domenica, 30 settembre 2007
Questa serie di articoli forma una breve introduzione all'epistemologia misesiana. I testi di riferimento sono "The ultimate foundation of economic science", "Epistemological problems of economics", "Theory and History" e l'onnicomprensivo "Human Action". Come spesso accade, senza un attento studio filologico (cioè, senza un libro da sfogliare sotto mano, o perlomeno senza il tempo di svogliarlo) non sono in grado di distinguere chiaramente le idee di Mises dalle mie interpetazioni, nè di indicare in quale libro si trovano le idee a cui mi riferisco, e può darsi che calcherò un po' la mano. Purtroppo, per capire l'epistemologia di Mises bisognerebbe avere le idee chiare sul suo background filosofico, come Brentano e Husserl, e io di questi conosco appena il nome.

Ci saranno quattro post: uno introduttivo sulla distinzione tra Teoria e Storia, che dice tutto quanto ho da dire, e quindi da solo vale tutta la serie di post; il successivo analizza i problemi della Teoria in maggiore dettaglio, focalizzando l'attenzione sull'Economia; il penultimo post riguarda i problemi della Storia, del giudizio storico, e delle attività umane in cui si affrontano problemi simili a quelli del giudizio storico: l'imprenditoria, la comprensione degli altri, e l'attività giuridica; il post conclusivo tratta alcuni problemi filosofici e alcune conseguenze "ideologiche" e politiche delle idee espresse nei post precedenti.

Ho spesso l'impressione che la parte storica dell'epistemologia misesiana sia trascurata, in quanto probabilmente è la meno sfruttabile per fini ideologici. Tutte le critiche a Mises nascono dal considerare solo la parte teorica della sua teoria della conoscenza. O, molto più spesso, dal non averlo mai letto.
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categoria:filosofia, liberalismo
domenica, 30 settembre 2007
In uno dei miei primi articoli sul blog avevo proposto una divisione dei problemi della convivenza umana in tre categorie:

  • Problemi sociali: non sono creati dalle politiche, ma sono problemi effettivi che si avrebbero anche in una società libera
  • Problemi politici: sono problemi creati dallo stato, che sparirebbero con esso
  • Problemi misti: sono problemi creati dallo stato, che però sono strutturalmente difficili da risolvere nel breve termine

In linea di massima:

  1. I problemi sociali andrebbero affrontati in qualche modo in ogni società, non necessariamente politicamente*;
  2. I problemi politici non si risolvono solo perchè non è nell'interesse della classe politica risolverli;
  3. I problemi misti sono stati creati dalla classe politica, non è nell'interesse della classe politica risolverli, però la soluzione comporta problemi anche considerevoli per un certo lasso di tempo, e ciò li rende ancora più difficili da affrontare, soprattutto se non c'è lungimiranza e si è troppo avversi al rischio+.

Ho provato a fare una lista con poche note esplicative.

Problemi sociali

  • Gli altri possono liberamente scegliere di non soddisfare le nostre aspettative: ciò è evidente quando si chiede ad una ragazza di uscire, o quando si cerca un lavoro, eccetera (ovviamente nessuno può impedire ad altri di soddisfare quelle aspettative, e ciò compensa in parte il rischio).
  • Le propri scelte influenzano direttamente la propria vita, e quindi si sente il peso della responsabilità.
  • Ogni autorità sociale§ ha la tendenza a diventare potere politico, e bisogna sempre combattere per impedirlo, in una società libera.
  • La scarsità è un fatto universale, quindi bisognerà sempre agire, aspettare e rischiare per raggiungere i propri fini.
  • A volte il sistema di mercato non risolve automaticamente un problema, e occorre impegnarsi in prima persona per cooperare con gli altri.
  • Un po' di disoccupazione esiste sempre sul mercato, anche se di breve termine e con tassi di disoccupazione bassi rispetto a quelli a cui siamo abituati.

