Spesso si sente parlare di "Alienazione". La parola ha diversi significati, e si può dire che indichi una posizione individuale di disorientamento di fronte alla realtà sociale. In ogni caso, l'Alienazione è un fenomeno sociologico reale, e una marea di persone, soprattutto intellettuali, ne sono affetti. Il fenomeno ha qualche fondamento, essendo una più o meno "naturale" risposta alla "Grande Società" hayekiana.
Exhange-value e use-value
Una prima causa di disorientamento sociologico è la specializzazione e la divisione del lavoro. L'unica cura nota di questa forma di alienazione è la comprensione di massima del meccanismo di mercato.
Le persone danno valore alle merci in base alle loro valutazioni soggettive. In un'economia naturale (di baratto) primitiva, avvengono solo scambi diretti: le persone danno via qualcosa per ottenere qualcosa che ritengono avere un'utilità soggettiva maggiore.
Ma in un'economia naturale leggermente più complessa cominceranno ad aver luogo scambi indiretti: la gente prenderà qualcosa che non ha valore soggettivo (per sè) per ottenere qualcosa che avrà valore diretto soltanto dopo. Questo scambio diviso in due parti, che avviene attraverso la mediazione di una merce intermedia "inutile" dal punto di vista soggettivo, è alla base del processo che poi sfocerà nel sistema monetario.
In un'economia monetaria ogni prestazione lavorativa è pagata con dei dischetti di metallo giallo del tutto inutili, o peggio ancora con pezzi di carta ancora più inutili. Con quei dischetti o con quei fogli si potranno comprare merci che si reputano oggettivamente utili.
Chi non capisce questo processo potrebbe pensare che la gente "vive per il denaro" o è "controllata dal denaro"... quando in realtà tutti si limitano a "dialogare" sul mercato attraverso un sistema di scambio altamente efficiente rispetto al più semplice baratto. E con grande soddisfazione di tutti, tranne degli alienati.
Vivere sul mercato
L'incapacità di comprendere il processo dello scambio indiretto rende difficile la comprensione della propria posizione nella società. Si usano strumenti prodotti da milioni di persone sconosciute, e l'unico individuo della catena che si conosce è il commerciante al dettaglio; si lavora per milioni di consumatori sconosciuti, e gli unici individui della catena con cui si hanno contatti diretti sono i colleghi e i superiori.
Che la cosa possa sembrare priva di senso è naturale, come è naturale prendersela con il datore di lavoro se si viene licenziati o col commerciante se i prezzi aumentano, anche se disoccupazione e inflazione hanno ben poco a che fare con i datori di lavoro e i commercianti. Probabilmente aiuterebbe molto capire il significato di ciò che si fa.
Un altro aspetto della questione è che, a differenza della famiglia, dove il bambino nasce, i rapporti sociali non sono di tipo unidirezionale (i genitori si curano del bambino, non viceversa), ma reciproci (sia sul lavoro che tra amici o partner). In teoria le persone dovrebbero essere abituate a questi rapporti paritetici, grazie alle relazioni amicali ed affettive. In pratica l'anonimato del mercato, la natura indiretta degli scambi e la complessità della struttura produttiva rendono la vita sul mercato più difficile da comprendere delle relazioni faccia-a-faccia, anche reciproche.
Dalla tribù alla Grande Società
Secondo Hayek, la logica delle società faccia-a-faccia (tribali) è così vecchia che gli esseri umani ci si sono abituati a livello istintivo: sono centinaia di migliaia di anni che uomini e ominidi vivono in tribù. La Grande Società, basata su relazioni di scambio (cash nexus, per dirla alla Nisbet), in gran parte anonima e straordinariamente complessa, rappresenta una novità sociologica notevole, che ha sicuramente meno di 5,000 anni. Probabilmente non ci siamo ancora abituati a livello istintivo alla novità.
E' un vero "peccato" che non si possa tornare indietro: sei miliardi di esseri umani non possono tornare a vivere di caccia e raccolta di bacche, perchè un sistema produttivo di questo tipo non sfamerebbe più di un essere umano su cento. Inutile dire cosa succederebbe nel frattempo tra il centesimo rimasto e gli altri novantanove: non saranno certo le prediche a fermare il cannibalismo.
Questo fa pensare che le ideologie derivate dall'alienazione siano intrinsecamente anti-sociali e quindi pericolose: qualsiasi cosa che impedisca al mercato di funzionare renderà il mondo più sovrappopolato e quindi più conflittuale. La società è il frutto della capacità degli uomini di cooperare e creare grandi strutture sociali, al giorno d'oggi a livello globale. Qualsiasi cosa riduca i benefici del rispetto e della cooperazione e aumenti i benefici del conflitto e del parassitismo è distruttiva per le strutture sociali.
