lunedì, 30 aprile 2007
Sul blog di Dan D'Amico, uno studente di dottorato in Economia alla George Mason University, ho scritto un commento sulla relazione tra crescita economica e ciclo economico Austriaco. Siccome mi ha dato fondamentalmente ragione, ci ho preso gusto e ho scritto un secondo commento filosofico-metodologico che non è ancora stato pubblicato dal site keeper. La discussione è sofisticata, e probabilmente è una delle cose più complicate che ho scritto negli ultimi tempi. Però penso di aver capito in profondità un problema fondamentale dello studio scientifico dell'economia reale.
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categoria:economia, economia austriaca
domenica, 29 aprile 2007
Marco Mura scriverà pure pochi post sul suo blog, ma quando scrive punta sulla qualità. E per la seconda volta sta sull'IBL, con un articolo sui rifiuti in Campania. Complimenti!
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venerdì, 27 aprile 2007
Incuriosito dalla foto di un fattone punkabbestia che compariva in copertina, ho comprato un libro dall'argomento potenzialmente interessante, ma con un'elevata probabilità di essere inconcludente ed inutile (non l'ho ancora letto, ma è l'argomento in sè che si presta a questi rischi). Il libro si chiama "La mente culturale" e l'autore è Luigi Anolli (Laterza Editore).

Riporto un brano che mi ha incuriosito:

"Parimenti, il concetto di libertà è assai diverso per gli italiani, gli inglesi, i polacchi e i russi.

NOTA: Nella cultura latina libertas, che denota lo stato giuridico di liber (una persona che non è schiava), è definita da Cicerone come potestas vivendi ut velis (la possibilità e la capacità di vivere come uno desidera), ossia avere il controllo della propria vita. E' il concetto di libertà positiva (cioè, desidero che le mie decisioni dipendano da me, non da altri nè da forse esterne). Il termine inglese freedom, oltre a questo versante positivo, implica anche la concezione di libertà negativa che ha due sensi: a) non fare cose che non desidero fare; b) essere capace di fare le cose che desidero fare senza l'interferenza di altri. Nella lingua inglese quindi, oltre alle espressioni freedom of e freedom to, compare anche l'esressione freedom from (persecution, tyranny, evil ecc.). Nella cultura russa il termine svoboda, oltre a significare libertà sia in positivo che in negativo, implica anche il concetto di rilassamento, di bnnessere, di facilità, di essere a proprio agio. E' la possibilità di muoversi in uno spazio infinito, di "straripare" ed "estendersi ovunque", senza restrizioni nè vincoli di alcun tipo (è la cosiddetta "natura russa" o "russianità"). Nella cultura polacca il termine wolnosc, oltre a indicare la libertà personale, significa anche indipendenza nazionale, libertà politica, sovranità. Ma, a differenza della altre lingue, wolnosc non è accompaganata da nessun complemento (nè in positivo nè in negativo) e indica un valore assoluto. E' la Zlota Wolnosc (la Libertà Dorata). Nella coscienza polacca il concetto di "libertà personale" (i diritti personali) si è quindi sedimentato su quello di "libertà nazionale". Di conseguzna, essa ha una forte connotazione morale e normativa, in quanto valore prezioso da difendere ad ogni costo."

Mah. Perchè legare un concetto ad una particolare nazione? E' notorio che una parola possa avere più significati, ed è ovvio che alcuni significati possano acquisire differente rilevanza al variare delle epoche e delle società.

La parola "libertà" ha tanti significati, in qualsiasi lingua. Non è raro che una parola possa avere due significati tra loro incompatibili, e la parola "libertà", piacendo molto, è una di quelle a cui è capitata questa tragedia.

Eppure, non c'è motivo di ritenere che esista un concetto "nazionale" di libertà: non mi risulta che gli abitanti di una nazione siano incapaci di comprendere i concetti di libertà prevalenti in altre nazioni. E mi pare evidente che lo stesso problema lo si ha con i propri connazionali: quante volte si spendono fiumi di parole per poi scoprire che si intendeva dire la stessa cosa con lessici diversi? Quante volte ci sembra di essere d'accordo con qualcuno soltanto per delle assonanze e delle somiglianze superficiali?