Problemi politici

  • Disoccupazione di lungo termine: esiste solo dove ci sono forti sindacati e mercati del lavoro regolamentati
  • Disoccupazione giovanile, tra poveri, in regioni depresse e tra immigrati: idem.
  • Consumismo: consumare tutto, comportamento incentivato dalle politiche monetarie espansive, dalla tassazione sui risparmi, e dalle politiche sociali previdenziali che rendono inutili la lungimiranza e l'accortezza, danneggia la crescita economica, riducendo l'accumulazione di capitali, e, quindi, i salari futuri e il livello di vita delle masse.
  • Crisi demografica: avversione patologica al rischio, etica anti-familiare (si pensi al '68), concorrenza contro la famiglia (le politiche assistenziali sostituiscono i corpi sociali intermedi), coscienza della crisi economica, mancanza di intraprendenza... difficile concepire queste cose senza uno stato assistenziale.
  • Parassitismo: milioni di persone campano a spese degli altri, pesando sugli altri e senza contribuire granchè a favore del resto della società... aziende come la Fiat, imprenditori assistiti come De Benedetti, sindacati che causano disoccupazione, il settore bancario e finanziario arricchito dalle espansioni monetarie, i burocrati e i dipendenti pubblici, le lobby che si fanno dare dei privilegi... tutti mangiano senza cucinare, ma alla fine qualcuno il cuoco deve pur farlo... l'illusione della gratuità non influenza, se non negativamente, il conto al tavolo.
  • Inefficienze economiche: allocazione delle risorse inefficiente (protezionismo, sistemi fiscali e regolamentazioni assurde, politiche monetarie distorcenti), che equivale a minore crescita, minore produzione, minore prosperità.
  • Politiche contro i poveri: il protezionismo, le politiche sindacali, le politiche inflazionistiche, le regolamentazioni contro l'efficienza produttiva e distributiva, gli albi professionali... alla fine sono i ricchi che si avvantaggiano dello stato, perchè sanno come organizzarsi per sfruttarlo.

Problemi misti

  • Boom/bust economico: l'instabilità e gli squilibri finanziari sono creati dalle politiche monetarie espansive; si pensi all'indebitamento privato e pubblico USA, ai twin deficit, alla rapida crescita cinese, alla deindustrializzazione occidentale, alla quantità enorme di junk assets che vengono scambiati, o alle bolle speculative (l'ultima: gli immobili)... per fermare questa follia, purtroppo, serve una crisi economica come non se ne sono mai viste, per permettere all'economia di riequilibrarsi e stabilizzarsi.
  • Problemi strategici: c'avrò la fissa, ma guerre & co. continueranno verosimilmente ad esistere... certo, è la Rivoluzione Francese che ci ha dato la leva di massa e quindi la guerra totale, e lo stato che ha creato guerre da centinaia di milioni di morti... il problema è che, anche se, come è verosimile, fosse vero che lo stato incentiva e peggiora i conflitti, rimarrebbe il problema che, finchè lo stato non scompare da ogni luogo della terra, le regioni libere si troveranno a giocare questo gioco; probabilmente, inoltre, esisterebbero conflitti anche senza stati, anche se su scala inferiore.
  • Crisi pensionistica: creato dallo stato con le politiche monetarie delle Guerre Mondiali, che hanno mandato sul lastrico i risparmiatori, il sistema previdenziale pubblico non dovrebbe sopravvivere alla crisi demografica ed economica futura, parrebbe che tutti sanno che le pensioni future, in Italia, varranno circa il 40% del salario. Inutile dire che è intergenerazionalmente iniquo sfruttare i giovani per pre-pensionare frotte di anziani o adulti con lo scivolo. In ogni caso, a riformare tutto oggi si porrebbe il problema di come accontentare chi è andato in pensione con promesse sui soldi altrui, e chi vorrebbe andare in pensione e non ha giovani da poter sfruttare per andarci, ma deve pagare la prima categoria di persone.

* Ad esempio, ognuno potrebbe pensarci per sè, o si potrebbe offrire soluzioni sul mercato, o si potrebbero formare associazioni di volontari per risolverli, o semplicemente uno se li tiene così come sono.

+ Miopia e avversione al rischio sono due caratteristiche molto diffuse e incentivate dalla politica. Si pensi ad esempio al fatto che nessuno deve pensare al proprio futuro perchè "tanto ci pensa lo stato", o a principi normativi assurdi come il "principio di precauzione".

§ "Autorità" è la superiorità sociale basata sul consenso; "Potere" quella basata sulla coercizione.
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categoria:liberalismo, teoria politica
sabato, 29 settembre 2007
Mesi fa uscì un articolo non particolarmente interessante su L'Occidentale che criticava il libertarismo, nella persona di Lottieri. Ora, sulla stessa rivista, ne è uscito un altro, decisamente più interessante, ad opera di Raffaele Iannuzzi: "I libertari sono i nuovi marxisti: troppa teoria e poca realtà".

