mercoledì, 30 maggio 2007
Ispirato da questo post di S. Karlsson sulla tendenza europea a diminuire la tassazione sulle imprese, mi cimento ad aggiungere qualche considerazione.

Il post di partenza si basa su una logica molto semplice: se i capitali sono più liberi di muoversi, sono anche più liberi di ribellarsi all'arbitrio del fisco, spostandosi verso zone a bassa fiscalità, dove possono liberamente svolgere la loro funzione di motore della crescita economica.

In un contesto protezionista, i capitali non possono muoversi, e quindi è possibile tassarli e tartassarli, a pena però di una divisione internazionale del lavoro ridotta e quindi di una struttura produttiva più inefficiente (da cui anche salari minori e crescita inferiore, per tutti).

In un contesto di libero mercato, invece, i paesi ad alta fiscalità perdereranno capitale a vantaggio dei paesi ad alta fiscalità, e quindi ci saranno pressioni economiche a ridurre la fiscalità sui capitali, oppure ad armonizzare verso l'alto le tasse.

La prima è la strada "concorrenziale", che verrebbe seguita da un insieme di governi in assenza di un controllo monopolistico o di un cartello stabile tra questi. La seconda fornisce la raison d'etre per formare cartelli (da cui però ognuno ha interesse ad uscire, e quindi basta che un governo relativamente liberale vinca le elezioni da qualche parte per far collassare il cartello), o ad imporre sistemi monopolistici centralizzati (come i regolamenti dell'UE).

E' strano che l'UE si sia lasciata sfuggire l'occasione di "armonizzare" la tassazione, ma, finchè non ci sarà un cartello di governi, cosa che solo l'UE può forzare, ci sarà una spinta a ridurre la tassazione sui capitali (che sono mobili, a differenza dei lavoratori che si muovono poco, e della terra che non si può muovere) in tutti i paesi che non vogliono perdere capitali.

Con l'allargamento ad oriente dell'UE, del resto, la concorrenza istituzionale aumenterà e la probabilità di un cartello spontaneo diventeranno ancora minori*; inoltre, le spinte verso l'armonizzazione fiscale centralizzata saranno ancora più inverosimili perchè i paesi poveri appena arrivati di certo non sacrificheranno il loro futuro per sostenere la spesa pubblica parassitaria dei paesi più ricchi.

C'è una qualche probabilità che la situazione regga, che le tasse sulle imprese si riducano e che non si riesca ad imporre armonizzazione per legge. Ma se le istituzioni UE dovessero rafforzarsi potrebbero distruggere l'opposizione di quei paesi a bassa tassazione che devono a questo il loro successo economico.

Sembra che l'UE; allagandosi senza rafforzarsi politicamente, ci possa fare un bel regalo. Speriamo che la Costituzione sarà sempre una chimera, e che l'UE rimarrà per sempre politicamente ridicola. La libertà di movimento è tutto quello che serve: gli euroburocrati no.

* Anche se tutti i governi dei 25 paesi diventassero improvvisamente ancora più socialisti di adesso, tutti continuerebbero ad avere interesse a ridurre il fisco e attirare capitali. Un cartello richiede in genere un potere centralizzato per rimanere stabile, a meno che non fornisca un qualche servizio utile ai partecipanti.
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categoria:economia, unione europea
martedì, 29 maggio 2007
Pur rimanendo agnostico su tutto ciò che mi si dice a riguardo del riscaldamento globale, ho trovato sul Mises Blog un link ad un articolo di Scientic American che dice che le piante emettono metano, e neanche poco. Non so da dove lo emettono (so da dove lo emettono le mucche, però).
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martedì, 29 maggio 2007
Amico di Libertyfirst: "Questa è una poesia di Bukowski"

Libertyfirst: "Ah! Il dissidente russo che scrive libri contro l'UE... è pure poeta!"

AdLF: "Ma che stai a di'?"

LF: "Uh?"

PS Oggi ho scoperto l'arcano: Vladimir Bukovsky e Charles Bukowski sono due cose diverse.
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martedì, 29 maggio 2007
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martedì, 29 maggio 2007
Interessante post su Ideas Have Consequences sulle conseguenze dell'Interventismo Economico e dell'espansione del Potere: Una meccanica della decadenza.