Cosa c'è di specificamente nazionale nel concetto di libertà, come di qualsiasi altra parola? Può darsi che statisticamente accada che associare determinati significati a determinate parole sia più probabile se si è appartenenti alla stessa nazione. Ma è evidente che lo stesso si può dire se si hanno gli stessi hobby e interessi. Ciò che per gli appassionati di calcio è una passione, per i medici è una malattia mortale*.

Cosa ho fatto per capire la tradizione culturale della Scuola Austriaca più di quanto capisco il pensiero italiano del Risorgimento? Essenzialmente, ho studiato con una certa profondità la prima e ho trattato con sufficienza e snobismo il secondo.

Le tradizioni culturali hanno le loro strutture concettuali e il loro lessico: ma siccome "solo l'individuo pensa, solo l'individuo ragiona, solo l'individuo agisce", il terreno giusto per studiare le idee non è immaginare inesistenti nazioni e culture e civiltà che determinano le idee, ma singoli individui che hanno a che fare con sistemi di pensiero diversi e che, avendo una struttura mentale comune a tutti gli individui della stessa specie, possono capirsi, con qualche trabocchetto sintattico e semantico sia nel creare le categorie del pensiero (i concetti) sia nel denotarle con un'etichetta (le parole).

* Scusate la battuta-indovinello.

PS Si scopre anche che il concetto di libertà polacco è normativo. Esistono concetti di libertà che non lo sono?
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categoria:filosofia politica
venerdì, 27 aprile 2007
Ho bevuto un litro di birra e ho dormito tre ore, quindi ho un po' di mal di testa. Ma la birra (tennent's rossa doppio malto, circa 9°) deve attenuare il mio abituale pessimismo, perchè un interessante articolo che sto leggendo mi sembra troppo catastrofista, ed è la prima volta che ho questa impressione da quando lessi il testo di "Monolith" dei Cannibal Corpse.

L'articolo parla dei possibili sviluppi dell'economia globale, con paragoni col 1929. La mia impressione è che ci sono tutti gli strumenti istituzionali per seppellire i sintomi della recessione con la politica monetaria, e spacciare la stag-flazione che ne risulterà come una grande conquista della politica economica, quando in realtà è solo l'espansione del mercato in Cina a tener giù i prezzi. Finchè la Cina regge, la liquidità non rimarrà disoccupata e la liquidazione potrà essere temporaneamente liquidata. Comunque sull'articolo devo ancora riflettere meglio: Too much like 1929, di Bernard Ber.

E da queste sibilline parole risulta evidente che oggi non ce la faccio a ragionare...
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categoria:economia
venerdì, 27 aprile 2007
"Le confusioni della mente sono dannose non perché generano errori concettuali ma perché impediscono di percepire le profonde trasformazioni che segnano le nazioni e i continenti", così inizia un interessante articolo di Dino Cofrancesco comparso sul giornale online L'Occidentale il 19 Aprile, "Salviamo i liberali dal libertarismo". E non si può non essere d'accordo. Come non si può non essere d'accordo con gran parte del resto dell'articolo, che ricorda ai "costruttivisti di tutti i partiti" che la società è composta di corpi intermedi e di valori comuni e non di monadi leibnitiziane.

La critica dell'autore alla "democrazia libertaria" del "fa' quel che vuoi, tanto paga il contribuente", della licenza senza responsabilità, dello Stato patrono degli stolti, è perfettamente condivisibile. Si tratta di idee di varia origine: gobettiana, giacobina, "di Sinistra", come messo in luce dall'autore, e che poco o nulla hanno in comune col liberalismo.

Alcune affermazioni dell'autore però fanno pensare che ci sia stata una "dannosa confusione della mente". Due frasi rivelano infatti una mancata distinzione tra la versione americana del libertarismo (Rothbard, D. Friedman, Rand, ma anche Hayek, Mises, M. Friedman) e l'omonima, ma assolutamente non connaturale, versione italiana dello stesso.