Non posso dire di essere del tutto in disaccordo col j'accuse, come dimostra tra l'altro le mie polemiche su guerre, danni collaterali, necessità di una teoria strategica, inapplicabilità della teoria libertaria attuale della guerra, eccetera.

L'eccessiva astrattezza e la tendenza al legalismo, la sottomissione della Storia (intesa come categoria epistemologica prima ancora che come strumento di propaganda*) alla Teoria, sono difetti effettivamente presenti nel libertarismo.

Per fare un esempio, per criticare Patriot Act et similia il Cato Institute, libertarismo concreto ma moderato, si è preso la briga di fare un'analisi accurata e puntuale delle varie risposte fasciste all'11/9 (Power Surge). Il Mises Institute, libertarismo radicale ma astratto, è più tendente a risposte stereotipate, e raramente scende nei dettagli di un problema. E dubito che così facendo abbia mai convinto qualcuno che non fosse già convinto. Si tratta di strategie, con i loro pro e i loro contro.

Di certo, anche in una società libertaria alcuni servizi ora "statalizzati" andrebbero prodotti, anche se adesso chiamiamo questi servizi "policies". Ma per poterli offrire occorrerà prenderli sul serio! Se il libertarismo dovesse diventare politicamente importante, mancherebbe di persone con la mentalità adatta ad affrontare eventuali problemi reali. La speranza implicita è che venga il nuovo mondo e che non esistano problemi da affrontare, e questo puzza molto di marxismo.

Come ideologia del XX secolo, non era del resto possibile che non ne prendesse alcuni difetti. Almeno siamo privi della Wille zur Macht degli altri movimenti politici contemporanei!

Iannuzzi si pone quindi un problema reale, ma... neanche lui propone soluzioni.

Chi cerca di fare politica dall'interno, coi partiti, non combinerà nulla di buono per via della logica della politica. E questo Iannuzzi pare ignorarlo, anche perchè sarebbe stato vagamente fuori tema.

Chi si propone di superare tale logica deve però rendersi conto dell'enormità del compito, e del fatto che la Teoria e la Storia sono due cose epistemologicamente antipodali.

Siccome non c'è nulla che si possa fare all'interno della politica, a parte forse testimoniare a favore della libertà, c'è un problema profondo nella modernità. Dunque occorre un'analisi anche concettuale profonda, e quindi radicale.

Fatto questo, però, non bisogna illudersi di aver risolto granchè. Il riconoscere che molti problemi reali gravissimi trascendono il dibattito democratico e non possano risolversi al suo interno, che siamo condizionati da errori concettuali inerenti al paradigma ideologico hobbesiano, o qualsiasi altra cosa a qualsiasi livello di astrazione possiamo concepire, può essere necessario, ma non sarà mai sufficiente.

Un libertario non costruttivista, per rispondere a Iannuzzi, è un libertario che non ha speranze, e che è del tutto conscio di non avere una strategia credibile per realizzare i propri ideali.

* Questa distinzione sarà spiegata tra pochi giorni con un certo dettaglio: sto preparando post sull'epistemologia misesiana. Bisogna dire che tutti i movimenti politici si illudono che la Storia possa dimostrare che hanno ragione, a volte involontariamente, a volte volontariamente, quindi, la distorcono e la semplificano. La Storia purtroppo non può insegnare nulla, per problemi epistemologici inerenti alla sua natura. Però rende saggi, diceva Mises, e scusate se è poco...
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categoria:libertarismo
sabato, 29 settembre 2007
La libertà è figlia dell'impotenza. Peccato che hanno inventato il Viagra.
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sabato, 29 settembre 2007
Seminerio su Epistemes: Baratto o Gold Standard.

Quando preannuncio la fine monetaria del mondo, posso sempre ironizzare sul fatto che non sono molto convinto di aver capito il problema. Ma se un economista mi conferma certe cose in un articolo chiaro e interessante, come faccio a mantenere quell'espressione del ca$$o che si vede nel mio Avatar?

Se poi ci si mettono in due a spiegare in termini così chiari da sembrare ovvi la stessa cosa, la faccenda si complica ulteriormente... La mia proposta alla Destra: "La moneta in mano allo stato". Si noti anche il disclaimer a lato.