Riporto un mio commento su 1984 di George Orwell (Il dubbio era: perchè il 1984*? Non è stato troppo pessimista?):

E’ un libro del 1949. Dopo due guerre mondiali e i genocidi era normale aspettarsi tali cose (anche Hayek diceva cose simili in The Road to Serfdom del 1948).

L’espansione del mercato negli anni ‘50 e ‘60, o anche negli anni ‘80 e ‘90, la natura dissuasiva delle armi nucleari, la capacità dello stato sociale di reggere con debito e inflazione e l’assoluta mancanza di un’alternativa ideologica alla democrazia hanno rallentato molto l’involuzione della società.

Queste forze sono ancora in gioco: l’euro reggerà più della lira per posticipare il declino, l’apertura del mercato alla Cina e all’Europa Orientale consente guadagni di specializzazione smithiana enormi, inoltre, il declino degli USA non è per fortuna una cosa da pochi mesi o anni: sarà evidente tra decenni, purtroppo.

A meno che un movimento improvviso di demagogia populista riesca a far passare misure protezioniste, scale mobili e a richiudere il mercato del lavoro e dei capitali, queste forze terranno in piedi la società ancora a lungo.

Ma proprio perchè i politici verrebbero appesi per i piedi se ci fosse una grossa crisi sociale, la sinistra continuerà a predicare socialismo e a praticare interventismo, e la destra continuerà a predicare liberalismo e a praticare interventismo.

Se la cosa non fosse insostenibile nel lungo termine sarbebe pure un bel compromesso. :-D

Aggiungo, per concludere, che in futuro vedremo tanta libertà quanta ne serve a tenere in piedi il baraccone (le riforme di Reagan sono un esempio), ma man mano che i nodi vengono al pettine la probabilità di politiche demagogiche aumenta, e questo potrebbe comportare una reazione positiva auto-distruttiva.

* Il libro è stato scritto nel 1948, invertendo le ultime due cifre è uscito il titolo.

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martedì, 29 maggio 2007
Quando i Re medievali andavano in guerra, dovevano convincere i loro vassalli per ottenere un esercito, e dovevano girare per le province e per le città a chiedere fondi. Non esistevano, infatti, le tasse come noi le conosciamo, perlomeno a livello nazionale. Queste guerre non potevano durare più di un paio di mesi, e dovevano necessariamente essere su piccola scala.

Con la Guerra dei Cento Anni e l'introduzione della fanteria e degli eserciti mercenari, i vassalli persero la loro importanza come cavalieri, e il rafforzamento del potere statale (anche dovuto alla perdita di importanza della nobiltà) consentì guerre su scala maggiore, più lunghe e più sanguinose, con più mezzi e più uomini.

Quando la Rivoluzione Francese riuscì a concentrare un potere tanto totalitario nelle mani dello stato da introdurre la coscrizione obbligatoria, le guerre ormai erano sulla buona strada per durare anni e impiegare centinaia di migliaia di uomini, prendere tutte le risorse della Nazione e usarle per un solo scopo. Senza la Rivoluzione Francese non si potrebbero spiegare i massacri del XX secolo.

L'apoteosi dello stato sono state le due Guerre Mondiali, col concetto di "guerra totale", in cui la Nazione non è più considerata un aggregato tra tanti altri di gruppi e individui (come una chiesa, un club, un'azienda, un sindacato), ma un collettivo con una sola volontà, che può concentrare in un solo obiettivo tutte le risorse di cui dispone.

E' improbabile che il genere umano abbia guadagnato qualcosa da questa assurdità. Gli obiettivi delle guerre non sono certo diventati più importanti... sono i mezzi ad essere cresciuti man mano che lo stato espandeva il suo potere.

Ma come uscire da questa assurdità? Non unilateralmente: il Paese che si disarma da solo è il primo ad essere sottomesso. "Tranquillo è morto inculato", dicono a Roma. Questo è un tipico esempio di "paradosso del prigioniero": tutti possono star meglio se non fanno una cosa insieme, ma nessuno può far quella cosa da solo senza stare peggio.