La confusione è abbastanza evidente in queste due affermazioni:

"Naturalmente si riconosce il divieto di recar danno agli altri sennonché questa limitazione, che nel vecchio universo liberale non aveva nulla di ambiguo e di controverso, nell’ambito di una filosofia ispirata all’individualismo radicale, diventa non poco problematica. Cosa significa, infatti, “non recar danno agli altri?”: se torturo il mio cagnolino che danno infliggo al mio prossimo? Se gli squadroni della morte uccidono per mero sadismo i ninos de rua che danno ne viene ai benestanti abitanti di Copacabana?"

"Non a caso i libertari più coerenti, quelli di scuola nordamericana, riconoscono a tutti gli individui tutte le libertà ma non impongono nessun codice dei lavoratori, nessuna cassa integrazione e, soprattutto, nessun “pasto gratuito”."

Come fa notare Carlo Lottieri nella sua replica a Cofrancesco, "Salviamo il libertarismo dall'azionismo", il riferimento alla "scuola nordamericana" è fuori contesto. La scuola americana del libertarismo, infatti, non ha alcuna radice in comune col libertarismo italico, e considererebbe probabilmente privo di significato lo stesso termine "democrazia libertaria". La posizione libertaria sui corpi intermedi è che sono perfettamente legittimi, sono fondamentali per affrancarsi dallo stato, ma devono, come ogni istituzione, rispettare i diritti dell'individuo. Ben vengano le aziende, ma non il lavoro forzato; ben vengano le chiese, ma non le guerre di religione; ben vengano i sindacati, ma non i contratti nazionali e i salari minimi e lo squadrismo.

Ma la prima frase linkata mostra ancora di più che i due libertarismi sono stati erroneamente identificati, visto che ci si riferisce esplicitamente al principio di non-aggressione, il cardine della teoria normativa del libertarismo americano. Ma questo riferimento è errato: se uccido un ninos de rua non danneggio i diritti dei benestanti di Copacabana, ma i diritti dello stesso ninos de rua, e quindi agisco in maniera contraria ai principi del libertarismo. L'autore ritiene, condivisibilmente, che un individuo perfettamente egoista potrebbe fregarsene dei diritti del ninos de rua*, ma questa idea non è nello spirito del libertarismo americano°.

Purtroppo, la parola "libertario" ha una storia tragica, sia in America che in Italia. Negli USA fu usato da chi voleva rifondare il liberalismo senza essere confuso con i socialisti "liberal", che ne avevano usurpato il nome. In Italia, poi, fu importato dagli USA , quando già da tempo si usava il termine "libertario" per descrivere le idee giustamente criticate da Cofrancesco.

Sarebbe quindi forse preferibile chiamare il libertarismo americano col nome che avrebbe avuto se non ci fossero stati i liberal a rubarglielo: liberalismo. E' infatti noto che il libertarismo americano non è altro che la versione contemporanea delle idee di Locke, Bastiat, Jefferson...

* Chi crede che in linea di massima gli uomini abbiano interesse a convivere in un mondo civile, come me, potrebbe replicare a questa critica dell'egoismo che un egoista del genere si estinguerebbe presto, e avrebbe qualcosa da imparare dalla poesia di Niemoeller "Prima vennero...".

° Per quanto riguarda invece il cagnolino, a torturarlo ci pensano già i ricercatori che praticano la vivisezione, e non vedo che male ci sia. E' comunque un esempio in cui il libertario-modello direbbe "il cane è mio e lo gestisco io", cosa del tutto comprensibile quando si corre il rischio che un qualche animalista dichiari fuori legge pratiche utili come la vivisezione o spassosissime come il consumo di carne, che in alcuni paesi riguarda anche la carne di cane.
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categoria:libertarismo
venerdì, 27 aprile 2007
Sono usciti i capitoli IX e X della guida di Murphy all'Azione Umana di Mises. I precedenti 8 capitoli della guida si trovano alla pagina del Mises Institute linkata, da cui si può scaricare Human Action in inglese gratuitamente in formato PDF.

Il capitolo IX, "The role of ideas", è un capitolo di filosofia politica ed epistemologia. Parla del ruolo delle idee, del concetto di ideologia, critica il materialismo storico marxista, e si affermano alcuni principi dell'individualismo metodologico ("Solo l'individuo pensa, solo l'individuo ragiona, solo l'individuo agisce" (la frase si trova però in Socialismo, l'idea è la stessa). In questo capitolo si afferma anche che ogni società si basa essenzialmente sul consenso dei governati, e non c'è differenza da questo punto di vista tra democrazie e dittature.