E poi ci si mette Leonardo di IHC, con "Lode al risparmio".

A questo punto sono indeciso se essere contento di potermi convincere di averci capito veramente qualcosa, o andare in farmacia a comprarmi una vagonata di Valium. Speriamo non serva la ricetta.

A spiegare concetti di base con un profluvio di parole, poi, c'è il mio ex-collega Libertysoldier, col "De moneta".
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sabato, 29 settembre 2007
126 anni fa nasceva a Lemberg, oggi Ucraina, nel 1881 ancora Impero Austro-Ungarico, Ludwig von Mises, economista e filosofo politico. Siccome questo blog si chiama così per via di Ludwig, e non per via di Silvio Berlusconi, nato lo stesso giorno, ma qualche anno dopo, o per via della canzone di Lucio Battisti, parlerò di Mises. L'anno scorso avevo proposto una breve biografia intellettuale, quest'anno andrò più sullo scherzoso. Anche perchè se volete qualcosa di pesante e pedante su Mises dovrete aspettare qualche giorno...

  • Quando qualcuno loda Hayek per la teoria del ciclo economico, noi lodiamo Mises perchè la teoria era sua.
  • Quando qualcuno loda Hayek per la teoria del calcolo economico in una società socialista, noi lodiamo Mises perchè la teoria era sua.
  • Quando qualcuno dice che Hayek ha portato l'evoluzionismo nella teoria Austriaca, noi ricordiamo che Mises l'aveva già detto esplicitamente molto tempo prima.
  • Quando qualcuno dice che Mises aveva una visione limitata della vita, concependo solo l'economia, ci sentiamo intellettualmente obbligati a ripercorrere tutta la teoria del valore a partire dai suoi assiomi.
  • Quando qualcuno dice che Mises era troppo razionale e dava troppa importanza alla teoria astratta, noi chiediamo maliziosamente all'interlocutore cosa ne pensa della distinzione misesiana tra Teoria e Storia e delle sue opinioni sull'irriducibilità del giudizio storico all'analisi teorica.
  • Quando qualcuno dice che Popper ha introdotto la fallibilità nel pensiero epistemologico ove Mises era rigidamente razionalista, noi facciamo notare che Mises parlava esplicitamente di incompletezza e fallibilità delle teorie, anche quelle che chiamava "a priori".
  • Se qualcuno, dopo il sermone sulla teoria del valore, insiste che Mises parlava solo di economia, noi gli chiediamo come mai Bruno Leoni sull'edificio misesiano sia riuscito a fondare una teoria generale del diritto.
  • Se qualcuno fa teoria dimenticando la storia, lo chiamiamo positivista; se qualcuno fa storia pensando solo a grandezze osservabili e misurabili, lo chiamiamo positivista; se qualcuno studia i fatti umani a partire da solide basi epistemologiche, lo chiamiamo misesiano.
  • Se qualcuno gioca con le parole e fa ridere, lo chiamiamo comico; quando qualcuno gioca con le parole e non fa ridere, lo chiamiamo filosofo; quando qualcuno limita l'indagine filosofica al minimo necessario per andare avanti, senza fronzoli ed orpelli, lo chiamiamo Mises.
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venerdì, 28 settembre 2007
E' il più bell'articolo che ho letto negli ultimi mesi: "The Rule of Law without the State" di Spencer Heath MacCallum, un Daily Article del Mises Institute di qualche settimana fa.

E' un articolo sulla situazione in Somalia, ed è così pieno di riflessioni interessanti su due problemi che mi stanno a cuore che sono settimane che ci penso. I due temi portanti sono:

  • Il ruolo dell'asimmetria totale della forza (cioè lo stato) nel generare conflittualità sociale*
  • Il ruolo del diritto consuetudinario e decentrato nel creare l'ordine sociale
Parrebbe che in Somalia i tentativi di creare uno stato abbiano creato molti problemi, che l'assenza di uno stato ha avuto diversi vantaggi, che esista una tradizione di diritto consuetudinario consolidato, chiamato Xeer+.