L'Europa crede di essere uscita da questa logica, dopo averla spinta fino ai massimi livelli di disumanità con le due guerre mondiali e le loro decine di milioni di morti, civili e militari. Ma è solo perchè sono 60 anni che ha fatto l'outsourcing della politica strategica. Il problema tornerà a farsi evidente quando l'ombrello protettivo statunitense verrà a mancare (e ci si stanno impegnando, Oltre-Atlantico, per riuscirci!).

Esistono solo due equilibri possibili, probabilmente:

1. L'egemonia unilaterale (Impero): ma pare che sia impossibile per l'Impero rimanere sufficientemente equilibrato per mantenersi in piedi. Inoltre, questa soluzione hobbesiana (tutti sottomessi alla stessa volontà) è la più pericolosa, perchè (com'è naturale) al potere assoluto, quello che Lord Acton diceva che corrompe assolutamente, mireranno tendenzialmente le persone più bieche.

2. L'equilibrio di forze: si ha quando nessuno può muoversi perchè non è abbastanza forte, e nessuna alleanza che miri all'egemonia viene ritenuta in grado di produrre altro che nuovi conflitti interni ai vincitori. In un contesto del genere, a cui ci stiamo storicamente avvicinando, l'unico elemento possibile di scontro è il tentativo di introdurre un sistema egemonico da parte di chi si ritiene sufficientemente forte.

Esistono inoltre due proposte impraticabili, che però hanno molto successo di pubblico, soprattutto in Europa dove i neuroni dediti alla ragione strategica si sono assopiti:

3. La sottomissione volontaria ad un'autorità disarmata (ONU);

4. L'uscita uni-laterale dal paradosso del prigioniero (pacifismo).
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categoria:politica internazionale
martedì, 29 maggio 2007
Sono usciti altri due capitoli della Study Guide di Robert Murphy a Human Action di Ludwig von Mises.

Il Capitolo XIII, "Monetary Calculation as a Tool of Action", spiega il problema del calcolo in termini monetari, che è possibile solo in un'economia monetaria in cui i beni di produzione vengono scambiati (e quindi sono prezzabili). Questo tema ha un'importanza fondamentale in tutto il pensiero misesiano, anche al di fuori dell'economia: il mondo è complesso e non lo si può comprendere nei dettagli, nè gestire per intero, ma alcuni assetti istituzionali consentono di dividere problemi complessi in parti sufficientemente semplici per un essere umano.

Il Capitolo XIV, "The Scope and Method of Catallactics" comincia a focalizzare l'attenzione su temi più strettamente economici. Parla di vari concetti di equilibrio (Plain State of Rest, Final State of Rest, Evenly Rotating Economy), alcuni dei quali utili concettualmente ma contraddittori logicamente (l'ultimo), e di altri concetti associati allo studio dei mercati.
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categoria:economia austriaca
lunedì, 28 maggio 2007
Cercasi apologeta di Hugo Chavez.
Sono sicuro che ce ne siano molti in giro.
Tanti piccoli Bertolt Brecht:
che chiamava "fascisti" i tedeschi orientali
che si ribellavano alla dittatura comunista.

PS Stavo per scrivere "piccoli Giorgio Bocca".
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lunedì, 28 maggio 2007
Stavo scrivendo un post sulla relazione tra diritti e positivi e mi sono imbattuto in un problema: la distinzione non ha senso! Penso di poter ricondurre tutto ad un solo concetto universale per tutti i diritti e tutto il diritto: il diritto di proprietà. A giudicare dalla velocità a cui la mia workstation in laboratorio sta rispondendo ai miei comandi, credo che avrò molto tempo per pensarci, questa mattina...
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categoria:filosofia politica
domenica, 27 maggio 2007
Elezioni in Siria: un solo candidato, Bashar el-Assad. Esito atteso: circa 100% dei voti al primo candidato. Argomenti elettorali: sventolare il nemico israeliano per tenersi saldo all'interno col terrorismo psicologico.

Yahoo
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categoria:islam