidità, mentre per gli Austriaci è l’incompatibilità tra i piani produttivi a generare instabilità finanziaria.

Nei prossimi articoli trascurerò argomenti di menu cost o di stima di segnali rumorosi, perchè la teoria Austriaca non fa uso di queste spiegazioni (e perchè li padroneggio con la zappa); trascurerò de facto il tema delle variazioni del livello dei prezzi, se non per parlare di deflazione dei prezzi; darò per scontati i problemi di rischio e li tratterò solo in relazione ai problemi della produzione, per spiegare l’instabilità del sistema bancario.

Quello che mi propongo di fare è di mettere per iscritto cosa penso di:

  • Central banking
  • Fractional-reserve banking monopolistico
  • Fractional-reserve (free) banking competitivo
  • Hayekian banking (multi-commodity)
  • 100%-reserve gold standard

Ma preliminarmente dovrò parlare di:

  • Moneta
  • Malinvestment
  • Rischio (di liquidità e di credito)

Ci sono vari tipi di free banking. Io conosco la proposta di Hayek ("La denazionalizzazione della moneta"), e di Lawrence e White... so che ci sono altri autori, come Dowd o Yeager, ma non ho idea di cosa dicano. Purtroppo né Lawrence né White si occupano del problema della produzione, nonostante si dicano Austriaci, mentre lo stesso non si può certo dire di Hayek, essendo un Austriaco senza riserve (è per questo che non era per il gold standard puro, non aveva riserve... ).

Con i prossimi venti o trenta post dovrei riuscire a dire tutto ciò che ho in testa sull'argomento.
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venerdì, 28 dicembre 2007
Colgo l'occasione di questo interessante articolo di Phastidio sul signoraggio, che sfata un po' di miti e definisce in maniera chiara molti concetti non troppo semplici relativi al funzionamento del sistema bancario e all'emissione di moneta, per introdurre due temi di cui parlerò molto presto diffusamemente.

Concordo appieno con tutto l'articolo, ma volevo aggiungere due o tre note per sottolineare che la critica della "teoria" del signoraggio non implica una difesa del fractional reserve banking, e men che meno del central banking. Si può essere contro la Banca Centrale senza volere la socializzazione del credito, con gli argomenti che Phastidio giustamente demolisce. Fatta fuori la "teoria" del signoraggio in quanto indifendibile, rimangono dei problemi notevoli relativi all'attuale sistema monetario.

Credo che il sistema monetario attuale sia strutturalmente folle, perchè crea malinvestment e moral hazard sistematici, e che sebbene il central banking (se ben gestito) sia in grado di ridurre la ciclicità economica (basta inflazionare finchè non si ricreano le condizioni del boom), ciò è possibile soltanto a costo di distorsioni economiche, come l'indebitamento di massa, il consumismo, il credit addiction.

E per questo le regolamentazioni bancarie sembrano più che altro il consueto rincorrersi di interventi ed interventi tipico dell'interventismo, come spiegato da Mises.


Concordo appieno sulla opportunità della totale indipendenza della BC, perchè, se proprio deve esistere, preferisco che sia il più autonomia possibile dalle istituzioni democratiche, il terreno di caccia delle lobby.

Inoltre, è vero che  le banche in regime concorrenziale non guadagnano grandi profitti, ma è altrettanto vero che la concentrazione bancaria tende ad incrementare tali profitti (salvo ovviamente la concorrenza degli altri conglomerati bancari). La concorrenza bancaria è secondo me resa possibile soltanto dall'argomento del calcolo economico in monopolio (usato anche nell'articolo linkato, per difendere le banche commerciali, e che risale a Rothbard, "Man, Economy and State"): di per sè il fractional reserve banking converge verso il monopolio.