Non è detto nel testo, ma i recenti disordini potrebbero semplicemente dimostrare che la Somalia è troppo piccola per difendersi da gruppi islamisti finanziati da tutto il mondo Arabo, senza dimostrare nulla contro l'idea portante del testo. Ovviamente, è impossibile trarre conclusioni da un esempio storico, e la storia con i "se" non è storia, quindi chiedersi se i warlord sono la conseguenza dei tentativi di instaurare uno stato non è una domanda che ammette risposte definitive. Quel che importa allo stato attuale è che l'articolo porta valide ragioni teoriche per credere che possa essere così§.

Non voglio esagerare, ma per la prima volta, in nuce, ho visto su una pubblicazione libertaria un abbozzo di teoria delle Relazioni Internazionali. Forse il legame non è chiarissimo, ma si veda la nota *.

Ecco cose che mi hanno colpito:

"When the Somalis ... returned to their precolonial political status"

Comincio a pensare che il mondo debba essere salvato dalle nostre idee politiche.

"Life expectancy increased from 46 to 48.5 years
Number of one-year-olds fully immunized against measles rose from 30 to 40 percent.
Number of physicians per 100,000 population rose from 3.4 to 4.
Number of infants with low birth weight fell from 16 per thousand to 0.3.
nfant mortality per 1,000 births fell from 152 to 114.9.
Maternal mortality per 100,000 births fell from 1,600 to 1,100.
Percent of population with access to sanitation rose from 18 to 26.
Percent of population with access to at least one health facility rose from 28 to 54.8.
Fatalities due to measles fell from 8,000 to 5,600."

E pensare che un mio amico si è forse rotto un menisco e dovrà aspettare 6 settimane per una radiografia. Bisognerà che vada in Somalia invece che alla ASL!

"We find that Somalia's living standards have improved generally … not just in absolute terms, but also relative to other African countries"

Ovviamente non valgono confronti con San Marino, ma con Kenya, Etiopia e Uganda sì...

"Like most of precolonial Africa, Somalia is traditionally a stateless society. When the colonial powers withdrew, in order to better serve their purposes, they hastily trained local people and set up European-style governments in their place. These were supposed to be democratic. But they soon devolved into brutal dictatorships. ... Democracy is unworkable in Africa for several reasons. The first thing that voting does is to divide a population into two groups — a group that rules and a group that is ruled. This is completely at variance with Somali tradition. Second, if democracy is to work, it depends in theory, at least, upon a populace that will vote on issues. But in a kinship society such as Somalia, voting takes place not on the merit of issues but along group lines; one votes according to one's clan affiliation. Since the ethic of kinship requires loyalty to one's fellow clansmen, the winners use the power of government to benefit their own members, which means exploitation of the members of other clans. Consequently when there exists a governmental apparatus with its awesome powers of taxation and police and judicial monopoly, the interests of the clans conflict. Some clan will control that apparatus. To avoid being exploited by other clans, each must attempt to be that controlling clan."

La distinzione tra democrazia è autocrazia è secondaria rispetto a quella tra libertà e totalitarismo. E si noti che le democrazie europee si sono stabilizzate DOPO che guerre, genocidi e deportazioni, oltre ovviamente alla propaganda nazionalista nelle scuole e nei media, avevano reso le società europee omogenee. E che con l'immigrazione stiamo perdendo omogeneità: se c'è qualcosa di sbagliato nel modello hobbesiano di stato, meglio scoprirlo prima che sia troppo tardi.

"The turmoil in Somalia consists in the clans maneuvering to position themselves to control the government whenever it might come into being, and this has been exacerbated by the governments of the world, especially the United States, keeping alive the expectation that a government will soon be established and supplying arms to whoever seems at present most likely to be able to "bring democracy" to Somalia."

Tucidide dice che la paura è una delle cause della guerra. E sicuramente un Leviatano fa tanta paura. Ovviamente non è l'unica fonte di paura.

"First, law and, consequently, crime are defined in terms of property rights. The law is compensatory rather than punitive. Because property right requires compensation, rather than punishment, there is no imprisonment, and fines are rare. Such fines as might be imposed seldom exceed the amount of compensation and are not payable to any court or government, but directly to the victim. A fine might be in order when, for example, the killing of a camel was deliberate and premeditated, in which case the victim receives not one but two camels."