Complessità e calcolo economico
Un altro fattore che genera alienazione è la complessità della società. Questa mentalità deriva dall'Illuminismo francese e dal positivismo. La società è così complessa che è pressochè impossibile capirne il funzionamento nei dettagli: chi ha fatto i conti col concetto di complessità è probabilmente soltanto la Scuola Austriaca, ed è Mises ad aver compreso nei dettagli il problema.
In linea di massima, avere a che fare con una cosa che non si può capire cozza con la mentalità costruttivista, razionalista, ingegnerista, positivista, come vedremo nel prossimo paragrafo. Ma, di fatto, l'intera struttura sociale appartiene a questa categoria. Nessuno avrebbe mai potuto progettare ex nihilo il linguaggo, la ragione, la moneta, il mercato, il diritto, la morale...
Secondo Mises, è possibile una teoria economica "a priori" rispetto alla verifica empirica che fornisca gli strumenti concettuali per comprendere la realtà; ma questa teoria non è assolutamente sufficiente a comprendere i dettagli della realtà storica. La storia mantiene una sua autonomia in quanto le innumerevoli relazioni causali, la complessità della struttura sociale, il ruolo dei fenomeni soggettivi ed individuali non consentono al teorico di avere una panoramica completa sufficiente per comprendere cosa sta accadendo.
Questa umile (e dire che Mises è considerato un iper-razionalista!) visione della teoria (fornire strumenti concettuali per "vedere" la realtà) è del tutto diversa dai sogni e dagli incubi del costruttivismo, che reputa la ragione onnipotente e la società una tabula rasa su cui disegnare quello che si vuole.
Costruttivismo e positivismo
La filosofia iper-razionalista, che ancora oggi ha qualche adepto, anche se non va più molto di moda, è un tentativo di sostituire alla fede in Dio la fede in qualcos'altro: la Scienza, la Logica, la Ragione (poi abbiamo avuto anche la Nazione, la Razza, la Classe... ma è un altro discorso).
Il positivista è il candidato ideale per l'Alienazione, perchè è sufficientemente razionale da rendersi conto che i suoi sforzi sono perennemente frustrati, ma non sufficientemente ragionevole da lasciar perdere le proprie fissazioni metafisiche sul ruolo della Ragione nella vita umana.
L'abuso della ragione tende a generare una rivolta contro la ragione: dal fallimento del positivismo (si pensi al teorema di Godel, o al fallimento di creare linguaggi artificiali per esprimere la verità della Scienza, o all'impossibilità dell'induzione e quindi della verifica delle teorie scientifiche) si arriva all'abbandono totale della ragione. Ammetto che molti alienati non ha i mezzi intellettuali per passare attraverso la fase iper-razionalista e finisce subito in quella finale.
Se inoltre la società viene vista come un progetto, si tenderà a considerare ogni difetto, vero o presunto, della società come un tradimento, come frutto della stupidità altrui, come una cospirazione del grande demone celeste, eccetera.
Atomizzazione sociale e totalitarismo
Esiste infine una forma di Alienazione che non ha la sua origine nelle caratteristiche "epistemologiche" della società aperta e nei fallimenti del programma di ricerca iper-razionalista, ma ha vere e proprie origini politiche.
Nel 1830, quando Tocqueville andò negli Stati Uniti, poteva affermare senza problemi che era l'unico popolo al mondo in grado di ricostruire l'intera struttura politica partendo dal basso, per via dell'elevata partecipazione e decentramento delle istituzioni politiche.
La concentrazione del potere nelle mani dello stato ha eliminato la cooperazione sociale dagli interessi e dalla portata d'azione della maggiore parte degli esseri umani; e l'onnipresenza statale ha di fatto tolto agli uomini la responsabilità e l'utilità di agire nelle proprie comunità. Tutto ciò che è richiesto è obbedienza, con il gesto di sottomissione quinquennale di apporre una crocetta su un pezzo di carta piovuto dal cielo.
Del resto, lo stato ha interesse ad atomizzare la società, cioè a distruggere i corpi intermedi attraverso i quali i sudditi rischiano di rendersi autonomi dallo stato totale, e il solo fatto che questo sia onnipresente riduce di molto i benefici della cooperazione attiva alla società e dei comportamenti adulti e responsabili, di fatto atrofizzando le strutture sociali anche indirettamente.