E, sempre per aggiungere una cosa che non c'entra nulla col signoraggio: è vero che i profitti bancari non sono enormi, finchè, Banca Centrale permettendo, c'è libertà d'accesso al mercato. Però probabilmente le dimensioni globali del sistema bancario e finanziario sono ingigantite dall'"inflazionismo". Se l'ingresso di nuove banche riduce i margini di guadagno, nonostante il moltiplicatore, lo fa al "costo" di avere un settore bancario sovradimensionato rispetto ad una situazione di politica monetaria "neutrale".

Infine, oltre al signoraggio, spiegato a fondo nell'articolo, lo stato si avvantaggia del monopolio sulla moneta anche vendendo debito a interesse minore, essendo gli interessi tenuti a bada dall'effetto Wicksell dovuto appunto alla nuova liquidità. Senza monetizzazione gli interessi schizzerebbero verso l'alto per crowding out degli investimenti. Se l'indipendenza può aiutare ad evitare favori veri e propri, l'effetto Wicksell rimane comunque.

Da oggi comincia una serie di articoli che partono dalla domanda: è meglio il central banking, il free banking, il gold standard a riserva intera o lo strano sistema hayekiano proposto in "La denazionalizzazione della moneta"?
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categoria:economia
giovedì, 27 dicembre 2007
Commenti su ciò che sta succedendo in Pakistan?
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giovedì, 27 dicembre 2007
Discutendo di monopoli, antitrust e pratiche anticoncorrenziali, mi sono trovato di fronte al seguente argomento: è possibile che pratiche giuridicamente lecite siano lesive della libertà? Dal punto di vista normativo lockeano, cioè liberale, tale affermazione è una contraddizione in termini.

Se io mando in perdita un'azienda, perchè entro in un mercato, la danneggio, ma non ne limito la libertà, e la mia azione è giuridicamente lecita. La domanda è: un atto di capitalismo tra adulti consenzienti come un accordo di cartello viola la libertà? E di chi?

Non dei produttori che si sono legati col contratto, perchè l'hanno scelto liberamente. Non dei concorrenti, perchè non hanno diritti di proprietà su come i contraenti decidono di disporre dei propri averi. Non dei consumatori, per lo stesso motivo.

Quindi non si lede la libertà di nessuno. Rimane aperto il problema, normativo, se la cosa sia giusta o meno, ma, dal punto di vista liberale, inteso nel senso lockeano originario del termine, non c'è la minima incoerenza: lesivo della libertà e giuridicamente lecito sono sinonimi. Quindi il problema è di accettare o meno la visione normativa lockeana, ma tale problema non si risolve scientificamente, essendo un problema di valore.

Può darsi che i produttori facciano qualcosa che reputiamo sgradevole, ma questo problema c'è in ogni forma di diritto di proprietà (è sgradevole che Charlize Theron non la dia a me, ad esempio).

L'alternativa di vincolare il diritto di proprietà (cioè, di limitare la libertà) implica che alcune scelte contrattuali tra adulti consenzienti diventano illegali, e non possono essere impiegate (più precisamente, non possono essere ufficializzate nelle carte dei tribunali, anche se possono essere rispettate ufficiosamente dalle parti, come il mercato nero in guerra).

Questo impedirebbe però anche pratiche che molto probabilmente potrebbero generare effettivamente ricchezza anche per i consumatori, visto che il mercato è una cosa complessa.. Ad esempio, se due aziende vogliono introdurre un'innovazione, ma temono che l'introdurla entrambi indipendentemente generi perdite (il "gioco dell'investimento"), un accordo collusivo può essere la soluzione al problema, che salva conti aziendali e innovazione tecnologica. Come si vede, anche un cartello può essere efficiente, in questo caso più di una fusione, e più di una joint venture.

Come distinguere tutto ciò da un accordo per "sfruttare i clienti" non è dato sapere, essenzialmente perchè non è possibile effettuare tale distinzione: la soluzione lockeana, molto più semplice, il problema non se lo pone proprio. Peccato per me, con gran fortuna di Charlize Theron.
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categoria:economia, liberalismo