Parrebbe che il diritto consuetudinario, più prossimo alla natura del diritto che non quello positivo, tenda spesso ad essere compensatorio (come quello Anglo-Sassone prima dei Normanni, a sentire Bruce Benson). L'evoluzione del diritto in forme punitive potrebbe essere l'effetto della sua statalizzazione. Si noti comunque che a volte le punizioni (multe) servono, e che nel diritto penale è impossibile limitarsi alla compensazione. Come confermano i due cammelli nel caso dello Xeer.

"A third point about the Xeer is that there is no monopoly of police or judicial services. Anyone is free to serve in those capacities as long as he is not at the same time a religious or political dignitary, since that would compromise the sharp separation of law, politics, and religion."

Non serve che l'autorità sia una persona specifica, l'importante è che ci sia accordo sulle norme da rispettare a livello sociale. La "norma di riconoscimento" di Hart è così completamente de-personalizzata...

"Fourth, there is no victimless crime. Only a victim or his family can initiate a court action. Where there is no victim to call a court into being, no court can form."

I victimless crime sono l'aspetto più odioso del diritto statutorio, che rende la coercizione un mezzo gratuito ad usum moralisti e psicopatici.

* E' ben nota la mia preferenza per l'equilibrio tra potenze nel campo dei rapporti tra stati e degli equilibri tra corpi sociali intermedi autonomi nella struttura di una società. Sono due modi di vedere lo stesso problema.

+ Essendo la Somalia un paese islamico, come si evince anche dalla formula rituale di giuramento nella Xeer, che invoca Allah, e dalle note sul giurista islamico del XII secolo at-Taliban, è sorprendente che il diritto consuetudinario non sia la Sharia. Ancora una volta, il ruolo dei clan e la struttura politica si sovrappongono ad altri tipi di relazioni sociali, come la religione, per impedire una facile comprensione della situazione.

§ O che perlomeno che i fattori analizzati giocano effettivamente un ruolo e sono rilevanti.
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categoria:politica internazionale, islam, libertarismo, teoria politica
venerdì, 28 settembre 2007
Quest'Estate ho avuto l'eccezionale possibilità di frequentare un gruppo di zecche (in italiano, "comunisti"): quelli pieni di tagli sui jeans, di catene, di tatuaggi, di alcool e altre sostanze psicotrope. Decisamente più simpatici dei pariolini . Ecco un estratto di discussione, un po' rimaneggiato:

Zecca (Z): "L'Africa è un continente ricchissimo..."

Liberyfirst (LF): "Beh... è per quello che i bambini hanno sempre il ventre gonfio... stanno sempre a magna'!"

Z: "No, è ricchissimo di risorse naturali, hanno tutto: petrolio, uranio, gas [a me me pare la Sibbberia, NdLF], solo che sono derubati dalle multi-nazionali."

LF: "E come hanno fatto a conquistare tutta l'Africa? Scatenando guerre? Sarà stato costosissimo, senza un contribuente a cui far pagare le tasse! Dubito che queste cose si possano fare senza uno stato dietro, e infatti le multinazionali del cacao, ai primi segni di guerra civile in Costa d'Avorio, la prima cosa che hanno pensato è cercare nuovi paesi per le piantagioni, altro che F-22..."

Z: "No, hanno corrotto i governi, fantoccio delle potenze colonialiste"

LF: "Fantoccio... ancora lo devo vedere un governo che fa l'interesse del suo popolo... saranno tutti fantocci? Quando lo Stato Italiano causa una disoccupazione del 25% al Sud, non è perchè è corrotto dallo Shin Bet, ma perchè fa il suo gioco, che è massimizzare la sua quota di potere. In genere a danno della propria popolazione. Quindi ok, concordo: il problema sono i governi, che sono quasi sempre nemici delle loro stesse popolazioni..."

Z: "Comunque... [Mo' mai scatenato, mo' so' ca$$i tua, NdLF]"

LF: "Comunque, il problema è che i governi del posto hanno confiscato tutte le terre alle popolazioni locali, e solo grazie a questa nazionalizzazione delle terre è stato possibile rubare le rendite per darle alle multinazionali [se mi ci metto sono essere un sacco zecca, NdLF], che invece di pagare per l'uso della terra le popolazioni, daranno probabilmente soldi ai governi. Non so come funziona la cosa, ma probabilmente funziona proprio come l'ho descritta: non si può rubare tutta la terra senza l'aiuto di uno stato che l'aveva precedentemente nazionalizzata, a meno di non conquistarla con la forza, cosa che le multinazionali non possono facilmente permettersi."