Il capitolo X, "Exchange within society", introduce rapidamente i contenuti dei seguenti capitoli, riguardanti la teoria economica. Si introduce il concetto di relazione di scambio, contrapposto a quello di relazione gerarchica, e si introducono le categorie fondamentali per comprendere la teoria del calcolo economico. Si noti l'ovvia considerazione secondo la quale, sebbene la teoria economica per sua natura non può far grande uso della matematica, la capacità di calcolare è fondamentale per la vita economica (si pensi alla contabilità).

A partire dal capitolo successivo cominciano le tematiche economiche. Human Action è la summa di tutte le precedenti opere di Mises, e quindi tratta di teoria economica, epistemologia dell'economia e filosofia politica liberale. Calcolo economico, teoria del mercato, socialismo, interventismo, gli argomenti dei successivi 27 capitoli, sono temi tipici della teoria economica Austriaca. Poi ci sono due capitoli finali "filosofici".
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categoria:economia austriaca
giovedì, 26 aprile 2007
Qualche mese fa, prima di mettere alcuni articoli che avevo scritto in un gigantesco zip per poi cambiare computer, avevo iniziato una serie di post su temi etici. L'idea era di trattare una ventina di temi interessanti, ma mi sono fermato a metà. Proverò a scrivere qualcosa su quelli che mancavano. La lista quasi originaria era:

   1.  Suicidio
   2. Droga
   3. Prostituzione
   4. Eutanasia
   5. Aborto
   6. Lavoro minorile
   7. Traffico d'organi
   8. Obiezione di coscienza
   9. Traffico di bambini
  10. Legittima difesa
  11. Ricerca su esseri umani
  12. Discriminazione
  13. Pena di morte
  14. Divorzio
  15. Omosessualità
  16. Giochi violenti
  17. Diritti animali?

I temi già trattati sono quelli col link.

1. Suicidio

Posso farlo quando mi pare, indipendentemente dal giudizio morale che si dà su quest'atto, sarebbe del resto assurdo punire con multe, carcere o patibolo i tentativi malriusciti. Si noti che una società dove tutti si suicidano alla prima difficoltà sarebbe disfunzionale: ragione per ritenere immorale in molti casi questa scelta; ma ciò non giustifica la coercizione contro chi ci prova.

2. Droga

Libera, a spese di chi la usa, su un mercato libero. Lo spacciatore che vende droghe tagliate male (una conseguenza del proibizionismo) paga; il drogato che fa del male ad una persona paga, ma l'atto di drogarsi in sè non è nient'altro che una forma di masochismo. Sarebbe sicuramente disfunzionale una società di fattoni, e non so fino a che punto le canne siano innocue (non ho mai fumato una sigaretta in vita mia), ma finchè non si mette sotto una persona perchè si guida (cocainati o alcolizzati) non ci sono motivi per vietarla. I problemi di salute dovrebbero essere a carico di chi fa uso di queste sostanze.

3. Prostituzione

Libertà per i clienti, libertà per le prostitute, libertà per i titolari di agenzie di servizi di prostituzione, volgarmente detti magnaccia. La riduzione in schiavitù è ovviamente reato, ma in gran parte dei casi è verosimilmente l'effetto del proibizionismo vaginale.

4. Eutanasia

Ho smesso di leggere la rivista di Comunione e Liberazione "Tempi" quando hanno paragonato la decisione di Welby di smettere di soffrire con lo sterminio degli handicappati operato dai nazisti. Non posso tollerare nè la palese menzogna nè la mancanza di rispetto per la sofferenza umana che questo argomento orripilante implicava. Se mi trovassi in certe situazioni estreme lo farei; un testamento su come comportarsi se non potessi decidere "hic et nunc" dovrebbe essere considerato legalmente vincolante, ma probabilmente non serve quasi mai. Un caso interessante, e legittimo, è il suicidio con delega, detto anche "omicidio contrattuale", perfettamente legittimo.