Z: "Comunque, bisognerebbe nazionalizzare e restituire la terra."

LF: "O semplicemente restituire le rendite alla popolazione autoctona... comunque, non ti credere che solo con questo la popolazione comincerebbe a guadagnare miliardi: in realtà le risorse naturali non valgono nulla."

Z: "Beh, col petrolio a 1.3 euro al litro... come fai a dire che non vale nulla."

LF: "Immagina di avere una miniera da cui estrarre 20,000$ di materie prime la settimana. Però ti servono 5,000$ di salari e 5,000$ di materiali e 11,000$ di quota di ammortamento sugli investimenti: il valore della tua miniera è -1,000$, e quindi non vale la pena... quella miniera non è ricchezza nazionale, ma una risorsa economicamente inutile, proprio come le miniere sulla Luna, o in fondo all'Oceano, o sotto la calotta Antartica."

Z: "Se, vabbè... mo' tutta l'Africa non vale nulla!"

LF: "Vale, vale: nel mio esempio, la miniera non andrebbe utilizzata, ma per le miniere effettivamente impiegate, effettivamente, c'è un valore economico nell'impiegarle, ovviamente (tranne quando lo stato e i sindacati impongono di non dar retta ai conti economici e la tengono aperta comunque). Suppponiamo ora che le materie prime valgano 22,000$... ora sì che si può fare. Ma, ancora una volta, con 5,000$ di salari, 5,000$ di materiali, 11,000$ di investimenti, alla terra non rimangono che 1,000$ dollari di rendita. Se il terreno fosse della popolazione locale, non 22,000$, ma 1,000$ sarebbe il reddito che ne ricaverebbero. I dati sono messi a caso, ma le rendite nelle economie sviluppate mi pare ammontino al 5% della ricchezza complessiva, quindi più o meno lì stiamo. Certo, i lavoratori del posto guadagnerebbero 5,000$ di salari; i risparmiatori che comprassero azioni della società mineraria guadagnerebbero la frazione degli interessi sugli investimenti in macchinari e materiali che compete loro; l'economia locale ne beneficerebbe per il contributo che danno ai materiali o ai macchinari: ma tutte queste cose sono indipendenti o quasi dalla proprietà della terra. Non è una novità che la rendita non sia nulla rispetto al salario o all'interesse: già 2,400 anni fa gli spartani avevano problemi ad armare una flotta perchè, vivendo solo della rendita della terra, senza una rete commerciale come gli ateniesi, non avevano abbastanza fondi per mantenerla."

Z: "Io vado a bere un po' di vino..."

LF: "Io birra..."

PS. L'ultima risposta l'ho aggiunta dopo, sul momento non mi era venuta in mente: il dialogo originale era più breve.

PPS. Nei ragionamenti precedenti ho trascurato il fatto che la riallocazione dei diritti di proprietà può influenzare il potere contrattuale delle parti e modificare, comunque ritengo marginalmente, l'allocazione delle risorse e la distribuzione dei redditi.

PPPS. Sono sicuro che l'interlocutore abbia detto anche qualcosa di interessante, ma non lo ricordo, e probabilmente non era on topic. Mi rendo conto che nei miei dialoghi sembra sempre che parlo con dei deficienti, ma è normale che in una discussione in cui non si è preparati non vengano subito in mente gli argomenti... fortuna che i blog sono in differita! Bisogna comunque ammettere che non c'è correlazione evidente tra grado di approfondimento delle tematiche economico-politiche con l'interesse nella politica. In genere chi si interessa di calcio è esperto di calcio. E' solo in politica che ciò non accade quasi mai.
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categoria:economia
giovedì, 27 settembre 2007
Qualcuno mi deve spiegare per quale cavolo di motivo mentre sentivo Israel Kamakawiwo'Ole il computer ha emesso dalle casse un suono simile ad una esplosione... è un virus del computer, o semplicemente il Dio del Metallo che mi impone di ascoltare "Torn into Enthrallment" dei Suffocation per la seimilacinquecentoventiseiesima volta?
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giovedì, 27 settembre 2007
La scarsità è una costante universale della vita associata (come anche di quella di un individuo su un'isola deserta, solo che in questo caso non esisterebbero problemi di diritto*), e niente si può fare per eliminarla, anche se molto si può fare per allentarne la presa. Il tempo è scarso, la vita finita, lo spazio richiede risorse e tempo per potere essere superato, le risorse naturali sono limitate, i corpi solidi non si compenetrano.

Dalla scarsità discende la necessaria esistenza di diritti di proprietà: una risorsa è scarsa, per definizione, quando non è sufficiente per tutti gli usi che gli uomini vogliono farne e, in queste condizioni, il problema del "chi deve usare cosa" deve essere affrontato in quanto ineludibile. Non esistono società senza diritti di proprietà, e tutto il diritto è di fatto una regolamentazione della proprietà.

Sul mercato la scarsità viene amministrata grazie al sistema dei prezzi. Sul mercato ognuno spende ciò che ha nel modo che ritiene migliore, e ottiene ciò che gli altri ritengono di dovergli dare, cosa che, nello strano linguaggio degli economisti, è chiamato "prodotto marginale", per ricordare che la procedura di allocazione delle risorse e della distribuzione dei redditi non è affatto arbitraria, ma segue le regole dell'economia.

Tutti i demagoghi dell'universo, però, cospirano per far dimenticare il fatto elementare della scarsità alle persone, o addirittura incolpano il mercato, accusato di creare, anzichè amministrare e quindi ridurre, la scarsità. Un po' come quelli che se la prendono col medico se sono malati.

Ovviamente, la scarsità non si lascia annichilire dalle parole dei demagoghi, e sempre lì rimane, solo che l'umanità è un po' meno equipaggiata ad affrontarla, senza mercato. Il sistema dei prezzi è un sistema di razionamento; il razionamento altro non è che l'allocazione delle risorse scarse tra le varie persone. Senza prezzi, il razionamento rimane necessario: si formano file ai supermercati, si formano mercati neri, o mercati basati sulle bustarelle...

Quando i prezzi sono troppo bassi, ci sono file e scaffali vuoti, quando sono troppo alti ci sono magazzini pieni. Quando la scarsità diventa stringente, e quando un'autorità centrale è responsabile del razionamento, si vengono a creare spontaneamente situazioni di corruzione e di contrabbando. La prima è un male, e si ha quando la classe politica si avvantaggia del proprio potere; la seconda è un bene, perchè è una reazione extra-legale al problema della scarsità.

Mentre sul libero mercato la distribuzione di risorse è legata al contributo che si dà alla produzione, sui mercati amministrati senza prezzi il razionamento deriva da altri fattori, come la vicinanza al potere, la capacità di offrire beni e servizi sottobanco, o altro.

Quel che è certo è che non saranno diritti scritti su pezzi di carta da legislatori supposti onnipotenti a creare un'abbondanza che non c'è. E non sarà l'eliminazione dell'unico mezzo noto all'uomo per far fronte efficacemente alla scarsità, il libero mercato, a migliorare la soluzione degli indigenti. E infatti è evidente che molti problemi sociali sono creati, o perlomeno peggiorati, dalle politiche dello stato.

Ovviamente, è impossibile affrontare razionalmente il problema dell'allocazione delle risorse in queste condizioni, quindi il "benessere generale" ne risente. Ma esiste un gruppo che sta sicuramente meglio nel secondo caso che nel secondo: il potere politico.

Infatti, chi non ha nulla da dare al resto dell'umanità o fa il criminale o fa il politico, ammesso che ci sia effettivamente differenza tra le due "professioni". Mentre il mercato non ha un "luogo centrale" di smistamento dei beni e dei servizi, schemi di razionamento, tessere per il pane, e prezzi controllati richiedono un potere politico per poter funzionare. Inoltre, la palese inefficienza di questi metodi, non è certo un problema per i politici, infatti consente a questi di vendere sul "mercato della corruzione" scorciatoie e privilegi ai cittadini.

* L'idea dei "diritti degli animali" si manifesta in tutta la sua oscenità logica quando si pensa a Robinson Crusoe: come potrebbe "fare diritto" con le scimmie, i coccodrilli, la selvaggina della sua isoletta? Il problema del diritto sorge con l'arrivo di Venerdì, ed è un cosa esclusivamente umana. Il diritto nasce dalle pretese, che sono anche una forma di dialogo. E si può dialogare solo con gli uomini.
postato da: Libertarian alle ore 11:21 | Permalink | commenti (9)
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