5. Aborto

Boh. Esiste un momento intermedio tra l'essere una cellula e l'essere un neonato in cui si dovrebbe cominciare a considerare la "cosa" una persona. Dubito si possa trovare un accordo. Nel dubbio, la pancia è mia indipendentemente dallo status giuridico del feto; inoltre, gli aborti si pagano a spese proprie e non devono essere pagati dal contribuente, costretto a pagare una cosa che magari reputa un omicidio. Sul libero mercato ci sarebbe il commercio di bambini, e alcune persone ne produrrebbero per venderli, altro che aborto...

6. Lavoro minorile

In tutto il mondo tranne il ricco Occidente è normale. Anzi, economicamente necessario. Vietare il lavoro minorile in sè equivarrebbe a dichiarare illegale la sopravvivenza (si noti anche in Occidente la fine del lavoro minorile è recente). Ci può essere un margine per ritenere che in una società ricca sia inutile, ma, anche qui, bisogna stare attenti: imparare un mestiere, o portare avanti un'attività, sono cose che dovrebbero essere considerate legittime. E se il padre muore prima che il figlio impara, ad esempio? Chiude l'attività? Nel Terzo Mondo è un bene, nel Primo è in gran parte superfluo.

7. Traffico d'organi

I reni sono miei e me li gestisco io. Se mi serve di venderli, non vedo perchè me lo si debba impedire. Il fatto che ci sia domanda di organi rende semplicemente alla criminalità un servizio, ogni qual volta il mercato è costretto a funzionar male dalle regolamentazioni. Sebbene questo discorso sia ovvio quando si è morti (i miei organi sono un'eredità, e sono di chi voglio io, non dello stato), per me si può fare anche da vivi, anche se dubito che sia un caso giuridicamente rilevante.

8. Obiezione di coscienza

Ovviamente sì. Se non ci sono medici abortisti entro 1,000km dalla propria casa, si compra il biglietto aereo e si va a 1,001Km da casa. Oppure si desiste. O si cerca una mammana. Nel libero mercato è improbabile: ove c'è richiesta di servizi, ci sarà qualcuno invogliato ad aprire uno studio. Ovviamente ciò non può essere vietato.

Mancano ancora 9 capitoli. Riuscirò a scriverli? Mah...

  9. Traffico di bambini
  10. Legittima difesa
  11. Ricerca su esseri umani
  12. Discriminazione
  13. Pena di morte
  14. Divorzio
  15. Omosessualità
  16. Giochi violenti
  17. Diritti animali?

Visto che ci sto, aggiungo:

  18. Evasione fiscale
  19. Renitenza alla leva
  20. Reati di parola
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categoria:libertarismo
mercoledì, 25 aprile 2007
Siccome ho poco tempo da dedicare al blog ho deciso di prendermi un guest blogger: Ludwig von Mises. Nella colonna a sinistra vedrete sue citazioni. Ogni volta che cliccate "aggiorna" troverete una citazione nuova. Ogni tanto farà anche dei post, come quello sotto. Un saluto al nuovo blogger!
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mercoledì, 25 aprile 2007
"A nation cannot prosper if its members are not fully aware of the fact that what alone can improve their conditions is more and better production. And this can only be brought about by increased saving and capital accumulation."

"Una nazione non può prosperare se i suoi membri non si rendono pienamente conto del fatto che la sola cosa che può migliorare le loro condizioni è una produzione maggiore e migliore. E ciò può essere ottenuto solo aumentando i risparmi e accumulando capitale."

Ludwig von Mises, Planning for Freedom
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categoria:economia
mercoledì, 25 aprile 2007
New dal Mises Institute: sono disponibili tre nuovi libri.

The theory of collective bargaining di William Hutt - Analisi economica del mercato del lavoro e del ruolo dei sindacati.

The economics of the colour bar di William Hutt - Analisi economica delle origini della segregazione razziale in Sud-Africa

Money and man di Elgin Groseclose - Una rapida carrellata della storia della moneta dai greci ai giorni nostri.

Non ne ho letto neanche uno, ne ho intenzione di farlo (ho abbastanza arretrati da uccidere un cavallo adulto), ma sembrano interessanti.
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categoria:economia